Articoli / Blog | 04 Novembre 2026

Il Vangelo della Domenica – Nessuno può amare al nostro posto

XXXII Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 25,1-13 – 8 novembre 2026

Uno dei modi più suggestivi per leggere il Vangelo è soffermarsi su quei passi che sembrano urtare il nostro modo abituale di pensare, che ci sorprendono perché appaiono, almeno a prima vista, in contrasto con gli stessi insegnamenti di Gesù. Sono proprio questi passaggi, spesso, a custodire alcune delle verità più profonde del cristianesimo. La parabola delle dieci vergini, cinque prudenti e cinque stolte, è uno di questi casi. Le cinque vergini stolte, rimaste senza olio per le loro lampade, chiedono alle prudenti di condividerne un po’ con loro. La richiesta sembra del tutto ragionevole. Non domandano un grande sacrificio, non chiedono di rinunciare a qualcosa di essenziale, ma soltanto un po’ d’olio. Eppure le prudenti rifiutano. È un comportamento che sorprende. Gesù non ci ha forse insegnato a condividere ciò che possediamo? Non ci ha raccontato la parabola del buon samaritano proprio per mostrarci che dobbiamo prenderci cura di chi si trova in difficoltà? E qui, invece, sembra approvare cinque donne che si rifiutano di aiutare le loro compagne. C’è poi un particolare che rende il rifiuto ancora più sconcertante. Le vergini stolte sono rimaste senza olio anche perché lo sposo ha tardato ad arrivare. Certamente avrebbero dovuto prevederlo, ma non sono loro le responsabili del ritardo. Eppure, quando chiedono aiuto, si sentono rispondere di no.

Per comprendere questo apparente paradosso dobbiamo domandarci che cosa rappresenti l’olio. L’olio è l’amore. Non semplicemente le opere dell’amore, ma quell’amore personale che ciascuno di noi è chiamato a vivere e che nessun altro può vivere al suo posto. È questa la distinzione decisiva: possiamo essere sostituiti nelle opere dell’amore, ma non nell’amore. Immaginiamo di incontrare per strada una persona ferita, bisognosa di soccorso. Possiamo fermarci e aiutarla, oppure possiamo tirare dritto. Se scegliamo di non fermarci, qualcun altro potrà farlo al posto nostro. La persona ferita riceverà comunque l’assistenza di cui ha bisogno. L’opera buona che noi non abbiamo compiuto sarà stata compiuta da un altro. Ma che cosa ne sarà dell’amore che noi avremmo potuto donare? Quell’amore non esisterà. Quella possibilità di amare, affidata proprio a noi, sarà andata perduta. Un altro avrà soccorso il ferito, ma nessuno avrà potuto amare al posto nostro. Le opere della carità possono essere compiute da persone diverse. L’amore, invece, è sempre personale. Non è intercambiabile, non si può delegare, non si può prendere in prestito. Ogni persona possiede una capacità unica di amare, una possibilità che nessun altro può realizzare in sua vece. Torniamo quindi alle dieci vergini. Le prudenti non possono dare alle stolte il proprio olio perché, nel significato profondo della parabola, quell’olio non è qualcosa che si possa trasferire da una persona all’altra. È l’amore che ciascuna ha vissuto, la risposta personale che ciascuna ha dato all’attesa dello sposo. La parabola non invita quindi – ovviamente -ad essere egoisti ma mostra come nessuno possa amare al posto nostro. Possono compiere le opere buone al nostro posto ma non possono essere buoni al posto nostro.

Il Padre non ci chiede soltanto che nel mondo ci sia più amore. Ci chiede di essere noi ad amare. Non basta che il bene venga fatto. Conta anche che ciascuno risponda personalmente alla propria chiamata ad amare. Non possiamo consolarci pensando che il bene non fatto da noi viene realizzato da qualcun altro. Ogni occasione di amare è irripetibile e quando la lasciamo passare, non perdiamo soltanto la possibilità di fare qualcosa di buono: perdiamo la possibilità essere persone che amano

Foto di Katerina Niuman su Unsplash

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