
Blog – Quando Hollywood incontra Omero e non lo tradisce
Confesso che avevo molta paura di guardare questo film. L’idea di un’Odissea firmata da Christopher Nolan e sostenuta da un cast hollywoodiano così ricco mi faceva temere il peggio: uno spettacolo travolgente, tecnicamente perfetto ma incapace di restituire la grandezza umana, epica e tragica del poema di Omero. Insomma, il rischio era quello di assistere all’ennesimo kolossal in cui gli effetti speciali prendono il posto della profondità. La domanda, però, è semplice: come si capisce se Nolan ha vinto una sfida tanto difficile? La risposta, per me, è altrettanto semplice. Lo si capisce dal fatto che, dopo pochi minuti, non stai più guardando Matt Damon, Zendaya, Robert Pattinson, Anne Hathaway, Lupita Nyong’o, Charlize Theron, Jon Bernthal, Elliot Page, Tom Holland e gli altri grandi nomi del cast: stai guardando Ulisse, Penelope, Telemaco e gli altri personaggi dell’Odissea. È un dettaglio solo in apparenza marginale. In realtà è il segno più evidente del successo del film. Attori diventati icone di universi narrativi completamente diversi riescono qui a entrare con naturalezza in un registro epico, solenne e tragico. Non c’è alcuna sensazione di estraneità, nessun effetto di “star system” che disturbi il racconto. Se vedi Tom Holland e non pensi nemmeno per un istante “Ma cosa ci fa Spider-Man a Itaca?”, allora significa che qualcosa di molto importante sta funzionando. L’attore scompare, il personaggio rimane. E quando il personaggio prevale sulla celebrità che lo interpreta, il cinema ha compiuto uno dei suoi miracoli più difficili.
È forse questo il merito più grande di Nolan. Non aver trasformato Omero in un blockbuster contemporaneo ma aver costretto Hollywood a mettersi al servizio di Omero. È una differenza enorme. Il film conserva tutta la potenza spettacolare che ci si aspetta da una grande produzione ma la spettacolarità non diventa mai il fine. È il linguaggio attraverso cui viene raccontata una storia che, dopo quasi tremila anni, continua a parlare dell’uomo. Perché il viaggio di Ulisse non è quello di un supereroe invincibile. È il cammino di un uomo che desidera tornare a casa, che attraversa la seduzione del potere, la violenza, la nostalgia, la perdita, la tentazione dell’oblio e la fedeltà a ciò che ama. Se il pubblico riesce a dimenticare i volti celebri e a lasciarsi condurre dentro questa avventura senza tempo, significa che il film ha raggiunto il suo obiettivo più ambizioso.
Ed è probabilmente il complimento più grande che si possa fare a Christopher Nolan: aver realizzato un’opera in cui, per una volta, non sono le stelle di Hollywood a illuminare il film, è Omero che illumina loro.
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