
Blog – Se Emma Watson aiuta a scoprire la bellezza di essere piccoli
Emma Watson, la Hermione Granger della serie di Harry Potter, è un’attrice di fama mondiale.
Per questo ha fatto parlare di sé quando ha detto in un’intervista a British Vogue di essere “self partnered”: una cosa tipo “non sono sola perché ho una relazione con me stessa”.
Ecco come la Watson ha spiegato la sua affermazione: “Mi ci è voluto un po’: arrivata a 29 anni mi sono resa conto di sentirmi così stressata e ansiosa, se non hai messo su casa, non hai un marito, non hai fatto un figlio e stai per compiere 30 anni vuol dire che non hai fatto abbastanza bene nella tua carriera e nella tua vita”.
A parte la tristezza del “io mi faccio compagnia da sola” mi chiedo dove ci stia portando un sentire sociale per il quale si è felici solo quando si è messo su casa, ci si è sposati e si è fatto un figlio.
Quanto si può fare, di “abbastanza”, per essere felici?
Se sposto questa considerazione dalle alte vette siderali della “vita intera” a quelle più piccole della mia giornata, mi rendo conto che la mitica Hermione (che non si offenda Emma ma per me lei è sempre Hermione) mi sta aiutando ad essere felice della mia giornata.
Un prete può passare l’intera giornata ad ascoltare persone senza poter fare molto di più che questo: ascoltarle. Ed è un ascoltare molto diverso da quello di uno psichiatra o di un mediatore familiare. Non è l’ascoltare di chi conduce la gente su “un percorso” ma è solo fare compagnia, essere presenza. Lo tocco con mano quando sono a Rebibbia. Lì i problemi delle persone sono tali e tanti da rendere evidente che, quasi sempre, l’unico senso è quello di essere lì, in carcere, con loro, solo per qualche ora.
Esci e ti chiedi cosa hai fatto, a cosa è servito. E ti rendi conto che il regalo che ti fa un povero detenuto, o un povero qualsiasi, è proprio quello di liberarti dal correre verso il successo, il risultato, lo stress di chi non ha la carriera che vorrebbe, o quel figlio-marito-casa che secondo tutti dovrebbe renderti felici. Ti libera perché ti dona di tornare ad essere un prete che sta accanto a una persona.
Parrà strano ma proprio oggi, grazie alla provocazione di Emma, mi sono reso conto che Gesù, nel vangelo, non ci chiede di risolvere i problemi dei carcerati ma di “andare a visitarli”. Sì, di andarli a trovare. Come si fa con una persona che ha un problema così grande da far scappare tutti. O meglio, da far scappare tutti quelli che pretendono di essere persone capaci di risolvere grandi problemi. E che per questo ti fa scoprire la grandezza di sapere di essere solo un piccolo prete capace solo di fare una visitina a misura di chi è piccolo.

