
7 luglio – In ginocchio
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione. Mt 9, 18-26
Umiltà che riconosce la verità del Dio fattosi uomo per la nostra salvezza: il primo esempio è un uomo potente che si prostra davanti a Gesù. Si mette in ginocchio perché crede di avere di fronte a sé il signore della vita che potrà resuscitare la figlia. Il secondo esempio è una donna che non parla ma pensa. Pensa e desidera toccare anche solo un lembo del mantello di Cristo. Non osa parlare perché è fiaccata dalla malattia e dalla vergogna, dall’esclusione. E per quella fede muta ma intensissima viene salvata.
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