Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 01 Luglio 2026

Il Vangelo della Domenica – Il tempo della santità è il presente

XIV Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 11, 25-30 – 5 luglio 2026

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Gesù non dice: “Venite quando avrete risolto i vostri problemi”, né: “Venite quando sarete diventati migliori”. Dice semplicemente: venite. Al presente. Perché il tempo in cui Dio incontra l’uomo è sempre l’oggi. Nel Vangelo di Matteo Gesù esulta perché il Padre si rivela ai piccoli. I sapienti e gli intelligenti spesso credono di possedere già tutto; i piccoli, invece, sono disponibili ad accogliere. E questa disponibilità non è anzitutto una qualità intellettuale, ma una qualità del cuore: è la capacità di abitare il presente.

Dio è l’Eterno Presente. Non è prigioniero del passato né proiettato nel futuro. È Colui che è. Se vogliamo vivere sulle sue orme, anche noi siamo chiamati a vivere un presente vigile, un presente abitato, un presente che non si lascia rubare. Quante volte, invece, viviamo altrove. Rimaniamo bloccati dalla malinconia del passato: rimpianti, errori, ferite, nostalgie, sensi di colpa continuano a reclamare attenzione e ci impediscono di vedere ciò che Dio sta facendo oggi. Oppure fuggiamo continuamente in avanti: immaginiamo il momento in cui saremo finalmente felici, quando cambierà una situazione, quando arriverà una persona, quando realizzeremo un progetto. Così il presente diventa solo una sala d’attesa ma la santità non si costruisce nella sala d’attesa della vita. Si costruisce nell’oggi. Questo non significa cancellare il passato o smettere di progettare il futuro. Il cristiano custodisce la memoria, perché ricorda le meraviglie che Dio ha compiuto; vive la speranza, perché sa che le promesse del Signore si realizzeranno; coltiva la progettualità, perché i talenti ricevuti devono portare frutto. Ma memoria, speranza e progetti sono autentici soltanto quando rendono più intenso il presente, non quando lo svuotano. Per questo Gesù invita a prendere su di sé il suo giogo. Il suo giogo è leggero perché ci libera dal peso di un passato che non possiamo cambiare e dall’ansia di un futuro che non possiamo controllare. Ci insegna invece la libertà di fare bene ciò che oggi ci è affidato.

Il presente vigile non è un presente distratto o superficiale. È un presente abitato dalla presenza di Dio. È lo spazio in cui ascoltiamo una persona senza pensare ad altro, lavoriamo con cura, preghiamo senza fretta, amiamo chi ci è accanto. È il luogo concreto in cui Dio continua a rivelarsi ai piccoli. La santità, allora, non consiste nel compiere gesti straordinari, ma nell’essere pienamente presenti dove Dio ci aspetta. Perché Dio non ci incontra ieri, né domani. Ci incontra oggi.

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