America Magazine – Monsignor McElroy: gli attacchi su padre James Martin mostrano un cancro della Chiesa

24 Set 2017   •   Blog  •  Scritti segnalati dal blog

Federico segnala al blog questo articolo come esempio di chi subisce dai Catholically Correct

Riportiamo la versione tradotta dalla redazione del blog (ci risulta sia la prima traduzione in italiano) di un articolo del Vescovo McElroy che commenta gli attacchi e le critiche che padre James Martin sta ricevendo da parte di alcuni cattolici. Padre James è da anni impegnato per costruire un ponte tra la Chiesa e il mondo LGBT e ha pubblicato recentemente un libro su questo tema. L’articolo è stato pubblicato sulla rivista americana dei gesuiti America Magazine 

Padre James Martin è un autore gesuita che ha trascorso la sua vita a costruire ponti all’interno della Chiesa Cattolica e tra la Chiesa e il mondo esterno. È riuscito in maniera molto efficace a portare il messaggio del vangelo alla generazione dei “Millenials“.
Quando consideriamo la distanza che esiste tra i giovani e la Chiesa negli Stati Uniti è evidente come, per il futuro della Chiesa, non ci sia un compito “missionario” più impegnativo di quello che padre Martin ha perseguito con passione in questi ultimi vent’anni. Davvero possiamo dire che siano pochi uomini che hanno portato avanti questa missione con più cuore, capacità e preghiera di quanto abbia fatto lui. 

L’anno scorso, padre Martin ha intrapreso un progetto “evangelico” particolarmente pericoloso e difficile: costruire un ponte tra la Chiesa e la comunità LGBT negli Stati Uniti. Padre Martin ha capito subito che le questioni teologiche legate al tema dell’omosessualità costituivano l’elemento più delicato della vita della Chiesa nella cultura degli USA.
È stato questo che locha spronato a scrivere il libro Costruire un ponte: come la Chiesa cattolica e la comunità LGBT possono entrare in una relazione di rispetto, compassione e sensibilità.

Padre Martin dice che Gesù Cristo e la sua Chiesa devono cercare di abbracciare pienamente uomini e donne della comunità LGBT, e per farlo nel suo libro utilizza sia una metodologia in completa assonanza con l’insegnamento cattolico, sia la Scrittura, sia il ricco patrimonio pastorale della Chiesa. Egli non nasconde la difficoltà di questo abbraccio ma non nasconde neanche “l’obbligo” che ha la Chiesa nel stabilire un dialogo più profondo con questa realtà.

Costruire un ponte è un libro serio e qualsiasi opera di questo tipo porta a critiche sostanziali e dialoghi costruttivi. Questo è ancora più vero con un tema complesso come il rapporto della comunità LGBT con la Chiesa. Molte analisi sulle argomentazioni di Padre Martin hanno evidenziato importanti problemi (è vero, questi quesiti non hanno risposte facili) ma hanno evidenziato anche che nella realtà il dialogo deve sempre procedere sia nel rispetto che nella verità.
Ma accanto a questa critica legittima e corretta del libro di Padre Martin è nata, sia nei giornali cattolici che nei social, una campagna per condannarlo, per distruggere il suo lavoro, per etichettarlo come poco ortodosso, per distruggere la sua persona e per annientare le idee e il dialogo che ha avviato. Questa campagna di distorsione deve essere affrontata per quello che è. E lo si deve fare non solo per amore verso padre Martin, ma soprattutto perché questo cancro di “falsificazione” sta penetrando nella vita istituzionale della Chiesa. Per fare un esempio, molte istituzioni importanti hanno “cancellato” padre Martin come relatore in alcuni seminari.

L’attacco concertato sul lavoro di padre Martin è stato guidato da tre impulsi: l’omofobia, una distorsione della teologia morale cattolica fondamentale e un attacco velato contro Papa Francesco e la sua campagna contro il “voler sentenziare” e “il giudicare” che sta operando nella Chiesa.

Gli attacchi contro Costruire un ponte sono firmati da fanatici all’interno della Chiesa e della cultura degli Stati Uniti contro i membri della comunità LGBT. Le persone che lanciano questi attacchi ritraggono la riconciliazione della Chiesa e della comunità LGBT non come un obiettivo degno ma come grave minaccia culturale, religiosa e familiare. L’attività sessuale gay non è vista come un peccato tra gli altri ma come particolarmente grave al punto che le persone LGBT dovrebbero essere completamente escluse dalla “famiglia” Chiesa. Il linguaggio e le etichette vengono distribuiti regolarmente e strategicamente. I problemi complessi dell’orientamento sessuale e del suo discernimento nella vita dell’individuo vengono ridicolizzati. 

L’impegno per la costruzione di questo ponte deve essere un allarme per la comunità cattolica a guardarsi dentro ed eliminare il fanatismo contro la comunità LGBT. Se non lo facciamo, costruiremo un muro tra la Chiesa e gli uomini, le donne e le famiglie LGBT. E, ancor più importante, costruiremo un crescente limite tra la Chiesa e il nostro Dio.

Il secondo impulso corrosivo della campagna contro la costruzione di ponti parte da una distorsione della teologia morale cattolica. L’obiettivo della vita morale cattolica è quello di modellare la nostra vita a quella di Gesù Cristo. Dobbiamo modellare il nostro cuore e “l’esterno” partendo dalle virtù della fede, dell’amore, della speranza, della misericordia, della compassione, dell’integrità, del sacrificio, della preghiera, dell’umiltà, della prudenza, e tutte le altre. Una di queste virtù è la castità. La castità è una virtù molto importante della vita morale cristiana, perché il discepolo è obbligato a limitare l’attività sessuale all’interno del matrimonio.

Ma la castità non è la virtù centrale della vita morale cristiana. La nostra chiamata centrale è amare il Signore nostro Dio con tutto il nostro cuore e amare il prossimo come noi stessi. Molte volte le nostre discussioni nella vita della Chiesa suggeriscono che la castità abbia un ruolo singolarmente potente nel determinare il nostro carattere morale o il nostro rapporto con Dio. Ma non è così.

Questa distorsione della nostra fede paralizza molte delle nostre discussioni sulla sessualità in generale e, in particolare, sull’omosessualità. Il prisma travolgente attraverso il quale dobbiamo esaminare la nostra vita morale è che tutti siamo chiamati a vivere le virtù di Cristo. Coloro che sottolineano l’incompatibilità tra gay o lesbiche e la Chiesa ignorano la natura multidimensionale della vita cristiana delle virtù o la peccaminosità di tutti.

Il terzo impulso dietro la campagna contro la costruzione di questo ponte deriva dal rifiuto della teologia pastorale che Papa Francesco ha portato nel cuore della Chiesa. Per quanto riguarda la questione dell’omosessualità, in particolare, molti di quelli che attaccano Padre Martin semplicemente non possono perdonare il Santo Padre per aver pronunciato quella frase storica: “Chi sono io per giudicare?”.

La controversia su Costruire un ponte è veramente un dibattito valido se siamo disposti a bandire il “sentenzialismo” dalla vita della Chiesa. Papa Francesco ci continua a ricordare che il Signore invocava incessantemente i discepoli a respingere la tentazione di giudicare gli altri, proprio perché è un peccato così facile per tutti noi così dannoso per la vita della Chiesa.

Lo spazio che divide la comunità LGTB e la Chiesa non è creato solamente dalle proprie posizioni. È un golfo creato dal giudizio, spesso da entrambi i lati. Questo è il vero punto di partenza per un dialogo tra la Chiesa Cattolica e la comunità LGTB negli Stati Uniti oggi. Padre Martin dovrebbe essere ringraziato per aver indicato questa realtà, non evitata.

Alcuni link presenti nel testo originale
Le critiche del Card. Sarah
Cardinale Cupich di Chicago: dire Gay, lesbiche e LGBT è un passo verso il rispetto

La versione originale in inglese

Father James Martin is a distinguished Jesuit author who has spent his life building bridges within the Catholic Church and between the church and the wider world. He has been particularly effective in bringing the Gospel message to the millennial generation. When we survey the vast gulf that exists between young adults and the church in the United States, it is clear that there could be no more compelling missionary outreach for the future of Catholicism than the terrain that Father Martin has passionately and eloquently pursued over the past two decades. There are few evangelizers who have engaged that terrain with more heart and skill and devotion.

Last year Father Martin undertook a particularly perilous project in this work of evangelization: building bridges between the church and the L.G.B.T. community in the United States. He entered it knowing that the theological issues pertaining to homosexuality constituted perhaps the most volatile element of ecclesial life in U.S. culture.

It was this very volatility that spurred Father Martin to write his new book Building a Bridge: How the Catholic Church and the L.G.B.T. Community Can Enter into a Relationship of Respect, Compassion and Sensitivity. Using a methodology that is fully consonant with Catholic teaching, employing Scripture, the rich pastoral heritage of the church and an unadulterated realism that makes clear both the difficulty and the imperative for establishing deeper dialogue, Father Martin opens a door for proclaiming that Jesus Christ and his church seek to embrace fully and immediately men and women in the L.G.B.T. community.

Building a Bridge is a serious book, and any such work invites substantive criticism and dialogue. This is particularly true with a complex subject like the relationship of the L.G.B.T. community and the church. Many analyses of Father Martin’s arguments have pointed to important problems that do not have easy answers and to the reality that dialogue must always proceed both in respect and in truth.

But alongside this legitimate and substantive criticism of Father Martin’s book, there has arisen both in Catholic journals and on social media a campaign to vilify Father Martin, to distort his work, to label him heterodox, to assassinate his personal character and to annihilate both the ideas and the dialogue that he has initiated.

This campaign of distortion must be challenged and exposed for what it is—not primarily for Father Martin’s sake but because this cancer of vilification is seeping into the institutional life of the church. Already, several major institutions have canceled Father Martin as a speaker. Faced with intense external pressures, these institutions have bought peace, but in doing so they have acceded to and reinforced a tactic and objectives that are deeply injurious to Catholic culture in the United States and to the church’s pastoral care for members of the L.G.B.T. communities.

The concerted attack on Father Martin’s work has been driven by three impulses: homophobia, a distortion of fundamental Catholic moral theology and a veiled attack on Pope Francis and his campaign against judgmentalism in the church.

The attacks on Building a Bridge tap into long-standing bigotry within the church and U.S. culture against members of the L.G.B.T. community. The persons launching these attacks portray the reconciliation of the church and the L.G.B.T. community not as a worthy goal but as a grave cultural, religious and familial threat. Gay sexual activity is seen not as one sin among others but as uniquely debased to the point that L.G.B.T. persons are to be effectively excluded from the family of the church. Pejorative language and labels are deployed regularly and strategically. The complex issues of sexual orientation and its discernment in the life of the individual are dismissed and ridiculed.

[Related: Cardinal Sarah offers critique of L.G.B.T. book, Father James Martin responds]

The coordinated attack on Building a Bridge must be a wake-up call for the Catholic community to look inward and purge itself of bigotry against the L.G.B.T. community. If we do not, we will build a gulf between the church and L.G.B.T. men and women and their families. Even more important, we will build an increasing gulf between the church and our God. 

The second corrosive impulse of the campaign against Building a Bridgeflows from a distortion of Catholic moral theology. The goal of the Catholic moral life is to pattern our lives after that of Jesus Christ. We must model our interior and exterior selves on the virtues of faith, love, hope, mercy, compassion, integrity, sacrifice, prayerfulness, humility, prudence and more. One of these virtues is chastity. Chastity is a very important virtue of the Christian moral life. The disciple is obligated to confine genital sexual activity to marriage.

But chastity is not the central virtue in the Christian moral life. Our central call is to love the Lord our God with all our heart and to love our neighbor as ourselves. Many times, our discussions in the life of the church suggest that chastity has a singularly powerful role in determining our moral character or our relationship with God. It does not.

This distortion of our faith cripples many of our discussions of sexuality in general and homosexuality in particular. The overwhelming prism through which we should look at our moral lives is that we are all called to live out the virtues of Christ; we all succeed magnificently at some and fail at others. Those who emphasize the incompatibility of gay men or lesbian women living meaningfully within the church are ignoring the multidimensional nature of the Christian life of virtue or the sinfulness of us all or both.

The third impulse behind the campaign against Building a Bridge arises from a rejection of the pastoral theology that Pope Francis has brought into the heart of the church. Regarding the issue of homosexuality, in particular, many of those attacking Father Martin simply cannot forgive the Holy Father for uttering that historic phrase on the plane: “Who am I to judge?” The controversy over Building a Bridge is really a debate about whether we are willing to banish judgmentalism from the life of the church. Pope Francis continually reminds us that the Lord unceasingly called the disciples to reject the temptation to judge others, precisely because it is a sin so easy for us all to fall into and one so injurious to the life of the church.

The gulf between the L.G.B.T. community and the church is not primarily based on orientation; it is a gulf created by judgmentalism on both sides. That is the real starting point for a dialogue between the Catholic Church and the L.G.B.T. community in the United States today. Father Martin should be thanked for pointing to this reality, not shunned.

Tratto da America Magazine

  • Onda

    Grazie Federico,questa campagna denigratoria contro padre Martin da parte dei chatholically correct ,mostra chiaramente l intento di distruggere il lavoro di costruire ponti tra la Chiesa e la comunità LGBT,anche @don Mauro che cerca di creare un dialogo costruttivo e rispettoso con il mondo gay ,viene anche da noi ripetutamente criticato, considerato blasfemo.Purtroppo tante persone usano la religione cattolica per esprimere la loro omofobia,usano la Bibbia come arma dei loro pregiudizi verso le persone LGBT.Sono invece certa che Gesu,cosi come fa Padre Martin,avrebbe accolto queste persone, senza giudicare,senza lapidare.

  • AcquaChiara

    Non si può restare immobili e bloccati sui pregiudizi.Siamo una Chiesa di fratelli in Cristo? Siamo per costruire la pace ? Siamo coloro che vogliono la pace nel mondo intero? Siamo una Chiesa in uscita per andare incontro e accogliere anche chi è diverso da noi? Il nostro “Eccomi “,la nostra risposta e disponibilità deve essere autentica altrimenti siamo solo dei farisei ipocriti.

  • Iris

    È di poco fa la notizia di un lettera “non di accusa”,si dice, sulle sette eresie di Francesco contenute in Amoris letitia. Nessun pontefice,nessuno,ha ricevuto un simile trattamento! E menomale che sono persone preoccupate del bene della Chiesa. Forse non hanno poi tutta questa fiducia nell’azione dello Spiritom

  • AcquaChiara

    Hai ragione si manca di fiducia,ma non siamo tutti uguali

  • Marco Tirone

    Credi ci siano vari aspetti della predicazione di Fr Martin quantomeno ambigui, per non dire problematici. Credo, spero, che questo si possa dire senza essere accusati di omofobia o fanatismo religioso.

  • Nuccio Gambacorta

    Quello che molti conservatori e tradizionalisti non capiscono è che qui nessuno (nè Papa Francesco, nè padre Martin) sta istigando al “peccato” ma casomai si rivalutano i concetti di Misericordia e compassione da sempre insiti nel messaggio evangelico e in molte parabole di Gesù. Chi mette al primo posto la “legge” e le strutture non ha capito niente del Cristianesimo, ma proprio niente ! Seppur la chiesa necessita di un ordinamento sociale e di un certa organizzazione strutturata secondo alcuni cànoni, queste cose non devono mai prevalere a tal punto da perdere di vista la dimensione UMANA della chiesa stessa che per sua natura dev’essere MADRE e non autorità. Come può l’atteggiamento AMOREVOLE di Francesco e di padre Martin essere scambiato per comportamento distruttivo e tacciato addirittura di eresia ? Tutto ciò è paradossale. Laddove c’è spirito guerrafondaio allora lì ci sta l’eretico e anche il demoniaco. La Santa Inquisizione insegna.