Articoli / Blog | 01 Gennaio 2020

Agi – Perché quella reazione del Papa non dovrebbe scandalizzarci

“Ma dove ha imparato il karate Papa Francesco?”. È la battuta che gira sul web da qualche ora a questa parte, dopo che la sera del 31 dicembre Papa Francesco, camminando in Piazza San Pietro per visitare il presepe, viene afferrato da una signora che non gli lascia andare la mano. Il gesto della donna dai tratti orientali è molto deciso, quasi violento, e il Papa fa una smorfia – pare gridare “ahi!” – causata da un misto di dolore fisico e di sorpresa, forse anche di paura. La sua reazione immediata è di schiaffeggiare la mano che lo afferra (da qui la scherzosa espressione del “colpo di karaté) e di pretendere con forza di lasciarlo andare (qui il link del video).

Nell’era dei social i gesti valgono molto più delle parole. Ricordiamo come il 26 marzo scorso, a Loreto, tutti parlarono di Bergoglio che non voleva si baciasse la sua mano. Era andato lì per firmare l’Esortazione apostolica post-sinodale ai giovani in forma di Lettera “Vive Cristo, esperanza nuestra”, a suggello del Sinodo tenutosi in Vaticano l’ottobre precedente, e l’evento memorabile doveva essere quello della firma: in realtà l’evento storico divenne non la firma ma l’azione del Papa di ritrarre la mano – o l’anello “piscatorio” – al bacio dei fedeli.

Anche il gesto di ieri in cui il Papa reagisce con forza alla piccola violenza della signora, grazie ai social è diventato più importante di quanto Bergoglio ha detto o fatto nelle ore precedenti e successive. Tanto è vero che all’Angelus di oggi Bergoglio si è sentito in dovere di chiedere scusa, davanti al mondo intero, a quella signora per aver perso la pazienza.

C’è da dire che reagire con la forza a chi usa la forza contro di noi è assolutamente lecito, anzi cristiano. Proprio Francesco lo aveva spiegato il 15 gennaio 2015 sull’aereo che lo stava portando a Manila e le circostanze di allora erano infinitamente più serie di quelle di ieri sera perché cinque anni fa si parlava di libertà d’espressione e dei terribili fatti di Charlie Hebdo. Allora il Vescovo di Roma disse: “Non si ‘giocattolizza la religione degli altri’. È vero che non si può reagire violentemente ma se il dottor Gasbarri, mio amico caro, dice una parolaccia contro la mia mamma, si aspetti un pugno”.

Pensavamo fosse una metafora e invece è quello che è accaduto ieri sera. È vero, dice il Papa, che non avrei dovuto perdere la pazienza ma sono anch’io un uomo e se mi si tratta in modo brusco reagisco in modo brusco. Perché è lecito reagire con forza alla violenza.

Magari, perché no, anche con un piccolo “colpo di karate”.

Tratto da Agi