Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 27 Luglio 2026

Il Vangelo della Domenica – Prima di fare il bene, Gesù insegna come preparare il cuore

XVIII Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 14, 13-21 – 2 agosto 2026

La moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci non comincia con un miracolo, comincia con un lutto. Matteo annota che Gesù venne a sapere della morte di Giovanni Battista e, subito dopo, “si ritirò in disparte, su una barca, verso un luogo deserto” (Mt 14,13). È sorprendente: il più grande gesto di condivisione del Vangelo nasce da un momento di dolore e di silenzio. Prima del miracolo c’è un passaggio interiore che è la condizione perché il nostro fare il bene non sia semplice attivismo: comprendere la volontà di Dio dai segni del tempi.

La morte di Giovanni non è soltanto la perdita di un amico o di un parente. È un evento che segna una svolta nella missione di Gesù. Giovanni aveva preparato la strada; ora quella strada conduce Gesù verso l’inizio pubblico della sua missione. Per questo Gesù si ritira a pregare Cerca di leggere gli eventi con gli occhi del Padre. Non reagisce d’impulso, ma vuole comprendere quale sia la volontà del Padre dentro quella morte violenta. Anche noi siamo spesso tentati di “fare” subito qualcosa ma il primo servizio non consiste nell’agire, consiste nel domandarsi: “Signore, cosa vuoi da me in questa situazione?”. Per questo Gesù cerca un luogo deserto. Il deserto, nella Bibbia, è il luogo dell’incontro con Dio. Chi vive continuamente rivolto verso gli altri rischia di svuotarsi. Chi non si ferma mai, finisce per dare solo quello che gli rimane. Gesù, invece, insegna che prima di donare bisogna lasciarsi riempire dal Padre. La preghiera non è semplicemente una pausa dal servizio, è ciò che rende possibile servire in un modo che non sia frenesia, ricerca di consenso o esibizione di sé.

A questo punto, mentre cerca il silenzio, la folla precede Gesù a piedi e questi può cogliere il bisogno della gente. Gesù aveva scelto di andare nel deserto non per stare tranquillo da solo ma per aprirsi alla gente. Così Matteo può scrivere una delle frasi più belle del Vangelo: “Vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”. La preghiera non chiude il cuore: lo allarga. Chi incontra davvero Dio non diventa indifferente ai bisogni degli uomini: al contrario, li vede meglio. Se siamo dei cristiani che dopo aver trascorso tanto tempo in una preghiera minuziosa e piena di adempimenti corretti, sentiamo il fastidio che gli altri ci importunino con richieste che ci paiono fuori luogo, chiediamoci se forse stiamo facendo più la preghiera del fariseo che quella del Signore. La compassione di Gesù nasce da un cuore che, proprio perché si è rivolto al Padre è in grado di lasciarsi toccare dalla sofferenza degli altri. E così arriva il miracolo dei cinque pani e dei due pesci.

Il miracolo non è il punto di partenza: è il frutto di un cuore che ha prima cercato la volontà di Dio, poi il dialogo con il Padre e infine si è lasciato commuovere dalla folla. Noi pensiamo che il bene consista soprattutto nel fare: Gesù insegna invece che il bene nasce dall’essere. Essere in ascolto della volontà del Padre, essere radicati nella preghiera, essere capaci di compassione. In questo modo anche solo cinque pani e due pesci diventano sufficienti per sfamare una folla. Perché non è la quantità dei mezzi a sfamare il mondo ma un cuore che si è lasciato plasmare da Dio.

Foto di Explore with Joshua su Unsplash

I commenti sono chiusi.