Articoli / Blog | 12 Dicembre 2020

Blog – L’ingombro dei panettoni

La foto che mi ritrae qui è quella con il primo pallet di panettoni arrivato al Centro Elis. Come si nota ostruisce la reception e questo ha comportato non pochi disagi: a chi ha ricevuto i panettoni, a me, alle persone che mi hanno aiutato a risolvere un problema che fortunatamente, da qui al 25 dicembre, si presenterà sempre più di frequente.
Mentre cercavo una soluzione ripensavo alla domanda che molti mi fanno: perché chiedere l’invio di panettoni e non di soldi? Sarebbe più semplice per tutti.

In verità, per i cappellani non sarebbe più semplice perché si troverebbero a dover fare quello che stiamo facendo noi, ma il punto vero è che acquistare un panettone con tutta la sua “presenza” corporale, può aiutare a far riflettere sul fatto che il cristianesimo è in primo luogo una storia e solo in secondo luogo, molto in secondo luogo, una filosofia. Il cristianesimo è un fatto che spesso attraversa la nostra strada assumendo la forma di un ingombro, cioè di un ostacolo. La nostra prima reazione a volte è quella di aggirare l’ostacolo ma poi, quasi sempre, va a finire che la Provvidenza ci obbliga a farci carico di quell’ingombro. Per me l’incontro con Rebibbia è stato sicuramente un ingombro. Però un ingombro che mi ha insegnato qualcosa: non dico che a tutti debba insegnare lo stesso, però desidero raccontare qui la mia esperienza.

Gesù in Mt 25 dice “ero in carcere e mi avete visitato”. Andando in carcere io mi sono accorto che, sottilmente, alle parole del vangelo ne avevo aggiunta un’altra: ero in carcere innocentemente e mi avete visitato. Ma non è così. In carcere c’è qualche innocente ma ci sono anche, per la maggior parte, dei colpevoli. E Gesù è anche in loro. Misteriosamente. Come, d’altra parte, e questa è stata la seconda riflessione, accade con tutti noi. Perché tutti noi siamo peccatori e tutti noi, di fronte all’incontro con Cristo, abbiamo come prima reazione quella che è frutto del peccato: ovvero il desiderio di scansare l’incontro. Ci pensavo a proposito di Giuseppe che, pur santissimo, aveva il peccato originale diversamente da Maria. Giuseppe, lo ricordiamo, quando scopre la gravidanza della promessa sposa (non ancora sposa) decide di “rimandarla in segreto “(Mt 1,19). Sarebbe stato un disastro pazzesco, eppure lui è arrivato a un pelo dal compierlo: è dovuto intervenire in sogno un angelo per evitare la tragedia: lui era riuscito a decidere di non lapidarla, come avrebbe voluto la Legge (cfr Gv 8) ma a prenderla con sé non era arrivato. Come avrebbe fatto una donna, da sola, a portare avanti quella gravidanza e tutto il resto? Spesso noi sorvoliamo su tutto ciò, ma, personalmente, io ci ho riflettuto molto grazie alle vite “ingombranti” dei miei fratelli detenuti.

Ringrazio per ciò tutti quelli che mi ingombrano la vita con i loro panettoni e auguro loro di pensare, quando fanno la fatica di comprarne uno e di inviarlo, di riflettere sugli ingombri che ciascuno, grazie a Cristo, ha nella propria.
Grazie!