Articoli / Blog | 06 dicembre 2017

METRO – A volte è giusto anche arrendersi

Quando parliamo di biotestamento, tutti ricordiamo la penosa vicenda di Charlie Gard, di una opinione pubblica spaccata in due, di genitori opposti a medici che chiedevano di interrompere cure inutili e dolorose per il bambino. La memoria va agli ultimi istanti di una vita sfortunata fatta a pezzi dai sostenitori della linea dura contro “ogni eutanasia” e i difensori ad oltranza della libertà di scelta. Penso a lui e penso a tutte le persone e le famiglie in queste condizioni e dico che in tema di eutanasia versus accanimento terapeutico non bisognerebbe parlare di fine vita ma di vita e basta, senza fare dei nostri valori, anche belli e giusti, dei vessilli che possano trapassare cuori e vite già sofferenti. La vita è certo un diritto inviolabile ma per i cristiani la vita è tale se sa immischiarsi e contaminarsi con quella dei fratelli. Questo non vuol dire abbracciare un relativismo senza sponde, ma abbracciare la vita del fratello per giungere con lui alla verità. Che per noi cristiani non è un valore ma una Persona. Che ha sofferto fino alla morte ma non per soffrire: per dare vita. Ci sono dei limiti da rispettare sapendo che la verità incarnata non è “bianco o nero”, ma uno sguardo che sa distinguere e sa capire che a volte è giusto alzare le mani e far sì che la morte ci porti via. Come fece Karol Wojtyla che, alla fine, rifiutò l’accanimento terapeutico.

Tratto da Metro