Blog / Scritti segnalati dal blog | 12 Dicembre 2018

Progetto Gionata – “Mi vergogno della mia Chiesa”. Lettera di una parrocchiana al suo parroco

Marco G. segnala al blog questo articolo, introducendolo così:

La lotta di Papa Francesco contro il clericalismo, che è una faccia del tradizionalismo che affligge questo nostro tempo e ad esempio si manifesta in ambito politico con il rigurgito dei nazionalismi, nella Chiesa è una buona battaglia come rivela questa testimonianza.   

Buongiorno padre Roland, ecco una lettera che sicuramente ti sorprenderà, ma, anche se puoi vedervi un’espressione della mia collera, sappi che è stata attentamente meditata. Già da diversi anni, avrei potuto dire, come tante altre persone: “Sto male nella mia Chiesa”. Ma oggi mi sorprendo a pensare sempre più spesso: “Mi vergogno della mia Chiesa”.
Non mi vergogno della mia Chiesa perché alcuni dei suoi membri sono pedofili – purtroppo ce ne sono in molte istituzioni e gruppi, e anche nelle famiglie – ma mi vergogno di una Chiesa timorosa che continua a praticare l’omertà e non intraprende, su questo tema, una vera riflessione alla luce della Parola di Dio. Una Chiesa che si rifugia dietro il potere della sua gerarchia.

Non mi vergogno della mia Chiesa perché non riesce ad attuare una vera dottrina sociale, ma mi vergogno di una Chiesa la cui gerarchia preferisce talvolta stare dalla parte dei ricchi che dalla parte dei più poveri.

Non ho vergogna della mia Chiesa quando i fedeli sono sempre meno numerosi a riunirsi per la preghiera ma ho vergogna di una Chiesa le cui liturgie sono come quelle della mia infanzia, una Chiesa che ritrova a poco a poco i fasti e gli ori, i gesti stereotipati imposti da qualche “iniziato”… Con il concilio Vaticano II, abbiamo sognato una Chiesa che procedeva unita con il suo pastore eletto, il vescovo di Roma. Con il concilio Vaticano II, un vento di speranza soffiava sulla Chiesa, un soffio di libertà, il soffio di Dio, che ama la compagnia degli uomini e che ci invia tutti, preti e laici, uomini e donne, a diffondere questo soffio d’amore nel mondo, impegnandoci insieme nella lotta contro l’ingiustizia, la fame, la guerra…

Credevamo allora che alcuni vescovi nostalgici di un potere feudale fossero minoranza, ma oggi sono sempre più numerosi e alcuni altri permettono loro di imporsi, par paura del conflitto, forse. Poi abbiamo creduto di essere in fondo al baratro con Mons. Lefebvre, ma oggi i “colletti romani” fioriscono al collo della maggior parte dei nostri giovani preti che sembrerebbero appena usciti dal seminario di Ecône. A quando la tonaca per tutti?

Tutti i giorni, constato un passo indietro. La parrocchia Saint Nicaise non è tra le peggiori, e mi ci sono trovata bene per quattro anni, ma da qualche mese faccio molta fatica a partecipare a delle liturgie da cui esco più irritata che pacificata (un esempio di irritazione, ma ce ne sarebbero molti altri: un turiferario onnipresente ad ogni messa. Potrei capire l’incenso per caratterizzare qualche occasione speciale, ma se c’è ogni domenica, perde il suo significato, è motivo di distrazione e rompe il ritmo della celebrazione).

Da circa un anno mi interrogavo sul senso del mio impegno e poi c’è stata la messa di sabato 10 novembre. Le frasi di Ludovic, decisamente di disprezzo per i laici, sono state per me rivelatrici. Sono uscita prima della fine della messa, ben decisa a lasciare che questi nuovi preti se la sbroglino senza di me, povera laica, e per di più donna… La Chiesa diocesana non è l’unico luogo in cui è possibile vivere la propria fede e mi rivolgo sempre di più verso comunità nella quali le liturgie mi procurano gioia. Queste comunità, spesso composte di persone anziane, hanno bisogno di sostegno e io mi meraviglio nel constatare che sono i più anziani che hanno meno paura del progresso. Qualche tempo fa, tu avevi affermato con forza nel corso di un’omelia, che il ruolo dei laici non era quello di aiutarti, e io avevo apprezzato… Apprezzavo anche quando padre Chesne, riprendendo una frase di Sant’Agostino, ci diceva: “Sono prete per voi e cristiano per voi”. Sabato eravamo molto lontani da questo atteggiamento.

Sono tornata su quell’episodio perché sicuramente provocherà la reazione di alcuni in parrocchia, ma anche e soprattutto perché è stato per me la goccia che ha fatto traboccare il vaso. È vero che in poche settimane gli episodi negativi si sono moltiplicati. Che dire di quella messa celebrata a Gasny da Julien Palcoux durante la quale non solo Suzanne non ha potuto indossare il camice da chierichetta, ma in cui è stato detto, nel corso dell’omelia, che quando Gesù diceva: “Lasciate che i bambini vengano a me”, voleva dire che ogni donna doveva accogliere tutti i bambini che Dio le donava e che il controllo delle nascite era un peccato gravissimo.

Sono ben lontani da noi quei bei testi del concilio: “È ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo acquistato» (1 Pt 2,9; cfr 2,4-5), ha diritto e dovere in forza del battesimo”(Sacrosanctum Concilium, II, 14), e: “In mezzo a tutti coloro che sono stati rigenerati con le acque del battesimo, i presbiteri sono fratelli (74) membra dello stesso e unico corpo di Cristo, la cui edificazione è compito di tutti (75)”.(Presbyterorum Ordinis, n. 9). Questi eccessi di clericalismo sempre più numerosi sono gravi, non solo perché danno un’immagine di Chiesa che non posso difendere ma perché, a mio avviso, sono prima di tutto un abuso di potere che apre la porta a molte devianze.

Non voglio più essere complice di tutti coloro che rimettono in auge il feudalesimo nella Chiesa. Non sono qui per essere a servizio del clero. Con questa lettera presento le mie dimissioni.

  • Non verrò più alle riunioni del consiglio parrocchiale
  • Non rappresenterò più la parrocchia nelle associazioni di solidarietà
  • Non farò più parte dell’équipe dei funerali
  • Non farò più parte del comitato di redazione del Saint Nicaise (ndr il giornale parrocchiale)
  • Non distribuirò più il Saint Nicaise nelle case di Château sur Epte…

Non sono arrabbiata con nessuno e posso, se tu lo desideri, animare il gruppo designato per la redazione del libretto di pellegrinaggio a Roma, ma il lavoro è abbastanza avanti perché se ne faccia carico qualcun altro. A te decidere. Continuerò a partecipare ai sabati di Berthenonville, che sono frequentati da parrocchiani di diverse diocesi, in maggioranza da quella di Nanterre. Sei libero di sconsigliare a quelli di qui di continuare a parteciparvi, ma sappi che userò discrezione e che nulla di ciò che è detto in questa lettera vi sarà divulgato.

Ecco, ho preferito dirti tutto questo per lettera per maggior precisione e anche perché la mia decisione è senza appello. Fa di questa lettera ciò che vuoi, non mi aspetto risposte riguardo al contenuto. Auguro buona prosecuzione a questa parrocchia. Vi ho fatto dei begli incontri, tra cui quello del suo pastore.

* È personale, questa lettera, ma rispecchia ciò che ormai siamo in tanti, in troppi, a sentire dentro di noi.

Articolo di Danièle Crouzatier* pubblicato su baptises.fr (Francia) il 25 Novembre 2018, libera traduzione di finesettimana.org.