
Blog – La vera radice delle dipendenze
Commentando la Relazione al Parlamento sulle dipendenze, Alfredo Mantovano ha parlato di una vera e propria “pandemia” che coinvolge sempre più giovani e che non riguarda soltanto le droghe, ma anche i social, il gioco d’azzardo e altre dipendenze comportamentali. Ha inoltre osservato che il problema spesso non inizia con sostanze considerate “pesanti”, ma con comportamenti apparentemente innocui che aprono la strada a forme di dipendenza sempre più profonde. Questa osservazione è importante perché aiuta a superare un equivoco molto diffuso: pensare che la dipendenza dipenda esclusivamente dalla sostanza. In realtà, già negli anni Settanta lo psichiatra Norman Zinberg spiegò che per comprendere una dipendenza bisogna considerare tre fattori strettamente intrecciati: la sostanza (drug), la persona (set) e l’ambiente sociale e relazionale (setting). Se guardiamo solo alla sostanza, rischiamo di non capire il problema. Certo, cocaina, crack, alcol o cannabinoidi hanno caratteristiche diverse e un diverso potenziale di dipendenza. Ma la stessa sostanza può avere effetti completamente differenti a seconda della persona che la usa e del contesto in cui vive. Per questo motivo il vero interrogativo non è soltanto: “Che cosa assume questo ragazzo?”, ma anche: “Che cosa sta cercando?”. Quale ferita sta tentando di anestetizzare? Quale vuoto sta cercando di riempire?
Molti giovani oggi crescono in una situazione paradossale. Sono costantemente connessi eppure profondamente soli. Hanno migliaia di contatti ma poche relazioni autentiche. Ricevono stimoli continui ma spesso faticano a trovare un significato per cui valga la pena impegnarsi. Quando manca uno scopo, quando il futuro appare incerto, quando ci si sente invisibili o irrilevanti, qualsiasi sostanza o comportamento capace di regalare un sollievo immediato diventa estremamente attraente. In questo senso la solitudine è una delle grandi emergenze del nostro tempo. Non è un caso che accanto all’aumento delle dipendenze si parli sempre più di isolamento sociale, dipendenza dai social network e fenomeni come l’hikikomori. Lo stesso Mantovano ha richiamato l’attenzione su queste nuove forme di dipendenza che coinvolgono soprattutto i più giovani.
La risposta, allora, non può limitarsi alla repressione o al semplice divieto. Occorre certamente contrastare la diffusione delle sostanze, ma occorre soprattutto ricostruire relazioni, comunità, appartenenza. Un ragazzo che trova adulti credibili, amicizie vere, passioni autentiche e un significato per la propria vita sarà molto meno esposto al rischio della dipendenza. Le dipendenze nascono spesso da un vuoto. E il vuoto non si cura soltanto togliendo qualcosa. Si cura offrendo qualcosa di più grande. Si cura restituendo speranza. Si cura aiutando una persona a scoprire che la propria vita ha un valore e un senso che nessuna sostanza potrà mai sostituire.
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