Blog / Lettere | 22 Febbraio 2014

Le Lettere di Paolo Pugni – Sicurtà vo’ cercando ch’è sì cara

Io per primo. Son permaloso e lo dico qui. Lo sapete già. Ma siccome sto per versare alcool sulle ferite, e brucia e fa male, lo anticipo onde evitare fuoco amico e nemico.
Io per primo.
Mi danno fastidio i commenti che considero acidi, e inaciditi (c’è differenza), le reazioni di sbieco, le aggressioni negli anfratti bui e unti del blog, le scartavetrate che testimoniano più l’amor proprio che quello altrui: e lo so che mi piace –a me, proprio a me- farne uso spesso io me medesimo. Che scartavetro e salto su e brucio e spezzo e taglio.
Pure, con preoccupazione noto che la temperatura si alza, il filo s’assottiglia, e tutti –quasi tutti, via- c’abbiamo dentro questo tarlo che
– o mi dai ragione, e piena e subito e senza condizioni,
– o mi girano le eliche e quel che ne consegue.
Si legge poco, si ascolta meno, si scrive molto: compulsivamente, senza neanche aver finito di leggere il post, in preda ad un furore che non è zeia ormé (qeia orme con qualche accento che mi sono perso), il sacro fuoco divino, ma bieco livore indotto da una presunta lesa maestà. La mia ovviamente.
Così va a finire, e questo è un pericolo, che mi creo il mio bar, una ciste nel web dove trovo spazio per parlare solo con chi la pensa alla virgola come me, sovrapponibili, congruenti, senza sbavature, così possiamo cantarcela e suonarcela ad libitum.
Ma come si fa oggi a dialogare?
Come ritornare alle origini?
Ora una tesi ce l’ho e ci vorrebbero giorni a spiegarla, anche se provo ora a ridurla 140 caratteri o giù di lì: che siamo tutti figli dell’individualismo, lo respiriamo, lo assorbiamo per osmosi, e cerchiamo –dovendo vivere da soli- quella solidità sicura e rassicurante che noi abbiamo ragione.
Come già scrissi giudichiamo il mondo non più attraverso valori, ma attraverso dolori: i nostri. E siccome non ci fa piacere sapere di aver sbagliato nella vita, quello che abbiamo fatto diventa giusto in sé, e per la proprietà transitiva della superbia, se tu lo proponi come errore sei un bastardo e a ben vedere lo sei già perché hai fatto una scelta diversa dalla mia.
Sei sposato e felice? Io non ho avuto questa fortuna, magari anche per mia scelta? Ecco, lo vedi che sei un prevaricatore, che mi sbatti addosso la tua fedeltà brandendola come una mazza? Come osi dire che la famiglia e l’amore sono per sempre? Come osi avere un amore per sempre?
Ora le idee si possono discutere, se ne ragiona, le si smonta e rimonta, le si lima, le si accantona. Ma la vita…
Come facciamo ad accogliere senza rinunciare a noi stessi? Come abbracciare senza togliersi di dosso –non sguainare, si noti bene- quello che siamo, quello in cui crediamo, quello che amiamo?
Come si fa a farlo in rete?
Come si fa ad evitare che ci si ritagli addosso una comunità di cloni del pensiero?
Come si fa a non reagire brusco e ruvido e arrogante, come ho visto succedere spesso e di recente anche qui sul forum?
Io per primo.

Paolo Pugni

Paolo Pugni

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