
Il Vangelo della Domenica – Vivere in maniera vocazionale
XVII Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 13, 44-52 – 26 luglio 2026
Le due brevi parabole del tesoro nascosto nel campo e della perla di grande valore (Mt 13,44-52) raccontano due storie molto diverse. Nel primo caso un uomo trova un tesoro quasi per caso, non lo stava cercando: gli capita davanti mentre è impegnato in altro. Nel secondo caso, invece, un mercante passa la vita a cercare perle preziose, finché finalmente trova quella che vale più di tutte. Gesù sembra dirci che Dio entra nella vita delle persone seguendo strade differenti. C’è chi viene raggiunto all’improvviso, quasi senza aspettarselo, da un incontro, una parola, un dolore, una gioia che cambia tutto. E c’è chi, invece, percorre un lungo cammino di ricerca, fatto di domande, tentativi, inquietudini, finché riconosce finalmente ciò che ha sempre desiderato. Non esiste una sola storia vocazionale. Abramo è chiamato a partire. Mosè scopre la sua missione davanti al roveto ardente. Matteo incontra Gesù mentre è seduto al banco delle imposte. Paolo viene travolto sulla via di Damasco. Ognuno ha una strada diversa, perché Dio non ama gli stampi uguali per tutti.
Ciò che accomuna i due uomini delle parabole non è il modo in cui arrivano al tesoro, ma quello che fanno dopo averlo trovato. Entrambi vendono tutto. Non perché disprezzino ciò che possiedono, ma perché hanno finalmente scoperto ciò che dà valore a tutto il resto. Quando si incontra ciò per cui vale davvero la pena vivere, il resto cambia posto nella scala delle priorità. Per questo il Vangelo non ci invita anzitutto a scegliere una particolare vocazione, ma a vivere in maniera vocazionale. Vivere vocazionalmente significa vivere sapendo che la propria esistenza è una risposta a una chiamata. Significa non lasciarsi trascinare dagli eventi, ma domandarsi continuamente: “Per che cosa sono fatto? Dove posso amare di più? In quale direzione il Signore mi sta conducendo?”. La vocazione può esprimersi in mille forme: nel matrimonio, nel sacerdozio, nella vita consacrata, nella professione, nell’amicizia, nell’impegno sociale, nella cura dei figli, nella ricerca scientifica, nell’arte, nel servizio ai poveri. Ma nessuna di queste realtà è, da sola, la vocazione: sono i luoghi nei quali una persona risponde ogni giorno alla chiamata di Dio.
La differenza non è tra chi ha una vocazione e chi non ce l’ha perché tutti abbiamo una vocazione, tutti siamo chiamati. La vera differenza è tra chi vive per inerzia e chi vive come risposta. Una vita vocazionale è una vita che riconosce di essere un dono e che, proprio per questo, desidera diventare dono. Alla fine del brano Gesù parla anche della rete gettata nel mare e dello scriba che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. È come se dicesse che chi ha trovato il vero tesoro non lo tiene per sé. Lo condivide, lo custodisce, lo fa fruttificare e sa riconoscere, nella novità della chiamata di Dio, il compimento di ciò che sembrava già noto. Il vero tesoro, dunque, non è semplicemente aver trovato una strada. È aver scoperto che tutta la vita è una risposta a un Amore che ci precede e ci chiama. Per questo il cristiano non si limita ad avere una vocazione: vive vocazionalmente. È questa la perla preziosa che dà unità, significato e gioia a ogni giorno della sua esistenza.
Foto di Martin Tulard su Unsplash
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