
6 giugno – Amarti è donarmi
In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». Gv 17, 20-26
Gesù chiede a noi se lo amiamo e, se guardiamo la sua vita, capiamo subito che amare è donare la propria vita. Mi ami? E sentiamo la vertigine di dover rinunciare a noi stessi per dare frutto, per donarci al Signore e custodire i fratelli che incontriamo nel nostro cammino. Mi ami? E capiamo che povertà non vuol dire solo non essere schiavi delle ricchezze materiali, ma essere umili di cuore e poveri nello spirito, pronti a svuotarci di noi per riempirci della Sua presenza. Pronti a camminare dietro di Lui, subito, ogni qual volta sentiamo risuonare in noi quel “seguimi”.
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