
Il Vangelo della Domenica – Quando il potere deve farsi piccolo
XXVII Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 21, 33-43 – 4 ottobre 2026
L’immagine di un Gesù buonista al quale va bene tutto, viene duramente messa in crisi dalla parabola raccontata oggi da Matteo. Il Signore sa perfettamente che i capi d’Israele, siano essi sacerdoti farisei o anziani poco importa, sono il principale ostacolo al diffondersi dell’amore del Padre sul suo popolo. Essi non vogliono convertirsi e le parole che il Signore rivolge loro otterranno al Figlio di Dio solo la fine della pietra rigettata dai costruttori che diviene testata d’angolo. Proprio come avverrà con la crocefissione e resurrezione al Calvario, sperone di roccia in una cava di pietra dismessa.
Non saremmo buoni discepoli di Cristo, se leggessimo queste parole solo come dirette ai farisei. In realtà Cristo sta parlando a tutti coloro che detengono il potere: in particolare quello religioso, ma non solo. Avere la responsabilità dell’autorità significa un obbligo speciale verso i deboli e i poveri, ma questa missione molto spesso viene tradita per usare quella posizione a proprio beneficio. Questa tensione risplende nell’asserzione conclusiva di Matteo, frase che per motivi di brevità non viene riportata nel brano letto in Chiesa: “Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta” (Mt 21, 45-46). Il popolo, sia quello antico che quello nuovo, riconosce lo splendore della verità ma chi governa non lo capisce e cerca solo di uccidere Gesù.
Significativamente il vangelo ci parla in maniera esplicita di un solo fariseo che si converte: Nicodemo (cfr Gv 3, 1-21). Gesù, in lui, indica il cammino di conversione di ogni uomo che possiede un potere per quanto piccolo. Costui deve rinascere, diventare piccolo come un bambino, lasciare le categorie rigide e il ruolo di esperto per lasciarsi generare da Dio. Nicodemo entra nel Vangelo di notte ma poi alla fine, in Giovanni 19, torna pubblicamente per la sepoltura di Gesù. Il suo è un percorso difficile ma meraviglioso che va dalla notte alla luce, da un sapere fatto di tante verità a un affidarsi alla Verità incarnata
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