
Blog – Andrea Pellegrino, la grazia nascosta delle carriere normali
La storia di Andrea Pellegrino è una di quelle che fanno bene perché rompono una narrazione ormai dominante: quella per cui, se fin da giovanissimo non metti certe premesse, hai già perso il treno. Pellegrino arriva quasi da intruso in una narrazione fatta di ranking, fenomeni precoci, persone che s’impegnano e diventano campioni globali. Pellegrino non è il predestinato. Non è il ragazzo copertina. Di lui Djokovic non ha mai detto: occhio a questo ragazzo perché è un fenomeno e diventerà numero uno. Ha fatto chilometri in campi secondari, viaggi infiniti solitari, centinaia di vittorie e sconfitte silenziose e minori. È uno che ha continuato a fare il suo lavoro dignitosamente pur sapendo che non sarebbe mai diventato il primo della classe.
Non è il successo il punto più bello della sua favola romana. Perché, in fin dei conti, Andrea Pellegrino non è arrivato davvero al “successo”, quello con la S maiuscola. Non è tra i primi cento del mondo, forse non ci arriverà mai e, probabilmente, non diventerà mai un campione da copertina. Eppure la sua storia colpisce proprio per la sua umanità. Perché è piccola, proporzionata, reale. Pellegrino ha raccontato che, pur senza essere una superstar, un giocatore come lui attorno alla centoventesima posizione mondiale se si sa amministrare può vivere dignitosamente con quello che guadagna. Già questa notizia può far bene a tutti quei genitori, a tutti quei ragazzini, che si impegolano in pensieri che riguardano solo il diventare numeri uno. Non esistono solo i milionari del vertice e gli sconosciuti che sopravvivono a fatica. La verità, nel tennis come nella vita, è più sfumata: il tennis, come tantissimi lavori, consente di vivere dignitosamente facendo ciò che si ama se si è misurati.
Viviamo in un tempo che idolatra il successo rapido e disprezza la maturazione lenta. Se a trent’anni non sei arrivato, sembri quasi fuori tempo massimo. Pellegrino invece ci ricorda che la vita vera quasi mai è così. L’assoluta maggioranza delle persone fiorisce tardi, trova equilibrio dopo molte cadute, diventa sé stessa quando il resto del mondo ha cessato di aspettarla. Andrea insegna a continuare a credere nel proprio lavoro anche quando nessuno ti guarda. Ecco perché la storia di Andrea Pellegrino va oltre il tennis. Ci insegna che il valore di una persona non coincide con la velocità con cui arriva al successo. E che spesso le vite più autentiche non sono quelle lineari, ma quelle che attraversano crisi, ritardi, fragilità e poi, improvvisamente, trovano un varco. La “favola” di Andrea Pellegrino non dice che tutti vinceranno. E forse il pubblico del Foro Italico si è emozionato proprio per questo: perché per qualche giorno ha visto in campo non soltanto un tennista, ma la rivincita silenziosa di tutti quelli che continuano a provarci anche quando il mondo ha già deciso che è troppo tardi.
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