
Blog – Social: quando 16,7 miliardi di dollari sono pochi
Sedici miliardi e settecento milioni di dollari. Una cifra che, letta così, sembra appartenere alla fantascienza. È, all’incirca, la somma massima che Meta ha accettato di pagare nell’accordo raggiunto negli Stati Uniti per chiudere le cause nelle quali Facebook e Instagram erano accusati, tra l’altro, di essere stati progettati con caratteristiche capaci di creare dipendenza nei più giovani, di aver ingannato gli utenti sulla sicurezza delle piattaforme e di aver raccolto impropriamente dati personali di bambini. La prima reazione è inevitabile: 16,7 miliardi! Una punizione gigantesca. Una quantità di denaro che una persona normale non riesce neppure realmente a immaginare. Eppure proprio qui le cifre rischiano di ingannarci.
Prima di tutto bisogna chiarire un particolare decisivo: Meta non ammette alcuna colpa. Ha scelto di chiudere il contenzioso pagando e accettando importanti modifiche a Facebook e Instagram, ma continua a negare di aver commesso illeciti. L’accordo, dunque, non equivale a una confessione. Anzi, consente all’azienda di evitare che quel processo arrivi a una sentenza sulle accuse che le erano state rivolte. E c’è un secondo elemento che cambia completamente la prospettiva. A pagare non è personalmente Mark Zuckerberg: a pagare è Meta. Parlare della “multa di Zuckerberg” è efficace giornalisticamente, perché Zuckerberg è il volto e il fondatore dell’azienda, ma economicamente bisogna essere precisi. Ed è proprio considerando le dimensioni di Meta che quei 16,7 miliardi di dollari assumono un significato diverso. Non sono certo spiccioli, ma non rappresentano neppure quella catastrofe finanziaria che il numero potrebbe farci immaginare. Il pagamento, inoltre, sarà distribuito nell’arco di dieci anni e una parte della cifra massima è condizionata anche alle decisioni che prenderanno altre grandi piattaforme tecnologiche.
Possiamo provare a tradurre tutto questo nella vita quotidiana. Immaginiamo una persona che guadagna 1.500 euro al mese, 18.000 euro l’anno. Se rapportiamo al suo reddito il peso annuale dell’accordo ottenuto da Meta, sarebbe come chiederle di pagare circa 380 euro l’anno per dieci anni: poco più di 30 dollari al mese. In questo modo, la cifra di 16,7 miliardi continua a essere impressionante ma vista in proporzione assume tutt’altro significato. La condanna a Meta è molto lontana dall’essere qualcosa di economicamente devastante. Naturalmente il paragone tra un individuo e una multinazionale non può essere matematicamente perfetto. Serve però a farci comprendere un principio: il peso di una multa non si misura soltanto dal numero degli zeri, ma dal sacrificio che impone a chi deve pagarla. Naturalmente sarebbe sbagliato dire che Meta se la sia cavata semplicemente pagando. L’accordo prevede anche cambiamenti sostanziali destinati alla protezione dei minori: limiti di utilizzo, restrizioni nelle ore notturne e scolastiche, maggiori controlli per i genitori, interventi sui contenuti e verifiche indipendenti. Sono probabilmente queste misure, più ancora dei miliardi, a poter incidere davvero sul funzionamento delle piattaforme.
Resta però un’immagine difficile da dimenticare: miliardi di dollari, nessuna ammissione di colpa e un impero economico che continua a funzionare. Il punto, allora, non è sostenere che 16,7 miliardi siano pochi. Per quasi tutti gli esseri umani sono una cifra inconcepibile. Il punto è rendersi conto che ci sono persone così ricche e potenti per le quali persino 16,7 miliardi di dollari sono un costo sopportabile. Forse questa, più ancora della cifra della sanzione, è la vera la notizia.
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