Articoli / Blog | 16 maggio 2018

METRO – I selfie? Sì, ma riavvicinatevi anche

Il Papa si preoccupa dei giovani “virtualizzati”, cioè di quei ragazzi che preferiscono farsi un selfie con lui che stringergli la mano. Ma, attenzione, le sue parole non sono la solita melassa antisocial. Perché, per Bergoglio, toccare il corpo è importante, anzi fondamentale. Agli inizi del suo pontificato, a chi gli raccontava di essersi fermato per strada a dare l’elemosina a un povero, chiedeva: “ma gli hai dato anche la mano?”. E un 3 luglio 2013, festa di quell’apostolo Tommaso che arrivò alla Fede grazie al suo toccare Gesù, diceva che bisogna dare somma importanza al corpo (“al corpo e anche all’anima, ma, sottolineo, al corpo”). Perché l’uomo è uomo solo se incontra, e incontra solo “se va incontro”. In fin dei conti, quindi, il Papa non ce l’ha con chi si fa un selfie ma, anzi, vuole che i social tornino ad essere quello per cui erano nati, ovvero una straordinaria tecnologia per socializzare, per avvicinare: non per allontanarsi dai vicini ma per avvicinarsi ai lontani. E quindi, certo, se quando incontro un amico, invece di stringergli la mano, di baciarlo, di toccarlo, lo “virtualizzo” con un selfie, non sto usando i social secondo la loro vera identità ma per arricchire la mia personale cineteca di un trofeo in più di cui vantarmi con gli amici. Ma il Papa non è un personaggio da collezionare e mettere sotto resina ma un uomo da incontrare per stringergli la mano.

Tratto da Metro