
Il Vangelo della Domenica – La messe è del Signore, non nostra
XI Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 9,36-10,8 – 14 giugno 2026
«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai» (Mt 9,37) è una delle frasi più citate quando si parla della necessità di nuove vocazioni, di nuovi sacerdoti, di nuovi evangelizzatori. Ed è giusto pregare perché il Signore continui a chiamare operai per la sua messe. Tuttavia, prima ancora di alzare gli occhi verso la scarsità degli operai, dovremmo abbassarli su noi stessi e domandarci: siamo davvero operai della messe del Signore?
Gesù nel Vangelo non dice che la messe è nostra: la messe appartiene a Dio, noi siamo soltanto collaboratori eppure c’è sempre il rischio di dimenticarlo. Si può lavorare nella Chiesa e, poco alla volta, smettere di servire il Regno per servire inconsapevolmente il proprio piccolo regno. Accade quando una comunità viene vissuta come una proprietà privata, quando un gruppo ecclesiale diventa un recinto da difendere, quando si misura il successo soltanto con i numeri: quanti partecipano, quanti si iscrivono, quanti sono venuti e hanno partecipato, quanti seguono. Sono criteri che possono avere una loro utilità organizzativa, ma che non coincidono necessariamente con i criteri di Dio e del suo Regno. Un’azienda cerca il profitto. Un partito cerca consenso. Un club cerca adesioni. Il Regno di Dio cerca invece cuori liberi che incontrino Cristo. Per questo si può avere una comunità numericamente grande e spiritualmente sterile, oppure una realtà piccola che produce frutti abbondanti di conversione, carità e santità. Prima di pregare perché arrivino altri operai, allora, è opportuno verificare che tipo di operai siamo noi: e forse, prima di pregare perché arrivino altri, decidere di pregare per la nostra conversione, perché alla fine noi stessi si diventi operai della messe del Signore. Lavoriamo per il Signore o per noi stessi? Facciamo in modo che le persone incontrino Cristo oppure che si leghino alla nostra persona e al n ostro progetto? Ci rallegriamo quando il bene viene compiuto da altri oppure soffriamo perché non passa attraverso di noi?
La prima conversione richiesta dalla pagina evangelica che leggiamo questa domenica nella Messa, non riguarda il numero degli operai ma il loro cuore. Solo chi riconosce che la messe è del Signore può lavorare con libertà, senza spirito di possesso e senza ansia di risultati. Allora anche la preghiera per nuove vocazioni diventa autentica: non una richiesta di rinforzi per la nostra impresa umana, ma l’invocazione fiduciosa perché Dio mandi uomini e donne disposti a servire la sua opera, non la propria. La messe è abbondante. Ma la vera domanda è: gli operai che già ci sono lavorano davvero per il padrone della messe? Se sapremo rispondere con sincerità a questa domanda, forse comprenderemo meglio anche come pregare per quelli che verranno dopo di noi.
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