Lo scrittore

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Ma tu perché scrivi? Credo che poche domande abbiano risposte più facili. Io scrivo perché senza non posso vivere. Ma quando trovi il tempo di scrivere? Semplice, direi che non faccio altro. Mentre mangio, bevo, dormo, parlo con la gente, cammino per strada, e faccio tutte le mille cose che facciamo tutti e che mettiamo in quel contenitore che ha sul coperchio la scritta “vivere”, io scrivo. Agli altri non sembra, ma io scrivo. Certo quando do questa risposta convinco solo quelli che come me scrivono: e allora, per farli contenti, ho pensato un’altra risposta. Dico “la colpa è del lago”. Quando uno guarda il lago crede di vedere un lago ma in realtà lì ci sono Anna Karenina e Moby Dick, Eugenio Montale ed Ezra Pound, Pollicino e il Gatto con gli stivali.
Ecco qui sotto vedete quello che io visto tante volte quando ero piccolo. È Bellagio avendo alle spalle la casa dove ero da bambino, quella vicino all’albergo.

Però non crediate che il lago si veda solo nelle foto da cartolina. Il lago di cui parlo, quello che intendo io, c’è anche in quest’altra foto. Questo è Gironico in un giorno qualsiasi di un qualsiasi inizio d’Inverno.

Gironico è una periferia di Como che nessuno si ferma a guardare perché è brutta, e credo che questa sia l’unica foto al mondo mai scattata da questo punto (vabbè forse Google Earth una foto da qui l’ha fatta, ma quella non conta perché è lo scatto di una macchina). Brutta vero? Eppure io la tengo un sacco di volte come salva schermo del mio computer. Perché? Non lo so. Sono appena caduti dei fiocchi di neve, si vedono sull’asfalto leggermente imbiancato e un po’ anche su quei prati così inutili.
E cosa dire dei tralicci che sembra portino una corrente che fa la radiografia al cielo? Brutti vero? Eppure eppure. Eppure per chi ha un lago dentro, tutto questo può essere bello e meraviglioso come il prato che vedete qui sotto. È un prato di Livigno. È il prato dove mio papà coglieva i fiori per mia mamma ogni volta che usciva di casa.
Mia mamma fingeva di non essere contenta che lui tornasse ogni volta a casa con dei fiori e diceva “dove li mettiamo?”.
Ma poi il posto lo trovava.

Cento volte tanto

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