Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 26 Agosto 2026

Il Vangelo della Domenica – La Croce non si spiega: si attraversa

XXII Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 16, 21-27 – 30 agosto 2026

Nel Vangelo di Matteo, subito dopo la confessione di Pietro — «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» — Gesù comincia a dire apertamente qualcosa che i discepoli non sono preparati ad ascoltare: «Doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto… venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Pietro reagisce immediatamente: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». È una reazione comprensibile. Pietro ama Gesù. Proprio perché gli vuole bene, non può accettare che la sua strada passi attraverso la sofferenza e la morte. Eppure Gesù gli risponde con parole durissime: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Qui tocchiamo davvero il mistero della Croce. E bisogna conservare tutta la forza della parola mistero. La Croce non è una spiegazione della sofferenza. Il cristianesimo non possiede una formula capace di rendere ragione del dolore innocente, della malattia, della violenza, della morte di una persona amata. Se trasformassimo la Croce in una teoria secondo la quale “la sofferenza serve”, finiremmo quasi per giustificare ciò che invece rimane male, ferita, scandalo.

Gesù stesso non cerca la sofferenza. Nel Getsemani chiederà al Padre che il calice passi da lui. La Croce non significa che Dio ami il dolore. Significa qualcosa di molto più misterioso: che Dio, davanti al dolore dell’uomo, non rimane fuori. Entra dentro la nostra condizione fino al punto più oscuro. Non elimina magicamente la sofferenza, ma la attraversa con noi. Per questo Pietro deve tornare «dietro» a Gesù. Il problema non è soltanto che Pietro rifiuta la Croce: vuole mettersi davanti a Cristo e indicargli lui la strada. Gesù invece gli dice: torna dietro di me. Essere discepoli significa seguire anche quando non comprendiamo. «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Anche queste parole possono essere fraintese. Prendere la croce non significa cercarsi sofferenze, né accettare passivamente ingiustizie che potrebbero essere combattute. La croce non è culto del dolore. È la disponibilità a non smettere di amare quando amare costa. La Croce non si spiega: si attraversa. La Croce non diventa mai una “spiegazione” del dolore così come esistono le altre spiegazioni: non possiamo spiegare il mistero della Croce così come spieghiamo perché l’acqua a zero gradi ghiaccia p oa cento gradi bolle. La Croce è il luogo in cui Dio entra nella nostra vita e attraversa il dolore con noi. Ed è qui che il mistero diventa ancora più profondo. Gesù dice: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». È un paradosso che nessun ragionamento può esaurire. L’uomo trova se stesso quando smette di considerare se stesso come qualcosa da difendere a ogni costo. La vita custodita gelosamente si restringe; la vita donata si apre.

Ma tutto questo sarebbe insopportabile se il Vangelo terminasse al Calvario. Gesù, annunciando la propria morte, annuncia nello stesso momento che «risorgerà il terzo giorno». La Croce cristiana è inseparabile dalla Risurrezione. Il mistero della Croce, allora, non consiste nel capire perché Dio permetta ogni singola sofferenza. Ci sono dolori davanti ai quali è più cristiano tacere che offrire spiegazioni. Consiste piuttosto nel credere che nessuna sofferenza, nemmeno quella che oggi ci appare assurda e senza uscita, è un luogo dal quale Dio sia assente. La fede non ci consegna la spiegazione della Croce. Ci consegna il Crocifisso. E ci invita a seguirlo, spesso senza capire, con una promessa: proprio là dove ai nostri occhi tutto sembra perduto, Dio può ancora aprire una strada verso la vita.

Foto di Aaron Burden su Unsplash

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