Articoli / Blog | 12 settembre 2018

METRO – Quel rischio di diventare moralisti

La morale è pericolosa. Perché c’è il rischio di diventare moralisti. Quando si evita questo errore, allora la morale diventa un campo di confronto non solo fondamentale per vivere bene, ma anche affascinante. Il modo per essere morali senza essere moralisti è ancorare la morale alla vita, alla propria e a quella degli altri. Questo permette di non fare della morale un idolo, una teoria, che risponda solo come un algoritmo fiscale ai nostri desideri e convincimenti. Quando un padre si arrabbia col figlio perché non obbedisce, non si arrabbia perché non obbedisce ma perché pensa che in quel modo il figlio non sarà felice. Lui vuole che il figlio sia felice ma non di rado “passano le regole e l’amore resta in canna” (Cfr. Una giornata di Susanna). Non di rado i genitori sparano a salve: solo il botto e nessun centro. Solo regole e nessuna felicità. Perché la morale non è il libro dei comandamenti ma della nostra vita che parla della dignità umana. Di quanto è bello essere uomini. Quando parliamo di morale, dovremmo saper far vedere che ogni precetto, ogni indicazione etica, non è un elenco di divieti, non è il dress code della vita ma il percorso che porta l’uomo alla piena realizzazione di sé. Alla felicità piena e vera. Perché la vera morale parte dal fatto che siamo esseri fragili, limitati e che nessuno di noi sa amare sempre e perfettamente tutto e tutti. 

Tratto da Metro