
Giovedì 2 gennaio – Mauro Leonardi
Commento al Vangelo (Gv 1,19-28) del 2 gennaio 2020, Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, di Mauro Leonardi. Chiunque può mandare i suoi brevi commenti, audio o scritti, a [email protected]
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Giovanni si presenta per quello che è. Con il suo nome. Con la sua verità di profeta. Giovanni si presenta con il suo nome. Con la sua verità di uomo. Di chi non vuol essere profeta, ma solo voce che dà suono a parole profetiche antiche, alla voce stessa di Dio che spesso rimane inascoltata. Questo messaggio avviene proprio nella città che vedrà la conversione di Maria di Betania e la resurrezione di Lazzaro: le parole di Giovanni diventeranno misericordia operante in Cristo
