Blog / Don Sergio Fumagalli | 07 Luglio 2017

Le Lettere di don Sergio – L’eros nell’amore coniugale

Nell’ambito di una corretta antropologia, che non separa sentimenti, emozioni e piacere dal vero bene della persona, ma che li armonizza ed integra reciprocamente attraverso l’educazione e l’autocontrollo, vediamo come anche l’eros, amore appassionato e piacevole, non sia in contrasto con l’amore coniugale:

“[…] Dio stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature. Quando la si coltiva e si evita che manchi di controllo, è per impedire che si verifichi «l’impoverimento di un valore autentico». San Giovanni Paolo II ha respinto l’idea che l’insegnamento della Chiesa porti a «una negazione del valore del sesso umano» o che semplicemente lo tolleri «per la necessità stessa della procreazione». Il bisogno sessuale degli sposi non è oggetto di disprezzo e «non si tratta in alcun modo di mettere in questione quel bisogno». A coloro che temono che con l’educazione delle passioni e della sessualità si pregiudichi la spontaneità dell’amore sessuato, san Giovanni Paolo II rispondeva che l’essere umano è «chiamato alla piena e matura spontaneità dei rapporti», che «è il graduale frutto del discernimento degli impulsi del proprio cuore». È qualcosa che si conquista, dal momento che ogni essere umano «deve con perseveranza e coerenza imparare che cosa è il significato del corpo». La sessualità non è una risorsa per gratificare o intrattenere, dal momento che è un linguaggio interpersonale dove l’altro è preso sul serio, con il suo sacro e inviolabile valore. In tal modo «il cuore umano diviene partecipe, per così dire, di un’altra spontaneità». In questo contesto, l’erotismo appare come manifestazione specificamente umana della sessualità. In esso si può ritrovare «il significato sponsale del corpo e l’autentica dignità del dono». Nelle sue catechesi sulla teologia del corpo umano, san Giovanni Paolo II ha insegnato che la corporeità sessuata «è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione», ma possiede «la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono». L’erotismo più sano, sebbene sia unito a una ricerca di piacere, presuppone lo stupore, e perciò può umanizzare gli impulsi.” (150,151)

Questi due punti di Amoris Laetitia mostrano da una parte la bellezza della spontaneità e della passione nel rapporto coniugale, ma dall’altra richiamano ad un’educazione che non perda mai di vista il significato intrinseco dei gesti del corpo, che non possono essere assunti come finzione a cui viene tolto il significato proprio. Per questo viene ribadito, tra l’altro, l’insegnamento di non separabilità del valore unitivo da quello procreativo, che in questo punto è solo accennato, ma in altri è ribadito esplicitamente.

“Pertanto, in nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore come un male permesso o come un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi. Trattandosi di una passione sublimata dall’amore che ammira la dignità dell’altro, diventa una «piena e limpidissima affermazione d’amore» che ci mostra di quali meraviglie è capace il cuore umano, e così per un momento «si percepisce che l’esistenza umana è stata un successo».” (152)

Come è ribadito spesso nelle Catechesi di san Giovanni Paolo II, che in questi punti sono richiamate, la dimensione corporea dei gesti ha un significato proprio, che arricchisce, con le emozioni ed i sentimenti, il gesto stesso, che è pienamente umano sotto tutti i punti di vista, perché libero, volontario, consapevole, piacevole e appagante per entrambi.

Riguardo alla dimensione procreativa, ricordo che l’insegnamento della Chiesa non la impone come necessaria positivamente ed attualmente in ogni atto coniugale, ma di “non escluderla volontariamente” con mezzi contraccettivi, pertanto laddove mancasse una fecondità naturale, non per questo sarebbe necessario astenersi dai rapporti coniugali.