Agi – Buoni professionisti della politica: perché l’Italia ne ha bisogno

13 Feb 2018   •   Articoli  •  Blog

Secondo Silvio Berlusconi “l’87 per cento dei grillini non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi, quindi non ha mai lavorato; vivono di politica e fuori dal Parlamento non sanno come campare”. Non so quanto sia vera quest’affermazione ma, se lo è e se i parlamentari cinque stelle diventeranno politici di professione, questa è solo una buona notizia sia per i pentastellati che per l’Italia in quanto condizione imprescindibile perché il nostro paese riparta è che sia guidato da professionisti della politica e non da dilettanti.

Bene ha fatto Burioni a negarsi ad un dibattito sui vaccini avendo davanti un incompetente: “si prenda laurea, specializzazione, dottorato: poi ci confrontiamo”. Quando Berlusconi scese in campo nel ’94 essere un dilettante della politica era un vanto perché significava la netta presa di distanza da tangentopoli ma lui stesso sa benissimo che non affiderebbe il comando di nessuna delle sue aziende a degli incompetenti.

D’altra parte essere persone che sanno solo di politica è la perfetta descrizione di tutti i suoi alleati e collaboratori: da Matteo Salvini a Giorgia Meloni a Maurizio Gasparri. Paolo Gentiloni, pur giornalista, ha sempre e solo fatto il politico e meno male perché si vede. Lo stesso Berlusconi dal 26 gennaio 1994 ad oggi ha solo fatto quello, la politica, e se davvero ama l’Italia non può che augurarsi che da politici di professione venga guidato il partito che raduna un terzo degli italiani. Io sono prete, credo in Dio e so che la Chiesa sopravvive da duemila anni grazie allo Spirito Santo. Ma so anche che, quasi da subito, la Chiesa è stata governata dai preti, cioè da persone che facevano esclusivamente (o quasi) il lavoro “dei preti”.

Perché per far bene le cose bisogna saperle fare e per saperle fare ci vogliono talento, studio, competenza, impegno ma soprattutto tempo e dedizione professionale: se ne ha una conferma in questi anni osservando il fenomeno dei Catholically Correct. Cattolici che vogliono insegnare ai preti quando organizzare ritiri per credenti omosessuali o se quando come e dove amministrare la comunione e confessare trascurando però il piccolo particolare che, essendo laici, non hanno mai confessato nessuno e quindi non sanno di cosa parlano.

Il 14 febbraio 1992, cioè tre giorni prima che Mario Chiesa venisse incarcerato, ovvero che iniziasse “Mani Pulite”, Bettino Craxi, in un convegno a Venezia affermava profeticamente che la questione sociale del secolo sarebbe stata quella dell’immigrazione la cui causa era, ed è, l’enorme disuguaglianza di ricchezza che c’è nel mondo ma tangentopoli rese sterile quella visione e l’Italia che è rimasta al palo ne paga tutt’ora le conseguenze.

Non mi rammarico che quel sistema politico corrotto sia stato spazzato via: mi chiedo però perché dopo quasi 30 anni non sia ancora maturata la capacità di dire “buttiamo l’acqua sporca ma teniamo il bambino”. Fuori di metafora: otteniamo che il Paese sia guidato da eccellenti professionisti della politica che siano persone competenti senza essere ladre. Davvero dire politico bravo e onesto è un ossimoro?

Tratto da Agi