Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 22 Settembre 2026

Il Vangelo della Domenica – Nessuno è a posto davanti a Dio

XXVI Domenica del tempo ordinario (Anno A) Mt 21, 28-32 – 27 settembre 2026

Nel Vangelo di Matteo (21,28-32) Gesù racconta una parabola brevissima ma durissima destinata in primo luogo ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo. Non è dunque una storia pronunciata genericamente contro i peccatori: è una parola rivolta anzitutto a uomini religiosi, a persone che conoscono la Legge, che parlano di Dio e che, almeno esteriormente, hanno già detto il loro “sì” al Signore. Proprio loro Gesù vuole scuotere e chiamare alla conversione. Un padre ha due figli e chiede a entrambi di andare a lavorare nella vigna. Il primo risponde: «Non ne ho voglia». Poi però si pente e va. Il secondo risponde: «Sì, signore», ma non va. Gesù domanda: chi dei due ha compiuto la volontà del padre? La risposta è evidente: il primo. Alcuni esegeti hanno visto in questa parabola una sorta di altra versione, molto più breve, della parabola che siamo soliti chiamare del Figliol Prodigo (Cfr Lc 15,11-32). Anche lì ci sono un padre e due figli, anche lì nessuno dei due è perfetto. Nell’altra parabola uno abbandona la casa e poi ritorna, mentre l’altro rimane accanto al padre ma scopre di avere il cuore lontano da lui. Qui uno dice di no e poi obbedisce; l’altro dice di sì e poi non fa nulla. In entrambi i casi Gesù sembra voler demolire la facile divisione dell’umanità tra buoni e cattivi.

Davanti a Dio siamo tutti bisognosi di conversione e di perdono. C’è chi sbaglia apertamente, dice di no, prende una strada diversa, ma poi riconosce il proprio errore e torna e c’è chi pronuncia le parole giuste, osserva le forme, dice continuamente “sì, Signore”, ma rischia di non trasformare quel sì in vita. Per questo Gesù può dire ai sacerdoti e agli anziani una frase scandalosa: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Non perché il peccato sia migliore della virtù ma perché chi sa di avere detto di no può più facilmente accorgersi di avere bisogno di cambiare. Il pericolo più grande è invece credere che il proprio sì pronunciato una volta per tutte ci renda già giusti. La parabola, allora, non consente a nessuno di sentirsi arrivato. Alcuni uomini dicono di no e poi fanno ciò che Dio chiede. Altri dicono di sì e poi non lo fanno. Talvolta, nella stessa persona, accadono entrambe le cose: ci sono sì che diventano infedeltà e no che, attraverso il pentimento, diventano obbedienza.

Nella storia umana c’è una sola creatura nella quale il sì pronunciato a Dio coincide pienamente con il sì vissuto: Maria. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38) non è soltanto una frase dell’Annunciazione, ma la forma di tutta l’esistenza di Maria. Noi, invece, abbiamo continuamente bisogno che Dio raccolga i nostri sì incompiuti e trasformi i nostri no. La buona notizia della parabola sta proprio qui: il Padre continua a chiamare entrambi i figli. Non cerca persone che non abbiano mai sbagliato, ma uomini e donne disposti a lasciarsi convertire. Perché davanti a Dio non conta soltanto ciò che abbiamo detto ieri, conta se oggi siamo disposti ad andare nella sua vigna.

I commenti sono chiusi.