Blog / Don Sergio Fumagalli | 05 Maggio 2017

Le Lettere di don Sergio – L’uscita dalla gnosi

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato della gnosi radicale permissiva come ultima evoluzione del marxismo. Penso che siano state già commentate queste sue caratteristiche: la negazione della verità, perché questa gnosi si auto-presenta come agnostica e relativista; la negazione della natura, perché vede la natura in opposizione alla libertà e quindi pretende di superarne i limiti attraverso la tecnologia scientifica; la negazione della religione, perché rifiuta la Rivelazione trascendente, equiparandola ad un mito irrazionale.

Ci restano da analizzare un po’ più in dettaglio le ultime due negazioni: quelle della libertà e della morale, che la qualificano come totalitarismo mascherato.

Riguardo alla prima, questa gnosi propugna la concezione “scientista” che, in quanto materialista e riduzionista, ritiene che dietro ogni desiderio non si nascondano altro che forze cieche della stessa natura materiale, per cui la libertà viene ridotta a “indeterminazione soggettiva” e, in conseguenza di questa riduzione, la morale è a sua volta ridotta al sentimento soggettivo di felicità e di piacere nel compiere un’azione, senza alcuna relazione con la Verità ed il Bene.

L’uomo verrebbe allora consegnato ad una democrazia senza senso: la società democratica non sarebbe altro che un grande conflitto di interessi particolari, disciplinati dall’unica regola della maggioranza numerica, soggetta a sua volta alle manipolazioni della menzogna efficace della comunicazione mediatica, controllata dai gruppi di potere. L’unico nemico di questa idilliaca società sarebbe costituito solo da coloro che pensano invece di poter lottare con libertà (come capacità spirituale di autodeterminarsi) per cercare e difendere la scoperta di una verità e di un bene comuni a tutti.

Infatti per i nuovi gnostici, parlare di verità equivarrebbe a cadere automaticamente in una dipendenza autoritaria, poiché non concepiscono che si possa avere rispetto della coscienza degli altri. Mentre il bene comune non sarebbe altro che il compromesso tra desideri privati, essendo prigionieri della «logica del sospetto», che proietta il male sempre al di fuori di sé, negli altri, visti come concorrenti. Inoltre, per una morale soggettivista, un “fine di piacere o di ricerca di felicità futura” renderebbe giustificabile qualsiasi azione intermedia.

Si deve riconoscere che il processo di secolarizzazione degli ultimi secoli ha avuto anche aspetti positivi: l’abbandono di un modello teocratico, la desacralizzazione della politica, la distinzione tra legge morale e legge positiva, il riconoscimento del pluralismo e della relativa autonomia dei fini temporali della società. Le stesse rivalutazioni della ragione e della scienza possono essere utilizzate con profitto anche all’interno della scienza teologica. Però molti cristiani non si accorgono che, per il pensiero gnostico progressista, la secolarizzazione va ben al di là degli aspetti positivi elencati sopra, e dichiara: la proclamazione di un’auto-rivelazione ed un’auto-redenzione, l’assoluta indipendenza da Dio, la completa autonomia della politica dalla morale, l’imposizione al cristiano di rinunciare alla verità e smettere di cercare di far riconoscere come ragionevoli determinati comportamenti morali fondati anche sulla propria fede; inoltre, l’imposizione di una revisione del cristianesimo in senso riduzionista e razionalista. Evidentemente questo equivarrebbe ad accettare una società che nega i diritti più basilari della persona e la fine del cristianesimo.

Il punto di partenza per uscire dalla mentalità gnostica è quello di rifiutare sia il quietismo falsamente tollerante di chi pensa che non esista la verità, sia il relativismo nella conoscenza e nella morale, per riconoscere invece il valore della verità, come necessario fondamento per qualsiasi comunicazione e relazione tra gli uomini; inoltre si deve riscoprire il senso autentico dell’umiltà, sia come adesione ad una verità che ci si offre, per quanto difficile o scomoda da accettare, sia come riconoscimento che ciascuno di noi, debole e soggetto al peccato originale, ha la possibilità concreta di compiere il male; per questo non ha senso pretendere di avere il “diritto” alla felicità, poiché questa è solo un traguardo da conseguire con sforzo virtuoso (e, per il cristiano, con l’aiuto della grazia).

Infine, il valore della libertà personale si deve fondare sul riconoscimento della dignità di ogni persona, che possiede questa qualità spirituale di auto-determinazione ed è chiamata a svolgere responsabilmente il suo ruolo nel mondo; per questo la democrazia non può fondarsi sul relativismo e sul mero conflitto numerico tra volontà inconciliabili, ma deve fondarsi sul riconoscimento di valori umani comuni, il primo dei quali è il rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona; e questi valori umani comuni devono essere difesi di fronte ad espressioni arbitrarie di libertinismo (falsamente spacciato come libertà).

Per concludere riporto queste frasi di Papa Francesco (Manila, 16.1.2015):

”Stiamo attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche. Esistono colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia. Non nascono dal sogno, dalla preghiera, dall’incontro con Dio, dalla missione che Dio ci dà, vengono da fuori e per questo dico che sono colonizzazioni. Non perdiamo la libertà della missione che Dio ci dà, la missione della famiglia. E così come i nostri popoli, in un momento della loro storia, arrivarono alla maturità di dire “no” a qualsiasi colonizzazione politica, come famiglie dobbiamo essere molto molto sagaci, molto abili, molto forti, per dire “no” a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia, e chiedere a san Giuseppe, che è amico dell’Angelo, che ci mandi l’ispirazione di sapere quando possiamo dire “sì” e quando dobbiamo dire “no”. […] Mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà, altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana. Queste sono le colonizzazioni ideologiche. La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita.”

Don Sergio Fumagalli è nato nel 1957 ed è diventato presbitero il 21 maggio 2005. Attualmente è vicario nella Parrocchia di San Giovanni Battista in Collatino a Roma. Ha un suo sito

Ricordo che anche per “L’angolo del teologo” vale ciò che vale per ogni Lettera, e cioè che l’autore è l’unico responsabile di quanto ha scritto.