Articoli / Blog | 18 Gennaio 2020

Ora / Tra Cielo e Terra – Uno stato di Grazia

Papa Francesco reagisce con uno schiaffetto al gesto brusco di una fedele e il giorno dopo, durante il primo Angelus dell’anno, si scusa davanti a tutto il mondo.
La sera del 31 dicembre il Pontefice, claudicante da tempo e con un evidente problema al ginocchio, fa una lunga camminata in Piazza San Pietro per andare a far visita al Presepe. Durante lo spostamento, che avviene tra due ali di folla, il Papa non risparmia sorrisi, saluti e strette di mano in particolare ai più piccoli. Addirittura – ma nessuna telecamera se ne accorge – aiuta un bambino, scivolato dalle braccia dei genitori e finito per terra, a rialzarsi. Purtroppo però, alla fine del percorso, il Papa si spazientisce per una fedele che lo strattona malamente e di tutta risposta le dà due schiaffetti sulla mano. Queste immagini di pochi secondi vengono estrapolate dal loro contesto e vanno in trend topics su tutti i social, facendo di Bergoglio l’involontario protagonista del Capodanno del mondo con, addirittura, qualche politico che il giorno successivo ha il cattivo gusto di dileggiarlo.
È la forza, benedetta e maledetta, dei social. Tutti ricordiamo come il 26 marzo scorso, a Loreto, l’opinione pubblica, invece di parlare della firma storica che il Papa appose alla Lettera per i giovani “Vive Cristo, esperanza nuestra”, parlò solo dell’azione del Papa che ritraeva la mano al bacio dei fedeli. E così, anche il gesto d’impazienza minima della sera del 31 dicembre è diventato più importante di quanto Bergoglio ha detto e fatto nelle ore precedenti. Eppure reagire con forza a chi usa la forza contro di noi è assolutamente lecito, anzi cristiano. Proprio Papa Francesco lo aveva spiegato il 15 gennaio 2015 sull’aereo che lo stava portando a Manila. E le circostanze di allora erano infinitamente più serie di quelle della sera di San Silvestro, perché cinque anni fa si parlava di libertà d’espressione e dei terribili fatti di Charlie Hebdo. Allora il Vescovo di Roma disse: “Non si ‘giocattolizza la religione degli altri’. È vero che non si può reagire violentemente ma se il dottor Gasbarri, mio amico caro, dice una parolaccia contro la mia mamma, si aspetti un pugno”.
Avendo chiaro questo contesto, la forza del Papa di chiedere scusa diventa ancora più grande. “Tante volte perdiamo la pazienza – ha detto – : anche io, e chiedo scusa per il cattivo esempio di ieri”.
Così Francesco si presenta commovente e vero. Sceglie di parlare di un Dio paziente e si pente di aver perso la pazienza, cioè di non aver dato piena testimonianza al Dio paziente.
Chiedere scusa è mettere da parte provvisoriamente il proprio ruolo e dare un esempio grande. Chiedere scusa davanti a tutti è proprio faticoso e saperlo fare significa dire che vale la pena. Quanti di noi avrebbero chiesto scusa dopo una cosa del genere? Io al posto del Papa avrei pensato di essere nella ragione e di non dovermi pentire di nulla. Invece Jorge Mario Bergoglio che chiede scusa ci insegna il valore dell’essere fallibile in un mondo dove anche quando si ha torto si pretende di avere ragione sempre. In un tempo in cui ignoranza e arroganza spesso si sposano, trovare un padre che chiede scusa, che ammette un errore è una rara testimonianza di umiltà. Essere santi non significa non sbagliare mai ma vivere ciò che si professa: Francesco, papa della Misericordia, vuole testimoniare la sua fiducia nella misericordia di quella signora esuberante, la gioia che si prova nel saper chiedere perdono.

Tratto da Ora numero 2 del 22 gennaio 2020