Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 07 Settembre 2026

Il Vangelo della Domenica – La misericordia non è buonismo

XXIV Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 18, 21-35–13 settembre 2026

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Gesù risponde a Pietro: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22). Sembrerebbe l’abolizione di ogni misura e in un certo senso lo è: il cristiano non può tenere la contabilità delle offese ricevute, stabilendo che alla settima volta si perdona e all’ottava no. Il perdono che Gesù chiede ha qualcosa di smisurato perché nasce dalla misericordia smisurata di Dio ma la parabola che segue impedisce di confondere questa misericordia con il buonismo. Un servo deve al re una somma enorme, praticamente impossibile da restituire. Implora pazienza e il padrone fa molto di più: gli condona tutto il debito. Quell’uomo, però, appena uscito incontra un altro servo che gli deve una cifra enormemente più piccola. Lo afferra, lo soffoca e pretende che paghi. Il secondo servo gli rivolge praticamente la stessa supplica che poco prima lui aveva rivolto al re: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». Ma lui non vuole ascoltarlo e lo fa gettare in prigione. È qui che la parabola diventa durissima. Il re, venuto a sapere ciò che è accaduto, richiama il servo: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». E questa volta il debito non viene condonato: il servo viene consegnato agli aguzzini finché non abbia restituito tutto. Dunque la misericordia evangelica non cancella la giustizia. Anzi, possiede una sua profondissima giustizia e perfino una sua proporzionalità.

Dio ci perdona gratuitamente, prima che noi possiamo meritare il suo perdono ma proprio quel perdono ricevuto deve trasformare il nostro modo di guardare gli altri. Chi pretende per sé una misericordia infinita e poi esercita sugli altri una giustizia spietata contraddice con la propria vita il dono che ha ricevuto. Per questo Gesù può insegnarci a pregare: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». Quel “come” è una delle parole più impegnative del Padre nostro. Non significa che compriamo il perdono di Dio perdonando gli altri. La misericordia non è una compravendita. Significa però che non possiamo separare le due cose: la misericordia ricevuta diventa la misura della misericordia donata, e la misericordia donata manifesta che abbiamo davvero accolto quella ricevuta. Gesù conclude infatti senza attenuare nulla: «Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Non è buonismo. Il buonismo dice: non importa ciò che hai fatto, non importa ciò che fai, alla fine è tutto uguale. Gesù dice esattamente il contrario. Le nostre scelte contano. Il male è male, il debito è debito, l’ingiustizia è ingiustizia. E perfino davanti alla misericordia infinita di Dio rimane intatta la responsabilità dell’uomo.

Il Vangelo tiene insieme ciò che noi continuamente separiamo: misericordia e giustizia. La misericordia di Dio è senza misura, ma non ci autorizza a vivere senza misura. Ci viene donata perché diventi il criterio dei nostri rapporti. Siamo debitori perdonati chiamati a diventare, a nostra volta, uomini e donne capaci di perdono. Ed è proprio qui la sorprendente proporzionalità della misericordia cristiana: saremo perdonati nella misura in cui avremo imparato a perdonare. Non perché il nostro perdono costringa Dio a perdonarci, ma perché un cuore che rifiuta ostinatamente misericordia agli altri finisce per chiudersi alla misericordia che Dio vuole riversare su di lui. La misericordia, dunque, non dice che tutto è uguale. Dice qualcosa di molto più esigente: ciò che gratuitamente hai ricevuto, gratuitamente devi imparare a donarlo.

Foto di Zlaťáky.cz su Unsplash

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