Articoli / Blog | 02 Febbraio 2020

Blog – Celebriamo la Messa “Per qualunque necessità”. Per essere protetti anche dai falsi allarmismi

Gli avvelenatori di pozzi ci sono anche tra i cattolici.
Si distinguono, tra gli altri, i normali laici che si “limitano” a diffondere fake news sul Coronavirus facendo crescere l’isteria collettiva al prezzo di un pugno di like, perché trovano nella malattia nata a Wuhan la conferma dei Messaggi della Madonna di Medjugorje e di quel quarto segreto di Fatima che il Vaticano, guarda caso, non ha mai voluto rivelare.
Un credente in primo luogo deve fidarsi delle autorità del Paese. Lo insegna san Pietro nella sua prima Lettera (1 Pt 2, 13-17). Per questo mi fido delle Autorità del nostro Paese e a tutti quelli che mi chiedono come devono comportarsi suggerisco di obbedire alle autorità italiane. Davvero. Esempi di domande che mi sono davvero sentito rivolgere: nella classe di mio figlio c’è un bambino cinese, lo tengo a casa? faccio l’albergatore e stasera arrivano dei cinesi, che faccio li prendo? ma devo mettermi la mascherina? Né io né i miei figli, finché l’emergenza non è passata, la metropolitana non la prenderemo più, facciamo bene? La risposta è sempre la stessa: ascoltate il sindaco (sì, anche la Raggi), il Governo, il ministro, chi comanda, insomma. Da prete però aggiungo un suggerimento: ai miei colleghi e a tutti i cattolici di buona volontà: perché non celebrare, quando possibile, la Messa “Per qualunque necessità”? I credenti in Dio davanti allo stato d’emergenza sanitaria dichiarata dallo Stato italiano, hanno una responsabilità che va oltre quella (doverosa) di obbedire alle autorità. È quella di pregare. La preghiera di petizione è, secondo le tradizionali categorizzazioni, uno dei quattro modi di pregare. Gli altri sono la preghiera di adorazione, di riparazione e di ringraziamento. Chiedere aiuto a Dio è da poveri, da piccoli, ed è la cosa più naturale del mondo. Le mani giunte (anche quelle degli emoticon) sono la versione religiosa dello stare con le mani in mano. Quando il problema è troppo grande per le nostre forze si ricorre al Padre, a Dio. Lo insegna il figliol prodigo (Lc 15) che non torna a casa sua perché si è convertito ma perché ha fame, c’è la carestia e sa che, sotto sotto, suo padre è più in gamba della media e sa come cavarsela in caso di emergenza. Quindi, se crediamo che il Coronavirus sia una cosa seria, preghiamo. Pertanto, visto che io credo che il Coronavirus sia una questione seria, mi sono messo a sfogliare il Messale. Ci sono un sacco di Messe che in genere vengono trascurate. Quella per la fame, per le tempeste, per il terremoto. Domani, cioè lunedì, nella diocesi di Roma sarà possibile fare quella “Per qualunque necessità” e io, d’accordo con chi partecipa normalmente a quella Messa, l’ho scelta. Ho scartato quelle più catastrofiche perché davvero non mi sembra che la nostra situazione sia simile a quello di una terra colpita dal terremoto o da uno Tzunami. Quella “per le necessità” mi sembra appropriata. Datele un’occhiata fratelli e sorelle, e vi convincerete. Si parla di trovare conforto in Dio in momenti di sostegno e angustie. Di fatica. Anche di quelle accresciute da qualche incosciente. Perché no?