Blog / Rassegna stampa | 07 Luglio 2018

EPolis Bari – Il Rivoluzionario che ama le persone

EPolis Bari è un settimanale gratuito di approfondimenti della città pugliese. In occasione del viaggio che il Papa farà proprio a Bari, è stata pubblicata un’edizione speciale del settimanale, nel quale è pubblicato anche un’articolo che Elvi Manfredi ha scritto dopo avermi intervistato

C’è fermento per l’imminente arrivo di Papa Francesco a Bari. Tanti i suoi sostenitori nel capoluogo pugliese, ma anche alcuni detrattori, che invocano una posizione della Chiesa più tradizionalista. Vedono con sospetto il suo avvicinamento ai divorziati (non si finirà per dar loro anche la Comunione?), agli omosessuali (ho tanti amici omosessuali, ma vengono prima i diritti delle famiglie tradizionali!), ai migranti (questo Papa non parla d’altro, non sarà comunista? fa il politico, non il Papa!). Temi, questi, che sono stati oggetto di dispute non solo sulla stampa tradizionale a suon di libere interpretazioni e di smentite, ma anche sui social e su internet, scatenando una guerra di tweet, post e commenti di ogni genere tra i sostenitori dell’una e dell’altra parte. Proprio dall’Ateneo barese, due anni fa, partì una campagna pro-Begoglio ad opera del docente perugino di Diritto Ecclesiastico Massimo Borghesi, autore del libro Jeorge Mario Bergoglio, una biografia intellettuale. L’autore dichiarò di aver dovuto scrivere il libro quando il livello degli attacchi contro Papa Francesco aveva raggiunto livelli parossistici. Tra i più infervorati e costanti detrattori del Pontefice, sicuramente c’è il giornalista Antonio Socci che lancia l’allarme: … veniamo ai cambiamenti «irreversibili» del bergoglismo. Il più vistoso è la trasformazione della Chiesa – agli occhi della gente – da realtà soprannaturale che conduce alla salvezza eterna ad agenzia umanitaria che professa una religione tutta sociale e politica incentrata sulle migrazioni di massa come Sommo Bene, sull’ecologismo catastrofista e sull’abbraccio acritico con l’ Islam. E ancora:  circolano anche altre idee rivoluzionarie, una delle quali è addirittura l’abolizione dello stesso Stato Vaticano, che permetterebbe al papa argentino di passare alla storia come colui che ha definitivamente spazzato via con un sol colpo la Curia vaticana e il potere temporale della Chiesa. Rivoluzionario: Eugenio Scalfari prima e Antonio Socci dopo lo hanno definito così, ma oltre ad essere osteggiato all’interno della Chiesa più conservatrice, il Pontefice raccoglie critiche anche da chi non lo considera affatto rivoluzionario. Per l’Arcigay, non sono le sue affermazioni tolleranti a fargli meritare un simile appellativo. La pensano così anche alcune ragazze del movimento Non una di Meno di Bari. Le abbiamo interpellate per capire come vedessero l’imminente arrivo a Bari di Papa Francesco, al quale riconoscono tuttavia, una certa attenzione verso la povertà. Non Una di Meno – ci raccontano- è un movimento transfemminista intersezionale che ha avuto origine dalla lotta delle donne argentine contro la violenza e oggi è diffuso in tutto il mondo. Come nodo di Nudm Bari siamo fortemente critiche nei confronti di papa Bergoglio, espressione di un credo religioso che nega alle donne la libertà di autodeterminarsi. Le posizioni di Francesco restano reazionarie: l’equiparazione dell’embrione alla vita umana, l’idea di famiglia e di amore relegata esclusivamente alla relazione uomo-donna, non ha nulla di rivoluzionario ma è espressione del patriarcato maschile, dominante in tutte le religioni monoteistiche. Ancora oggi le donne devono combattere contro l’obiezione di coscienza negli ospedali (l’81% dei medici in Puglia), che di fatto impedisce alle donne di vedere applicata la L.194 che dovrebbe tutelarne il diritto all’interruzione di gravidanza.  Ne parliamo anche con don Mauro Leonardi, un sacerdote dell’Opus dei che, per dirla con Lucia Annunziata, non sembra un sacerdote dell’Opus dei, istituzione considerata, nell’immaginario collettivo, tra le più conservatrici della Chiesa. Invece don Mauro, che ha collaborato con l’Huffington Post, la testata diretta appunto dalla Annunziata, lancia da quelle colonne e dal suo blog Come Gesù, dei messaggi che ci aiutano a riflettere senza pregiudizi. Gli chiediamo se, a suo parere, Francesco possa davvero essere ritenuto un Pontefice rivoluzionario. Certamente lo è – afferma –  come lo sono stati, a modo loro, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Giovanni XXIII e Paolo VI per il Vaticano II, Giovanni Paolo II per aver fatto cadere il Muro di Berlino e Benedetto per la sua rinuncia. Sarà più facile dire in cosa Papa Francesco è stato rivoluzionario quando il suo pontificato sarà terminato. Per ora, possiamo dire che è certamente rivoluzionario il suo sforzo di ridimensionare il ruolo centralizzante di Roma per dare spazio alle periferie. In questo senso è oltremodo significativo che questo importantissimo incontro con gli ortodossi avvenga a Bari e non in Vaticano.  Uno degli scritti di Papa Bergoglio che forse ha fatto maggiormente discutere è l’esortazione apostolica Amoris Laetitia, in particolare per il Capitolo ottavo: … i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente – leggiamo nel documento- devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Ma perché tanto scalpore sull’ Amoris Laetitia? La novità sancita dal Sinodo dei Vescovi del 2015 è grande: è il confessore, o il padre spirituale, che decide caso per caso se dare o meno l’ostia, il sacramento dell’eucaristia ai divorziati risposati. Secondo don Mauro, quello che cambia non è la dottrina ma la pastorale: nell’incontro della confessione, per esempio, si parte dal passo in avanti “possibile” prima che dallo sbaglio da correggere. Per dirla con uno slogan, a Papa Francesco non interessa il cristianesimo ma interessano i cristiani. Soprattutto gli interessa la conversione di sacerdoti, religiosi e di quei laici che erano, già da prima, “cristiani impegnati”: soprattutto a loro Francesco dice di ascoltare il soffio dello Spirito e non la voce di chi dice “facciamo come si è sempre fatto”.  Nella sua carriera di scrittore e giornalista, don Mauro si è occupato di temi attuali e delicati, come con il suo nuovo romanzo Una giornata di Susanna, una donna che vive il fallimento di un matrimonio e di un rapporto clandestino in cui cerca consolazione. Ha intervistato anche personaggi molto discussi come Vladimir Luxuria e Rocco Siffredi, suscitando diverse polemiche. Perché e che idea si è fatto di loro? Separati, divorziati, omosessuali: possono essere parte della Chiesa di Dio?  Si tratta di capire – dice don Mauro- come sta cambiando il senso del bene e del male degli italiani attraverso i personaggi che loro amano o, anche, odiano. In questi colloqui si aprono per i cristiani nuove prospettive su queste persone famose e, da parte loro, si aprono nuovi spiragli su chi siano i sacerdoti e la Chiesa. Posso dire che agli italiani, sotto sotto, non interessano i personaggi ma interessano le persone: cioè quelli che si sforzano, attraverso il loro lavoro, di avere un’autentica personalità, non solo un’immagine. Io, nelle mie interviste, svolgo un percorso che all’inizio è un incontro col personaggio, ma poi diventa il disvelarsi di una persona. Per quanto riguarda la questione dell’appartenenza di queste persone alla Chiesa, la mia risposta è certamente positiva. Se guardiamo al sacramento del battesimo, Rocco Siffredi e Vladimir Luxuria appartengono alla Chiesa non meno di Jorge Mario Bergoglio e Papa Francesco sarebbe orgoglioso di sentirmelo dire. La mamma di Siffredi voleva che Rocco facesse il prete e, Vladimir, quando svelò al suo parroco la sua transessualità, venendo allontanato dalla parrocchia, era il migliore dei chierichetti. In sintesi, direi che siamo davvero tutti in cammino verso la casa del Padre e dobbiamo lasciare che sia Lui, nel Figlio e per lo Spirito Santo, ad attrarci.  Ci chiediamo se e come sia cambiato il suo modo di essere sacerdote dopo papa Bergoglio. L’avvento di Francesco – continua don Mauro – ha spinto a maturazione un processo che lo Spirito Santo aveva già iniziato in me. Direi che la “dimensione pubblica” del mio sacerdozio è stata più visibile da quando c’è lui, ma chi mi conosceva da vicino anche prima del 2013 sa che non sono cambiato perché ho sempre cercato di sottolineare il ruolo della profezia nella Chiesa rispetto a quello dell’istituzione; oppure quello della Grazia e dell’Amore rispetto alla Legge. Questo mio sforzo per arrivare a tutti non solo attraverso la confessione e la celebrazione della Messa ma anche attraverso il talento “da scrittore” che il Signore mi ha dato è semplicemente lo sviluppo organico, la declinazione personale, della mia vocazione all’Opus Dei. Don Matteo Fabbri, vicario regionale della Prelatura in Italia, ha spiegato molto bene in un articolo di pochi giorni fa come, grazie a filiazione divina, lavoro professionale ed amicizia, le persone dell’Opus Dei si debbano sentire particolarmente adatte a costruire ponti piuttosto che ad erigere muri. Ma cosa pensa don Muro dei tanti cristiani che attaccano il Papa, minacciando addirittura lo scisma, come Antoio Socci?  Penso che in realtà le persone che usano questi toni siano pochissime: però sono molto rumorose. Sono molto abili nell’utilizzo dei social network e fanno credere che ci sia una reale resistenza all’operato del Papa. In realtà non è così: l’assoluta stragrande maggioranza dei cattolici capisce perfettamente dove il Romano Pontefice sta portando la Chiesa.
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Ringrazio Elvi Manfredi. Credo possa far piacere conoscere, per completezza, il testo integrale – con le domande della giornalista e le mie risposte – che avevo inviato

– Per lei Francesco è davvero un pontefice rivoluzionario?
– Certamente lo è, come lo sono stati, a modo loro, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Giovanni XXIII e Paolo VI per il Vaticano II, Giovanni Paolo II per aver fatto cadere il Muro di Berlino e Benedetto per la sua rinuncia. Sarà più facile dire in cosa Papa Francesco è stato rivoluzionario quando il suo pontificato sarà terminato. Per ora, possiamo dire che è certamente rivoluzionario il suo sforzo di ridimensionare il ruolo centralizzante di Roma per dare spazio alle periferie. In questo senso è oltremodo significativo che questo importantissimo incontro con gli ortodossi avvenga a Bari e non in Vaticano
– È cambiato il suo modo di essere sacerdote con Papa Francesco e come? In che senso?
– L’avvento di Francesco ha spinto a maturazione un processo che lo Spirito Santo aveva già iniziato in me. Direi che la “dimensione pubblica” del mio sacerdozio è stata più visibile da quando c’è lui, ma chi mi conosceva da vicino anche prima del 2013 sa che non sono cambiato perché ho sempre cercato di sottolineare il ruolo della profezia nella Chiesa rispetto a quello dell’istituzione; oppure quello della Grazia e dell’Amore rispetto alla Legge. Questo mio sforzo per arrivare a tutti non solo attraverso la confessione e la celebrazione della Messa ma anche attraverso il talento “da scrittore” che il Signore mi ha dato è semplicemente lo sviluppo organico, la declinazione personale, della mia vocazione all’Opus Dei. Don Matteo Fabbri, il vicario regionale della Prelatura in Italia, ha spiegato molto bene in un articolo di pochi giorni fa come, grazie a filiazione divina, lavoro professionale ed amicizia, le persone dell’Opus Dei si debbano sentire particolarmente adatte a costruire ponti piuttosto che ad erigere muri
– Perché tanto scalpore sulla Amoris Laetitia?
– Perché cambia molto non la dottrina ma la pastorale, che è regolamentata opportunamente dalle singole Conferenze Episcopali: nell’incontro della confessione, per esempio, si parte dal passo in avanti “possibile” prima che dallo sbaglio da correggere. Per dirla con uno slogan, a Papa Francesco non interessa il cristianesimo ma interessano i cristiani. Soprattutto gli interessa la conversione di sacerdoti, religiosi e di quei laici che erano, già da prima, “cristiani impegnati”: soprattutto a loro Francesco dice di ascoltare il soffio dello Spirito e non la voce di chi dice “facciamo come si è sempre fatto”.
– Lei ha intervistato Luxuria, Siffredi e altri personaggi, suscitando anche polemiche. Perché lo ha fatto? E che idea si è fatto di loro? Separati, divorziati, omosessuali: possono essere parte della Chiesa di Dio? Per loro è cambiato qualcosa con Papa Francesco?
– Queste interviste sono un’idea di Roberto Alessi, l’attuale direttore di Novella 2000 e di Visto, e fanno parte di un progetto editoriale più ampio. Si tratta di indagare come sta cambiando il senso del bene e del male degli italiani attraverso i personaggi che loro amano o, anche, odiano. In questi colloqui si aprono per i cristiani nuove prospettive su queste persone famose e, da parte loro, si aprono nuovi spiragli su chi siano i sacerdoti e la Chiesa. Entrare nel merito della domanda richiederebbe di scrivere ora quel libro che ho in progetto di stendere quest’estate. In sintesi posso dire che agli italiani, sotto sotto, non interessano i personaggi ma interessano le persone: cioè quelli che si sforzano, attraverso il loro lavoro, di avere un’autentica personalità, non solo un’immagine. Io, nelle mie interviste, svolgo un percorso che all’inizio è un incontro col personaggio, ma poi diventa il disvelarsi di una persona. Per quanto riguarda la questione dell’appartenenza di queste persone alla Chiesa, la mia risposta è certamente positiva. Se guardiamo al sacramento del battesimo, Rocco Siffredi e Vladimir Luxuria appartengono alla Chiesa non meno di Jorge Mario Bergoglio e Papa Francesco sarebbe orgoglioso di sentirmelo dire. La mamma di Siffredi voleva che Rocco facesse il prete e, Vladimir, quando svelò al suo parroco la sua transessualità, venendo allontanato dalla parrocchia, era il migliore dei chierichetti. In sintesi, direi che siamo davvero tutti in cammino verso la casa del Padre e dobbiamo lasciare che sia Lui, nel Figlio e per lo Spirito Santo, ad attrarci.
– Tanti cristiani attaccano il Papa, minacciando addirittura lo scisma (penso a Socci). Cosa ne pensa?
– Penso che in realtà le persone che usano questi toni siano pochissime: però sono molto rumorose. Sono molto abili nell’utilizzo dei social network e fanno credere che ci sia una reale resistenza all’operato del Papa. In realtà non è così: l’assoluta stragrande maggioranza dei cattolici capisce perfettamente dove il Romano Pontefice sta portando la Chiesa.