Articoli / Blog | 16 Luglio 2019

Blog – Operaio suicida dopo la serie Tv Chernobyl: quando la vergogna per la propria patria uccide più delle radiazioni

Chernobyl. Dopo aver visto la serie TV, il 61enne Nagashibay Zhusupov, uno dei liquidatori eroi che nell’aprile ’86 aveva limitato il disastro nucleare, si è suicidato. Lo ha raccontato al Daily Mail la figlia 25enne Gaukhar Zhusupov. La donna ha spiegato che il padre aveva guardato la fiction con la famiglia rivivendo “con le lacrime agli occhi” quei ricordi drammatici, e alla fine era salito sul tetto di un palazzo e si era suicidato. Il motivo è la profonda umiliazione che ha rivissuto per non aver visto riconosciuto in alcun modo dal proprio paese il suo sacrificio.
Originario del Kazakistan dove lavorava come contadino, all’epoca Zhusupov venne precettato dal governo come “liquidatore” e poi, pur avendo perso la salute, lo Stato non aveva mai preso in considerazione le sue richieste di ottenere almeno un alloggio popolare ed era stato sistemato in un dormitorio assieme alla moglie e ai cinque figli, ricevendo dallo Stato una pensione di 39 euro a settimana.
Chi ha visto la mini serie, ricorderà che le prime operazioni effettuate dai liquidatori furono quelle di uscire sul tetto semi esploso del reattore per raccogliere con il badile a forza di braccia, per non più di tre minuti, le macerie e i pezzi di grafite altamente radioattiva dal peso di 40/60 chilogrammi, per gettarle dal bordo del tetto nella voragine sottostante. Avrebbe dovuto effettuare quell’operazione un robot costruito dalla DDR ma l’apparecchio andò in panne a causa delle radiazioni dopo pochi secondi perché il Comitato Centrale, che non voleva ammettere l’entità del disastro, perfino agli alleati della Germania Democratica fornì dei parametri che minimizzavano la tragedia.
Come disse lo scienziato Legasov, fu necessario, a quel punto, utilizzare “bio- robot”, cioè uomini. Zhusupov era uno di loro. All’epoca lavorava come contadino nel Kazakistan, venne precettato dal governo come “liquidatore” e inviato sul sito dell’incidente nucleare per limitare le conseguenze del disastro.
Dove non sono riuscite le radiazioni ha potuto la vergogna. Secondo gli amici, infatti, Nagashibay Zhusupov si sarebbe suicidato perché, dopo aver visto la serie, si sarebbe macerato per la profonda vergogna sperimentata nell’essersi “sentito ingannato” dal governo.
Il sentimento di Zhusupov è qualcosa nel quale cerco di entrare in punta di piedi. Non è infatti l’ira o la rivendicazione che avrebbe attraversato chi si sente tradito dalla propria patria e basta, ma è la vergogna per come la propria patria si comporta. Esistono persone, ne conosco anche in Italia, che hanno un senso dello Stato, dell’Istituzione così alto, da non tollerare che venga ferito o sporcato. È quel sentimento che trentatré anni fa aveva spinto il giovane Zhusupov a lasciare i campi agricoli per gettarsi nell’inferno di Chernobyl con il desiderio di salvare non solo vite umane ma anche la dignità di un paese che era mortalmente ferita dall’incidente. Tuttora le fonti ufficiali sovietiche parlano di poche decine di morti a Chernobyl. La TV di stato russa sta pensando una “contro serie” in cui il reattore di Chernobyl verrà fatto esplodere da un agente della CIA. Ancora oggi la verità viene affogata nelle menzogne. Zhusupov, che aveva retto alle radiazioni, non ha retto all’evidenza di una patria che mente.