
Martedì 9 Maggio – Un Dio atteso ma invisibile
Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola». Gv 10, 22-30
Era inverno e gli uomini sapevano che sarebbe venuta la primavera e poi l’estate anche se in quel momento non si vedeva niente. Era la giornata della dedicazione del tempio di Salomone a un Dio atteso ma invisibile: paradossale che invece davanti al Cristo incarnato, alle sue opere che testimoniano il Padre ci fosse tanta incredulità. L’incredulità è generata dall’indifferenza.

