Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 12 Maggio 2026

Il Vangelo della Domenica – Il Regno nascosto dell’Ascensione

Ascensione del Signore (anno A) Mt 28, 16-20 – 17 maggio 2026

Quaranta giorni dopo la Pasqua, Gesù ascese al Cielo da Gerusalemme. Il luogo esatto è la cima del Monte degli Ulivi, a poca distanza dalla città vecchia vicino all’odierno quartiere arabo di At-Tur. Gli Atti degli Apostoli (1,12) citano esplicitamente il Monte degli Ulivi, mentre il Vangelo di Luca (24,50) fa riferimento alla zona verso Betania, che si trova sul versante orientale dello stesso monte. Oggi, sul luogo tradizionale, si trova la Cappella dell’Ascensione (o edicola dell’Ascensione), un piccolo edificio di forma ottagonale che anticamente faceva parte di una chiesa bizantina e poi crociata. All’interno della cappella è venerata una roccia che, secondo la tradizione, porta l’impronta del piede di Gesù prima di salire al cielo. Attualmente il sito è di proprietà musulmana (waqf), ma è aperto al culto cristiano. Invece di Gerusalemme, Matteo parla della Galilea: lo fa per ragioni teologiche e simboliche. Nel suo caso la Galilea non va intesa come un posto geografico concreto e specifico ma come il luogo delle origini e della quotidianità: il posto della prima chiamata dei discepoli, il “quotidiano” dove è iniziato il ministero di Gesù. Dire che Gesù ascende dalla “Galilea delle genti” significa indicare l’apertura universale di quell’evento: Matteo enfatizza la Galilea come regione di frontiera, disprezzata dai giudei ortodossi e abitata da pagani. Questo sottolinea che il Vangelo non è limitato a Israele, ma è destinato a tutti i popoli, in linea con il mandato finale di fare discepole tutte le genti. In ogni caso, l’Ascensione di Gesù, che avvenne in un momento preciso e in un luogo preciso termina la presenza storica di Cristo in questo mondo. Quella vita si era conclusa come per tutti gli uomini con la morte naturale del Venerdì santo ma si era prolungata per quaranta giorni in un modo unico e straordinario. Forse gli apostoli potevano pensare che quella situazione si sarebbe prolungata e invece quella conclusione netta e definitiva indica che da quel momento il Regno di Dio sarebbe stato presente in altro modo: Regnum Dei intra vos est e l’evangelista Matteo ci dice di guardare oltre Gerusalemme e Israele, invita a guardare al mondo intero. Gesù non sarebbe più stato con loro nel modo consueto che loro conoscevano, ma la sua presenza si prolungava nell’Eucarestia e nella Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo.

Luca ci dice che questa partenza di Gesù causò loro “grande gioia” (Lc 24,52). Gli Atti -che hanno come autore, non dimentichiamolo, sempre Luca – ci riportano l’ultimo dialogo con il Signore. Esse ci raccontano che parlarono della realizzazione del Regno che essi erano convinti fosse imminente “è questo il tempo in cui ricostituirai il Regno d’Israele?”: Gesù dà una risposta che noi ora, dopo duemila anni comprendiamo, ma che probabilmente essi non capirono. Per questo una partenza definitiva che altrimenti avrebbe dovuto causare almeno una certa qual tristezza suscita nei discepoli gioia: il nostro Capo va nel più alto dei Cieli, là dove si governa la storia, e da lì indirizzerà i destini dell’umanità a nostro favore e si costituirà il Regno.

Ma il punto decisivo è proprio questo: il Regno di Dio si realizza davvero nella storia, e già ora opera nel mondo, ma non secondo i criteri del potere umano, del successo immediato, delle vittorie visibili. Gli apostoli pensavano ancora a una restaurazione politica, a un regno riconoscibile con le categorie della forza, dell’influenza, del trionfo terreno. Gesù invece ascende al Cielo proprio per sottrarre il Regno a ogni equivoco mondano. Da quel momento la sua presenza non si impone: agisce nel silenzio della grazia, nella libertà dei cuori, nella pazienza della Chiesa, nella santità nascosta, nell’Eucaristia, nella conversione personale, nell’amore che cambia la storia senza fare rumore. Per questo l’Ascensione non è una gioia trionfalistica né un addio malinconico ma una rivelazione. Cristo non abbandona il mondo: smette semplicemente di essere presente secondo le modalità umane e visibili. Il suo Regno cresce come il granello di senape, spesso invisibile agli occhi del mondo, e tuttavia reale. La storia continua ad apparire dominata dalla violenza, dall’ingiustizia, dai potenti di turno; ma il cristiano sa che il vero governo del mondo non coincide mai completamente con quello che appare. Il Signore asceso governa dal Cielo con una logica diversa, quella della Croce e della Risurrezione. Ed è solo da questa certezza che può nascere una vera “grande gioia”. Se comprendiamo che la presenza di Cristo nella storia non segue i canoni del potere e del successo ma quelli dell’amore. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (Gv 13,34-35 e 15,12).

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