
Blog – Perché Paolo e Pietro si festeggiano assieme
Perché Pietro e Paolo vengono celebrati assieme e non hanno ciascuno una Messa propria? Sarebbe un modo di agire normale, coerente con la prassi della Chiesa. Che infatti, lungo i secoli, ha sentito il bisogno di rimediare quest’eccezione istituendo per i due apostoli una festa ad hoc: il 22 febbraio, con la Cattedra di San Pietro, e il 25 gennaio, con la Conversione di San Paolo. Rimane però che, da tradizione immemorabile, i due santi si celebrano congiuntamente il 29 giugno in un’unica solennità. Se si rivolge al credente medio questa domanda, la risposta più frequente è che san Pietro e san Paolo siano stati martirizzati assieme e quindi – un po’ come avviene per altri santi, per esempio san Carlo Lwanga e compagni – assieme vadano festeggiati. Peccato non sia vero. Sebbene, infatti, entrambi siano morti a Roma durante la persecuzione che Nerone scatenò dal 64 al 68 d.C. il loro martirio non avvenne insieme. Mentre la data esatta rimarrà probabilmente per sempre non definibile con esattezza, con certezza possiamo dire che non vennero martirizzati assieme perché i luoghi e le modalità furono diverse. Pietro venne crocefisso a testa in giù sul Colle Vaticano, Paolo fu decapitato a diversi chilometri di distanza, a sud di Roma, dove adesso sorge la Basilica delle Tre Fontane.
La scelta dunque della Chiesa di celebrare entrambi il 29 giugno non si basa sul giorno della morte. Le motivazioni storiche non sono chiare. Qualcuno pensa ci fosse la volontà di sostituire una preesistente festa pagana romana dedicata a Romolo e Remo, altri credono che in una data simile di molti secoli fa vennero riportate a Roma delle reliquie dei due santi che erano state allontanate per proteggerle dalle invasioni barbariche. Se la motivazione storica non è chiara però, bellissima invece è quella teologica. La solenne benedizione finale elaborata dalla Chiesa per la solennità ci introduce ad essa. “Pietro con il potere delle chiavi, Paolo con la sua parola intercedano per noi”. Pietro è chi ha le chiavi, chi desidera “costruire tende” come nell’Ascensione (Cfr. Mt 17,4); Paolo guida con la sua parola, sia orale che scritta. Pietro incarna la legge, come Mosè; Paolo rappresenta la profezia, come Elia. Sacerdoti e profeti. Rettangoli e cerchi. Ordine e avventura. Lo Spirito Santo dunque, con questa solennità di due santi che fondano assieme, che benedicono assieme, vuole significare che la dinamica petrina e quella paolina devono essere sempre assieme, andare sempre assieme anche se a volte accade che ciò avvenga non senza tensioni e fatiche, come nel celeberrimo “incidente di Antiochia” (Cfr Galati 2,11-149 quando Paolo dovette illuminare Pietro rispetto al rischio di giudaizzare. Nella benedizione apostolica solenne che il Papa pronuncia occasioni come Pasqua, Natale o subito dopo la sua elezione, dice Sancti Apostoli Petrus et Paulus, de quorum potestate et auctoritate confidimus ipsi intercedant pro nobis ad Dominum: i santi apostoli Pietro e Paolo, nel cui potere e autorità confidiamo, intercedano per noi presso il Signore. Pietro e Paolo assieme. Sempre. Non solo Pietro. Non solo Paolo
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