Articoli / Blog | 25 Settembre 2026

Blog – Elena Pero, quando il lavoro fatto bene buca lo schermo

Quello che colpisce, nella morte di Elena Pero, è scoprire quanto fosse amata. Non soltanto dai colleghi, ma da una quantità enorme di persone che, in realtà, come me, non l’avevano mai conosciuta personalmente. E questo amore se l’era conquistato esclusivamente attraverso il lavoro, un lavoro professionale fatto straordinariamente bene. Elena Pero non aveva costruito un personaggio, non cercava di mettere se stessa al centro, non viveva dell’esposizione personale. Federico Ferri l’ha ricordata come una giornalista capace di accompagnare i campioni «senza mettersi mai davanti a loro», con uno stile preciso, caldo, intenso, ma senza retorica; e Paolo Bertolucci, dopo più di vent’anni trascorsi accanto a lei in telecronaca, ha parlato della sua «straordinaria professionalità» e della sua immensa passione.

Forse è proprio questo l’aspetto più bello della sua storia professionale: attorno a Elena Pero si era creato un gigantesco passaparola silenzioso. Nessuna particolare costruzione mediatica, nessuna necessità di raccontare continuamente se stessa. Semplicemente milioni di persone, ascoltandola negli anni, avevano imparato a riconoscere quella voce come competente, affidabile, discreta. Una persona diceva all’altra, implicitamente: questa è brava, di lei ci si può fidare.

È una forma di popolarità oggi quasi controcorrente: essere conosciuti non perché si è lavorato sulla propria immagine ma perché si è lavorato bene. E alla fine quel lavoro fatto bene è diventato qualcosa di più della professionalità: ha generato affetto. Forse il tributo enorme che accompagna Elena Pero in queste ore dice proprio questo: si può entrare nel cuore di tantissime persone senza cercare di entrarci, semplicemente facendo con serietà, passione e misura il proprio mestiere

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