Articoli / Blog | 11 Luglio 2026

Blog – I genitori di Sinner e la lezione che vale più di Wimbledon

I genitori di Sinner avrebbero potuto sedersi nel Royal Box, il luogo più prestigioso del Centre Court. Eppure hanno preferito continuare la loro vita di sempre. Jannik lo ha spiegato con semplicità: «Hanno altre cose da fare e li capisco». Non è disinteresse, ma il segno di una famiglia che non ha mai confuso l’amore con la presenza continua o con la ricerca della visibilità.

C’è un messaggio che oggi molti genitori faticano a trasmettere ai figli: ognuno ha il proprio lavoro da compiere nel mondo. Jannik è chiamato a giocare a tennis; suo padre a fare il cuoco, sua madre a fare la cameriera (oggi impegnata nella gestione del rifugio di famiglia). Nessun mestiere vale più di un altro: cambia il compito, non la dignità. Questa è forse la più grande eredità che i genitori di Sinner gli hanno consegnato. Non gli hanno fatto credere di essere il centro dell’universo solo perché era un campione. Gli hanno insegnato che anche quando si diventa il numero uno del mondo, il lavoro degli altri continua ad avere lo stesso valore del proprio. È un antidoto prezioso contro il narcisismo del nostro tempo. Troppi ragazzi crescono pensando che il successo dia diritto a un’attenzione speciale, o che la propria realizzazione debba diventare l’unica priorità della famiglia. Invece un figlio ha bisogno di sentire una verità diversa: ti vogliamo bene infinitamente, ma il mondo non ruota attorno a te. Anche papà e mamma hanno una vocazione, un lavoro, una responsabilità da vivere.

Paradossalmente, è proprio questa libertà che permette a un figlio di crescere senza il peso delle aspettative. Sapere che i propri genitori non abbandonano la loro vita per seguirti ovunque significa capire che l’amore non consiste nel controllare o nel presenziare sempre, ma nel dare radici solide e poi lasciare spazio. Forse è anche per questo che Jannik appare così equilibrato. È cresciuto in una famiglia dove il tennis è stato preso tremendamente sul serio, ma mai assolutizzato. Vincere Wimbledon è una cosa meravigliosa; preparare bene un pranzo per gli ospiti del rifugio o servire con cura i clienti lo è altrettanto. Ogni lavoro, se vissuto con dedizione e amore, partecipa alla stessa dignità. Ed è proprio questa consapevolezza che rende un campione non solo un grande atleta, ma anche un uomo libero.

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