Blog / Luciano Sesta | 05 Maggio 2018

Le Lettere di Luciano Sesta – Inferno (4)| Ci si può dannare liberamente?

Per evitare l’impressione di ingiustizia che scaturisce dall’inflizione di una pena eterna per una colpa temporale, la tradizione precisa che non è Dio a mandare all’inferno, ma è l’uomo stesso che, liberamente, sceglie di stare lontano da Lui. Si aggiunge anche, suggestivamente, che Dio soffre per i suoi figli che lo rifiutano per sempre, ma poiché rispetta la loro libertà, lascia che essi si separino da Lui. Così, quello che nella Scrittura e nel magistero della Chiesa fino al Concilio Vaticano II è stato presentato, prevalentemente, come un giudizio di Dio, e dunque come una sanzione esterna che colpisce l’uomo chiuso nel proprio peccato e nella propria ostinazione, punendolo con l’esclusione dalla beatitudine eterna, nei documenti più recenti del Magistero è presentato come un’«avversione volontaria a Dio» e un’«auto-esclusione», insomma non una punizione divina, ma una «nostra libera scelta» (CCC, nn. 1033 e 1037).

La sottolineatura dell’inferno come “libera scelta” dell’uomo vuole evitare la sgradevole immagine di un Dio severo e inflessibile, che castiga eternamente i suoi figli. Qui sorgono però altre domande, che complicano ulteriormente la coerenza teologica dell’intera dottrina sulla dannazione eterna, non in sé, ma una volta che tale dannazione, a prescindere dalla questione dei demoni, sia considerata già avvenuta o certamente avvenire per qualche essere umano. E infatti: come si può andare liberamente all’inferno? Chi mai sceglierebbe volontariamente la propria infelicità eterna? Io scelgo di rubare e di uccidere, non di rifiutare Dio. Poi mi ritrovo all’inferno, e, quando finalmente capisco davvero quali fossero le conseguenze (eterne) delle mie scelte, non posso più tornare indietro, proprio come nella parabola del ricco Epulone. Questa, però, non è giustizia. È sadismo. E Dio non può essere sadico.

Affinché la mia scelta di X sia una scelta realmente libera, io devo conoscere X. Devo dunque sapere, nel nostro caso, che l’inferno equivale a una «separazione eterna da Dio», e cioè dalla «vita e dalla felicità per le quali [io sono] stato creato e alle quali [aspiro]» (CCC, n. 1033). Scegliere liberamente l’inferno, insomma, significherebbe scegliere liberamente “il pianto e lo stridore di denti” (Mt 22, 13), la propria rovina eterna, il proprio male in quanto è male, non solo in quanto posso vedervi un bene.

Ciò in cui potrei vedere un bene, in realtà, non può essere l’inferno, che è la pena, ma il peccato, che è la colpa, ossia la scelta di un bene finito e limitato, scambiato però per qualcosa di assoluto e unico (il mio ego, il mio potere, la ricchezza, la vanagloria ecc.). L’aspetto negativo dell’inferno, insomma, può solo essere subìto (come pena), mai scelto (come colpa). Proprio per questo, tuttavia, nessuno può davvero scegliere liberamente la propria dannazione. Sarebbe una scelta demoniaca, di cui l’uomo non è capace. Sarebbe scegliere la dannazione per la dannazione, perché è bello dannarsi. Questo contraddice l’antropologia biblica e tutta la tradizione cattolica, dove il peccato stesso esprime non una scelta dell’infelicità, ma una scelta maldestra della felicità. Peccato è “amartia”, cioè “sbaglio di mira”, un cercare la felicità lì dove non c’è.

Se le cose stanno come si è detto, ci troviamo in qualche modo “intrappolati” nella seguente alternativa: o siamo noi a scegliere liberamente la nostra eterna dannazione, ma allora l’inferno non potrà più avere la sua tradizionale natura di pena, che nessuno mai sceglierebbe, oppure non siamo noi a scegliere di dannarci, ma allora l’inferno torna ad avere quell’aspetto di “sanzione esterna” con cui Dio punisce, ingiustamente, una creatura che non avrebbe mai potuto immaginare di averla fatta così tanto grossa.

Questo articolo fa parte della raccolta:

Le Lettere di Luciano Sesta – Inferno (1)| Una (prudente) ipotesi sulla possibile salvezza di tutti
Le Lettere di Luciano Sesta – Inferno (2)| La parabola di Lazzaro e del ricco
Le Lettere di Luciano Sesta – Inferno (3)| Si può rifiutare Dio?
Le Lettere di Luciano Sesta – Inferno (4)| Ci si può dannare liberamente?
Le Lettere di Luciano Sesta – Inferno (5)| Senza inferno tutto è permesso?

Luciano Sesta, sposato e padre di quattro bambini, è docente di Storia e Filosofia nei Licei Statali Insegna Antropologia filosofica e bioetica all’Università di Palermo, ed è stato membro dell’Ufficio della Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Palermo. Ha pubblicato numerosi saggi nell’ambito della teologia morale, della bioetica e dell’etica