Blog | 02 Gennaio 2012

UN CELIBATO “SOLO UMANO” HA SENSO O LA VITA VALE SOLO PER CHI SI SPOSA? (cap. 1)

Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa? Se così fosse
il celibato sarebbe solo un “non sposarsi”? una non scelta di cui si può essere vittima e che sarebbe da assorbire il meglio possibile? Prima di esaminare il significato del celibato per amore di Cristo – cosa che faremo in un’altra Discussione-, è necessario chiedersi se è possibile pensare a una vita celibe che ha senso, almeno un po’, anche senza Cristo. E mi pongo questa domanda rimanendo nell’alveo di una concezione religiosa e morale dell’uomo, perché sono convinto che questi aspetti facciano integralmente parte di un corretto umanesimo. Pertanto ciò significa che il celibato di cui sto parlando non è semplicemente di chi «non è sposato» ma di chi, non essendo sposato, rinuncia anche all’uso della sessualità. (cfr Come Gesù p. 61) A volte i tre termini di verginità, celibato e castità vengono presi come sinonimi ma non lo sono, anche se hanno parti di senso sovrapponibili. Verginità significa “inesperienza” dell’atto sessuale. Celibato significa non essere sposati (quindi ci possono essere persone celibi che non sono vergini e che hanno una vita sessuale attiva, ma quando nella nostra Discussione parleremo di celibi intenderemo persone non sposate e che, per questo motivo, non hanno rapporti sessuali). Castità significa vivere la sessualità in modo consono al proprio stato: “Vi è la castità di coloro che sentono il destarsi della pubertà, la castità di coloro che si avviano al matrimonio, la castità di chi è chiamato da Dio al celibato, la castità di chi è già stato scelto da Dio per vivere nel matrimonio”. (E’ Gesù che passa n. 25)
La mia tesi è che il celibato possa essere una scelta positiva anche di per sé. Tutti conosciamo il celibato per il regno dei cieli ma Gesù – come avviene per il matrimonio – in genere porta a un piano soprannaturale qualcosa che è già di per sé naturalmente buono. Per questo penso che il celibato abbia qualcosa di unico da dire all’uomo, anche all’uomo che non conosce Cristo (cfr Come Gesù p. 63). Penso che la vita di Cristo a Nazaret getti una luce particolare su alcune caratteristiche del celibato. Nella Palestina di duemila anni fa, la scelta di Gesù di rimanere celibe, se la consideriamo soltanto nei trent’anni di vita nascosta, doveva certamente apparire misteriosa. In Occidente, oggi come oggi, che un trentenne non sia ancora sposato e abiti con la madre vedova, non desta particolare meraviglia ma duemila anni fa in Palestina non era così. Il non prendere moglie di Cristo, poteva sembrare ai suoi contemporanei una scelta senza senso, anzi era qualcosa che non favoriva i piani di Dio poiché secondo molti studiosi il popolo d’Israele sapeva che il Messia sarebbe stato un figlio di Israele (cfr J. Gnilka, Gesù di Nazareth, p. 226). È importante mettere in luce questa incomprensibilità della condizione di Gesù, perché in essa c’è buona parte di quel senso del celibato che sto cercando. Proprio a questo proposito alcuni pensano che la sgradevole espressione «eunuco» che Gesù adopera nel Vangelo (cfr Mt 19, 12) sia una sorta di «replica» rivolta da Cristo stesso verso chi ironizzava su di Lui  perché non era sposato (cfr Gnilka, Gesù di Nazareth, p. 227). (Come Gesù, pp 100-101)
Se si accetta questa tesi il senso della famosa espressione di Gesù “Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre; e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e vi sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli” (Mt 19,12) diventa “ci sono celibi che sono nati così dal grembo della madre; e ce ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ce sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli”. Cioè ci sono persone che pur avendo una perfetta integrità fisica e psicologica (quindi che non sono “eunuchi” in senso letterale) hanno la loro vocazione umana nell’essere celibi (“sono così fin dal grembo materno…”). Altri sono resi tali dagli uomini non solo in senso “fisico” ma soprattutto per scelte di altri. Penso con particolare tenerezza a coloro che vivono il celibato avendolo subito. (…). C’è chi avrebbe voluto sposarsi ma non ha avuto la fortuna di trovare la persona giusta; oppure, peggio, l’ha incontrata ma per mille ragioni non è stato possibile sposarla. Includo anche una schiera di cristiani purtroppo non piccola, costituita da quei mariti e da quelle mogli che subiscono l’abbandono del coniuge. A volte sono persone di un infinito eroismo, umile e nascosto, che Cristo unisce a sé in un modo del tutto inatteso e che li apre al mistero. Anche per loro è importante una prospettiva di vita non solo degna ma anche piena. (Come Gesù, pp. 18-19).
A questa categoria appartengono quegli uomini e quelle donne che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate. 
Infine ci sono persone che vivono il celibato per il regno dei cieli. A questo gruppo appartengono i religiosi, i sacerdoti, e quei laici che vivono il celibato per amore di Cristo (è l’argomento del mio libro “Come Gesù”).

219 risposte a “UN CELIBATO “SOLO UMANO” HA SENSO O LA VITA VALE SOLO PER CHI SI SPOSA? (cap. 1)”

  1. Mauro Leonardi ha detto:

    Copio qui il commento lasciato da Anonimo nella sezione 07 “Piccolo catechismo” il giorno 1.1.12 alle ore 21.39

    Anonimo ha detto…
    Leggendo queste indicazioni dottrinali,ho avvertito un senso di immensa inadeguatezza e disorientamento. Vi sono infatti indicazioni alcune bellissime, ma che a me sembrano pressochè irraggiungibili, altre di cui sto riscoprendo la difficile bellezza ma ancora lontane dalla mia quotidianità oppure per sempre perdute ( e per queste non mi rimane che il rimpianto),altre infine che non capisco.Il mio più che un commento è …il racconto di una vita. Della mia vita. La mia identità rimarrà anonima. Per delicatezza verso chi è coinvolto con me in questa storia. Mi sento come la donna che non ebbe altro da donare a Gesù che le sue lacrime per lavarGli i piedi. Che i suoi capelli per asciugali. Con questo spirito inizio a raccontare. La scelta del celibato ha anche sfiorato la mia mente…Ma ci ha pensato la vita a farmi capire duramente che quella non era la strada per me. Non ho vissuto a verginità nel fidanzamento. Forse perchè non mi amavo abbastanza. Forse perchè ero anche circondata da tante persone di “chiesa” che …Bhè diciamo solo che predicavano bene ( e com’erano inflessibili nelle prediche!) e razzolavano molto male ( lo dico con tristezza, non con rabbia, non più)…Non posso tornare indietro. Ho sbagliato anche io. Non cerco scuse nel comportamento degli altri. In fondo stava a me dire “no”. Non ne ho avuto la forza. Mi rimane solo un grande rimpianto. La consapevolezza di aver perso per sempre qualcosa di grande e prezioso e forse…Anche lì c’è la radice delle difficoltà che poi ha vissuto il mio matrimonio. Posso dire, in coscienza,però, di aver vissuto un amore casto. Di donazione totale: dove il rapporto fisico è stato sempre visto davvero come un atto sacro. Infatti ci siamo sposati. Abbiamo vissuto 7 anni di grande Amore. E Amicizia. Superando difficoltà e problemi di salute, lavorativi, economici. Poi…Per problemi vari il mio coniuge ha avuto problemi sul lavoro. è seguita una grave depressione. Mi ha allontanato. Ci siamo allontanati. Io mi sono chiuso nella solitudine schiacciata dalle responsabilità quotidiane che dovevo affrontare senza il suo aiuto.Ho anche avuto diverse tentazioni. Ho resistito. Per quasi due anni ci siamo praticamente ignorati. Da tutti i punti di vista anche quello fisico. Siamo stati ad un passo dalla rottura. Io ho pensato anche di rivolgermi ad avvocato rotale. Credo che ci fossero gli elementi. Forse alcuni restano tutt’ora. Non importa. Ho deciso di Amare. Nonostante tutto. Oltre tutto. Con la volontà. Con la preghiera. Ignorando le ferite ancora aperte. Avvicinandomi anche se…Non ne avevo proprio voglia, perchè mi aveva fatto del male, lasciandomi nella solitudine.

  2. Mauro Leonardi ha detto:

    Copio qui il commento lasciato da Anonimo nella sezione 07 “Piccolo catechismo” il giorno 1.1.12 alle ore 21.58

    (continua precedente) – Decido di riprendere in mano la mia storia d’amore. La mia vocazione. la mia promessa a Dio di formare una Famiglia per Sempre. Capisco che fedeltà non vuol dire solo “non tradire”, ma Amare, anche quando tutto sembra perduto. Lo faccio. Lo sto facendo, Ci sto provando con tutte le mieforza. Le cose migliorano un pò anche se ci sono ancora giorni neri. Anche se la depressione ancora non è scomparsa. Anche se a volte faccio tanta fatica a rinnovare il mio “sì”. Cerco di pregare, meglio che posso. Per ora non possiamo avere altri figli e per me è un grosso sacrifico. Perchè lo vorrei tanto. Come segno di “rinascita”, di fiducia e amore incondizionati. Ma ora non si può. Usiamo metodi anticoncezionali. Sì. Perchè dopo due anni di lontananza totale…Vivere la nostra intimità (anche fisica)è un passo indispensabile per ricostruire il nostro rapporto.Il che esclude la continenza periodica. E per quanto ne so non esistono metodi “naturali” altrettanto efficaci. Ripeto che per me, la momentanea “non apertura” ad una nuova vita è un doloroso ma necessario sacrificio, Certo non un capriccio. E qui, lo dico con umiltà, non riesco a capire l’indicazione 2370. Lo dico veramente con umiltà. E un pò di smarrimento. perchè voglio far parte di questa Chiesa. E non voglio mentire a nessuno. Soprattutto non a Lui. So di aver commesso tanti errori. Ma cerco il Suo Amore. non cerco scuse o giustificazioni per la mia vita, ma vorrei solo trovare un modo per renderla più aderente alla Sua Volontà. Perchè anche io possa sentire in cuor mio il calore consolante di quella frase…”Nessuno ti ha condannata ? Anche io non ti condanno. Va E non peccare più.”

  3. Carmen ha detto:

    A proposito di celibato, vorrei raccontare la vita di una delle persone più eccezionali che io abbia conosciuto: nata agli inizi del secolo scorso, prima di 8 fratelli di una famiglia contadina e molto povera, a 12 anni andò a lavorare a casa di mia nonna e la aiutò a tirar su le sue figlie e poi durante la guerra i figli di mia zia (mitico in famiglia il racconto della sua assistenza alla nascita in casa di un mio cugino, perché l’ostetrica non arrivava per i bombardamenti); dopo la guerra visse con mia nonna assistendola fino alla morte, nel 1968, poi continuò a dare occasionalmente una mano a mia madre e a venire in vacanza con noi. Per noi era come la nonna che non avevamo più. Fin dall’inizio aveva dato una mano con il suo stipendio (presumo non eccelso) ai suoi genitori e ai fratelli, soprattutto aiutò una sorella rimasta vedova di guerra con un bambino neonato a farlo crescere e studiare. Sempre dopo la guerra, fu la fondatrice di un’Associazione che sostiene i Missionari del PIME con la preghiera e la collaborazione economica, era amica di molti missionari con cui era in stretto contatto (se andate sul sito del PIME alla pagina delle Madrine, è citata) e ricevette la Croce Pro Pontifice et Ecclesia per la sua attività. Se le chiedevamo perché non si era sposata, rispondeva che non ci aveva mai pensato, a me da ragazzina dava l’idea della persona con una tale ricchezza di affetti, dalla nostra famiglia, dalla sua e per il sostegno alle Missioni da non averne sentito il bisogno. Certo la sua vita ha avuto una fecondità nelle piccole e nelle grandi situazioni in cui si è trovata davvero invidiabile!

  4. Mauro Leonardi ha detto:

    Grazie Carmen. Il tuo racconto è proprio commovente e centra perfettamente uno dei filoni che andrebbero sviluppati dalla Discussione. Credo che si possano trovare tante storie come quelle che descrivi. Soprattutto pensando a gente impegnata in professioni altamente caratterizzate dal servizio: insegnanti, infermiere, badanti… ma non solo.
    Esiste lo sterminato panorama di persone cui il matrimonio è andato in frantumi e che soffrono la grandissima povertà culturale di doversi risposare “per forza”, perché è l’unica strada per una vita riuscita….

  5. Mauro Leonardi ha detto:

    Riporto qui dalla sezione 01

    Un carissimo amico, che per ora vuole rimanere anonimo, mi propone una serie di argomenti di Discussione che a me paiono entusiasmanti. SI tratta di un’importante personalità nel campo del marketing. Lo dico perché alcune delle sue affermazioni toccano quest’ambito e è diverso sapere che vengono da una persona particolarmente competente.
    Il suo punto di vista è quello del laico.
    Tenete presente che usa il termine Castità un po’ come sinonimo di verginità/celibato.
    Sarei molto contento se quanto afferma venisse quotato o da interventi sul blog (in questa sezione) e sul mio profilo di facebook. Gra

  6. Mauro Leonardi ha detto:

    Riporto qui dalla sezione 01

    Semantica della castità.
    La parola casto diviene simile alla parola castrato, esprime un concetto tra l’imbecillità e l’impotenza, con un alto valore intrinseco di ipocrisia. Casti si può essere solo se si è privi di possibilità sessuale.
    Mitologia della potenza sessuale. Una sezione di Discussioni che potrebbe essere molto ricca. Il sesso come espressione di valore. Il tradizionale machismo italiano tra emancipazione femminile e Viagra. La “fucosità”, il mito dell’uomo fuco come valore compatibile col cristianesimo. Il caso Berlusconi (non in senso politico ma erotico)

  7. Mauro Leonardi ha detto:

    Riporto qui dalla sezione 01

    Hollywood la casta meretrice.
    Vi siete accorti che negli ultimi anni sono sempre di meno i film “scandalo” di Hollywood? Di sesso si parla sempre di più, si discetta di qualsiasi perversione sessuale ma il sesso non si vede
    Perché Hollywood parla sempre di sesso ma non è mai pornografica? Sembrò prendere la via del soft porno di un erotismo sempre più accentuato, ma potremmo dire Hollywood come casta meretrice. Fino agli anni 90 il film era “mostrare”. Si andava al cinema per “vedere” e quindi ogni volta ci si spingeva un po’ più in là nel vedere qualcosa di più nel “proibito” mondo del sesso. Ma dopo internet…

  8. Mauro Leonardi ha detto:

    Riporto qui dalla sezione 01

    La castità come disvalore.
    Il conoscere, nel senso di “provare” diventa il mito fondante della società. Apparentemente è l’Ulisse, il bisogno di sapere, ma in realtà è il bisogno di provare emozione, qualsiasi emozione.

  9. Mauro Leonardi ha detto:

    Riporto dalla sezione 01

    Vivere al servizio dei sensi
    Una Discussione in cui tenersi lontano dal moralismo, ma fondamentale per capire cosa conta tra gli uomini, cosa ci fa agire, ma soprattutto cosa ci viene indicato come “quello che si deve fare” quello che filosoficamente conta per essere uomini.

  10. Mauro Leonardi ha detto:

    Riporto dalla sezione 01

    B. ha detto…
    Gli argomenti di discussione dell’amico esperto di marketing per me sono molto interessanti, in particolare quello su pornografia e innamoramento, avete presente Carrie Breadshaw di “sex and the city”?

  11. Mauro Leonardi ha detto:

    Copio dalla sezione 01

    Leopoldo Louis Quanilli ha detto…
    vorrei parlare di questi video

    Prima Parte
    http://materialegrezzo.blogspot.com/2009/05/la-castita-e-appassionante.html

    Seconda Parte
    http://materialegrezzo.blogspot.com/2009/05/castita-2.html

  12. eli galli ha detto:

    Mi sono venute in mente mille cose da dire, su tutti gli argomenti e su ogni parola: brutto segno. Meglio aspettare e pregarci/pensarci sopra. Inizio con una. “…la vita vale solo per chi si sposa?”. Ci pensavo. Ma la vita vale solo per il fine? Vale solo per quello che realizza? No, secondo me, la vita vale per come inizia. E’un dono: posso cambiare tutto della mia vita ma non posso riniziarla,ridarmela nuova.E’un dono d’amore:nasce buona, nasce con un Dna d’amante. Se fosse degna una vita “per il fine” non basterebbe neanche essere sposati si dovrebbe essere sposati “bene”, cioè un matrimonio sacramento che brilla da lontano.”Tanta fatica” e “pregare come posso”: brava anonimo, mi piace proprio tanto quello che hai scritto.

  13. Carmen ha detto:

    In ogni caso, non considererei il matrimonio “un fine”, il fine è vedere Dio perché abbiamo fatto la Sua volontà in questa vita. Il matrimonio è una delle strade per arrivarci, per questo chi è sposato deve sforzarsi per essere “sposato bene, con una matrimonio sacramento che brilla da lontano”, come dice Eli. Con fatica, molte volte senza riuscirci e dovendo ricominciare ogni giorno, così come succede a quelli per cui Dio ha voluto altre strade, ma è questo il bello della vita, che è un dono da utilizzare al meglio!

  14. Mauro Leonardi ha detto:

    Un problema che bisogna avere il coraggio di mettere in luce quando si parla di celibato, è quello della vita sessuale. In Come Gesù, a pag. 66, scrivo: “Un noto regista ha affermato in un’intervista che, nel campo della sessualità, la verginità è l’unica vera perversione”. Come forse qualcuno avrà capito il noto regista era Tinto Brass e l’intervista datava a tanti anni fa, forse venti. Nella sua assurdità però questa affermazione dice sfacciatamente quello che molti pensano. Che nella vita ci debba essere sesso come accade per le altre funzioni fisiologiche. E’ chiaro che la questione “celibato” è molto più ampia dell’aspetto sessuale che contiene tuttavia pone una domanda: ha senso una vita nella quale, da adesso in poi, si decida di fare a meno del sesso?

  15. Carmen ha detto:

    Ma il sesso è una funzione fisiologica come le altre? Troviamo le differenze 1. Non è indispensabile per la sopravvivenza della persona…..

  16. Paola Baratta ha detto:

    Nella sua sfacciata volgarità e nella sua totale mancanza di rispetto per la Libertà umana (che poi questi signori , la libertà la predicano e la chiedono sempre a gran voce e a sproposito!) Tinto Brass dice una cosa quasi vera. Ossia l’astinenza da rapporti sessuali non è “naturale”. Voglio dire che biologicamente il corpo umano è “progettato” per procreare attraverso l’attività sessuale alla quale sono preposti, infatti, precisi organi maschili e femminili. Si badi però che “naturale” non è sinonimo di bello e buono: questa è una conclusione affrettata in cui molti cadono (però poi non viene loro in mente di rinunciare al riscaldamento perchè non è “naturale”)! Se avessero ragione questi “naturalisti” …per caso, dovremmo concludere che siccome la “natura” ci rende pronti biologicamente ad avere rapporti tra gli 11 e i 14 anni, dovrebbe essere un “bene” necessariamente e per tutti cominciare una vita sessuale a quell’età…è evidente che questa è un’idiozia bella e buona! Sicuramente però rinunciare all’attività sessuale è una “forzatura” rispetto al nostro essere biologico/animale. Ma l’uomo non è animale e basta!!!! Quella parte c’è e non va negata. Credo che chi abbraccia la vita di celibato debba ben riflettere su quella parte di sè. L’Uomo, tuttavia, trascende da sempre la sua istintualità. Altrimenti la Cappella Sistina non sarebbe mai stata creata perchè certamente non risponde a bisogni fisiologici. Risponde ad altri Bisogni però! Come la musica, l’arte, la letteratura, la riflessione filosofica, la religione..Tutto quello insomma che ci rende unici… Uomini ( e non bestie con buona pace di Tinto Brass)In questo panorama ha valore una vita verginale e di celibato? Intanto si deve tener presente che la Verginità da sempre, nel Mito (non solo nel cattolicesimo, quindi, ma nel bacino di verità universali comuni a tutto il genere umano) è un valore positivo. Quindi…La risposta è…. Certamente sì, se questa vita verginale e di celibato viene vissuta nella totale donazione agli altri. La scelta della verginità e del celibato ha un valore in sè (indipendentemente dal credo religioso): richiede sicuramente un impegno particolare. Una scelta consapevole. E non è una strada aperta a tutti. Come non lo è il matrimonio. Come non lo è il sacerdozio. Credo che l’unico ingrediente che dia a questa scelta un Valore grande (Unico) è che mentre la scelta del sacerdozio, del matrimonio, del fidanzamento etc, implica obblighi “ufficiali” (seppur presi in libertà), quella del celibato si contraddistingue per una particolare gratuità e responsabilità: non ci sono articoli del Codice civile che regolamentino la gratuità nel donarsi agli altri, nè “comandamenti” in senso stretto. Libero/a da legami particolari con chicchesia, il celibe si dona a tutti e in questa “donazione universale” trova la sua piena realizzazione. Il rapporto sessuale(ovviamente inteso nel suo senso più nobile e non dongiovannesco)in questa prospettiva sarebbe certamente una limitazione. Perchè se mi dono a uno/a non posso essere “di tutti”.Non posso essere “Come Gesù”. E la vertigine di tutto questo è che la misura della sequela di chi prende questa strada, non essendo regolamentata da alcun sacramento o segno esteriore di vincolo…Sta tutta nel rapporto tra il singolo e la sua coscienza. Per chi crede..Tra il singolo e Dio. Come S. Giovanni sul grembo di Gesù. Bello…

  17. labeo ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  18. labeo ha detto:

    Io vorrei nel dettaglio riferirmi alla castità prematrimoniale. Secondo me ci si deve innanzitutto chiedere se rinunciare alla sessualità può dare qualcosa di bello, vero e buono. Innanzittutto capire dunque perchè la castità conviene. Poi credo sia un drammatico problema una volta visto il bene, riuscire a non fare il male. Diventa incredibilmente vero quanto diceva Paolo quando affermava “bona videor mala sequor”. Tante volte -e credo sia molto facile in ambito sessuale in cui è coinvolto un istinto che in sè e buono, essendo male solo l’uso che di esso si fa-, nonostante si vorrebbe essere casti, si cade. E dunque possibile, a fronte della constatazione della propria drammatica debolezza, farcela solo con le proprie forze o la castità è un dono da chiedere a Colui che tutto può? E se è un dono, non si rischia, nel chiederlo, di adagiarsi nell’attesa? Spero di essere stato chiaro.
    saluti

  19. B. ha detto:

    Dopo aver parlato con due mie amiche vi butto là quelle che mi sembrano le principali obiezioni al non fare sesso, che in parte condivido, più la loro storia, posto senza rileggere perchè devo andare:

    – ti manca un pezzo fondamentale per la comprensione dell’esistenza, c’era un cantante che per descrivere il primo amore diceva “ci sembrava di avere trovato la chiave segreta del mondo”… il punto è proprio questo, se non fai
    sesso e non t’innamori (meglio se di un amore tragico, da romanzo o da film, in cui ti fai più male che puoi) non avrai mai la chiave dell’esistenza. Se vuoi arrivarci vicino devi collezionare una serie di storie d’amore, fare esperienza, così puoi anche fare i dovuti confronti, sia per quel che riguarda il sesso che per il resto.

    – non puoi giudicare una relazione se non ne vivi anche l’aspetto sessuale, come esempio (scusatemi se lo troverete volgare) scena di un telefilm: quattro amiche al bar, una rivela alle altre di non essere ancora andata a letto con l’uomo che sposerà a breve, un’altra replica: “tesoro, non puoi comprare una macchina senza prima averla provata” o qualcosa del genere… sono sicura tra l’altro che se la stessa scena si ripetesse tra me e alcune mie amiche la risposta sarebbe molto simile.
    Non puoi conoscere del tutto una persona, quindi decidere di passarci il resto della tua vita, se non l’hai conosciuta anche da un punto di vista più intimo, è un modo per conoscersi.

    – Se due persone fanno sesso con consapevolezza non è necessario che ci si prenda un impegno per tutta la vita, va bene finchè ti fa stare bene.

    Amica1:

    Bo, non so che dirti, i miei sono separati, mio padre è ginecologo… (Ride e arrossisce).
    Una cosa però te la posso dire: Io do valore al fatto di perdere la verginità quando sei sicura di quello che stai facendo, lo fai ma in quel momento ti senti bene e non: lo faccio perché lo devo fare e sono rimasta l’ultima.
    Do molta più importanza ad avere nel mio percorso di crescita al mio fianco delle persone che mi vogliono bene, di poter condividere queste esperienze con i miei genitori o con delle amiche con cui sto istaurando un rapporto (come in questo momento con te)… io non credo nella chiesa e non credo che sarà la castità ad aprirmi il regno dei cieli, ma mi sento a posto, mi sento bene in questo momento.
    Io per esempio ai miei genitori posso dire tranquillamente tutto, i miei sanno del mio rapporto con il mio ragazzo, anche se sono separati mi hanno voluto bene lo stesso (anche se prima litigavano sempre).
    Adesso non vorrei mai che i miei tornassero insieme: sono felici con altre due persone e io mi sono pure affezionata a loro, non sono sposati ma non mi pare che faccia differenza

    Non so se siamo andate fuori tema… Proprio sulla verginità posso dirti che io per esempio ero una di quelle che volevano togliersela a tutti i costi, perchè ero rimasta l’ultima, ma anche quando sono capitate delle occasioni ho
    avuto la maturità e la fermezza di dire di no perché non era il momento e in cuor mio lo sapevo. Poi quando è stato il momento, con il mio attuale ragazzo, l’ho fatto ed ero serena e a mio agio, l’ho capito che era il mio momento.

    Tuttora sto con questo ragazzo che amo e spero di passare con lui tutto il tempo che mi resta (sposati o meno), poi quello che sarà sarà.
    Preferisco, o magari mi è più facile, credere in quello che ho vissuto.
    Guarda che sono diventata tutta rossa a parlare di queste cose!!

  20. B. ha detto:

    segue

    Amica 2:

    Io a 22 anni ancora non ho ancora combinato niente te lo dico sinceramente, però se dovessi incontrare una persona per cui provo un forte sentimento lo farei: è un modo per dimostrare quanto gli voglio bene.
    IO: ma lo faresti anche per crescere tu, per fare esperienza?
    LEI: no no, solo per fargli capire quanto gli voglio bene… poi se incontrassi uno che vuole aspettare il matrimonio lo rispetterei, anche se (ride) mi verrebbe il dubbio di piacergli veramente…
    Ho avuto una grossa occasione per farlo, con lui l’avrei fatto, ma ho rifiutato perchè lui non voleva mettersi il preservativo… ero innamorata cotta, persa proprio, e lui mi aveva fatto sentire a mio agio.

    Io invece non mi sono imbarazzata per niente, e poi dovrei essere la più imbarazzata perchè non l’ho ancora fatto, poi tu (alla nostra amica) ne parli sempre, ci sei abituata, anche con tua padre… per mio padre invece il sesso è un argomento tabù… cioè se dovesse sapere che faccio sesso…

  21. Ilaria ha detto:

    Io non penso che vivere castamente il fidanzamento significhi rinunciare alla propria sessualità!
    Cerco di spiegarmi meglio: un conto è il sesso, dato puramente biologico inscritto nel 23′ cromosoma di ciascuna delle mie cellule (dalla punta dei capelli, all’iride dei miei occhi, alla pelle dell’ombelico; con buona pace di chi predica l’esistenza di 5 sessi). Un conto sono i rapporti sessuali: da una parte atto fisiologico che permette la continuazione della specie, ma dall’altra momento di unione totale di due persone (totale significa che uno ci dovrebbe mettere anima e corpo, ma qui non mi dilungo). Un’altra cosa ancora invece è la mia sessualità: che non può essere ridotta solo ai rapporti sessuali! Si esprime nel modo in cui parlo, in cui so ascoltare, in cui mi commuove un film o una canzone, in cui mi muovo, in cui cammino, in cui mi passo la mano tra i capelli, in cui abbasso lo sguardo di fronte a una persona che mi mette a disagio, nella mia calligrafia, nella mia voce! E sì, si esprime anche in che cosa provo quando il mio ragazzo mi abbraccia o mi fissa negli occhi, nella pressione che mi sale e nel desiderio di essere tutto per lui. Mica per niente si dice “sfera della sessualità”.
    Detto questo spero si capisca che rinunciare ai rapporti sessuali può essere giusto in alcune situazioni e sbagliato in altre, ma in ogni caso non toglie nulla alla totalità della perona (insomma, bisognerebbe dire che una ragazzina di 11 anni è incompleta?); viceversa rinunciare alla propria sessulità, oltre che essere impossibile, sì che svilisce la persona e le toglie qualcosa!
    Detto questo la domanda è: un uomo che per qualsivoglia motivo sceglie di non avere rapporti sessuali svilisce la propria personalità, perde qualcosa? Sulla base di quanto detto prima, io direi di no.
    Anzi io direi che tendenzialmente si arricchisce: la persona che fa questa scelta in maniera sana non la fa in genere fine a se stessa, ma perchè questa è la via per mantenere un cuore libero e aperto.
    Adesso non vorrei che sembrasse una lezioncina di catechismo, perchè tutto questo lo vedo ogni giorno su me stessa: io che ho scelto di vivere castamente il rapporto con il mio ragazzo lo faccio perchè so che altrimenti sarei veramente annebbiata. Questo è difficilissimo da spiegare, e vorrei davvero trovare le parole adatte: insomma il fatto di non avere rapporti sessuali con lui fa sì che, sia nei momenti d’intimità che in ogni altro momento della nostra storia, io abbia sempre chiaro che questa persona che amo pazzamente non mi appartiene, che è Altro da me. So che lo sposerei domani, so che lo seguirei in capo al mondo, so che voglio passare il resto della mia vita a fare il tifo per lui, so cosa mi piace e cosa mi infastidisce, so come reagirgli, ma lui non è mio! Insomma, io sto imparando a plasmare la mia sessualità su di lui e su di noi,e tutto questo forse culminerà con il matrimonio, intesa coma la donazione totale. Se io adesso avessi rapporti sessuali con lui, so per certo che tutti i miei sforzi per imparare a conoscerlo e a farmi conoscere sarebbero messi in un angolo, non mi sembrerebbero più importanti, perchè avrei già l’impressione di essere nella pienezza. Smetterei di cercare chi è lui veramente, perchè mi sembrerebbe di avere già tutto. Io, e sto parlando per me, so che solo così potrò avere la certezza di sceglierlo un giorno come mio sposo con occhi veramente limpidi. D’altra parte non mi sono mai andati giù i fidanzamenti eterni! Oh, spero di aver reso l’idea…
    Detto questo, è vero: siamo deboli! Però non si può nemmeno indossare un burqa e uscire sempre in compagnia di una zia zitella. Se uno ha chiaro il valore della casitià ci prova, ci mette tutta la prudenza che può. E se poi si cade pazienza, si riparte! L’importante è non pensare che fatta la frittata non ci sia più speranza di ricominciare una storia ancora più bella e forte, e mi sembre che in questa discussione ci sia una storia meravigliora al riguardo:)

  22. eli galli ha detto:

    Salve, pensavo che non solo per il sesso ma per tante altre cose nella vita , cose altissime e cose quotidiane, noi non viviamo solo di esperienza. Mi spiego:io non conosco solo cio’ che ho provato. Anzi certe cose hanno bisogno di distanza tra me e loro, hanno bisogno di una mediazione perchè io le conosca. Io la castità non la conoscevo, ma l’ho capita quando ho conosciuto una persona casta. Poi mi ci sono avvicinata e ho provato a viverla io la castità. La verginità pure l’ho conosciuta e l’ho capita, come valore (il termine non è il massimo ma non me ne viene un altro) quando non potevo più viverla. Però, nuovamente, la mediazione di altre vite mi ha fatto capire quello che con l’esperienza non era stato possibile capire, o non ero stata capace io. Forse la mancanza di sessualità,(“mai” e “per sempre” nel celibato), in una vita è una questione di fiducia…se tu vivi così e sei bello/a,pieno/a,felice,normale,e questa vita sussurra qualcosa pure a me, perchè non fidarmi semplicemente di te, di voi? Della vostra esperienza? Ma perchè solo il sesso deve essere un’esperienza, l’Esperienza? Una vita da celibe come la stiamo intendendo con il libro di Don Mauro, non è un’esperienza? Grazie

  23. Lidia ha detto:

    Mah, a me sembra che non ci sia tanto da parlar su…certo, se si parla con Tinto Brass sì, ma con le persone normali non ci sono dubbi che ogni vita umana ha senso, vissuta con o senza sesso.
    Semmai il problema non è “avere senso” o meno, piuttosto “può una vita essere felice e normale senza sesso”?
    A questa domanda, secondo me, non c’è astrazione che tenga: l’unica risposta è nelle vite, felici e normali, di chi, per motivi vari, vive senza avere rapporti sessuali.
    Infatti, nell’astratto troppe sarebbero le ragioni pro e contro…

  24. Mauro Leonardi ha detto:

    B. hai un bellissimo modo di scrivere (spero di non far ingelosire Lidia, Eli e Ilaria, e Labeo…). Anche l’idea dell’Amica 1 e Amica 2 è molto diretta e carina. E te lo dico senza aver capito chi sei…

    Anch’ io penso che oggi come oggi il vero punto sia quello dell’esperienza, o dell’inesperienza, come dicono le tue amiche. Io ho scritto tutto un paragrafo di Come Gesù dal titolo “1.11 La verginità. L’inesperienza come valore”. Ne riporto un pezzettino: “UN noto regista ha affermato in un’intervista che, nel campo della sessualità, la verginità è l’unica vera perversione. È strana questa affermazione, perché la verginità è
    certamente naturale: è indiscutibile, tutti nasciamo vergini. Ovviamente il noto regista non se la prende con il fatto che un bambino di due anni sia vergine, ma che a un certo momento della vita un uomo o una donna che ancora non hanno mai avuto nessuna esperienza sessuale, decidano liberamente di rinunciare a quell’esperienza per tutta la vita. (…) «Non puoi rinunciare a qualcosa che non conosci». Sottesa a essa c’è la convinzione che una scelta, per essere libera deve avvenire tra alternative ugualmente esperite, (…) io do importanza alla verginità in quanto inesperienza. Il punto è che per riuscire a dire che la verginità è un valore, bisogna avere il coraggio di affermare che anche l’inesperienza può essere un valore. Ovviamente questa affermazione va fatta con equilibrio.”

    Insomma tanti puntini e tante parti saltate. Spero di far venire voglia di leggere il libro e spero che tanti altri scrivano bene come B. e le sue amiche per raccontare le loro scelte di verginità (non importa se mantenute o meno). Tanto ci difende l’anonimato…

  25. B. =) ha detto:

    Sembra anche a me che il problema principale sia quello dell’esperienza, non so se sia dovuto al fatto che sono una persona che vive in un’epoca in cui più o meno si dice: conoscere vuol dire provare, se non conosci non puoi giudicare. Che ci piaccia o no tutti quelli che vivono il loro tempo vivono anche nel modo di pensare del loro tempo, nel modo di porsi rispetto alle cose del loro tempo, anche se non per forza nei valori (almeno questo è quello che succede a me); quindi io mi trovo a considerare l’esperienza praticamente come la fonte principale e più attendibile delle cose che ho scoperto e scopro crescendo. Anche mantenendo questo schema però è sorto un dubbio, di cui ha parlato anche Eli, ovvero: se perdi la verginità non puoi fare esperienza di una vita vissuta interamente da vergine, anche in questo caso “non sai cosa ti perdi”… (Ops, logica inconfutabile, anche se c’è qualcosa che non mi convince, ma forse è solo che non si sente dire troppo spesso che non sai che ti perdi a NON FARE qualcosa) quindi il valore dell’inesperienza (considerando sempre l’esperienza come la fonte privilegiata della conoscenza) sta proprio nell’esperienza dell’inesperienza… Non voglio fare equilibrismi, solo che questa cosa mi dà da pensare.

  26. Carmen ha detto:

    E siamo ricaduti nel problema della libertà, ovvero, libertà è poter fare tutte le scelte possibili? No, anche solo perchè alcune sono alternative e in alcuni casi non è che una possibilità è buona e l’altra cattiva, spesso sono strade diverse per un obiettivo comune. D’altra parte, se io rinuncio alla sessualità per tutta la vita per amore a Dio, o temporaneamente, perchè ritengo che mi porti a vivere meglio un rapporto di amore nel matrimonio futuro, rinuncio proprio a farne esperienza e quindi a conoscerla fino in fondo. Peraltro Ilaria ci dice che rinunciare all’esperienza della sessualità le permette di conoscere meglio il suo ragazzo (che è l’obiettivo principale del fidanzamento, conoscersi per decidere di amarsi e quindi scegliersi per sempre…oppure scegliere di no), quindi ci sono anche conoscenze alternative tra loro. Mi è piaciuta l’idea della sessualità che “annebbia” la conoscenza profonda della persona, lo trovo molto vero. Così come mi ha colpito molto in “Come Gesù” (non fatemi cercare la pagina precisa, vi prego!) l’idea che nella prima fase dell’innamoramento uno non è del tutto libero,proprio perchè nell’altro vede tutto rosa (nel libro è espresso meglio, ovviamente)ed è trascinato dalla passione.

  27. labeo ha detto:

    Eppure conosco molte coppie che hanno avuto rapporti prematrimoniali e sono sposati da anni. Rilancio così la domanda… La castità è davvero una questione di fede (la chiesa mi dice che devo farlo per non fare peccato)e che riguarda solo il credente il quale si fida di Santa Madre chiesa e obbedisce acriticamente oppure è una condizione che mi educa ad amare l’altro per quello che è e riguarda tutti, anche chi non ha la fede? Ma se è una condizione che AIUTA, ma non essenziale (e tale mi sembra sia alla luce dell’osservazione di chi non ha vissuto la castità ma è felicemente sposato), come si concilia con la previsione di un peccato sempre e comunque?

  28. Anonymous ha detto:

    CIAO B. Ho letto le storie delle amiche e il tuo post sull’importanza dell’esperienza. Eppure a me viene in mente che nella mia vita le maggiori dimostrazioni d’amore le ho date e ricevute con la rinuncia. Io sono convinto che sia ancor più importante come dimostrazione d’amore quella di chi dice: no, non vengo a letto con te perchè ti amo. Questo si lo leggerei come amore.. se invece fosse il contario, come afferma una delle due amiche che hai citato, mi rimarebbe il dubbio che la bimba non sappia amare.
    Ma tornando al tema principale e cioè se esiste un celibato sul piano naturale e non solo su quello religoso soprannaturale, mi pare che sia evidente di si. Tutti conosciamo persone (vedi la tata sopra citata) che hanno scelto la vita celibe senza però essere mosse da una chiamata religiosa. Però mi chiedo una cosa: come mai sono sempre donne questi esempi di vita celibe? e poi perchè in metà dei casi quando ci si presenta una di queste vite ci passa per la testa che forse se facesse un po’ di sesso sarebbe un bene per l’umanità?

  29. Carmen ha detto:

    Per Iabeo, secondo me dipende dal fatto che Dio non ci “fissa” nel peccato, ma ci perdona e ci dà la grazia per ricominciare, quindi da un male oggettivo può venir fuori molto bene, perchè mi pento, riprovo, ricomincio, probabilmente ri-sbaglio, ma imparo dai miei errori e ricomincio il giro. Non è un’ipocrisia, è la condizione dell’uomo ed è una benedizione, perché posso aver cominciato male, oppure aver sbagliato strada a un certo punto, ma poi recupero, il Vangelo è pieno di storie così. In quanto credente, nessuno mi chiede di obbedire acriticamente, ma ogni richiesta ha un motivo anche razionale e umano. Su questa faccenda è un po’ più difficile da scoprire,ma anche in questa pagina alcune motivazioni sono già saltate fuori. Ciao!

  30. fefral ha detto:

    “e poi perchè in metà dei casi quando ci si presenta una di queste vite ci passa per la testa che forse se facesse un po’ di sesso sarebbe un bene per l’umanità?”
    Ahaha anonimo, hai proprio ragione! Ne conosco diverse di donne che hanno “scelto” il celibato e che forse sarebbe meglio (per loro e per gli altri) se avessero una vita sessualmente attiva :-)
    Tu però parli di rinuncia come maggiore dimostrazione di amore. Sono d’accordo, le maggiori dimostrazioni di amore sono spesso legate ad una rinuncia, è proprio così, inutile prendersi in giro: quando una persona sceglie il celibato rinuncia ad avere una moglie o un marito, rinuncia ai figli che potrebbe avere, rinuncia al sesso; quando un uomo sceglie di sposarsi rinuncia ad avere la totale disponibilità del suo tempo, rinuncia a tutte le altre donne che avrebbe potuto avere, rinuncia a uscire con gli amici tutte le volte che gli va; quando una madre partorisce un figlio rinuncia al corpo che aveva prima, rinuncia a poter dormire quando le va, rinuncia alle 10 paia di scarpe per stagione che era abituata ad avere prima di dover spendere mezzo stipendio in tutine e pannolini; e così via…
    A volte presi dall’entusiasmo di una storia d’amore che inizia non ci si rende conto di quante rinunce dovremo fare se vogliamo davvero continuare ad amare per tutta la vita.
    La cosa sarebbe davvero deprimente se queste rinunce fossero fini a se stesse e non per qualcosa di più. E’ importante avere consapevolezza di quello che si perde, ma è anche importante sapere perchè si sceglie di perderlo, altrimenti non c’è nessun senso a privarsi di qualcosa di bello e piacevole.
    Forse quelle donne di cui parli (io però conosco anche qualche uomo del genere) si sono perse un pezzo per strada: rinunciare, sì, ma perchè?

  31. Ilaria ha detto:

    Io penso che obbedire acriticamente sia altrettanto “annebbiante”. Ho un’amica carissima che è fidanzata da un mucchio di tempo e vivono un rapporto casto, ma per lei l’unico motivo è che “se no è peccato”. Si è fissata su questa cosa e le basta, e ti assicuro che per lei è solo una sofferenza. Una volta mi ha detto “tutti in compagnia pensano che noi andiamo a letto e mi guardo bene dal fargli capire che non è cosi perchè non saprei cosa dire”.
    Quando le ho chiesto “ma tu con lui ne parli di questo?” si è messa a ridere.

    Non ti nascondo che per me all’inizio era pure così: uno ha tante belle idee in testa, però sotto sotto il motivo è quel benedetto sesto comandamento. Solo che se è vero quel che dicono, e cioè che i comandamenti rispecchiano la natura umana, non ci può essere contraddizione no? E quindi arriva un momento che ti guardi indietro e capisci che è tutto molto più facile, limpido e cristallino così. E allora non ci vai a letto perchè non vuoi, e non vuoi veramente, non perchè te l’hanno insegnato degli altri.
    O per lo meno, per me è stato così, per la mia amica evidentemente no.

    Quindi per tornare alla domanda di Labeo, io ho visto su di me che il celibato, scelto per una determinata ragione, aiuta. All’inizio è stato un “obbedire a Santa Madre Chiesa”. Anzi più che obbedire è stato fidarsi.
    Ma se mi fossi fermata lì forse sarebbe stato uno strazio e basta. Poi è diventato qualcosa di mio, totalmente indipendente dalla fede.

    Dopodichè è evidente che ci sono coppie felicemente sposate che hanno avuto rapporti prima di sposarsi, però qui io non so cosa dirti perchè ci vorrebbe qualche testimonianza diretta: penso che l’ultima cosa utile in queste discussioni siano le definizioni da manuale:)

    PS io non credo che chi vive bene la castità non abbia “una vita sessualmente attiva”!

  32. Anonymous ha detto:

    certo, si può essere felici anche se si è fatto sesso prima del matrimonio. C’è sempre tempo per diventare casti! E che differenza tra il sesso vissuto castamente e quell’altro!

  33. fefral ha detto:

    Ilaria, per “vita sessualmente attiva” intendevo proprio avere rapporti sessuali.
    Ma è vero che vivere la propria sessualità è qualcosa che va oltre ed è quello che tu descrivi e molto altro.

  34. Mauro Leonardi ha detto:

    Ragazzi vi ringrazio tutti! Questo è il blog che sognavo, e spero che lo sia anche per voi. Oltre a B. e Labeo mi conquista Fefral (non so chi sia ma me la/lo porterei in giro in valigetta un modello tascabile) ma anche Anonimo con la sua caustica verità. E Carmen e Ilaria (molto equilibrate).

    Da quando sono diventato sacerdote – 24 anni fa – le motivazioni per fare/non fare si sono moltiplicate. Quando ero più giovane avevo anche cominciato a segnarmele sull’agenda. La devo avere ancora da qualche parte. Poi però spuntava sempre una contro argomentazione.

    Un ragionamento che accomuna tutti è quello della dialettica paura/amore. Per questo voglio riproporre un raccontino che ho già messo su fecebook ma che è estremamente convincente.
    Prima di leggerlo un’ultima cosa: vi prego di mantenerci sul piano UMANO è la caratteristica del blog. Dobbiamo arrivare a poter parlare con persone che non credono e non sono cristiane, Anche lì ci sono lettori di Come Gesù!
    Racconto:

    Il peso dello zaino



    Oggi facciamo una passeggiata in montagna. La giornata sarà calda, la salita a tratti ripida e il peso sulle spalle si farà sentire. Chiedo alla mia guida alpina, un signore che ha accompagnato molti, come fare per rendere lo zaino più leggero. Lui mi risponde che la cosa importante non è che lo zaino sia leggero ma che contenga tutto il necessario. A cosa serve che lo zaino sia leggero se poi manca il necessario per proseguire?
 Di cosa mi carico, di cose utili o di cose inutili? Guardo dentro lo zaino. Che cosa ho fra le dita? Gioie o preoccupazioni? Ho gioie certo, ma anche preoccupazioni. E la guida mi sorprende. E’ giusto, dice. Ciascuno di noi ha delle preoccupazioni nel proprio zaino. Sono preoccupazioni necessarie o le posso togliere prima di partire? C’è un trucco molto semplice per capirlo, contale. Conta le preoccupazioni e poi conta la quantità d’amore. Se le cifre coincidono lascia tutto com’è. Ogni amore significa una preoccupazione per quel che si ama, per cui ogni preoccupazione che riguarda una cosa o una persona amata è necessaria. Se nel profondo del mio cuore non mi preoccupassi della persona che amo, vorrebbe dire che quella persona mi è indifferente, che non la amo. E uno zaino senza amore è troppo leggero per un viaggio verso le cime dell’esistenza umana. Se metti nello zaino un golf in più perché in montagna non si sa mai, allora lascia il golf. Se porti un borraccia con la limonata perché vuoi fare una sorpresa a tua moglie al momento del picnic, allora portala. 
Se conto le preoccupazioni e scopro che sono più della quantità d’amore, vuol dire che sono troppe. Che sono preoccupazioni figlie non dell’amore ma dalla paura di qualcosa o di qualcuno. La paura è una pietra pesante sulle spalle, e con una compagna così non si arriva lontano. Mentre la preoccupazione per una persona che si ama rende creativi, intelligenti, duttili, forti, la paura paralizza, blocca, inibisce.
 Sono queste le paure da lasciare a casa.

  35. La sciagurata rispose ha detto:

    Ilaria dice’Io penso che obbedire acriticamente sia altrettanto “annebbiante’ ed in effetti è come dice Carmen: si ritorna al tema della libertà.. Che è il presupposto per il matrimonio e per il celibato, anche per quello non religioso.
    E guardando alle coppie sposate che si lasciano e ai celibi dichiarati che gettano la loro ‘storia’ , scopriamo quanti bachi di mancanza di libertà ci sono anche nelle nostre scelte esistenziali. Provate ad osservare la gente che lavora vedrete una marea di vittime del lavoro, schiavi di scelte fatte e non volute. E vedrete anche parecchie persone che davvero si realizzano e costruiscono qualcosa di serio con passione e con libertà. Anche nei lavori più umili. Si, il presupposto per poter parlare di celibato e di ogni scelta della vita è la libertà, ma qui il tema è ad un gradino successivo; esiste un senso nel celibato anche quando non è per una vocazione religiosa? Eh si, il tema è importante perché dio non chiede cose contro natura o in disarmonia con la propria realizzazione piena. Su questo tema condivido l’impostazione di mauro e cioè si, esiste un celibato che è pienezza dell’uomo e realizzazione umana. Gli esempi abbondano nella società civile e oserei dire di più: anche chi si vuole sposare dovrebbe prima scoprire il senso e l’armoniac del celibato. Ci han stufato quelli che si sposano per trovare nell’altro tutte le soluzioni alle proprie deficienze e lacune.
    Ultimo pensiero sul tema Dell esperienza accennato da Ilaria: guarda che è proprio vero quel che diceva Agostino 1700 anni fa ‘animalis homo non percipit da quae sunt dei’ l’uomo animale non comprende le cose dello spirito divino. La testimonianza te la da Agostino stesso con la sua vita. Se non ti fidi, prova pure ma sappi che è un attimo scendere ed è una fatica improba salire. Se fossi in te ringrazierei ogni giorno il cielo per i doni che la grazia ti fa vivere.
    Pero guarda che i comandamenti sono stati completati circa duemila anni fa.. Ne è rimasta traccia nel discorso delle beatitudini che forse può far aprire gli occhi alla tua amica. Li si dice beati i puri di cuore’ perché… ‘ ed è un messaggio un po’ più convincente del ‘non dire, non guardare, non fare’. Forse per lei è meglio se si toglie lo sfizio e va col suo ragazzo, tanto non ha nemmeno problema di come dirlo alla compagnia. Magari acquista in libertà e poi decide di esercitarla vivendo il celibato. :-)

  36. La sciagurata rispose ha detto:

    Ilaria dice’Io penso che obbedire acriticamente sia altrettanto “annebbiante”’ ed in effetti è come dice Carmen: si ritorna al tema della libertà. Che è il presupposto per il matrimonio e per il celibato, anche per quello non religioso. E guardando alle coppie sposate che si lasciano e ai celibi dichiarati che gettano la loro ‘storia’ , scopriamo quanti bachi di mancanza di libertà ci sono anche nelle nostre scelte esistenziali. Provate ad osservare la gente che lavora vedrete una marea di vittime del lavoro, schiavi di scelte fatte e non volute. E vedrete anche parecchie persone che davvero si realizzano e costruiscono qualcosa di serio con passione e con libertà. Anche nei lavori più umili. Sì, il presupposto per poter parlare di celibato e di ogni scelta della vita è la libertà, ma qui il tema è ad un gradino successivo; esiste un senso nel celibato anche quando non è per una vocazione religiosa? Eh si, il tema è importante perché Dio non chiede cose contro natura o in disarmonia con la propria realizzazione piena. Su questo tema condivido l’impostazione di don Mauro e cioè sì, esiste un celibato che è pienezza dell’uomo e realizzazione umana. Gli esempi abbondano nella società civile e oserei dire di più: anche chi si vuole sposare dovrebbe prima scoprire il senso e l’armonia del celibato. Ci han stufato quelli che si sposano per trovare nell’altro tutte le soluzioni alle proprie deficienze e lacune.
    Ultimo pensiero sul tema dell’esperienza accennato da Ilaria: guarda che è proprio vero quel che diceva Agostino 1700 anni fa ‘animalis homo non percipit da quae sunt dei’ l’uomo animale non comprende le cose dello spirito divino. La testimonianza te la da Agostino stesso con la sua vita. Se non ti fidi, prova pure ma, cazzo, sappi che è un attimo scendere ed è una fatica improba salire. Se fossi in te ringrazierei ogni giorno il cielo per i doni che la grazia ti fa vivere.
    Però guarda che i comandamenti sono stati completati circa duemila anni fa. Ne è rimasta traccia nel discorso delle beatitudini che forse può far aprire gli occhi alla tua amica. Li si dice beati i puri di cuore’ perché… ‘ ed è un messaggio un po’ più convincente del ‘non dire, non guardare, non fare’. Forse per lei è meglio se si toglie lo sfizio e va col suo ragazzo, tanto non ha nemmeno problema di come dirlo alla compagnia. Magari acquista in libertà e poi decide di esercitarla vivendo il celibato. :-)

  37. La sciagurata rispose ha detto:

    Perché sto blog mi censura i post!!? Non avevo detto sconcezze stavolta!

  38. fefral ha detto:

    Fefral è donna don Mauro, ma ho la fobia delle valigie, è uno dei miei incubi ricorrenti!

  39. La sciagurata rispose ha detto:

    Ilaria dice’Io penso che obbedire acriticamente sia altrettanto “annebbiante”’ ed in effetti è come dice Carmen: si ritorna al tema della libertà. Che è il presupposto per il matrimonio e per il celibato, anche per quello non religioso. E guardando alle coppie sposate che si lasciano e ai celibi dichiarati che gettano la loro ‘storia’ , scopriamo quanti bachi di mancanza di libertà ci sono anche nelle nostre scelte esistenziali. Provate ad osservare la gente che lavora vedrete una marea di vittime del lavoro, schiavi di scelte fatte e non volute. E vedrete anche parecchie persone che davvero si realizzano e costruiscono qualcosa di serio con passione e con libertà. Anche nei lavori più umili. Sì, il presupposto per poter parlare di celibato e di ogni scelta della vita è la libertà, ma qui il tema è ad un gradino successivo; esiste un senso nel celibato anche quando non è per una vocazione religiosa? Eh si, il tema è importante perché Dio non chiede cose contro natura o in disarmonia con la propria realizzazione piena. Su questo tema condivido l’impostazione di don Mauro e cioè sì, esiste un celibato che è pienezza dell’uomo e realizzazione umana. Gli esempi abbondano nella società civile e oserei dire di più: anche chi si vuole sposare dovrebbe prima scoprire il senso e l’armonia del celibato. Ci han stufato quelli che si sposano per trovare nell’altro tutte le soluzioni alle proprie deficienze e lacune. 

  40. La sciagurata rispose ha detto:

    Ultimo pensiero sul tema dell’esperienza accennato da Ilaria: guarda che è proprio vero quel che diceva Agostino 1700 anni fa ‘animalis homo non percipit da quae sunt dei’ l’uomo animale non comprende le cose dello spirito divino. La testimonianza te la da Agostino stesso con la sua vita. Se non ti fidi, prova pure ma, cazzo, sappi che è un attimo scendere ed è una fatica improba salire. Se fossi in te ringrazierei ogni giorno il cielo per i doni che la grazia ti fa vivere.
    Però guarda che i comandamenti sono stati completati circa duemila anni fa. Ne è rimasta traccia nel discorso delle beatitudini che forse può far aprire gli occhi alla tua amica. Li si dice beati i puri di cuore’ perché… ‘ ed è un messaggio un po’ più convincente del ‘non dire, non guardare, non fare’. Forse per lei è meglio se si toglie lo sfizio e va col suo ragazzo, tanto non ha nemmeno problema di come dirlo alla compagnia. Magari acquista in libertà e poi decide di esercitarla vivendo il celibato. :-)

  41. Anonymous ha detto:

    Ragazzi vi ringrazio tutti! Questo è il blog che sognavo, e spero che lo sia anche per voi. Oltre a B. e Labeo mi conquista Fefral (non so chi sia ma me la/lo porterei in giro in valigetta un modello tascabile) ma anche Anonimo con la sua caustica verità. E Carmen e Ilaria (molto equilibrate)

    A beh…. cominciamo con i preferiti della classe!!! Bene, bene!!! E soprattutto incoraggiante per gli altri….

  42. fefral ha detto:

    grande sciagurata! Bei commenti, che condivido tutti, a parte, forse, la provocazione finale (se è così difficile risalire lo sarà anche per l’amica di Ilaria. Ma è vero che non è per “non fare peccato” che non deve andare a letto col ragazzo. Le virtù sono belle, se mettono tristezza forse non sono poi così virtuose)
    “anche chi si vuole sposare dovrebbe prima scoprire il senso e l’armonia del celibato” beh, mi vengono in mente anche persone che, avendo scelto il celibato, dovrebbero capire un po’ meglio la bellezza e il senso della vita coniugale a cui rinunciano.
    Ha senso il celibato anche senza una vocazione religiosa? Sì, la vita di una persona ha senso per se stessa, anche se non è sposata. E’ sul senso della propria vita che bisognerebbe andare a fondo, chi sono io, perchè esisto, cosa ci sto a fare?
    E mi piace quello che scrive sciagurata “Ci han stufato quelli che si sposano per trovare nell’altro tutte le soluzioni alle proprie deficienze e lacune”
    E’ un problema di libertà, ma prima ancora di consapevolezza di sè. Se non sappiamo chi siamo come possiamo scegliere cosa fare? Forse troppo spesso cerchiamo negli altri la verità su noi stessi, cerchiamo conferme (penso che molto spesso anche la scelta di fare sesso fuori dal matrimonio risponda ad una ricerca di conferma: gli piaccio, mi ama, riuscirò a sedurlo/a?), consenso, apprezzamento. Ma non è negli altri che possiamo trovare la verità su noi stessi. Magari gli altri possono farci da specchio, ma le risposte dobbiamo trovarle in noi.
    Nessuna scelta fatta per colmare deficienze e lacune può andare molto lontano.

    Ano’ sei lo stesso della caustica verità di qualche commento sopra?

  43. Anonimo 2 ha detto:

    Non so se andrò fuori tema, parlo con molto dolore (non pensavo che ce ne fosse ancora così tanto).Verginità, castità, celibato per molti non siginificano nulla, non rimandano a nessun discorso alto e spirituale o anche semplicemente umano e diginitoso. Alcune giovani verginità resistono solo perchè è difficile spogliarsi la prima volta. A volte alcune verginità perdute sono solo per andare dietro al gruppo o all’amica del cuore che l’ha già fatto (ma se hai solo il gruppo o l’amica come puoi permetterti di perderli!). A volte il sesso è solo potere e quando sei sempre stata in mano a qualcun altro alla fine qualsiasi mezzo per avere finalmente il controllo va bene. A volte il sesso porta le persone ad essere carine con te (e anche se è solo un cerino un po’di caldo lo fa). A volte è semplicemente quello che sai fare, che ti hanno insegnato e che hai da dare. Ad un certo punto qualcuno/a vede altro e la vita cambia ma credetemi se sentiste il dolore che sento io ora (solo a scrivere,solo a leggervi)dopo tanti tanti anni di vita “buona”, se solo potessi far vedere e dire quello che sento…non lo so,mi viene da urlare ringraziate Dio che avete potuto scegliere sante lotte e Lo ringrazio pure io perchè siete una bellezza.Un’ultima cosa: a volte forse chi scegle il celibato lo sceglie perchè è la condizione per entrare a far parte di “qualcosa”, che non è poco se non hai mai avuto niente; a volte lo scegli perchè ti da l’idea di avere un ordine nella vita,finalmente. A volte lo scegli perchè sei giovane e il corpo non ti si è ancora svegliato e Gesù all’inizio fa i fuochi d’artificio con te e poi, come nel matrimonio, la felicità, la serenità non è in superfice come sembrava ma bisogna sudare un po’. Embè che importa? Dio si serve pure dei nostri errori e delle nostre miserie e dei nostri abbagli, una strada presa per il motivo sbagliato non può forse portare sempre a destinazione? Forse la vita è eterna perchè ci vuole pazienza.

  44. La sciagurata rispose ha detto:

    Senti cara ‘anonimo 2’.. Ti ho letto due volte ma non sono ancora riuscito a cogliere il messaggio del tuo post. Hai un tono paternalista che non suona col dolore che dici di provare. Vabbé, comunque le strade scelte per un motivo sbagliato possono portare a destinazione ma anche a fanculo..le scelte si possono rifare, la libertà è un esercizio continuo. E ti dirò che son convinto che solo quando puoi perdere una certezza della tua vita allora la puoi scegliere. Se capisci che puoi vivere felice senza tua moglie, puoi decidere di essere felicissimo con lei.. Se resti nel girone della necessita non volerai mai. A me succede così! E questo penso valga anche per chi come te vive il celibato: se non puoi pensare ad una vita indipendente perché ci sei caduta dentro da piccola, forse è meglio se ne prendi le distanze.. Magari sarà un modo per riscoprire il senso di tutto, o forse per dare a dio una seconda chance.

  45. Mauro Leonardi ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  46. Mauro Leonardi ha detto:

    La sciagurata rispose”, perché alle 0.18 del 6 gennaio 2012 scrivi che il blog ti censura i commenti? Ci sarà stato qualche problema tecnico perché certo né io né nessun altro abbiamo cancellato mai nulla. Al limite solo spostato da una parte all’altra del blog (avvisando l’interessato). Se hai difficoltà scrivimi su fb o per mail all’indirizzo [email protected]

    Caro Anonimo delle 0.36 del 6 gennaio hai ragione a prendertela con il mio commento. E’ un errore da principiante molto contento. Volevo solo fare una metonimia, cioè nominare qualcuno per nominare tutti. Comunque io non sono né il capoclasse né il professore. Ma sto tra i banchi con tutti.

  47. la sciagurata rispose ha detto:

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

  48. la sciagurata rispose ha detto:

    come si fa a cancellare il messaggio che ho appena scritto?! era un esperimento.. ma non si addice alla pagina di un revendo. qualcuno me lo cancella? o chiamo la sacra rota?

  49. Mauro Leonardi ha detto:

    Ok “La sciagurata rispose” che scrivi il commento del 6 gennaio 2012 alle 12.16 visto che lo chiedi te lo cancello io, non perché sono un “reverendo” ma solo perché me l’hai chiesto tu e ti faccio una favore.

  50. Fefral ha detto:

    A me ‘sta sciagurata sta simpatica assai!

  51. Fefral ha detto:

    Ho riletto il commento di anonimo2. Anche io non capisco bene il senso del messaggio. Di che dolore parla?
    Una strada presa per il motivo sbagliato può portare a destinazione, forse sì. Ma sono d’accordo con sciagurata. Se ad un certo punto non si prende in mano la regia della propria vita anche la strada giusta può fare deragliare. Andare avanti senza mai scegliere liberamente non porta da nessuna parte. Anche se si conduce una vita “buona”
    Ma che intendi per vita buona?

  52. Paola Baratta ha detto:

    Copio una frase sul celibato che a me sembra molto bella. Credo di poter dire che chiunque scelga questa strada, possa essere animato da questqa prospettiva.
    ” Il celibato non sclerotizza le capacità affettive, anzi è il contrario: esige che esse crescano infinitamente dilatando il proprio cuore ai confini del Mondo”. (Michel Quoist)

  53. Mauro Leonardi ha detto:

    Anche a me “La sciagurata rispose” sta simpatica. O forse sta simpatico perché nei commenti si declina al maschile.

  54. Mauro Leonardi ha detto:

    Offro un punto di vista forse non del tutto scontato e premetto che il paradosso di cui sto per parlare è qualcosa che dichiaro da ormai qualche anno negli incontri che ho con la gente: Lo dico per rassicurare chi, leggendo quanto sto per dire e conoscendomi, potrebbe temere che mi riferisco a lui/lei. La constatazione che sto per fare è trasversale e riguarda tutti.

    Il paradosso che osservo è questo: sembra spesso che il sacerdote debba aiutare chi non è sposato a non avere rapporti sessuali, e che debba aiutare chi è sposato a averli. Perché sembra che nella vita extraconiugale (prematrimoniale o meno) il sesso sia una cosa facile e invece in quella coniugale sembra sia difficile?

  55. Mauro Leonardi ha detto:

    Forse centra con la questione che ho appena messa li sopra, ma non ne sono tanto sicuro. Per questo lo metto qui sotto.

    Avere o non avere rapporti sessuali coinvolga anche le relazioni esterne alla coppia? Molto spesso a me sembra di si.

  56. Mauro Leonardi ha detto:

    Ultimissimo aspetto che mi sembra sia stato cel tutto ignorato finora nella Discussione. Senza entrare in casistiche morbose, faccio presente ai cattolici che il punto 2350 del Catechismo (come riportato alla sezione 07)
    dice che: “II fidanzati… riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale.” Esistono cioè delle manifestazioni di tenerezza tra fidanzati che sono propri della loro situazione. Come scrivevo all’inizio: “Vi è la castità di coloro che sentono il destarsi della pubertà, la castità di coloro che si avviano al matrimonio, la castità di chi è chiamato da Dio al celibato, la castità di chi è già stato scelto da Dio per vivere nel matrimonio”. (E’ Gesù che passa n. 25)

  57. fefral ha detto:

    Si certo, la sciagurata deve essere in realtà uno sciagurato (mi pareva un po’ strano infatti come donna)
    A Paola baratta rispondo che il celibato non dovrebbe sclerotizzare le capacita affettive. Ma in realtà la mia esperienza è per gran parte esattamente il contrario. Come se spesso le persone che scelgono, o si ritrovano a vivere, il celibato si chiudano di fatto alla capacità di amare.
    Ci sono delle eccezioni. Ho conosciuto persone celibi (per scelta) da cui ho imparato ad amare. Ad amare anche la mia vita coniugale. Ma appunto sono eccezioni.

  58. maritospiazzato ha detto:

    Qualcuno tra i primi commenti invitava a vedere il video di due americani, Jason e Cristallyna, che spiegano la castità ai ragazzi (è scaricabile da un blog http://www.materialegrezzo…ecc...). Qualcuno l’ha fatto? A me sembra travolgente, uno degli esempi più perfetti di unione (in modo coinvolgente e trascinante) di motivazioni pratiche e argomentazioni teoriche.
    Non so se questo blog sia il luogo giusto in cui discuterlo, ma vi invito a vedere il video (che sura un’oretta scarsa ed è in inglese con sottotitoli).
    Uno dei pregi che lo rende molto efficace, oltre all’ironia, è il fatto che resta su un piano esclusivamente umano.
    Maritospiazzato

  59. la sciagurata rispose ha detto:

    mi sa che qui scarseggi la voglia di approfondire il tema del blog che invece è interessante!
    il punto su cui sto riflettendo è questo: il celibato si è dato e si può dare nella storia dell’umanità non solo come fase intermedia verso il matrimonio ma proprio come scelta esplicita, come destinazione verso cui una certa vita si orienta. si tratta quindi per taluni di un valore, di una pienezza.
    Lasciando perdere i numerosi santi cristiani celibi (che però potrebbero anche essere considerati) vediamo che in molte culture anche distanti tra loro ci sono scelte di vita celibatarie.
    Ciò che mi domando è la ragione di una simile scelta ed in particolare mi chiedo se esista un valore nel celibato in sé stesso o se invece il valore del celibato risieda nella disponibilità che la persona può dedicare ad opere sociali o comunque per il bene altrui. Perchè a vederla dall’esterno la scelta sembra implicare conseguenze serie! se ogni essere umano ha la potenzialità di dare la vita ad una creatura (generare) e poi crescere ed educare.. come mai alcuni vi rinunciano per vivere celibi? esiste qualcosa di maggior valore che dare la vita e crescere i figli? oppure è in una funzione esterna che si trova il senso del celibato? Quindi il celibato è un valore o acquista vlaore se lo vivi per qualcosa di importante?
    Ci penserò su.

  60. Carmen ha detto:

    Non mi viene in mente una motivazione per un celibato non legato a scelte religiose e che sia un valore di per sé, forse perché la sessualità umana è legata all’apertura a un altro e quindi all’amore; quindi o ci rinuncio per un altro amore – infatti normalmente è una scelta positiva se legata a professioni di servizio, come diceva don Mauro più sopra, o a situazioni di servizio, tipo assistere genitori anziani – oppure è dettata da una chiusura agli altri (il classico zitellaggio, che ci fa dire “Meglio se si fosse sposato/a”). In un’ottica di fede è rinuncia a qualcosa di buono per amore a Dio, quindi è un valore in sé, a parte il fatto che comunque é sempre legato anche ad un amore agli altri: anche le suore di clausura pregano e sono testimonianza per tutti, anche se sembra che “non facciano niente” per gli altri.

  61. scriteriato ha detto:

    E’ un po’ in generale un aspetto del ‘Veni sequere me’, se non sbaglio

  62. fefral ha detto:

    a me sembra abbastanza ovvio che esiste un valore del celibato in se stesso, nella misura in cui la vita di una persona ha senso in sé e non in base a quello che questa persona fa.
    La mia vita non ha un valore solo in relazione al mio essere moglie e madre. Se non mi fossi sposata sarei stata una donna a metà? Sarebbe triste se fosse così.
    Ho alcune amiche della mia età che non si sono sposate, per vari motivi. Non sono persone che hanno scelto il celibato, probabilmente se avessero trovato la persona giusta adesso sarebbero sposate. Non ci sono motivi religiosi dietro la loro scelta. Eppure non mi sembrano (alcune di loro, per altre vale il discorso che sarebbe meglio se…)persone a metà.
    Il matrimonio è una cosa buona? Sì, ma non penso sia qualcosa di strettamente necessario. E’ sicuramente il luogo più naturale in cui una persona può realizzare la sua vocazione (parlo di vocazione semplicemente umana) di dare la vita per gli altri. Ma non è l’unico. E soprattutto non è il luogo in cui (come scriveva sciagurata)”trovare nell’altro tutte le soluzioni alle proprie deficienze e lacune”
    E i tanti esempi di celibato (per ragioni umane e ancor più per vocazione) secondo me dovrebbero servire anche a chi è sposato per ricordarcerlo.
    La vita ha senso se è dono per gli altri. E’ bella quando con la nostra vita riusciamo a rendere un po’ più bella quella di chi abbiamo accanto. E per farlo ci sono infiniti modi: nel matrimonio, ma anche nel lavoro, nell’arte,o “semplicemente” nell’amicizia. Non solo in professioni “di servizio”. Ogni cosa che facciamo può essere “servizio”. Ma secondo me bisogna andare ancora più a fondo. Ognuno di noi può essere dono non per quello che fa ma per ciò che è.
    Per questo rispondo a sciagurata che non credo che il celibato abbia senso solo in base alla maggiore disponibilità a dedicarsi a determinate opere sociali o formative. Che tristezza un celibato scelto solo per “avere più tempo”.
    Ma forse ha senso, questo sì, solo se accompagnato da una visione della vita che non sia egoista ma donata agli altri. E per questo mi lasciano perplessa tante persone che, avendo scelto il celibato per “vocazione” sembrano mancare proprio di questa apertura agli altri.

  63. fefral ha detto:

    Maritospiazzato, avevo iniziato a vedere il filmato ma è troppo lungo, proverò a trovare un’oretta tra oggi e domani

    Don Mauro, riguardo la sua domanda, secondo me la gente nei confessionali (come nella vita) dovrebbe dedicare al sesso un tempo ragionevole, mentre secondo me se ne parla troppo.
    E un sacerdote dovrebbe aiutare sia gli sposati che i non sposati, ad amare, non semplicemente a gestire la propria sessualità. L’amore fisico è solo una piccola parte dell’amore. E i rapporti sessuali dovrebbero essere una naturale espressione (nella loro assenza o frequenza) di un amore molto più completo e pieno. Sinceramente, mi dispiace dirlo, non trovo spesso sacerdoti con cui poter affrontare il tema della sessualità in maniera tranquilla e serena senza che se ne esageri l’importanza.

    Ciao Scri’ che piacere vederti!

  64. Carmen ha detto:

    Ecco, non avevo pensato all’arte e alla cultura come interessi che possano riempire la vita, ve ne vengono in mente altri? Quindi il celibato risulta essere una scelta positiva se è per un +, per una positività, perché il cuore – e l’intelligenza – dell’uomo hanno bisogno di qualcuno/qualcosa da amare e a cui dedicarsi. Invece, forse perché sono milanese, non riesco a immaginare un essere slegato dal fare, cioè in linea teorica sì, ma in linea pratica io sono anche quello che metto in atto con le mie scelte. Celibato può essere molto uguale a zitellaggio, così come la mia vita non vale perché sono sposata, ma per come vivo il mio matrimonio. Dipende da come riempio di amore e di interessi la mia vita, altrimenti qualsiasi ottima scelta si svilisce.

  65. Lidia ha detto:

    Io devo dire che sono stata molto fortunata, ho sempre trovato sacerdoti molto aperti, molto bravi :)
    Volevo dire due cose: innanzi tutto, anche io conosco delle coppie che hanno avuto rapporti prematrimoniali, poi si sono sposate e sono felice e contente e sono dei gran bei matrimoni. Secondo me, non c’è da aver paura di dirlo. Situazioni così sono una bella sfida all’idea della castità prematrimoniale come “sennò il matrimonio poi va in pezzi”. Può benissimo andare in pezzi anche se non si va a letto prima, anzi, alcuni dicono proprio così.
    La mia opinione è che il sesso sia una manifestazione normale dell’amore (come dice la sempre grandissima Fefral – io so chi è, tra là là ;) ma non svelerò l’incognito-), ergo è una cosa che deve svilupparsi nel rapporto di coppia, che deve crescere, modificarsi, secondo il ritmo con cui si sviluppa la coppia. Perciò non c’è un’assicurazione che se per un certo periodo l’armonia sessuale funziona, funzionerà per sempre, così come non c’è l’assicurazione che se non funziona per un po’ non funzionerà mai. Forse il pericolo del sesso prematrimoniale sta proprio nel cristallizzare in un periodo quello che dovrebbe essere il percorso di una vita.
    Poi secondo me è importante chiedersi: nella scelta del celibato, cosa rende una persona felice e un’altra invece infelice? Lì sta il discrimine. Se X sceglie il celibato e Y pure, ma X è felice e Y no, qual è il motivo? E se tanti X sono felici e tanti Y infelice, nella stessa situazione, perché?
    Io purtroppo conosco solo persone che hanno scelto il celibato e sono felici, in generale perché hanno una motivazione religiosa dietro, e perciò non posso parlare degli infelici.

  66. Mauro Leonardi ha detto:

    Conosco il video di Jason e Cristallina che è diventato noto a libello maondiale durante la GMG di Sidney (lo davano in continuazione sugli schermi dell’ aereoporto). E’ vero che è entusiasmante. Per questo però merita una prossima discussione più avanti. Se vuoi “marito spiazzato” ci faresti un regalo mettendo il link nella zona delle prossime discussioni (02 Nelle nostre Discussioni vorrei parlare di…) così nel frattempo la gente se lo vede e più avanti ne discutiamo.

    Fefral hai ragione quando dici che non ti è facile trovare sacerdoti che riescano a parlare di sesso in maniera serena. Josemaría Escrivá diceva che era un tema tutto sommato non di primaria importanza (quarto o quinto posto nella scala degli interessi…) ma come anche qui sta scucendo che una discussione sul celibato sta diventando una discussione sul sesso. Seguiamo il consiglio di sciagurata e riprendiamo l’argomento celibato da dove consiglia lui (continuo per questo nel prossimo post)

  67. Mauro Leonardi ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  68. Mauro Leonardi ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  69. Mauro Leonardi ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  70. Mauro Leonardi ha detto:

    Riprendo quanto ci dice “La sciagurata rispose”. Nel mondo cattolico esiste l’idea diffusa che il celibato abbia senso solo “per il regno dei cieli”. Io non sono d’accordo. Per questo (anche) ho scritto un libro e sto cercando di diffonderlo con questo blog (anche). Vi riporto alcune frasi prese dalle pagine 63-65 di “Come Gesù”
    “”Siamo sicuri che non sono mai esistiti uomini, poeti, filosofi,
    artisti, che hanno interamente consacrato la loro vita a un compito i cui frutti, solo successivamente, sono entrati nelle leggi, nella politica, nella vita civile e, quindi, nel matrimonio? (…) Penso anche a gente semplice, a qualcuno o qualcuna come Rut, che alla fine si sposa, ma che viene ricordata
    nell’Antico Testamento proprio perché, implicitamente, era disposta a scegliere, per pura generosità, quel celibato che Noemi tanto apertamente osteggiava. Non mi sembra un’ipotesi così improbabile. So di un medico che non si è sposato perché pensava che il suo lavoro avesse bisogno di una disponibilità piena, dell’intera giornata; di una donna che ha deciso di assistere per tutta la vita un fratello malato; di qualcuna che si è dedicata all’insegnamento pensando che la sua vita aveva senso anche se era una semplice professoressa. Persone così, così semplici e così vere, siano esistite sempre e ovunque (anche se nascostamente). Su questo argomento è molto interessante quanto scrive E. Cristina Bolla nel suo La castità sconosciuta (pp. 35- 51). Anche se in forma divulgativa fa un excursus veramente efficace nella religione ebraica (il retroterra del cristianesimo), l’antica Grecia e l’antica Roma, e le altre religioni. Ecco per esempio un’affermazione che magari può sorprendere qualcuno: «In effetti quest’aspetto [dell’astinenza
    sessuale, ndr] è il più grosso ostacolo a una diffusione di massa delle religioni estremo-orientali tra noi. Perciò gli pseudoguru come Moon o Rajneesh hanno dovuto praticare vistose modifiche all’ascetismo sessuale originario, per rendere le loro sette accettabili» (ivi, p. 46). Contrariamente a quanto sostengono molti, l’autrice è convinta che la verginità non sia affatto una novità, o una
    esclusività, cristiana. «La verginità, la continenza – sia temporanea, fino al matrimonio, sia permanente “consacrata” – è sempre stata considerata un valore. Un valore tra altri, come del resto avviene nel cristianesimo (…). Ma con un’incidenza tutt’altro che trascurabile. Ed è singolare che
    il valore verginità rivesta un particolare risalto proprio in quelle civiltà patriarcali che più esaltano la fecondità, l’abbondanza di figli, di greggi, di raccolti: spesso, i due valori antitetici – verginità e fecondità – coincidono paradossalmente nel culto di un unico nume. È il caso di Isthar, la
    Vergine Celeste, o di Artemide Efesina. Quanto al rovescio della medaglia, cioè agli atteggiamenti di rifiuto, di disprezzo (specialmente verso la donna), non sono certo patrimonio esclusivo del cristianesimo. La storia insegna» (ivi, pp. 35-36). So bene che queste riflessioni sul celibato possono essere prese per gnosticismo, manicheismo, dualismo anima corpo, disprezzo per la dimensione sessuale nella nostra vita, per il corpo, per la donna, e forse è per questo che
    Pinckaers (faccio un nome per tutti) dice quello che ho citato sopra, ma è obbligatorio pensare che, al di fuori di Cristo, sia impossibile scegliere un celibato che non sia fatto solo di egoismo e di sublimata lussuria? Vorrei che mi venisse lasciato almeno il beneficio del dubbio. Mi sembra che, in questo argomento, se è impossibile dimostrare una cosa, è impossibile dimostrare anche
    il suo contrario.””

    [aiuto ho fatto una citazione pazzescamente lunga: spero che l’Ares non mi sbatta in carcere! Eventualmente mi venite a trovare?]

  71. stefania perna ha detto:

    Scusate,ma questa volta il mio intervento è forse un pò negativo..nel senso che è chiaro che una discussione sul celibato va a finire (o degenerare,dipende da punti di vista)in discussione sulla sessualità,così come è abbastanza sicuro che,specialmente in contesti culturali diversi dall’attuale,molte persone abbiano vissuto un celibato non religioso e comunque “sublimato”nella dedizione a qualcuno,che so,un parente,un anziano etc o in qualche valido ideale anche laico!
    A me piacciono molto nel libro ,l’excursus storico sul passaggio dal martirio-testimonianza al celibato-testimonianza…ma soprattutto la cit. di Escrivà”Vuoi essere martire.Ti metterò un martirio a portata di mano:essere apostolo e non chiamarti apostolo,essere missionario con missione e non chiamarti missionario…passare inosservato!
    Credo che in fondo il problema sia tutto qui;la cultura attuale tende molto ad “addolcire” il messaggio cristiano e in fondo,purtroppo, a volte finisce per vanificarlo;senza il richiamo alla croce,(che non è solamente la malattia terminale),e all’umiltà(che è principalmente riconoscere che c’è Qualcuno più grande di me e che sto sempre lì a cercar di capirne qualcosa,anche se questa condizione mi fa spesso star male,dato che mi pone davanti i miei limiti e mi tiene sempre in tensione,peggio “degli uccelli e delle volpi”,sempre per strada,sempre pronto ad adattare la mia fedeltà agli imprevisti del cammino…)non ha senso la fede cristiana!
    Dunque anche il celibato non può essere spiegato più di tanto,come del resto qualunque forma di sacrificio o mortificazione che dir si voglia, perchè fa parte di una visione della vita particolare,offrire una testimonianza,offrire qualcosa per gli altri….Mi sono trovata spesso a parlare,per esempio ,con persone che detestano la posizione della Chiesa,circa l’inseminazione e simili;certamente se io parto dal pensare che ho “diritto” al figlio,che la mia felicità deve essere tutta qui e ora,che è un’ingiustizia qualunque limite la vita mi ponga,che nessuno può venirmi a dire cosa fare…non c’è nessuna possibilità di capire questi discorsi!anche Gesù che in fondo è stato il miglior pedagogo e maestro di tutti i tempi,dice qua e là che non tutti possono intendere certe cose..
    Proprio ieri sentivo una bella riflessione sulla stella dei Magi…”una stella è qualcosa che sta in alto ,PERCHE’ TUTTI LA VEDANO…
    brilla per tutti e non fa preferenza di persone…ma UN CONTO E’ VEDERE CHE C’E’…UN ALTRO SCOMODARSI LA VITA E METTERLA IN GIOCO,PER SEGUIRLA…”

  72. Anonimo 2 ha detto:

    Fefral,Sciagurata, davvero il senso di quello che scrivo, del dolore, non si capisce? Vita buona, vuol dire vita buona, non mi viene una definizione migliore, vita che può fare felici, diciamo. Mi dispiace che si sia sentito un tono paternalistico…figurarsi! Comunque quello che volevo dire è un po’in tutti i commenti, solo che lì è scritto meglio, più chiaro e sereno. Grazie per i commenti di risposta.

  73. stefania perna ha detto:

    Dimenticavo di citare un altro punto di “Come Gesù”,funzionale a quanto scritto prima:
    se alcuni non possono capire le cose di Gesù,non è certo perchè Lui voglia escluderli,ma perchè li lascia liberi di non complicarsi la vita e di non perdere l’equilibrio …dato che,per seguirLo bisogna vivere “di paradossi e di estremi;una prigione che libera,una malattia che guarisce,una parola che non può essere pronunciata”(Pag 56)

  74. labeo ha detto:

    Gli interventi sembrano un confermarmi nella mia idea. Cioè vivere la castità prematrimoniale senza un ideale religioso sotto è difficile. Ne parliamo infondo perchè la chiesa la consiglia e cerchiamo così di dargli una giustificazione razionale e umana. Molti argomenti forse per quanto si possa cercare di trattarli in un’ottica umana, sono intimamente connessi alla visione di fede. Forse altro spunto può essere offerto da questa riflessione di Enzo Bianchi. saluti http://www.youtube.com/watch?v=2eSYxrzrmHQ

  75. la sciagurata rispose ha detto:

    propongo di fare una sezione in cui parlare di sesso separata da questa che ha come titolo il senso del celibato, altrimenti mischiamo i discorsi.
    sino ad ora i commenti vanno nella direzione secondo cui il celibato ha senso se ha senso la cosa per cui viene vissuto il celibato. Quindi sembrerebbe che non ci sia un senso positivo nel celibato, sembra non sia un valore ma solo una possibilità neutra che prende colore se l’obiettivo per cui è vissuto ha un colore.
    Questa logica non mi convince perchè: se un prete vive il celibato per dedicarsi alle anime, ma le anime non se lo filano il suo celibato è insulso. Se madre teresa di calcutta viveva il celibato per i poveri dell’india ma avesse trovato un modo per fare la stessa attività con accanto un marito, sarebbe stato molto meglio.
    Con questa logica dovremmo interrogarci se non ci sia spazio per una donna nella vita di don mauro perchè sarebbe un valore aggiunto all’attuale “non valore” del celibato che vive.

    cara frufru, tu hai parlato del celibato come sinonimo di vita. col tuo ragionamento qualunque scelta della vita è buona perchè sovrapponi la scelta con la vita, mentre non è così: se dedico la mia vita alla rapina, la vita è buona ma la rapina no.

    cara anonimo 2, non hai risposto al messaggio.

    cara carmen: ringrazia che non riesci a scindere l’essere dal fare (chepoi non è vero perchè ci riesci), pensa l’enormità del gap culturale che deve superare chi non riesce a pensare al fare.
    Col tuo linguaggio sembra che l’essere celibe non abbia alcun senso se non unito al fare. ma io non riesco a convincermi: mi ostino a pensare che la scelta celibataria di san giovanni non sia una cosa neutra, non sia indifferente in sè rispetto a quella matrimoniale di pietro.
    come mai provo stima per chi vive il celibato per scelta a prescindere da cosa faccia?

  76. labeo ha detto:

    Certo, è anche vero però che è normale che il discorso si sposti sulla castità prematrimoniale, poichè il celibato riguarda poche persone, dunque catalizza meno coinvolgimento personale. Però forse siamo andati fuori tema…hai ragione!

  77. fefral ha detto:

    Non ho detto che qualunque scelta della vita è buona. Ho detto che la vita ha senso Indipendentemente dalle cose che faccio. È ovvio che il senso cambia e può essere buono o cattivo. Chi decide se è buono o cattivo? L’oggetto di quello che faccio e il fine per cui lo faccio. Inoltre perché sia la mia vita ad avere un senso deve essere davvero “mia”. Una vita in cui cioè esercito davvero la mia libertà.
    Il celibato è una cosa buona in sè? Rinunciare al matrimonio e a generare figli è buono in sè? Penso che per rispondere a questa domanda bisogna rispondere prima a quella su qual è il senso della vita umana. Che ci stiamo a fare al mondo?

  78. fefral ha detto:

    Io non provo stima per chiunque vive il celibato. Conosco molti il cui celibato non ha alcun senso. Ma probabilmente quelle stesse persone non riuscirebbero a trovare un senso neppure nel matrimonio.
    (sciagurata, frufru ci chiami le tue amiche, io sono Fefral)

  79. Carmen ha detto:

    Forse non mi sono spiegata bene: io penso che sicuramente il celibato è un valore in sé se rinuncio per amore o per un valore che ritengo più alto a qualcosa che in sé è molto buono (matrimonio, sessualità, figli). Però non esiste il celibe e basta, come non esiste lo sposato e basta, è un dono che faccio, ma che devo continuare a fare tutti i giorni in tutte le scelte di ogni mia giornata. Quindi se mi sposo e poi non vivo una sessualità da coniugata per egoismo, per tornare al discorso di don Mauro, il mio matrimonio è un dono “ritirato” nel quotidiano. Se scelgo il celibato per amore a Dio o per qualcos’altro che mi sembra importante, ma poi mi chiudo in casa e lo trasformo in una scelta egoistica, tipo “così non ho scocciature, lasciatemi in pace con il mio celibato” (quella che io definisco la zitella in senso dispregiativo) sto continuando male il dono che ho fatto, non è più un dono. Questo perché la fedeltà vera è in tutta la vita, non nel momento in cui scelgo qualcuno, Qualcuno o qualcosa a cui dedicare me stessa.

  80. la sciagurata rispose ha detto:

    brava Frufru hai fatto una domanda esistenziale! che ci stao a fare al mondo?
    A sentire i classici (e con parole mie) le creature esitono per dar gloria al creatore, e anche le creature esistono perchè la libertà divina ha voluto che partecipassero della beatitudine di dio. E questo non è un discorso cattolico perchè l’esistenza di dio e la creazione dal nulla non sono verità di fede.
    Mi accontento per il momento della definizione così generica e mi chiedo: se voglio con la mia vita dar gloria a Dio e partecipare della sua beatitudine, ha senso una scelta di vita celibe o in qalche modo sto fuorviando dal progetto naturale e sto andando per una via meno diretta e dovrò poi trovare qualcosa che dia contenuto alla mia vita celibe perchè questa possa dar gloria a dio e partecipare della sua beatitudine?
    forse don mauro lo sa?

  81. la sciagurata rispose ha detto:

    ciao carmen: ma se dici che il celibato è un valore in sè se…. allora è contraddittorio. Vuol dire che non è un valore in sè! è un valore se fatto per un amore più grande ecc… quindi il valore della scelta non risiede nell’oggetto del celibato ma nelle sue conseguenze.

  82. scriteriato ha detto:

    fefral ha detto…
    (sciagurata, frufru ci chiami le tue amiche, io sono Fefral)
    —–
    :-) :-)
    Fefral for president

  83. Lidia ha detto:

    Per me, nella storia dell’umanità la verginità è vista come integrità, e la sua perdita (il rapporto sessuale) come una rottura. Ma una cosa è essere “spezzati” in due metà (due sposi), altra cosa è essere spezzati in mille pezzi (una persona che rapporti sessuali con molte, diverse persone).
    La prima è complementarietà (un valore), la seconda è frammentazione (un disvalore).
    Essere integri è bello, essere complementari è bello, essere frammentati è brutto.

  84. Lidia ha detto:

    ma attenzione: l’integritàpuò diventare disvalore (se vissuta come superbo isolamento), la complementarietà ha meno rischi forse di isolarsi superbamente, ma può generarne altri: se vissuta come “dominio” sull’altro. Quanto alla frammentazione, in sé è un disvalore, ma può portare alla consapevolezza dell’unità perduta che si può sempre recuperare: la samaritana si pente, e torna vergine, del tutto (magari poi sis arà sposata e avrà vissuto una bella complementarietà, chissà). Allora la sua frammentazione l’ha portata, per contrasto, alla felicità.

  85. fefral ha detto:

    ok, sciasciù, proviamo a ragionare in attesa che don Mauro risponda. Qual è il “progetto naturale” per l’uomo? Com’è che la creatura uomo dà gloria a Dio? Se il modo in cui l’essere umano dà gloria a Dio è perpetuando la specie allora la risposta è no, il celibato non ha senso per se stesso. Anzi, è contro natura.

  86. fefral ha detto:

    Anonimo 2, no, non ho capito perchè leggere questa discussione ti provoca dolore. Parli di una vita buona, che quindi rende felice, ma poi di dolore. Sinceramente non ho capito il tuo punto di vista.

  87. sbit ha detto:

    Scusate ma 80 commenti sono un po’ troppi per una lettura attenta, quindi non sono sicuro che quello che dico non sia già emerso nella discussione.

    Se rifletto sull’idea che mi si forma in mente quando si parla di “celibato” mi risulta più definita di quella semplice di “condizione della persona celibe”. Voglio dire: un bambino di 6 anni è celibe, ma non ci viene in mente di discutere del suo celibato…

    Penso che il celibato sottintenda una scelta. Quindi dei vari tipi di “celibato” considerati da don Mauro, io direi che chi si ritrova non coniugato contro la sua volontà è, sì, celibe, ma non vive il celibato.

    D’accordissimo invece sul fatto che può esistere un celibato (nel senso che dico io) rispettabile scelto per motivi umani. Tutte le volte che uno coglie nella sua situazione una missione che richiede totale dedizione. Il punto su cui si potrebbe discutere è se la concreta missione ne sia degna, ma non avrei da obiettare su casi di celibato artistico, celibato di servizio… forse anche il celibato intellettuale come quello che intendeva vivere C.S. Lewis prima che Joy entrasse prepotente nella sua vita.

  88. la sciagurata rispose ha detto:

    che belle idee Lidia! non ci avevo pensato alla integrità/condivisione/frammentazione.
    Con questa chiave di lettura il discorso sul senso del celibato prende un altra tonalità.
    Leggendoti mi viene in mente il cammino di ricerca della verità che qualcuno percorre in unità spirituale intensa con tante persone mentre altri lo percorrono in unità totale spirituale e fisica ma con una persona sola.

  89. la sciagurata rispose ha detto:

    guarda Frufrù, io credo i compiti della specie siano propri della specie non dei singoli. La perpetuazione della specie non è un imperativo categorico del singolo. Sennò tu che dici di essere madre dovresti sentire l’urgenza di procreare a più non posso (ammesso che non lo stia facendo).
    il fine dell’uomo non è principalmente la procreazione, quello esiste ma su un piano differente.
    Poi non avere rapporti sessuali non è contro natura. Si definisce contro-natura il rapporto (cioè l’attività attiva) che viola la natura dell’atto sessuale. se vuoi ti faccio esempi.
    E’ secondo natura che gli esseri umani scelgano di non avere rapporti sessuali oppure scelgano di averli.
    Quindi non porterei l’argomento sul piano dell’essere contro natura perchè mi pare non calzante.

  90. Carmen ha detto:

    Scusa, sciagurata, mi faresti per favore un esempio di quello che intendi come “celibato in sé”? Perché mi dà l’idea di una cosa da esperimento scientifico, cioè isolo il celibato dal resto della vita della persona. In questo sono d’accordo con sbit – mi pare, a questo punto mi si stanno confondendo le idee ;-) – diciamo che tutti nasciamo celibi poi o decidiamo di rimanerlo per un motivo che ci sembra valido, o lo subiamo o ci sposiamo. Ma non riesco a concepire un “celibato in sé”. O lo intendi come astrazione? HELP!

  91. Frufrù ha detto:

    guarda sciagura’ che sono d’accordo con te (non fare esempi grazie, non ce n’è bisogno)
    Non avere rapporti sessuali non è contro natura, per me è abbastanza ovvio. Ma se parli un po’ in giro non è così scontato. Altrimenti perchè c’è chi va in giro a dire che la verginità è l’unica vera perversione? E chi, pur non affermandolo, vive di fatto come se il sesso fosse un’esigenza insopprimibile come il mangiare o il bere?
    Ma proprio perchè così non è, così come la perpetuazione della specie non è un imperativo del singolo, allora il singolo può avere un’esistenza sensata, bella, appagante, anche senza copulare e generare.
    Ma torniamo al punto: qual è il progetto naturale per l’uomo?
    Perchè solo se capiamo cosa ci stiamo a fare su questa terra possiamo sapere se si può compiere questo progetto anche con una vita senza matrimonio nè figli oppure no.

    (per quanto mi riguarda proprio perchè il fine dell’uomo non è principalmente la procreazione io mi sono data una calmata e ho smesso di fare figli :-))

  92. la sciagurata rispose ha detto:

    guarda carmen, cercavo di capire se il celiato ha senso nella vita di una persona o se è un vuoto, è mancanza di qualcosa.
    Ha senso il matrimonio nella vita di una persona? bhe si! In generale si, dirai.., poi dipende.. ma in generale si. E non ci stiamo mica ad interrogare su chi sia lui o lei per capire se nella storia dell’uomo il matrimonio abbia senso. Sennò ti dirò che se non hai sposato Brad Pitt il tuo matrimonio potrebbe non aver senso (in tal caso però visto che sei angelina jolie, dammi il cellulare che devo dirti una cosa importante!). Quindi tutti quanti vediamo spontaneamente un senso nel matrimonio, lo riteniamo una cosa bella, un valore a prescindere da lui e da lei.
    Parlando di celibato invece continuiamo a dire che è una cosa bella SE viene vissuta per un fine nobile che è lo stesso di dire che il matrimonio va bene SE è Brad Pitt.
    Questa cosa non mi convince. Come mai il matrimonio è un valore e il celibato lo è solo a certe condizioni?
    non so se ho ti confuso ancora di più le idee.. le mie senz’altro.

  93. la sciagurata rispose ha detto:

    stavo cominciando a fantasticare su angelina jolie, fortuna che c’è frufrù che mi riporta all’amara realtà della vita con le sue confessioni: “(per quanto mi riguarda proprio perchè il fine dell’uomo non è principalmente la procreazione io mi sono data una calmata e ho smesso di fare figli :-))”
    quando riprendi avvertici che siamo un po’ in ansia per tuo marito.

  94. Frufrù ha detto:

    e perchè mai siete in ansia per mio marito, di grazia?

  95. Carmen ha detto:

    OK ho capito, ma non so se ho la risposta, anzi non ce l’ho di sicuro. La prima idea che mi viene è che il matrimonio sia in se stesso “per”, per amore, per l’altro, per i figli eventuali, ha come una proiezione naturale fuori dalla persona, il celibato almeno apparentemente no, quindi bisogna trovargliela, perchè nell’uomo è primaria la relazione, l’essere orientato a qualcosa.Quindi ha ragione fefral/frufru, il vero problema è qual è il fine dell’uomo. Che te ne pare? Ciao Carmen-non-Angelina-Jolie

  96. Paola Baratta ha detto:

    Cercherò di articolare il mio commento in modo il più possibile chiaro e sintetico. Partendo da una questione centrale sollevata da Fefral. Che ci sta a fare l’uomo sulla terra? La mia risposta è: LA RELAZIONE. L’uomo è un essere in-relazione. Si può dire che l’uomo SIA una relazione ( tra organi, tra mente e corpo, tra mente, corpo, anima e spirito..) Nasce da una relazione. Cresce (nel grembo materno) grazie ad una relazione. Si nutre, si conosce e conosce grazie alle relazioni. Prega se si mette in relazione con (religione vuol dire proprio questo: rilegare, collegare, metter in relazione l’Uomo con l’Infinito/Dio). Per questo la vita è sacra già dal concepimento a prescindere dal credo religioso di ciascuno di noi. In questa ottica il celibato ha un valore in sè? Sì. Sì se mantiene la natura umana della relazione. Con qualcosa, con qualcuno. San Giovanni si mette in relazione con il grembo di Gesù (si appoggia a …). Diventa figlio di Maria per volere di Gesù. Il suo essere celibe è un celibato intessuto nella relazione con Cristo e con la Madonna. Se uno è non credente questa relazione può essere anche “solo” la solidarietà verso gli altri (leggere “La Ginestra di Leopardi dove si sostiene che di fronte alla Natura matrigna, L’Uomo non può che resistere tramite la solidarietà e l’amicizia), può essere un valore (la giustizia, la libertà, l’amore…). La stessa cosa esattamente vale per il matrimonio (non basta essere sposati per…esserlo veramente) o per il sacerdozio. Direi che vale per tutte le scelte della vita. Ciò che rende buona o cattiva una nostra scelta (nascere vergini non è una scelta, ma rimanerlo per tutta la vita sì), non dipende dalla scelta stessa, ma da come essa viene fatta e vissuta, con tutte le umane fragilità ( un conto è essere Don Abbondio e un conto essere come il cardinale Borromeo!!!) Spero di essere stata chiara nell’esprimere il mio punto di vista.

  97. Mauro Leonardi ha detto:

    Non so se “la sciagurata risposa” è la stessa persona che nella sezione 02 del giorno 07 gennaio 2012 18:47 propone di aprire più avanti una Discussione su sesso prematrimoniale e simili, ma l’idea mi sembra magnifica. Potremmo metterla in cantiere per quando avremo capito cosa c’è di umano nel celibato (di cui, a volte, la verginità è un componente).
    Non ho visto ripreso quanto ho scritto poche ore fa: 07 gennaio 2012 10:30 (purtroppo il computer mi faceva le bizze e non mi copiava tutto il pezzo per cui ho dovuto riscriverlo tre volte). La storica Cristina Bolla – che cito – mostra come un’ idea verginità un po’ simile alla nostra è presente anche in molta altra umanità.

    Per quanto riguarda noi occidentali post Gesù direi questo (in poche parole, riassumo un’idea del libro però per favore ogni tanto fatemi credere che lo andate anche a comprare e che lo dite a qualcuno…). Con la sua venuta Gesù ci dice che ci sono due modi per essere santi: matrimonio e celibato. Per quanto riguarda la prima verità, Gesù la afferma inventandosi un sacramento che ribadisce la verità della Genesi; per quanto riguarda la seconda – il celibato – lo vive lui. Qualcuno dirà “vabbé doveva andare in giro a predicare… ” spiego nel libro che questa cosa non sta in piedi per tanti motivi, tra il resto perché gli altri apostoli (tranne Giovanni) erano sposati. Qualche altro dirà: vabbé era Dio. Pure questa cosa non sta in piedi perché Gesù era (è) Dio e UOMO. E’ chiaro che il celibato di Gesù riguarda tutti questi aspetti: il suo predicare, la sua divinità, ecc. ma riguarda anche la sua umanità più schietta e semplice, quella che per 30 anni a Nazareth ha avuto amici, ha lavorato, ha avuto una mamma, si è divertita. Quando uno di allora incontrava Gesù venticinquenne che ci trovava? cosa lo colpiva? e perché non si sposava? nel libro spiego che qualcuno lo prendeva in giro e lo chiamava eunuco, ma questo dipende molto dalla mentalità degli ebrei di allora. Certo c’era qualcosa di misterioso ma non riguardava la sfera del divino. Non c’era nessuna manifestazione divina in senso straordinario perché Gesù faceva una vita normalissima, non come il cugino Giovanni Battista che faceva l’eremita (e anche lui non si sposava, ma quello si capiva… perché, appunto, faceva l’eremita). Cosa c’era di affascinante e misterioso nella sua umanità e che è da collegare con il celibato? Per me c’era il modo di Gesù di essere aperto all’amicizia. Lo deduco da come Gesù parla nel vangelo dell’amicizia.

    P.S. ora vado a dormire…. Grazie a tutti per i bellissimi commenti.

  98. fefral ha detto:

    Io il libro l’ho letto e l’ho pure regalato. E ho trovato davvero illuminante il modo in cui parla di celibato apostolico, soprattutto perchè offre una prospettiva diversa rispetto a come tempo fa mi era stata spiegata la scelta del celibato apostolico da parte di alcune persone: un celibato cioè “funzionale” a qualcosa (non mi sposo perchè così sono disponibile ad aiutare/formare/dirigere altre persone senza dover occuparmi in primo luogo della mia famiglia). Una spiegazione che può avere un senso ma che a pensarci bene è abbastanza limitante. Per questo le domande poste da sciagurata meritano un ragionamento approfondito. Ma penso abbia senso cercare prima di capire se una vita senza coniuge e figli possa essere una bella vita aldilà di una vocazione specifica. E quindi sarebbe interessante capire cos’è che fa di una vita una bella vita. Il commento di Paola Baratta è un buon punto. Ma ora ho sonno, e non riesco ad attaccare il cervello
    (Frufrù)

  99. scriteriato ha detto:

    Paola Baratta ha detto…
    Partendo da una questione centrale sollevata da Fefral. {questa Fefral è una forza}
    Che ci sta a fare l’uomo sulla terra? La mia risposta è: LA RELAZIONE. L’uomo è un essere in-relazione. {non ti riferisci al buon vecchio Zoon politikòn?}

  100. Mauro Leonardi ha detto:

    Dal momento che tutte le azioni di Gesù sono umane e divine, vorrei usare un’immagine per illustrare meglio la domanda che pongo due commenti più sopra [07 gennaio 2012 22:51] a proposito del significato umano del suo celibato (non è l’unico significato del celibato di Gesù, ma è quello che riguarda tutti le persone qualsiasi che non si sposano e che quindi non hanno rapporti sessuali). Lo faccio con una metafora.

    Immaginate di essere nati in uno stanzone buio e di aver vissuto lì per tutta la vita, e che siano passati vent’anni. Conoscete bene i mobili della stanza, sapete che lì c’è un tavolo e là una parete con un angolo. Dopo vent’anni vi muovete tutto sommato a vostro agio perché avete imparato a usare il tatto ma non sapete tante cose. Tra il resto non sapete a che servono quelle due palline mollicce disposte simmetricamente nel vostro viso tra il naso e la fronte, e che sapete essere chiamati occhi. Chissà a cosa servono questi organi superflui. Un giorno arriva un uomo che si chiama Gesù e apre, dal di fuori, delle finestre che c’erano nelle pareti dello stanzone e di cui naturalmente voi ignoravate l’esistenza. Immaginate la scena. La luce entra. Voi siete spaventati, stupiti, attirati, allegri, increduli. Un tumulto di sensazioni vi travolgono e cominciate a correre di qua e di là avvicinandovi alla finestra, guardando fuori e poi guardando dentro. Ecco su questo dobbiamo ora soffermarci. E’ chiaro che le finestre aperte con la luce illuminano tutto un mondo che voi non immaginavate esistere (è la vita soprannaturale, è la vita intima di Dio, è la Trinità e il paradiso) ma illuminano anche dentro, l’interno, confermandovi quello che voi già conoscevate ma arricchendone infinitamente la conoscenza che ne avevate, e questa è la vita umana. Ecco lì quel tavolo che per vent’anni avete solo toccato e che ora vedete. Vedete. Vedete. E così tante cose. Ecco a cosa servivano gli occhi! Questo è l’oggetto della mia domanda. La venuta di Gesù innanzitutto illumina di luce nuova le realtà umane, quelle realtà che esistevano anche prima della sua venuta ma che ora hanno una luce nuova. Questa luce nuova non è in primo luogo divina (nel senso che non mostra le cose nuove fuori dalla stanza) ma umana, umana, umana. Ora lui è celibe in questo senso, innanzitutto. Certo poi ci saranno tutti gli altri sensi che si aggiungeranno ma guardiamo innanzitutto questo. Cosa si vede di nuovo nel celibato umano di Gesù nella prospettiva di quel celibato che ha riguardato tutti gli altri uomini prima di lui?
    Buona domenica!

  101. Lidia ha detto:

    I rapporti sessuali creano un legame che è complementarietà (nella migliore delle ipotesi) e frammentarietà (nella peggiore). Invece l’assenza di rapporti sessuali indica plasticemnete che l’uomo vale di per sé, in sé, fosse anche l’unico al mondo. Gesù era unico per sé e unico per tutti.
    Gesù era uomo allo stato puro, grezzo, e ha indicato il valore di essere così. Chi si sposa, chi ha rapporti sessuali per forza ‘cambia’ (in meglio, in peggio: dipende da come e perché si sposa). Chi non si sposa rimane, per così dire, immutato.
    Magari così?
    A me però viene un dubbio, ora non so se è venuto a qualcun altro: ma ha senso parlare del celibato di Gesù (che era uomo sì, ma anche Dio) come prototipo del celibato umano? Voglio dire, che un Dio incarnato non si sposi io lo vedo abbastanza normale (altrimenti mi sembrerebbe una storia tipo Cenerentola). Che i suoi discepoli – non dèi ma uomini – non si sposino non so se sia paragonabile al non sposarsi di Gesù…
    E d’altronde, nuova domanda: se Gesù è solo celibe, come fa un coniuge ad identificarsi con Lui? La posizione che Cristo sia sposo della Chiesa lo rende “non celibe”, o è celibe pur essendo sposo?

  102. scriteriato ha detto:

    “Immaginate di essere nati in uno stanzone buio e di aver vissuto lì per tutta la vita, e che siano passati vent’anni.”

    Ma non ricorda un po’ il mito platonico della caverna?

  103. fefral ha detto:

    Perché diciamo che quando uno sceglie il celibato rinuncia a sposarsi e non che quando uno si sposa rinuncia al celibato?

  104. Paola Baratta ha detto:

    Bhè a me il racconto di Don Mauro ha fatto venire subito in mente il mito della caverna anche se con importanti differenze; certo nel dire che l’uomo è un essere in-relazione mi riferivo anche allo zoon politicon ma non solo. Mi riferivo proprio all’essenza profonda dell’Uomo. Che è essenza profonda di Dio (infatti Dio è una relazione: la Trinità); che è essenza di Gesù. Gesù era vero Dio e vero Uomo.
    Si è incarnato in un grembo umano, nella storia umana, nelle attività umane…Penso proprio ai 30 anni di vita nascosta di Gesù dove dobbiamo trovare il senso del suo essere uomo tra gli uomini. Del suo essere celibe. Secondo me un passo del Vangelo può essere illuminante. Parlo di quello delle nozze di Cana. Del “miracolo” (la parola miracolo a me non piace tanto…preferisco “segno2 come nel vangelo di Giovanni) dell’acqua trasformata in vino buono.
    Tutti sappiamo la storia credo, ma riassumo: Gesù è invitato ad un matrimonio. Durante i festeggiamenti viene a scarseggiare il vino. Gli organizzatori della festa sono mortificati…Se ne accorge Maria che pensa di rivolgersi a Suo figlio…E lui le risponde in malo modo: ” Che vuoi da me donna?” ma poi agisce “fa” il miracolo…Allora cosa c’entra questo con il celibato? Penso questo..Spesso noi uomini pensiamo che per essere degni di essere Uomini bisogna “fare” qualcosa, farlo possibilmente bene. e’ l’insegnamento più nobile dell’Umanesimo: seguir virtute e canoscenza, fare del bene, fare il proprio dovere, sposarsi, fare dei figli…Gesù aggiunge forse un elemento. Per essere Uomini prima che fare occorre “Essere”. Un essere puro: per essere segno di questa purezza totale la scelta del Celibato è l’unica umanamente percorribile. Invece di “Penso quindi sono” Gesù direbbe forse “Sono e dunque… dono”. Fino ad arrivare al paradosso di divenire Lui Dono supremo per tutti noi.E per essere dono bisogna essere integri…Nessuno di noi regalerebbe ad esempio… una penna senza chiuderla nella sua custodia o dopo averla usata e senza impacchettarla per bene con tanto di fiocco…O no? Ma tornando alla reazione di Gesù a Maria..Lui si ribella perchè Maria lo invita a “fare”. Prima di tutto invece Gesù vuole essere. Poi però si rende conto che il suo fare sarà un donare…E dona. Dona una buona riuscita ad un matrimonio e trasforma la cristallina e pura acqua nel vino migliore (un vino rosso, robusto…): il celibato (l’acqua pura e cristallina) che dà luce e valore ad un matrimonio trasformandosi in vino rosso e robusto: il vino che poi sarà il “sangue” del suo estremo sacrificio, della sua Donazione totale…. La scelta della purezza quindi a livello umano è l’unica scelta possibile dato che Gesù, umanamente, sceglie di ESSERE. ESSERE dono “totale” per gli altri.

  105. Mauro Leonardi ha detto:

    La domanda posta da Lidia [08 gennaio 2012 09:29] è molto profonda ma poiché qui vogliamo parlare del valore UMANO del celibato – valore umano che come ho detto sopra piu illuminato da Gesù rimane umano perché Gesù è vero Dio e vero uomo – sarebbe meglio approfondirla in una prossima discussione [Lidia lasci un appunto ad hoc nella sezione apposita, la 02? grazie].

    Per lasciare non del tutto insoddisfatta la richiesta di Lidia posso dire che in Gesù ci sono sia il celibato che la sponsalità, il primo in senso proprio il secondo in senso metaforico. Metaforico perché Gesù è “sposo” della Chiesa e di tutta l’umanità. Approfondisco molto tutta la questione in Come Gesù (e per es. tiro le conclusioni a p. 167 – per chi ha il libro sotto mano). Il punto è che la filiazione divina (che propriamente è la definizione di Gesù) è spiegabile con la filiazione umana (celibato, amicizia) e la sponsalità. C’è bisogno di entrambe. Per questo nella Chiesa ci sono entrambi i fenomeni.

    In questa Discussione però è preferibile continuare con i due commenti successivi di Fefral e Paola Baratta. Bellissimo quanto dice Fefral: Perché diciamo che quando uno sceglie il celibato rinuncia a sposarsi e non che quando uno si sposa rinuncia al celibato? Già perché?

  106. Anonymous ha detto:

    Don Mauro dice: “Bellissimo quanto dice Fefral: Perché diciamo che quando uno sceglie il celibato rinuncia a sposarsi e non che quando uno si sposa rinuncia al celibato? Già perché?”
    Bah… non è proprio così… infatti si fa l’addio al celibato… :-)))
    E provocatoriamente dico: perchè quando si sceglie definitivamente allora la via del celibato non si fa una bella festa con tutti i parenti per condividere anche con loro questa bellissima scelta? Perchè c’è questo pudore, delle volte magari anche un po’ imposto dai fratelli di cammino?

    Dico questo perchè a me sembra che in ogni vita ci sia un matrimonio: nella vita di chi sceglie il celibato apostolico, in quella dei consacrati ed in quella degli sposati.
    Boh… mi sembra la domanda tipo se è nato prima l’uovo o la gallina…

  107. fefral ha detto:

    che matrimonio ci sarebbe nella vita di chi sceglie il celibato apostolico?

  108. Anonymous ha detto:

    Non sono neanche d’accordo con chi dice che molte donne che hanno scelto il celibato apostolico in realtà avrebbero fatto meglio a scegliere altro, cioè che un po’ di sesso nella loro vita non potrebbe che fare del bene. Mi sembra veramente banale.
    Io sono sposata, faccio sesso spesso e volenieri eppure troppo frequentemente sono di un’acidità paurosa.. Sono incazzata(pure adesso… e penso che si capisca dai commenti).ma il sesso non c’entra. Perchè per chi ha scelto il celibato apostolico dovrebbe essere diveso? Cioè non può essere permaloso, nevrotico musone pignolo o quantaltro per altri motivi che non c’entrano niente col sesso? Se guardassi la mia acidità,(la mia parte inguardabile, impresentabile e che invece spesso esce fuori) solo in relazione a quanto sesso faccio o non faccio, guarderei solo la punta dell’iceberg…

  109. Anonymous ha detto:

    Fefral: Il matrimonio sta nella scelta. E’ proprio in quella parola “sceglie” che si definisce un matrimonio

  110. Mauro Leonardi ha detto:

    Intervengo brevemente a proposito del commento di Anonimo 08 gennaio 2012 15:51 (ovviamente l’altro e gli altri anonimo non so se sono la stessa persona…).

    L’appunto di Fefral (“Bellissimo quanto dice Fefral: Perché diciamo che quando uno sceglie il celibato rinuncia a sposarsi e non che quando uno si sposa rinuncia al celibato? Già perché?”) mi sembra bellissimo perché mette in luce in maniera molto diretta il problema che stiamo affrontando della mancanza di contenuto, e quindi di dignità, del celibato umano. UMANO. Nel 99% della gente il celibato ha senso solo per una scelta religiosa in senso schietto (il di fuori della finestra per rimanere nella metafora che ho fatto l’ 08 gennaio 2012 09:11. Per cui non la banalizzerei con la festa dell’addio del celibato, che sappiamo tutti quale cosa penosa è (al peggio l’addio al sesso libero, al meglio una goliardata).
    La scelta di celibato a volte viene festeggiata: per esempio quando una ragazza entra in noviziato o un ragazzo si fa prete e casi simili. Il fatto che la scelta di celibato di laici venga nascosta è una cosa brutta e che vorrei cambiare e che dipende dal nostro blog, cioè da quanto riusciamo a fare una nuova cultura.
    Faccio una domanda. L’ 08 gennaio 2012 09:11ho scritto che chi incontrava Gesù venticinquenne a Nazareth trovava una persona particolarmente aperta all’amicizia. Su questo non c’è niente da dire? Non può essere significativo?

  111. Anonymous ha detto:

    Non volevo banalizzare quanto hai scritto nella metafora di ieri, che ho molto apprezzato, probabilmente io sono una persona banale, che non ha molto da dire qui in mezzo a tutti questi “bellissimi”commenti. Vi saluto

  112. Una lettrice del blog ha detto:

    Scusate,ma tutti questi interventi,hanno finito per disorientarmi(per quanto sono numerosi e spesso in antitesi tra loro),ma soprattutto perchè penso che tutto questo discorrere si riveli inutile,soprattutto se fatto da persone che hanno già scelto la loro vita ( o la vita ha purtroppo scelto per loro,se un tempo erano immature o non si ponevano tante domande).
    Riprendendo le parole di D Mauro,se uno “ha vissuto tanto tempo in una caverna buia” e cioè ha vissuto,magari senza fare grossi errori,ma anche senza conferire spessore soprannaturale alla sua vita(ora non domandiamoci se per colpa sua o delle circostanze),purtroppo(ma anche per grazia di Dio!) si “risveglia”in un certo momento,magari quando le scelte fondamentali(lavoro e matrimonio)sono state già impostate.
    E’ evidente che non può stravolgere la sua vita,ma deve umilmente partire da ciò che ha tra le mani e viverlo al meglio,sapendo persino non “aspirare a cose troppo grandi”
    E’ evidente che,se ha un briciolo di fede,non può neanche prendersela con il momento in cui ha iniziato a vedere,perchè significherebbe non credere che Dio guidi la sua vita,ma che esista solo un destino beffardo.Significa anche non avere speranza,dato che Dio sa benissimo scriver dritto su righe storte e comunque è sempre alla ricerca delle pecore che si perdono.
    E’ evidente,riprendendo,alcune tra le parole più belle del libro,(grazie D Mauro!) che l’importante “non è avere il controllo degli avvenimenti,ma sapere per fede che il futuro è nelle mani sicure di Dio”.
    Solo cercando di”vivere con Dio “ come ” sola e unica rischiosa sicurezza del cristiano,”da celibe o da sposato che sia,tra scelte giuste e non,tra strade tortuose o veri fuori strada,può vivere la sua vita come VOCAZIONE.Forse non c’entra,ma mi sembrava importante sottolineare quello che magari non riesco ad esprimere con grandi parole,ma credo abbia un suo valore,perchè è sofferta esperienza di vita.

  113. la sciagurata rispose ha detto:

    cari Paola e Barabba! il post è geniale, mi ha fatto pensare tutto il giorno e contiene delle perle, Grazie!
    penso che in questo passaggio ci sia molto sul senso della vita di cui si parlava in diversi post e lo applicherei in toto sia alla scelta celibataria che a quella matrimoniale “certo nel dire che l’uomo è un essere in-relazione mi riferivo anche allo zoon politicon ma non solo. Mi riferivo proprio all’essenza profonda dell’Uomo. Che è essenza profonda di Dio (infatti Dio è una relazione: la Trinità); che è essenza di Gesù. Gesù era vero Dio e vero Uomo.”
    mentre la parte sull’Essere più che parlarmi di celibato (anche se ho capito in che modo rientra il tema del celibato) penso vada applicata alla castità, alla purezza che può essere vissuta con pari dignità ed eroicità nel celibato e nel matrimonio. “”Gesù aggiunge forse un elemento. Per essere Uomini prima che fare occorre “Essere”. Un essere puro: per essere segno di questa purezza totale la scelta del Celibato è l’unica umanamente percorribile. Invece di “Penso quindi sono” Gesù direbbe forse “Sono e dunque… dono””
    grazie!

  114. fefral ha detto:

    Beh, anonimo, anch’io sono sposata, faccio sesso spesso e volentieri eppure sono spesso incazzata e acida… E quella sulle donne che farebbero meglio a sposarsi era almeno da parte mia una battuta.
    Per quanto mi riguarda sono acida tutte le volte in cui cerco me stessa nei rapporti con gli altri, oppure più banalmente quando sono stanca. E questo può succedere sia a chi è sposato che a chi non lo è.
    Sulla sovrapposizione del significato di matrimonio con scelta non sono convinta. Una persona sposata sceglie una cosa diversa da una che non lo è. Chi vive il celibato apostolico non è come se fosse sposato. Non è sposato e basta. L’idea della festa però è carina, ho un po’ di amici a cui suggerirla :-)

  115. la sciagurata rispose ha detto:

    senti anonimo, la tua idea è bella! “perchè quando si sceglie definitivamente allora la via del celibato non si fa una bella festa con tutti i parenti per condividere anche con loro questa bellissima scelta? Perchè c’è questo pudore, delle volte magari anche un po’ imposto dai fratelli di cammino?” Potresti fargli una festa a sorpresa!!
    però già è un casino andare a tutti i matrimoni.. ci manca solo di dover andare anche ai celibatezzi! se poi gli viene in mente di fare la lista snozze io mi sparo. magari si può fare una festa mega collettiva annuale.. ma se succede come ai matrimoni che si trova facilmente moglie.. in quell’occasione che succede, la si perde? Bho.. insomma, mi pare una buona idea ma bisogna lavorarci su..
    e poi trovati un nome che anonimo è un po’ anonimo. che ne so, chiamati snozze! ciao

  116. la sciagurata rispose ha detto:

    cara lettrice del blog che sei vissuta nella caverna,
    io non credo che sia poi così vero quanto emerge ogni tanto dai post sul “mito della caverna”. Siamo costantemente in divenire, viviamo nel tempo e cambiamo col tempo. Per questo esercitiamo la libertà in costante stato di immaturità rispetto a quello che saremo più avanti, ma non per questo le nostre scelte non sono vere. A volte sono particolarmente immature, d’accordo, ma andando avanti possiamo sempre riscegliere o orientarle. Credo che tutte le vite siano sia così, celibi o coniugate che siano. UN giorno un’amica madre di tre figli mi ha confidato un po’ terrorizzata: sai che ho scoperto che mio marito non è bello? mi son fatto una risata a crepapelle, perchè effettivamente il principe azzurro non rispecchia i canoni della bellezza michelangiolesca ed è evidente, lo han sempre detto tutti. Solo lei non se ne rendeva conto. Eppure anche quando è caduto il velo dell’innamoramento o dell’infatuazione o cecità che sia, la loro storia è andata avanti forse piu forte di prima e forse l’amore è diventato più amore.
    mi è piaciuta molto la fase di chiusura in cui dici: “”Solo cercando di”vivere con Dio “ come ” sola e unica rischiosa sicurezza del cristiano,”da celibe o da sposato che sia,tra scelte giuste e non,tra strade tortuose o veri fuori strada,può vivere la sua vita come VOCAZIONE””
    si perchè alcuni pensano che la vocazione sia un momento preciso, una voce o una luce di un certo giorno, mentre io son convinto che la vocazione sia un percorso. Per questo stimo chi esercita la libertà anche se a volte la esercita in direzioni che non comprendo o che non condivido. La vocazione vista così è un casino, perchè vuol dire mettersi in discussione sul serio e non lasciarsi portare dalle certezze.. eppure è meravigliosa così.
    ciao

  117. la sciagurata rispose ha detto:

    cara anonimo acida e frufru che vi descrivete stressate e incazzate e fate sesso spesso e volentieri. ma quando cazzo fate sesso se avete dei programmi della giornata così infernali!?
    a mezzanotte cariche di nervoso?
    e ci credo che siete incazzate!!

  118. la sciagurata rispose ha detto:

    perchè quando ti confessi su temi sessuali i preti ti fanno mille domande sulle cause e controcause (e non faccio nemmeno cose turche) mentre se frodi il fisco, perdi tempo al posto di lavorare, o guidi come un pazzo non ti dicono niente? secondo me sta etica mediterranea del sesso è esagerata, meglio il nord europa, più equilibrato.

  119. frufrù ha detto:

    eggià, perchè?
    Sciagura’ sei un po’ rompiballe ma metti sul piatto temi interessanti. Essere “come Gesù” non si traduce solo nel viveve la castità. Ci sono molti aspetti della vita “nascosta” di Gesù che molto spesso non si mettono a fuoco. Mi è capitato di confessarmi di comportamenti scorretti sul lato professionale e dall’altra parte neanche un cenno. Appena si tocca anche alla lontana il tema della purezza, della castità o più esplicitamente della sessualità comincia l’interrogatorio.
    (ps sciasciù, saranno cazzi miei quando faccio sesso? Se tu non trovi il tempo di farlo problemi tuoi)

  120. acida ha detto:

    @Fefral: Ok diciamo allora che io intendo per matrimonio quello che qui si intende con la parola vocazione

    E’ la stessa cosa. “Non commettere adulterio” riguarderebbe solo gli sposati e invece secondo me un significato ben più ampio del tradimento coniugale :io lo intendo proprio come “non adulterare il matrimonio(la vocazione, la chiamata) che Dio ha messo nella tua vita, resta dentro quel matrimonio”. Se allarghiamo lo sguardo e diamo alla parola adulterio un significato più ampio dell’aspetto sessuale, tutti (sposati, celibi e consacrati) possiamo riconoscerci adulteri per avendo una vita sessuale “in regola” a seconda del proprio stato.

  121. acida ha detto:

    Sciagurata/o mmmhhh… ribadisco… faccio sesso spesso e volentieri a volte anche quando sono incazzata…
    Preti morbosi… non ne ho trvati ultimanente perchè ho la fortuna di avere un prete con cui ho un rapporto veramente schietto e quindi non ho problemi a parlare di questi argomenti

  122. fefral ha detto:

    Mauro Leonardi ha detto…

    “La scelta di celibato a volte viene festeggiata: per esempio quando una ragazza entra in noviziato o un ragazzo si fa prete e casi simili. Il fatto che la scelta di celibato di laici venga nascosta è una cosa brutta e che vorrei cambiare e che dipende dal nostro blog, cioè da quanto riusciamo a fare una nuova cultura”

    In realtà gli unici che, vivendo il celibato, in un certo senso lo “nascondono” e che mi vengono in mente sono quelli dell’Opus Dei. Mi è capitato per esempio di andare alla cerimonia di voti di una che entrava in clausura. Oppure ho accompagnato i genitori di un memores domini ad assistere alla cerimonia in cui formalizzava il suo impegno vocazionale (non mi pare che siano voti, ma non ci capisco un granchè).
    Che i celibi dell’Opus Dei non vadano in giro a sbandierare la loro vocazione mi pare abbastanza coerente con lo stile dell’OD. A volte però ho assistito a spiegazioni penose sulla propria vita da parte di alcune di queste persone che non riuscivano a spiegare perchè non erano sposate, nè fidanzate. Che però non erano religiosi, nè preti. Che non facevano voti ed erano persone normali (di fatto lo sono). Ma che non sapevano spiegare perchè avevano scelto di non sposarsi se non con quella motivazione di cui parlavamo sopra “per essere maggiormente disponibile a seguire le attività di formazione per altre persone”. Un celibato cioè “funzionale” a qualcosa.
    Don Mauro, lei parla molto nel libro di questo. Io ho l’impressione che il celibato apostolico venga inteso troppo spesso come il celibato per fare apostolato, e non nel senso di “celibato degli apostoli”.

  123. fefral ha detto:

    @acida: ok, ma la vocazione matrimoniale ha delle sue specificità che altre vocazioni non hanno. Per questo non sovrapporrei le definizioni.
    Per quanto riguarda il discorso sull’adulterio sono d’accordo: si può essere adulteri anche se si ha una vita sessuale “in regola”

    Sui preti, non so cosa intendesse sgiagurata, io non parlavo di preti “morbosi” in senso stretto. Ma del fatto che ho l’impressione che la virtù della purezza e della castità occupino troppo spesso nei pensieri del cattolico (confessante e confessore) un posto troppo in alto rispetto ad altri temi ugualmente (o forse più) importanti per la santità. Si perde un sacco di tempo ad affrontare i temi di moralità coniugale e quasi nulla sull’etica del lavoro, sul rispetto della legge, ma anche su virtù più classiche come la povertà, l’umiltà, ecc…
    Poi anche io alla fine mi cerco i preti con cui riuscire ad avere un rapporto sereno e affrontare ogni argomento dandogli il giusto peso, ma mediamente trovo questo sbilanciamento

  124. la sciagurata rispose ha detto:

    ciao acida!! bel nome, davvero. di carattere.. perchè le gatte morte perfettine col piano di vita pettinato ci hanno scassatuuuuazz.
    acida! una cattolica praticante acida. bello!

    stavo pensando: perchè invece di far sesso spesso e volentieri non provi a fare l’amore?
    dicono che faccia venire la pelle morbida..
    ma cazzo, ste cose te le deve dire un uomo?

  125. la sciagurata rispose ha detto:

    fufù!
    ti appropri dei miei argomenti per farti adulare da anonimo.. invece di riciclare le idee tira fuori qualche pensiero intelligente qui il forum langue..
    poi come si fa a ripescare labello e ilaria che mi stavano simpatiche?

  126. fefral ha detto:

    stavo cercando di rendere le sue idee un po’ più leggibili, invece di ringraziare ‘sto qua continua a rompere!
    Bah!

    (è vero che fa venire la pelle morbida? Devo provare)

  127. la sciagurata rispose ha detto:

    grazie Fufù, mi hai spiegato le mie idee meravigliosamente. però non le ho capite.

  128. fufù ha detto:

    non preoccuparti, se sei uomo è normale

  129. fefral ha detto:

    piuttosto, tu sciagurata, scrivi “si perchè alcuni pensano che la vocazione sia un momento preciso, una voce o una luce di un certo giorno, mentre io son convinto che la vocazione sia un percorso. Per questo stimo chi esercita la libertà anche se a volte la esercita in direzioni che non comprendo o che non condivido. La vocazione vista così è un casino, perchè vuol dire mettersi in discussione sul serio e non lasciarsi portare dalle certezze.. eppure è meravigliosa così.”
    bello, ma possibile?
    Mettersi in discussione sul serio, giorno dopo giorno, è compatibile con un progetto di vita che abbia un senso?
    Leggendo quello che scrivi pare quasi che ogni momento sia buono per ricominciare, magari anche cambiando strada. Eppure esistono, come diceva la lettrice della caverna, ma anche prima anonimo2 con parole diverse, delle scelte che non si possono annullare (anche se magari fatte per il motivo sbagliato). Esiste un punto di non ritorno, non puoi stare tutta la vita senza certezze.
    Insomma a un certo punto se uno si sposa è sposato. Punto.
    Poi magari un giorno scopre che si è sposato per i motivi sbagliati, ma intanto ha messo su famiglia, magari ha dei figli, ha comprato casa insieme alla moglie, ha cambiato città… non può svegliarsi un giorno mettendo in discussione tutto perchè la vocazione è un percorso.
    E lo stesso per chi sceglie altri percorsi. Uno fa il prete per 20 anni poi si innamora e molla tutto, dicendo che in realtà non era libero quando si era ordinato sacerdote, non sapeva cosa stava facendo. Sì ma per 20 anni dove stava?
    A me lasciano perplessa quelle storie di persone che all’improvviso, dopo 10, 15, 20 anni di un certo tipo di vita improvvisamente scoprono di aver sbagliato e mandano tutto all’aria. Mollano la moglie per una di vent’anni più giovane, lasciano una vocazione al celibato in cui hanno creduto per anni dicendo che hanno finalmente capito chi sono davvero…
    Ma esercitare la propria libertà non va fatto anche con un po’ di senso di responsabilità? Oppure se domani mi stanco della mia vita stressata e scopro che non sono fatta per essere mamma posso mettermi in discussione e ricominciare daccapo? E i figli poi me li cresci tu?

  130. Paola Baratta ha detto:

    RISPONDO A FEFRAL SULLA QUESTIONE DEI CELIBI NELL’OPUS DEI. PREMETTO CHE NON FREQUENTO L’OD E CONFESSO ANCHE CHE FINO A QUALCHE TEMPO FA NUTRIVO ANCHE ALCUNI PREGIUDIZI SULLA STESSA. E PREGIUDIZI ANCHE SUL CELIBATO. IN PARTICOLARE QUELLO PRATICATO DAI LAICI. PERCHè PER ME ERA “STRANo” CHE UNO “NORMALE” (NON UN SACERDOTE) POTESSE PRENDERE QUESTA STRADA…NON MI FIDAVO. POI HO LETTO IL LIBRO DI DON MAURO (NONOSTANTE IL TITOLO ALL’INIZIO MI INSOSPETTISSE MOLTO…) E…MI SONO VERGOGNATA UN Pò. DEI MIEI PREGIUDIZI. E ANCHE DELLE MIE IDEE SUL CELIBATO.. MA LA RISPOSTA PIù BELLA(INSIEME AD UNA BELLA LEZIONE DI PAZIENZA CHE NON è IL MIO FORTE E DI UMILTà), ME L’HA DATA UN MIO CARO AMICO. LUI è UN CELIBE E FA PARTE DELL’OD… DEVO DIRTI CHE ANCHE LUI è MOLTO PUDICO NELLO SPIEGARE IL PERCHè E IL PER COME DELLA SUA SCELTA…MA ORA QUESTA COSA CHE PRIMA ATTRIBUIVO CON SOSPETTO ” ALL’ALONE DI SEGRETEZZA DELL’OD” (METTO TRA VIRGOLETTE IL PREGIUDIZIO, CHIEDENDO AMMENDA…), ORA IO L’APPREZZO GRANDEMENTE COME TESTIMONIANZA DI UN “AMORE” GRANDE CHE SI HA QUASI IL PUDORE DI DESCRIVERE NELLA SUA UNICITà… INSOMMA…NON C’è BISOGNO CHE IL MIO AMICO SPIEGHI PERCHè HA SCELTO IL CELIBATO…TI ASSICURO CHE SE UNO GUARDA COME VIVE..LE PAROLE SONO SUPERFLUE….LO CAPISCI DA TE. LUI è VERAMENTE UN TESTIMONE. TANTO CHE HA IN PARTE CONTRIBUITO ALLA CONVERSIONE DI UNA “COMUNISTA” (STILE PEPPONE) COME ME…A VOLTE LE PAROLE SONO DI TROPPO. è LA VITA CHE PARLA. PENSO CHE VALGA PER IL MIO AMICO COME PER TANTI “CELIBI” CHE SIANO DELL’OD OPPURE NO. E PER LORO, Sì, UNA FESTA MI PIACEREBBE PROPRIO ANCHE SE LORO, PENSO, LA VORREBBERO SOTTOVOCE ( NON STILE ADDIO AL CELIBATO…PER CARITà!!!!)

  131. motorbiker ha detto:

    I contenuti del messaggio di Frefal toccano corde profonde e richiamano alla memoria storie di amici vicini e anche brandelli della mia.
    Può valer la pena sfiorare con un pensiero questicasi limite per poter inquadrare con maggior consapevolezza la nostra ordinarietà. Quando partecipi al matrimonio di persone con cui hai condiviso tanto e poi li vedi separarsi o quando l’amico intimo abbandona la scelta vocazionale al celibato, nascono interrogativi che non possono non scuoterti interiormente.
    Se l’uomo è un mistero a se stesso, lo è maggiormente al prossimo e in questi casi non è facile capire. Si può intuire qualche frammento e partecipare di alcune schegge di confidenza. Fortunatamente il giudizio non è richiesto agli uomini e ritengo saggio non giudicare mai le persone. Le azioni però spesso parlano da sole e possono in alcuni casi essere giudicate e giudicate erronee.
    Ma Dio che fa? questo mi chiedo, Gesù come vive la scelta moralmente errata dell’uomo? E’ tragico lo scenario, eppure Dio non solo attende e pazienta, ma ama. Questo è ciò che la fede insegna e l’esperienza conferma: dio ama anche le libertà malate.
    perchè mai noi cristiani non dovremmo pazientare, attendere, esserci e amare?

  132. Mauro Leonardi ha detto:

    Ok. Prendiamo atto che “La sciagurata rispose” è un grande acquisto del blog e, a quanto ne ho capito leggendo i commenti, un po’ di merito va a Fefral (frufru..). Però è come esserci messi in squadra Cassano (io sono milanista e per me è un complimento) quindi… non dire le parolacce, che sta male e poi bisogna sciacquarsi la bocca.

    Il tema del confessionale e dei preti preferirei non toccarlo: troppo dolore. Vi offendete se vi dico che san Josemaría Escrivá la pensava come voi (e per le parolacce aveva un debole perché diceva che ci si poteva pure fare apostolato). Ecco il pezzo “Mi ha fatto sempre soffrire l’atteggiamento di alcuni – tanti – che scelgono l’impurità come schema costante delle loro ammonizioni; ho verificato in molte anime che ottengono il risultato contrario a quello sperato, perché si tratta di materia più appiccicosa della pece e deforma le coscienze con complessi o timori, come se la limpidezza dell’anima fosse una meta poco meno che irraggiungibile.” (Amici di Dio, n. 178). E’ chiaro che allude a preti e company. Comunque, parliamoci chiaro: è anche vero che per parlare di cose serie come lavoro, tasse, profitto, bisogna anche avere un po’ di competenza; invece dire quattro fregnacce in campo sessuale o affettivo o matrimoniale può essere alla portata di tutti. Comunque io il consiglio che do è sempre lo stesso: se fa dele uscite stonate, alzatevi e andate via.

    Il tema vocazione, perseveranza è troppo importante: lo posti per dopo, per favore, sciagurata?

    Invece vogliamo tornare al tema celibato e parlare un po’ di amicizia? Paola l’ha chiamata relazione e va bene, però si chiama amicizia. Perché un celibe come ama e chi ama? questo è il problema nella nostra società dove (basta guardare un film) se ci si vuole almeno un po’ bene il minimo che si può fare è… quello!
    Ci proviamo a capire che il senso del celibato è l’amicizia? ci ho scritto cento pagine….

  133. la sciagurata rispose ha detto:

    Frùfrù esageri tutto: io non dico che bisogna mettersi in discussione come se ogni giorno il foglio fosse bianco, non è così! non è possibile che sia così e sarebbe mancanza di realismo ragionare in questo modo.
    Anche a me sorprendono le persone che buttano tutto all’aria all’improvviso, anche se ho imparato che a volte le apparenze esteriori possono dare una visione distorta della verità. Magari qualcuno ha seguito un percorso di maturazione lento e coscienzioso ed io ne vedo solo gli esiti finali. Però è ovvio che se l’amico lascia la moglie quarantacinquenne per la rumena ventenne è difficile non dubitare della serietà della decisione.
    Io parlavo di percorso, e questo include il concetto di continuità, passo dopo passo. non parlavo del bungee jumping o del salto della quaglia. Per carità sono cose che succedono ma son situazioni limite.: ad es. un mio amico un giorno ha capito di essere gay ed ha mollato la fidanzata che stava programmando il matrimonio.
    Non credo che sia un esempio di creatività ordinaria nel proprio cammino anche se lui è una persona molto retta ed esemplare.
    Torniamo al nostro tema, il celibato: una persona che decide di vivere il celibato credo che lo decida in un istante (come quando si decide di sposarsi) ma poi percorre un cammino e magari dei tempi di prova in cui va testando e confermando la propria decisione. Magari alla prima boa era esaltato perchè voleva emulare qualcuno, alla seconda boa sentiva di poter far tanto per il prossimo, alla terza boa intuisce che dio gli chiede il cuore tutto intero alla quarta .. e così via fino a strutturare una decisione magari ancora immatura ma quantomeno determinata e autentica. E’ ovvio che l’approfondimento del senso del celibato dovrà portarlo con se ogni giorno della sua vita cosìcome succede per i fidanzti che si piaccino per motivi che fanno sorridere e poi pian piano vei che cresce un albero.
    mi sono scocciato! se hai capito, bene. se non capisci i maschi sai che siamo tutti in pena per tuo marito.. ma è un problema tuo.
    leggiti acida che diceva qualcosa di simile a uello che inteno dire sul scegliere ogni giorno, col suo discorso sull’adulterio: ” “non adulterare il matrimonio(la vocazione, la chiamata) che Dio ha messo nella tua vita, resta dentro quel matrimonio”. Se allarghiamo lo sguardo e diamo alla parola adulterio un significato più ampio dell’aspetto sessuale, tutti (sposati, celibi e consacrati) possiamo riconoscerci adulteri per avendo una vita sessuale “in regola” a seconda del proprio stato.”
    ciao.

  134. fefral ha detto:

    Mauro Leonardi ha detto…
    Ok. Prendiamo atto che “La sciagurata rispose” è un grande acquisto del blog e, a quanto ne ho capito leggendo i commenti, un po’ di merito va a Fefral

    eh? non scherziamo! Se ‘sto matto è entrato nel blog io non c’entro niente.
    Buonanotte

  135. la sciagurata rispose ha detto:

    senta don leonardo, io ho letto il suo libro e mi sono fatto l’idea che abbia la testa creativa, destruturata quanto basta per dire cose profonde e nuove dicendo le cose di sempre, o almeno quelle che a me suonano dentro come se ci fossero sempre state. Per questo sono qui, per ringraziarla perchè il libro mi ha fatto pensare molto sui cazzi miei (mi perdoni padre, sto facendo apostolato!) se mai ci vedremo glieli racconterò ma ho bisogno di tempo.

    Non dia a frufrù meriti che non ha.mi ha fatto perdere un sacco di tempo perchè non capisce i maschi.

    domani ricomincia la giostra e non so se riuscirò a tornare per fare partire un nuovo tema, ma passerò di sicuro prima o poi.
    intanto grazie dei bei temi che mi ci ha dato. è bello pensare a cose serie, ti da l’idea di poter diventare migliore.
    grande don! vai avnti così che spacchi! ciao

  136. Una lettrice del blog ha detto:

    Ho letto ora questo gran numero di interventi(bello! a prescindere dall’essere d’accordo o meno e dal considerare gli stili più o meno aggressivi o acidi o altro..la partecipazione è sempre un fatto positivo!)…comunque,sono la lettrice “della caverna” e visto che in alcuni interventi è stato ripreso quello che ho detto,nonostante l’ora,cerco di precisare qualcosa.
    Non mi permetterei mai di dire che siccome la vita è un percorso,la vocazione è un percorso,allora uno può ,da un momento all’altro, cambiar strada ,mandando all’aria quello che ha creato fino ad allora e soprattutto LE PERSONE con le quali ha creato dei legami.Si,perchè per quanto si possano fare scelte immature o sbagliate,a ben vedere,il cuore del Vangelo,la legge che riassume tutto,la bussola che deve guidare le nostre scelte,non è capire quanto sono soddisfatto,ma E’ L’AMORE (verso Dio e verso gli altri).
    Ho sentito proprio poco tempo fa,una riflessione che presentava con forza,proprio questa interpretazione della fedeltà-castità-amore…”CASTITA’ E’ FARE FELICE L’ALTRO E NON SFRUTTARLO,QUALE CHE SIA LA RELAZIONE DI AMICIZIA,SPONSALE,FILIALE…CHE HO CON L’ALTRO…..NON TUTTE LE PERSONE FEDELI AMANO…MA CHI AMA E’ FEDELE!!perchè esiste una fedeltà alla propria missione…ecco perchè,parlando di sesto comandamento,non si può ridurre tutto all’adulterio fisico o alla purezza solo fisica…può essere adultero,il padre che non fa il padre,l’amico che non fa l’amico…la fedeltà ai propri compiti o ruoli, è una forma di amore!
    ovviamente non è la fedeltà del pezzo di legno,che si limita a non far male a nessuno…che si penserebbe di un marito che si definisce fedele…perchè fa del male alla moglie?anche un manico di scopa,può fare lo stesso!ma non è amore!” La vera fedeltà è AMARE NEL TEMPO,nei continui mutamenti, propri e delle persone intorno.
    Per dirla con parole di “Come Gesù,”la fedeltà è una” scelta continuamente attuale”…,”un impegno attuale,nel senso che sono io,oggi,per come sono fatto ora,a dire di si un’altra volta”non una volta per tutte,ma tutte le volte…e questo è il vero amore,che anche uscendo dalla caverna(o anzi,forse proprio per questo)uno si propone di vivere con pazienza,umiltà e soprattutto con il Suo aiuto

  137. Lidia ha detto:

    Ma c’è una differenza qualitativa (e non quantitativa, di tempo) fra l’amicizia delle persone sposate e quella delle non sposate?
    Se io ho un’amica X, sposata, e una Y, non sposata, la loro amicizia per me è diversa (a parte i limiti temporali)?
    Dalla mia esperienza, no, ma può essere di sì..io vedo che l’amicizia dipende dalla persona. Ci sono persone sposate che si fanno in quattro per gli amici, e persone celibi che non si spostano più di tanto.
    Io di amiche vere ne ho solo sposate, fidanzate o in attesa di fidanzarsi (spero presto), e una celibe. Ho conosciuto anche persone celibi che non mi sembrava fossero molto attratte dall’idea di fare amicizia, ma è anche vero che se non l’hanno fatta con me sicuramente l’hanno fatta con altre, almeno spero. E c’è gente sposata che di fare amicizia non ne proprio voglia – mi chiedo che figli tireranno su, però…

  138. Lidia ha detto:

    Adessoche ci penso: il mio commento è un po’ utilitaristico-zoologico, nel senso, data la varietà delle specie, vediamo la specie dei celibi e vediamo come fa amicizia. e come posso usare quest’amicizia.
    In realtà parliamo di persone, non di una “specie”.
    allora visto nell’ottica personale, il celibe, che non vive l’amore coniugale, vive però l’amore di amicizia. Che vivono anche gli sposati, ma che per il celibe è l’unico tipo di amore, perché non vive quello coniugale.
    Dopodiché: se il senso del celibato è l’amicizia, allora si rimane celibi per essere amici? O è una conseguenza: dato l’essere celibi, si è amici?

  139. eli galli ha detto:

    Bello il commento con le “boe” di sciagurata riprende il tema di Anonimo 2 e bello anche ìl commento dell’8/1 alle 18.34. Mi è piaciuta anche Fefral dell’8/1 21.56 (me lo voglio stampare e impararlo un po’. A volte pure se penso la stessa cosa di una persona poi non la so dire altrettanto bene). Tutti i commenti mi confermano l’idea che l’essenza dell’Amore non esiste, l’amore puro non esiste. Mi spiego: lo puoi adorare l’Amore ma quando lo vivi diventa qualcosa di non più puro. E credo che Gesù lo sapesse e ci chiedesse di amare proprio così: a modo nostro. Lui,secondo me, ama i nostri modi di amare, così “contaminati”dalle nostre debolezze. E ce ne da’dimostrazione quando ridà la vista al cieco nato. Poteva benissimo baciargli gli occhi, o soffiargli sugli occhi o fargli una carezza. Invece che si inventa? Sputa per terra,con saliva e polvere fa un fango che gli mette sugli occhi e poi lo manda alla piscina e solo con quell’acqua il cieco rivede. La saliva è una delle cose più sporche del nostro corpo, piena di batteri, la polvere per terra non ne parliamo. Il cieco era già cieco e disgraziato, ora gli tocca pure il fango negli occhi (aveve presente un solo granello di polvere in un occhio che dolore fa?)e fango fatto di sputo. Poi deve pure camminare, a tentoni,dolorante e con gli occhi incrostati. Solo con l’acqua il miracolo. E dopo il miracolo invece di essere tutti felici per lui, domande su domande, giudizi, abbandono della famiglia, prese in giro e condanne. Proviamo a cambiare i personaggi: Gesù sono io quando amo;il mio amore è saliva e polvere per l’altro (marito amica figlia che sia);il cammino barcollante è la vita(barcollante non vuol dire infelice. Qualcuno lo avrà pure aiutato il cieco); l’acqua è Gesù, finalmente il miracolo, un miracolo fatto con il nostro fango,il nostro barcollare. Io credo che dovremmo accettare il fatto che una vocazione al celibato vissuta nell’amicizia, una vocazione al matrimonio vissuta nella scelta,nella comunione etc, sono cose belle e e grandi perchè Bello e Grande è Chi chiama, e noi siamo tutti dei “coniugati” cioè “amore per” qualcuno, e quindi secondo me è possibilissimo essere celibi alla “Come Gesù” e sposati alla “Come Gesù” accettando che verrà fuori una cosa “alla noi” che è poi quello che ci viene chiesto: essere Elisabetta,Ilaria, Lidia, Stefania,Don Mauro e chiunque voi siate dietro anonimi e nomignoli.Grazie e buon lunedì

  140. MM. ha detto:

    Io conosco una ragazza che ha deciso di rimanere celibe a vita perchè ha voluto seguire la sua migliore amica che aveva fatto quella scelta..ve lo racconto, falsando i nomi per rispetto:
    Cecilia e Sara hanno 14 anni, migliori amiche nella stessa classe, un’amicizia di quelle come poche se ne vedono! Sara (sempre circondata da uomini) decide di vivere in un certo modo, seguendo una certa vocazione che la chiama al celibato apostolico nel mondo; Cecilia si accorge che qualcosa è cambiato in lei..la vede felice e serena,sempre più se stessa..parlano e Sara le racconta tutto e Cecilia comincia a pensarci su. Intanto compiono 16 anni, sempre più amiche..poi si decide anche Cecilia. Certo che c’è di mezzo la volontà di Dio e l’amore per Lui, ma se non fossero state così amiche non credo che Cecilia si sarebbe decisa..io credo che SI’, si puo’ scegliere di rimanere celibe per essere COME qualcun altro..certo, quando si e’ giovani l’emulazione e’ una forza potente, ma poi ci pensa la vita e infatti la storia va avanti..perchè Sara, dopo neanche 5 anni lascia quella strada mentre Cecilia, pur nello sconcerto e un po’ confusa, continua e matura nella sua vocazione, un po’ come dice don Mauro nel suo libro a pg 50,citando anche B16 “l’amore nel tempo e’ il nome della fedelta’ e la fedelta’ nel tempo e’ il nome dell’amore”. Ora sono trascorsi 13 anni e la mia amica Cecilia prosegue nella sua decisione e cerca di essere “come Gesù” e di fatto siamo molto amiche, mi ha raccontato tutto ciò (con molti più dettagli ovviamente)..magari le chiedo di scrivere la sua esperienza! anche a me viene voglia di essere come lei..e tanta gente che la circonda vedo che è attratta dalla sua persona, (anche dalla sua bellezza) perchè è una che è davvero amica e penso che qualche sua amica si deciderà a seguire la sua strada, anzi, mi sa che qualcuno l’ha già fatto..perchè io credo che l’amore di amicizia sia molto potente! e l’amicizia di un celibe, che è colui che è per tutti, indistintamente, supera confini spazio-temporali..almeno io vedo questo.

  141. fefral ha detto:

    la sciagurata rispose ha detto…

    Non dia a frufrù meriti che non ha.mi ha fatto perdere un sacco di tempo perchè non capisce i maschi.

    NO COMMENT!

    Lidia ha detto…
    Ma c’è una differenza qualitativa (e non quantitativa, di tempo) fra l’amicizia delle persone sposate e quella delle non sposate?

    No, non credo. La differenza qualitativa sta tra l’amore coniugale e l’amore di amicizia. La persona sposata è tenuta all’amore coniugale. L’amicizia invece non è mai un dovere. Anche se una vita senza amicizia (e questo vale per celibi e sposati) è una ben triste vita.
    Conosco celibi (per vocazione) che sanno cos’è l’amicizia e sono miei amici. Ne conosco altri che non ne hanno assolutamente idea. E mi fanno un po’ pena, perchè la loro esistenza davvero mi sembra vuota. Potrebbero avere una vita meravigliosa e invece restano inviluppati in una rete di regole e doveri, una vita fatta di rinuncia fine a se stessa e non di affermazione. Un po’ come certe donne che si annullano nel matrimonio in una falsa fedeltà che non è amore.
    La domanda di Lidia “allora si rimane celibi per essere amici? O è una conseguenza: dato l’essere celibi, si è amici?” penso che non sia formulata bene.
    Si rimane celibi perchè sì. Perchè un giorno si è poggiata la testa sul petto di Gesù e ci si è sentiti felici. Perchè si è intravisto un ideale e si cerca di seguirlo. Perchè una tua amica (come racconta MM.) ha scelto di esserlo e ti pare una bella idea imitarla. Poi però il celibato va riempito di senso.
    Ma la vita ha senso come relazione. Chiedevo ieri: che ci stiamo a fare al mondo?
    Per dare gloria al creatore, diceva Sciagurata.
    Ma come diamo gloria al creatore? Non riesco a non dare risposte che rimangono su un piano solamente umano, perchè nella mia vita il rapporto con Dio si è sempre intrecciato con le mie relazioni umane. Siamo fatti a immagine di Dio, e Dio è amore. La nostra vita non ha senso se non si ama. Tutto qua. E allora bisogna capire cosa significa amare, e da chi imparare se non da Gesù?
    Ha senso una vita senza matrimonio? Certo che ha senso, ma solo se è una vita in cui si ama. Una vita ha senso solo se si ama. E il celibato ha senso solo se si ama. Una vita di amicizia è la migliore vita che si possa pensare di avere. E’ la vita che Gesù chiede ai suoi apostoli.
    Ma l’amore non è funzionale. Non è “fare apostolato”. Non è tenere corsi di dottrina o dedicarsi ad opere pie. Ma è “dare la vita per i propri amici”

  142. Carmen ha detto:

    Scusate, mi sono distratta un attimo e ho perso il filo, questo blog è diventato peggio di un lavoro, non puoi mollarlo neppure la domenica ;-)….! Anch’io non sono d’accordo sul fatto che la persona celibe è “più amica” di quella sposata, l’amicizia è amore, relazione, quindi si fonda sulle qualità della persona, non sul suo stato. E non è neanche un fatto di tempo, il tempo si può passare anche a parlare di scemenze e non è amicizia vera. Una cosa che mi sono domandata spesso, perchè mi capita abbastanza regolarmente, è questa; perchè quando ritrovi un compagno del liceo o uno con cui hai condiviso esperienze da ragazzo sei subito più amico che non con il tuo collega con cui lavori insieme tutti i giorni da cinque anni? Non credo che dipenda dal fatto che allora eravamo tutti celibi ;-)….C’è qualcosa nell’amicizia fatta da giovani che non finisce, anche se ti perdi per 20 anni, e che dopo si costruisce con molta più fatica? E’ una qualità dell’amicizia, una modalità o cosa?

  143. acida ha detto:

    Ma concretamente, nella pratica, cos’è questo “dare la vita per i propri amici”. Che vuol dire: Aiutarli, uscirci, starci al telefono, andare a pranzo insieme.” Concretamente nella vita matrimoniale abbiamo molto chiaro il concetto di dare o di non dare (se non dai nel giro di qualche ora si creano bei casini). Nel celibato apostolico come si dà la vita? Mi piacerebbe tanto che qualcuno che ha perseverato in questa vocazione ci raccontasse il modo nel quale lui o lei dà la vita per gli amici. Mi interessa l’esperienza diretta., non quella riportata in terza persona… Celibi che leggono questo blog penso che ce ne siano assai, non capisco perchè non partecipano. Dai… date la vostra vita anche in questo blog!!!:-)

  144. Lidia ha detto:

    Sì, certo, ma anche le persone sposate danno la vita per i propri amici – però i figli e il coniuge vengono prima, com’è giusto.
    Qui sta il quid, come dice Fefral: celibi si sceglie di restarlo perché sì. Magari per Gesù, o magari perché la persona della tua vita ti ha mollato, o perché sei dedito alla causa della scienza.
    Io volevo sviscerare il senso della parola “senso”. :) Il senso di X è Y di solito significa che Y si fa per X: il senso di avere una casa al mare è per andarci in vacanza.
    Ma non si può dire il senso del restare celibi è per avere molti amici.
    allora “senso” significa non “il fine” ma ciò che riempie di significato la vita.
    E la vita di un celibe è resa piena di significato dai suoi amici, e da Dio, per chi ci crede, così come la vita di uno sposato è resa piena di senso, piena di significato, dal coniuge, dai figli, e dagli amici, e da Dio, per chi ci crede.
    (io parlo a livello umano, non di speciale vocazione).
    Che ne dite così?

  145. Mauro Leonardi ha detto:

    In primo luogo vorrei dare un avviso generale

    A TUTTI I NAVIGANTI DI QUESTO BLOG

    Ho scoperto solo oggi che blogger di gmail – il blog che stiamo usando – blocca automaticamente come spam i commenti che hanno nomi strani. Per esempio lo faceva con “la sciagurata rispose”. Poi l’ amico che mi aiuta a amministrare il blog se ne è accorto è a sbloccato “Sciagurata” ma mi ha avvisato solo oggi. Io proverò a andare ogni tanto a controllare ma non mi è possibile farlo molto spesso. Spero che l’inconveniente non si presenti più ma in ogni caso invito a non dar fondo alla nostro coprolalia e affini…

  146. Mauro Leonardi ha detto:

    Mi inserisco nel dialogo con Lidia 09 gennaio 2012 10:15.

    Ovviamente l’amicizia è sempre la stessa, è uguale tra celibi e sposati. E la differenza quantitativa c’è e è molto importante ma non è tutto perché “le persone sposate devono amare in modo particolare, privilegiato e diverso rispetto a chiunque altro, il coniuge e gli eventuali figli. (Come Gesù, p. 190). “La «disponibilità» di chi vive il celibato, sul versante dell’amore al prossimo si può tradurre con queste parole: poterti comportare con ciascuno come puoi comportarti con tutti. Chi si sposa non si può comportare con la collega come con la moglie: non può fare con chiunque quello che può fare solo con moglie e figli. Nemmeno platonicamente. Nemmeno spiritualmente. Invece il celibe, che vive come Cristo, può trattare tutti allo stesso modo. Ovviamente neanche lui può trattare da
    moglie la collega, ma semplicemente perché non tratta da moglie nessuno e ha come criterio quello del Vangelo: «tutto ciò che avrete fatto all’ultimo, al più piccolo, di questi miei fratelli lo avrete fatto a me» (cfr Mt 25, 40). L’ultimo. Cioè: tratta quella persona che ti sembra interessante, amabile, attraente, esattamente come tratteresti l’ultimo, il vecchio barbone bavoso.
    Il paradigma dell’ultimo fratello, del fratello più piccolo, ha in sé la propria regola perché amare chi umanamente non vorremmo amare, ci spinge a nutrirci solo dell’amore divino. E questo, al di là degli inevitabili limiti umani e della necessaria prudenza (che, paradossalmente si può esprimere con il reciproco di quanto ho appena affermato, e cioè: «Non fare mai con uno solo quello che non puoi fare con tutti»), può essere vissuto dal celibe senza distinzione di persona. Chi vive il celibato può darsi con libertà totale a chi Dio gli mette accanto. Può riconoscere i suoi bisogni. È con ciascuno quello che è con tutti e ognuno.(Come Gesù p. 158)

  147. Mauro Leonardi ha detto:

    MM mi rallegro con quanto scrivi. Non so se Cecilia legge il nostro blog (un po’ di tempo fa mi sa che una Cecilia aveva scritto qualcosa da qualche parte) semmai gli/le puoi chiedere da parte mia se è d’accordo sul fatto che Cristo non sarà mai la sublimazione del coniuge?

  148. motorbiker ha detto:

    cara acida,
    la tua domanda su come da la vita per i propri amici chi ha scelto di vivere “come gesù” mi ha fatto sentire tirato in causa. E provo a risponderti anche se non avevo mai strutturato la domanda in questi termini.

    Vedo la vita come una scuola nell’amore. Ognuno la percorre per la strada che gli si addice di più: amore coniugale, amore di amicizia, amore di filiazione, ecc… alla fine rimarrà solo la carità, il frutto del percorso fatto.

    Alcuni possono vivere l’amore coniugale, tutti possono vivere quello d’amicizia.
    Quindi l’amicizia che vivi tu è quella che vivo io, non credo ci sia una gran differenza nella modalità in cui viene vissuta: si chiacchiera al telefono, si esce assieme, si raccontano le cose che stanno a cuore, ci si fa conoscere per come si è e non per come si vorrebbe essere, si discute, si litiga, si perdona, si corregge, ci si scusa.. come succede tra amici.

    Eppure una cosa so per certa ed è che il mio modo di amare nell’amicizia è tanto importante per me, proprio perché ho fatto la scelta che ho fatto.
    Sono rapporti che attraverso la quotidianità molto spesso arrivano all’esistenziale (su questo l’essere celibi per scelta aiuta l’interlocutore a ricambiare le confidenze più intime) e a volte devo dire sono molto impegnativi, talvolta arrivano a svuotarti completamente, ma sono anche la fonte delle più grandi gioie della mia vita.
    Ma poiché ognuno ama con la misura del proprio cuore, non credo che sia più amico chi vive il celibato rispetto a chi si sposa. Sarebbe come chiedersi se amo di più io o te. E chi lo potrà mai sapere!
    Certamente chi è celibe può darsi a 1000 nell’amicizia mentre chi è sposato ha un’altra persona al centro del cuore, pur avendo amicizie piene e totali.

    Però se vivi il celibato per scelta scoprirai che puoi amare di più nell’amicizia di quanto pensassi.
    Non è tanto un discorso quantitativo, di avere tempo per avere più amici: chi vive il celibato può darsi di più, può farsi avanti, può esserci con maggior facilità. Da quello che vedo attorno a me la quantità di amici amici, veramente tali è in numero maggiore tra le persone celibi che ho accanto rispetto agli amici sposati. Ma non è questo il punto, non è la quantità.
    spero di non essere frainteso ma io credo che esista anche una differenza qualitativa.
    Ti posso dire che vivendo il celibato vivi l’amicizia molto di più.
    Non so come spiegarlo perché è difficile parlarne, ma mi vengono in mente i vecchi, quelli sereni, che sono felici della loro vita. Vedi nei loro occhi che riserbano per te tutto l’amore che hanno.
    quando vivi il celibato felicemente è più facile sorprenderti ad essere così.
    ciao

  149. Mauro Leonardi ha detto:

    Scusa Motorbiker se te lo dico così… ma mentre ti leggevo mi venivano i lucciconi agli occhi. Non so se conosci il mio libro ma, in ogni caso, posso quotartii per la seconda edizione?

    Acida grazie anche a te per le tue domande che stimolano con tanta profondità…. Avrei voluto risponderti io ma Motorbiker ci ha preceduto…

  150. MM. ha detto:

    Anche a me è piaciuta la risposta di motorbiker..io Cecilia la vedo così, più o meno.
    Don Mauro, rivolgerò a Cecilia la sua questione, dovrei vederla domani, magari risponderà lei direttamente!

  151. Anonima ha detto:

    “Eppure una cosa so per certa ed è che il mio modo di amare nell’amicizia è tanto importante per me, proprio perché ho fatto la scelta che ho fatto.”
    Motorbiker, questa frase mi sta tornando in mente da tutta la sera.
    Vedi, io sono sposata, eppure vivo l’amicizia come la racconti tu, anche nel sentirmi a volte svuotata completamente dopo aver raccolto confidenze molto intime di un amico, e anche in quello che descrivi quando parli dei vecchi sereni, anche a me a volte, spesso, in certe amicizie mi succede di sentirmi così, in pace e davvero felice dopo esserci stata completamente per l’altro.
    Sono sposata, è vero, e felice di esserlo. Ma tanti anni fa avevo iniziato una vita come la tua, scegliendo il celibato. Per vari motivi non ho continuato su quella strada, motivi che non racconto qui.
    Ma so, e non ti so spiegare neanche io come, che “il mio modo di amare nell’amicizia è tanto importante per me, proprio perché ho fatto la scelta che ho fatto” anche se quella scelta non è andata avanti.
    Allora forse non so se è del tutto vero quello che scrivi che “vivendo il celibato vivi l’amicizia molto di più”, perchè io il celibato non lo vivo più da anni eppure quel molto di più lo capisco bene. Però so che in qualche modo quella scelta di celibato che avevo fatto è strettamente legata allo spazio che ha l’amicizia nella mia vita.
    Chissà, forse è una certa “forma” del cuore che porta alcune persone più di altre a poter scegliere una vita in cui, rinunciando ad un amore esclusivo e in certe cose escludente, si può donare la parte più vera di sè, come scrive don Mauro, a tanti. E quella forma rimane, anche quando poi compare un amore esclusivo, con dei vincoli e dei doveri.
    Potrebbe essere che una scelta di celibato non è causa ma una possibile conseguenza dell’avere il cuore di quella forma?

  152. La sciagurata rispose ha detto:

    Ammazza ma quanto scrivete! Vorrei provocare un po’ wilma, la donna della caverna (ma nella caverna tu usi depil soap?) e parlare con lei dell’adulterio fantasticato di cui le donne sono maestre. Nessuno sa che c’è e loro stesse mentono a se stesse.. Ma è più adultero di tutte le porcate adultere che sanno dire i maschi, che in fondo fanno solo del machismo per ridere. Ma fuggo dalla tentazione e invece rispondo a Carmen.

    Ciao Carmen, donna del fare, averne come te :-) con tutte ste mammine col suv che chiacchierano al bar dopo aver portato il bimbo fighetto a scuola. Purtroppo quelle non passeranno mai da un blog così.. Ma forse meglio.
    Tu dici: ‘c’è qualcosa nell’amicizia fatta da giovani che non finisce anche se ci si ritrova dopo 20 anni’
    È vero, e credo che questa cosa si chiama FIDUCIA.
    È difficile fidarsi con la spontaneità della giovinezza quando si conoscono le persone da adulti. E questa sfiducia che deriva dalle ferite accumulate, dalla pelle grinzosa o da mille motivi è un baco autolesionista che ammazza l’amicizia prima ancora che sia nata. Ho provato ad impormi di dare fiducia e sono nate amicizie belle anche d’adulto. Priva a rifletterci che mi interessa capire se la mia è una strada buona.

    Poi voglio introdurre un tema: l’amicizia è uguale se tra due uominii o tra due donne? Perché a vederle da fuori quelle maschili spesso sembrano superficiali ma quelle femminili facilmente sono ipocrite: si comportano da amiche poi si sputtanano alla prima occasione raccontando in giro i fatti privati dell’altra.
    E poi si può dare un’amicizia con una persona dell’altro sesso? Ma non intendo una scopamica, intendo proprio amicizia vera. A me è successo (l’amica vera) a voi? Ciao

  153. MMCR ha detto:

    La storia di Cecilia che racconta MM. è anche la mia storia. E quella di tanti che conosco.
    Quando ero al Liceo ho conosciuto una prof di religione eccezionale: più viva di tantissimi miei professori (e molto giovane, fra l’altro: un tempo si poteva insegnare anche frequentando l’Università!). Intelligente e sfidante, anche per chi come me non andava più in chiesa da qualche tempo. Soprattutto grazie a lei ho recuperato la fede; quando poi si è laureata ed ha smesso di insegnare al liceo, non ho voluto perdere i contatti con lei. Poi qualcuno mi ha detto della sua “scelta”. Non potevo crederci: lei così bella e intelligente, così “più”, e una scelta così… Ho aspettato un po’ prima di parlare con lei di questo. Poi ho conservato le sue risposte fra me e me, mentre ero alla ricerca della mia strada; mi spaventavano, ma non potevo stornarle dal cuore. Nel frattempo, ho vissuto i miei anni di Università e le mie amicizie preferenziali. Facevo anche volontariato, in una scuola materna, dove aiutavo le maestre nella pausa pranzo; prima dando proprio da mangiare ai bimbi, poi (per il cambio della normativa) solo assistendo e sparecchiando. E lì, senza più “contatto diretto” con quei bimbi, ho cominciato a guardarli con occhi nuovi: mi sono chiesta chi li avrebbe accompagnati a diventare grandi, chi li avrebbe aiutati a scegliere che scuola fare, chi li avrebbe sostenuti quando la vita avrebbe fatto sentir loro la sua fatica… La “distanza” me li ha fatti guardare in un modo nuovo; sinteticamente, si potrebbe dire, per il loro destino. E allora la strada di quella mia amica ha cominciato a farsi sempre più spazio in me: chi ci guarda per il destino è Uno solo, ed ho capito di non poter aver tregua se non in una strada come la Sua.
    Poi… c’è stato tanto altro in mezzo, che non racconto anche perché vorrei trattarlo con tutto il rispetto che posso.
    Per questo sono d’accordo con motorbiker: la mia strada è stata quella che è stata data a me per amare, e io volevo amare così. E’ partita guardando bambini che non erano i miei, ma io ero anche carica di tutta l’ammirazione per quella mia insegnante/amica. Finché è diventata una strada in cui anche io ho potuto mettere i miei passi…
    Ho più tempo di tanti miei amici sposati per farmi compagna di quelli che incontro, ed accettano la mia amicizia. Ma la decisione di essere vicina a quanti più possibile, nel modo che ho detto prima, devo chiederla (quindi, pregare) ogni giorno. Con tanto da imparare dai miei amici sposati…

  154. fefral ha detto:

    “E poi si può dare un’amicizia con una persona dell’altro sesso? Ma non intendo una scopamica, intendo proprio amicizia vera. A me è successo (l’amica vera) a voi?”
    Sciagurata buongiorno! Io che ci posso fare, sei un po’ stronzo ma continui a mettere nel piatto temi che mi piacciono.
    Quello della fiducia è davvero bello, ma ora devo mandare i bambini a scuola e poi vado al bar.
    Intato però rispondo alla tua domanda. A me è successo, sì, non il trombamico ma l’amico vero. E se è uguale l’amicizia tra uomini o tra donne, io credo di no. A me l’amicizia tra donne risulta molto difficile. Trovo decisamente più semplice l’amicizia con uomini. Ma ora devo andare al bar, baci!
    ps per don Mauro: forse possiamo spezzare la discussione? Tipo parlare di amicizia in un altro capitolo?

  155. Carmen ha detto:

    @ sciagurata, ho sempre attribuito il fatto delle amicizie da giovani come più semplici e durature al fatto che se hai parlato con qualcuno del tuo primo amore, per esempio, poi è naturale parlargli di tuo marito/ moglie prima che a uno sconosciuto, cioè nell’adolescenza scopri insieme e fondi cose essenziali. In effetti questo genera fiducia, come dici tu, che è una delle componenti essenziali dell’amicizia. Pensando ad altre caratteristiche possibili e per rispondere ad acida, che si chiede che cosa vuol dire “dare la vita per i propri amici” (anche se io non sono celibe, ma come ho già detto non considero l’essere celibe un elemento distintivo riguardo all’amicizia), io guarderei proprio a com’era amico Gesù, che andava a pranzo dagli amici e poi li risuscitava….con tutto quello che il Vangelo ci dice che c’era d’altro in mezzo tra questi due estremi, cioè la quotidianità e un’amicizia….da Dio!

  156. Carmen ha detto:

    Don Mauro, sono d’accordo con Fefral, l’amicizia merita un capitolo a parte!

  157. Lidia ha detto:

    ok.
    Faccio da rompisactole, ma per amore della logica: qui stiamo mischiando tutto, e qual è il senso di una discussione che titola “un celibato solo umano ha senso” se poi parliamo di celibato derivato da una vocazione divina?
    Possiamo dire: un celibato qualunque (dello scienziato, del bambino, dell’anziano vedovo e senza figli) ha l’amore proprio del proprio stato nell’amore di amicizia?Sì.Basta l’amore di amicizia a rendere una vita piena e felice? Sì.
    Ha senso una vita senza sesso? Possiamo dire adesso: sì, e ha il suo senso nel fatto che i celibi possono (se vogliono) amare d’amicizia, non sono gente chiusa nella propria torre d’avorio anaffettiva.

    La disponibilità ad amare il barbone bavoso come il tuo migliore amico, invece, mi pare un concetto già cristiano, non “solo umano” (però non vedo nell’essere sposati una condizione che porti ESSENZIALMENTE a non trattare l’ultimo degli ultimi come fosse il tuo migliore amico – moltissimi volontari della Caritas sono sposati. è vero però che la santità per loro è prima di tutto nei doveri coniugali e familiari, e solo dopo nei doveri verso gli altri, e perciò i primi avranno sempre priorità rispetto ai secondi).

    Io credo infine che sia un pericolo: che una persona celibe pensi di “dover fare amicizia”, che l’amicizia sia vista come un dovere di stato. Questo pericolo è allo stesso tempo una grande opportunità: è lì che si gioca la libertà, e l’amore. L’amicizia non è “spontanea”, non è “sentimento” (come l’amore, del resto), perciò ci sta tutta che uno si sforzi di costruirla, ma non dovrebbe essere mai qualcosa che si “deve” solo perché sì. L’altro lo sente, sennò. E io ho visto casi dolorosi di questo, che spero di non vedere più. Qui penso poi l’equivoco sia doppio: il celibe che crede di “dover” fare amicizia (che poi amicizia non è, e alla fine si vede) e l’amico che crede che il celibe “debba” essere sempre aperto ad aiutare, ascoltare, condividere etc., dimenticando che il celibe è innanzi tutto una persona umana, con le proprie simpatie e antipatie, debolezze, pigrizie, che per carità uno si sforza di vincere, ma che alla fine è normale avere, anche se si è prete, suora, celibe nell’Opus dei o Memores Domini…
    Insomma, posso essere sincera sincera? Io vorrei parlassimo non più di celibi e sposati, ma di persone. Lidia, Francesca, Giuseppina, Anacleto, Franco…don Mauro, Fefral, sciagurato (scusa ma se sei un uomo.. ;))…

  158. Lidia ha detto:

    Un’altra cosa: a me l’Opus Dei(che conosco ormai da tanti anni),una relatà nella Chiesa dove il celibato dei laici è particolarmente sviluppato, per esempio, ha dato un’idea, e una pratica, di amicizia stupenda, che nella vita, mi ha aiutata tanto…ci sono così tante persone al mondo che che non hanno idea di cosa sia ascoltare, comprendere, pregare per qualcuno…e questo l’ho imparato da molte persone celibi per scelta. Essere amico è una caratteristica vitale di tante persone dell’Opus Dei (e,spero,anche mia) che conosco. Parlo dell’OD solo perché la conosco bene, ma potrei citare anche altre realtà, non c’entra.
    Però, più passa il tempo, più maturo e capisco che le persone non vanno considerate per “celibi” o “sposate”, “prete” ma come persone – solo così, davvero, posso essere amica. Se il fatto che la mia amica è celibe non è un ostacolo per me, ma una sua caratteristica per amarla così com’è: celibe. E che la mia amica sia sposata non un ostacolo ma una caratteristica per amarla così com’è: sposata. E vorrei che le persone che vogliono essere mie amiche – celibi, sposate – non partano dall’idea: sono celibe, perciò amo così; o sono sposata, perciò amo così, ma dall’idea: sono Tizia e amo Lidia così, perché sono Tizia, punto. E la mia libertà sta nell’amarla di più non perché sono celibe/sposata ma perché mi sforzo di amarla.
    A volte invece mi pare che insistere troppo sui ruoli celibe/sposato faccia perdere di vista il nucleo della questione: che si tratta di relazioni a due. Amico-amico. Persone, non ruoli.
    Ora, noi questo in questo blog non lo facciamo. Ma penso sia importante non etichettare: tu, celibe; tu, sposato…in questa discussione ovviamente sì, visto che si parla di celibato, ma non in generale.

  159. Caterina ha detto:

    Troppo forte questa discussione, sono stata seduta in panchina a godermela fino ad ora!
    Condivido molto di quello che è stato scritto ma ancora ho delle domande. Qualcuna ha detto (mi sembra Paola Baratta) che il fine dell’uomo è la relazione, e sono pienamente d’accordo, relazione d’amore, perché io penso che la vera libertà dell’uomo sia quella di scegliere il bene. L’amicizia é l’amore gratuito, la forma più pura di amore: ok, mi sta bene.Se l’amicizia ci può essere e sia migliore da sposati o da celibi, questo dipende dalle persone, ognuna diversa e unica (e qui sono d’accordo con Lidia, parliamo di persone). Ammetto che uno/a sposato/a ha una gerarchia di affetti a piramide (non so se mi spiego) mentre un celibe l’ha più orizzontale (non so se rendo l’idea), un po’ quello che dice don Mauro: potersi comportare con tutti allo stesso modo, ma il realizzare amicizie vere o meno dipende dalla persona e non dalla situazione in cui si trova, da quello che ha nel cuore. L’uomo ha valore in sé e quanto più le sue scelte sono buone tanto più sarà migliore. Detto questo penso che, tornando alla domanda di don Mauro, un celibato senza Cristo sia raro e sia più una eccezione che conferma la regola. Io ho conosciuto un uomo, impiegato in banca, sposato giovane, che ad un certo punto ha avuto il desiderio di studiare medicina e fare il medico, la moglie lo ha messo alle strette: o me o l’università. Lui ha scelto l’università, ha vissuto da celibe e ha dato la sua vita per i suoi pazienti, è credente ma la fede non c’entrava con le sue scelte, era un bravo medico ma se ha perseverato non lo so…ma è un caso unico non ne ho conosciuti altri, se non all’interno di congregazioni e simili.
    Vorrei aggiungere un’altra cosa: sono pienamente d’accordo con Fefral e la/o Sciagurata/o: l’amicizia tra donne è più complessa, siamo troppo complicate, scaviamo troppo, l’uomo con la sua semplicità mitiga questa tendenza e riporta all’essenziale, trovo anch’io più semplice l’amicizia con uomini, in fondo lo dice anche don Mauro nel suo libro a pag.54.
    CIAO!

  160. Eli Galli ha detto:

    Ho appena parlato con una mia amica che vive il celibato, amato e vissuto.Non la definerei mai così fuori di qui (“che vive il celibato”), è un’amica e basta ma il suo celibato centra con la nostra amicizia. Io paragonerei il celibato alla grata del confessionale: un limite che libera; un modo di avere tutto senza prendere nulla e ritrovare ogni volta tutto.Grazie Anna.

  161. Anonima ha detto:

    “Ma concretamente, nella pratica, cos’è questo “dare la vita per i propri amici”.

    Rispondo ad Acida, anche se non faccio parte della categoria di quelli che lei ha interpellato, perchè, raccontavo stanotte, io ho vissuto una vocazione al celibato ma non sono tra quelli che hanno perseverato in questa strada.
    Le modalità con cui si vive l’amicizia sono quelle che descrivi, e molte altre, diverse come sono diverse le persone. Non è quello il punto.
    Certo non è indifferente il tempo che si dedica ad un amico. Non ha senso dire “sono amica di acida” e poi non chiamarti, non frequentarti, non trovare uno spazio e un tempo concreti di condivisione. Le frasi “anche se non ci sentiamo mai ti penso e ti sono amica” le trovo ipocrite. L’amicizia non è uno stato ma una relazione viva, anche se è vero che lo spazio e il tempo che vi si dedica sono variabilissimi, dipendono dalle persone, dalle circostanze, dai gusti… ma la condivisione ci deve essere altrimenti parliamo di qualcos’altro (magari anche affetto autentico) ma non di amicizia.
    (spezzo il commento in due)

  162. Anonima ha detto:

    Come uno che ha una vocazione al celibato apostolico dà la vita per i suoi amici?
    Non c’è un modo e ce ne sono infiniti. In sostanza lo fa a modo suo. Dare la vita, vuol dire dare se stessi. E Anonima non è Motorbiker e la vita che può dare Anonima per i suoi amici non è la vita di Motorbiker.
    Però Anonima e Motorbiker hanno qualcosa in comune… ci sto pensando ancora (perchè poi Anonima alla fine si è sposata, quindi un amore esclusivo nella sua vita ce l’ha, eppure cavolo se non capisce cosa dice Motorbiker col suo messaggio, le sue parole, i suoi toni le risuonano ancora dentro). Qualcosa che ho definito ieri una certa “forma” del cuore.
    Non so, lo so definire più negli effetti che nelle premesse. Direi che entrambi trovano un godimento nel “semplice” amore di amicizia che non tutti arrivano a provare.
    Mi ha colpito la frase di Motorbiker sugli occhi dei vecchi…
    trovare pace nell’amicizia, una pace che (finchè dura) è appagante come poche cose appagano. Che io trovo molto simile per intensità (vi prego di cercare di capire, sono due cose molto diverse, ma parlo della gioia che si prova) a quello che si prova dopo aver fatto l’amore con la persona che si è scelto di amare per tutta la vita.
    Questa capacità di “godere” dell’amicizia non la trovo spesso.
    Come quando qualcuno parlando di te e di un tuo amico chiede scettico “siete “solo” amici?”
    Ecco, quel “solo” spiega quello che voglio dire.
    Per questo pur non essendo (più) la mia vita a me sembra che la scelta di rimanere celibi possa essere una vita meravigliosa. Come può essere meravigliosa ogni vita se si ama davvero

  163. Mauro Leonardi ha detto:

    Abbiamo diviso questa Discussione in due tronconi. Quella sul celibato prosegue qui; la parte sull’amicizia continua nell’altra. D’altra parte era chiaro che i due temo, celibato e amicizia, crescessero assieme.

    Metto qua sotto una frase di Anonima (mi sa che è la stessa persona di qui sopra) che secondo me è il punto di intersezione dei due argomenti: “in qualche modo quella scelta di celibato che avevo fatto è strettamente legata allo spazio che ha l’amicizia nella mia vita.” 10 gennaio 2012 00:07

  164. Mauro Leonardi ha detto:

    Lo dico per Lidia ma non solo per lei

    A TUTTI I NAVIGANTI DI QUESTO BLOG

    Vi chiederei per il momento di evitare riferimenti a realtà ecclesiali specifiche (Neocatecumenali, Opus Dei, Comunione e Liberazione, ecc.) perché non siamo ancora pronti per affrontare questioni del genere. Più avanti affronteremo aspetti specifici. Io ri-conosco solo una piccola parte delle persone che scrivono e so che alcuni e alcune di loro provengono da due realtà ecclesiali profondamente diverse, ma penso che se non l’avessi detto ora non sarebbe stato possibile riconoscerle/li. Così va bene.

  165. fefral ha detto:

    Don Mauro, non sono d’accordo sull’evitare il riferimento a realtà ecclesiali specifiche, nella misura in cui uno vuole parlare della propria vita e nella sua vita c’è una specifica realtà ecclesiale, e questa persona ha voglia di parlarne non farlo è una forzatura.
    Poi ovviamente lei è il capo! Io scrivo solo quello che penso :-)

  166. "Anonima" ha detto:

    Sì, sono la stessa Anonima.
    Mi scuso per il nick un po’ “anonimo” ma ha una sua storia e ci sono affezionata. Magari lo metto tra virgolette così mi distinguo tra gli anonimi anonimi.

  167. Mauro Leonardi ha detto:

    Fefral capisco le tue ragioni ma rimango dell’idea che sia troppo presto riferirsi esplicitamente a specifiche esperienze ecclesiali.

    Hai visto che abbiamo accolti il tuo suggerimento? che non era solo il tuo…

  168. fefral ha detto:

    ok, però non interrompiamo questa.
    Ho riletto il commento di MMCR, ma non ho capito il contenuto della sua scelta di celibato. Sta, immagino, parlando di una vocazione particolare, ma mi pare che ritorni quel significato di celibato “funzionale” di cui si parlava all’inizio. Non mi sposo perchè così ho più tempo per aiutare le persone.
    E’ così, o sono io che non riesco a leggere tra le righe?

  169. Lidia ha detto:

    Ok!
    Io però neanche ci ho pensato, quando ho letto o quando ho scritto i commenti, chissà che realtà ecclesiale frequanta acida o sciagurato…sinceramente non mi interessa, penso piuttosto chissà che persona è acida, o sciagurato.
    è possibile che nel mio comemnto un ipotetico lettore abbia visto solo l’accenno ad una specifica realtà ecclesiale, e abbia pensato “toh, Lidia frequenta l’Opus Dei. ALLORA tutto ciò che lei dice PER FORZA è conseguenza del suo frequentare l’OPus Dei, ergo -non mi riguarda, oppure ergo io devo anche nel mio commento parlare della mia appartenenza/conoscenza di una realtà ecclesiale, e farmi riconoscere, oppure vedi, non si parla di celibato umano e cristiano, ma solo di Opus Dei e Memores Domini, allora non mi interessa”.
    Una reazione del genere è possibile, ma io non penserei mai una cosa del genere….mi sembra un ragionare per etichette…
    Cmq accetto la richiesta, e non nomino più realtà ecclesiali specifiche fino a nuovo ordine.

  170. fefral ha detto:

    Lidia secondo me uno racconta di sè quello che vuole. Se poi gli altri etichettano il problema non è di chi racconta ma di chi etichetta.

  171. Lidia ha detto:

    Già Fefral…le etichette sono sempre sintomo di incapacità a giudicare, e perciò necessità di incasellare, ordinare. Io ammetto di etichettare un sacco (tipo a te ti ho sempre etichettato come una grande e da tempi non sospetti!;) ) ma cerco di non farlo. Racconti che si prestano ad etichettature in questo senso sono stimolanti: è una sfida a dire “potre etichettare, ma non lo faccio e cerco di capire cosa vuole dire questa persona oltre l’etichetta”.
    Io nel commento di MMCR funzionalità non ne ho viste…
    Io cmq ripeto: ancora non ho capito il punto di questa discussione. è sul celibato solo umano, o su quello apostolico?
    Una mia zia non si è mai sposata (pur avendone avuto la possibilità), non aveva particolari vocazioni né compiti familiari, aveva sicuramente molti amici e alla fine della sua vita ha avuto vicino soprattutto noi parenti. Una vita normale, che nessuno ha considerato priva di senso, e io sinceramente non mi ero mai posta la domanda se la sua vita avesse un senso…la vedevo appagata dalla amicizie e dalla vita con noi nipoti.

  172. fefral ha detto:

    “Io cmq ripeto: ancora non ho capito il punto di questa discussione. è sul celibato solo umano, o su quello apostolico”
    Secondo me alla fine non c’è molta differenza. I motivi per cui uno non si sposa possono essere tanti: per vocazione, per sfiga, per mancanza di voglia di impegnarsi o al contrario perchè troppo impegnato, perchè non pensa di essere fatto per il matrimonio, perchè non vi trova nessuna attrattiva…
    Ma perchè una vita abbia un senso va riempita di senso giorno dopo giorno. Solo che bisogna andare a fondo, come diceva Lidia (ps non esagerare coi complimenti se no capiscono che ti ho pagato) sul senso della parola senso.

  173. acida ha detto:

    Caro Motorbiker,
    intanto ti ringrazio per la tua risposta. E’ quella che mi è piaciuta di più. Perchè si respira umiltà nella tua risposta. Insomma non te la tiri per il fatto che sai vivere l’amicizia.
    Sai, io non sono molto brava nelle amicizie, sono stata un po’ un disastro.E qui dentro in molti/e se la tirano sul fatto che hanno tanti amici, sulla qualità della loro amicizia e mettono qua e la frasi di compatimento per chi non è stato capace insomma te lo sbattono un po’ in faccia (ovviamente involontamente, probabilmente pensano che questo blog sia letto solo da chi è esperto in amicizia) che sei una pippa nell’amicizia. E non immagini quanto possa far male.
    Il tuo post invece mi ha abbracciato
    L’ho letto ieri sera prima di mettermi a letto.Non ho dormito. Mi veniva in mente una canzoncina che abbiamo cantato il 6 gennaio a fine messa quando sono entrati i magi “Ma di notte non riesco a dormire, ho visto una stella una stella nel ciel”. Non scenderò nei particolari, però mi ha stupito come Gesù veramente prepari un terreno e fa vivere nel buio per donare la gioia di vedere una stella.
    Il mio terreno Gesù l’ha preparato nel buio mettendo qua e là dei segni delle parole: don Mauro che parla di stanza buia e di occhi che non sanno vedere. non possono ancora vedere. Il mio prete che mi dice sempre che devo aprirmi alle cose belle che Dio mette nella mia vita. Che magari sono piccole, ma che hanno un gusto buono Quel gusto buono, quel buon sapore é segno che lì dentro c’è Gesu che mi aspetta per sorprendermi, stupirmi, per regalarmi qualcosa. Io ho pregato tanto in questi ultimi mesi perchè questo avvenisse. Perchè è vero che è triste non saper vivere l’amicizia.Ieri dopo che ho letto il tuo post dentro di me si è sciolto qualcosa e ho visto una cosa bella, una cosa che mi piace. Il tuo post mi ha dato riposo, forse ora posso guardare verso una direzione. Certo è un’intuizione piccola ancora in mezzo a tanto buio. Però quell’intuizione c’è. Io un sapore buono l’ho sentito.
    Grazie motorbike! Non sparire! Ciao!

  174. acida ha detto:

    Anche io comunque avevo fatto una scelta di celibato, ma non ho mai vissuto l’amicizia come la descrive motorbike o anonima. Anzi, le confidenze non erano ben viste e a pensarci bene i rapporti con le persone erano proprio funzionali all’apostolato. Ma sto parlando di molto tempo fa.

  175. MMCR ha detto:

    @Frefral: sì, la vocazione che vivo io è “particolare”. Ma nel mio post volevo rispondere soprattutto ad “acida” del 9/01, 14.27.
    Sono contenta che Lidia non vi abbia visto “funzonalità”. O meglio: capisco che, per quel che ho raccontato, questo sia un aspetto presente. E, come già scritto, ho tralasciato tanti altri aspetti che hanno accompagnato la mia decisione (perché la vocazione è la vita che ci è data. Credo che una vocazione “reale” debba perciò saper dare un senso a tutti quegli angoli – segreti, e non – della nostra esistenza!).
    Scrivendo di quei bambini, ho voluto fossare un punto della mia esperienza che è mi stato particolarmente chiaro: non volevo “dare più tempo per loro”; cercando di dare risposta alle domande che mi sono sorte davanti a loro, ho cercato di cogliere il nesso ultimo che spingeva ad agire per loro.). Tempo speso per gli altri se ne può trovare, ma a me (in quel frangente della mia vita) interessava trovare il motivo profondo per cui farlo. Smettere di “imboccarli” è stata una circostanza umana e concreta; così come umani e concreti erano la gioiosità e l’intelligenza di quella mia amica, che tanto mi attiravano (e non era sposata) ed umane e concrete dovevano essere le risposte a quelle domande di senso sulla vita di quei bambini…
    La scelta che ho fatto è stata per dare senso al desiderio del mio cuore. “Funzionale” agli altri, spero, ma soprattutto a me, nel senso che l’amicizia con tutti mi aiuta a capire di più chi sono, e come il Signore vuol farsi compagno alla mia vita attraverso tutti quelli che incontro…

  176. Lidia ha detto:

    Sai, acida, mi sono chiesta: chissà se una delle frasi che ti hanno fatto male è quella che ho scritto io: “E c’è gente sposata che di fare amicizia non ne proprio voglia – mi chiedo che figli tireranno su, però…”
    Effettivamente non avevo pensato che potesse far male,ma rileggendola non è un’intuizione felice.
    però, sai, io penso che tu non siacompresa nel novero di chi non “ha voglia” di fare amicizia: quelle sono persone che non è che non riescono per timidezza, complessi, esperienze personali difficili, e tutte cose comprensibilissime. MA è gente che considere gli altri solo come persone da usare – io ho conosciuto solo una persona così (poi è cambiata, penso, purtroppo ha sofferto molto) ma ti assicuro che non ti somigliava per niente (almeno da quello che scrivi). Mio papà è anche una persona che ha pochissimi amici, ma non c’entra con la “voglia” di fare amicizia, nel senso di apertura all’altro – lui ce l’ha, è molto comprensivo ed aperto.

  177. Lidia ha detto:

    @acida: sai, il tuo commento mi ha fatto pensare anche che magari non sei solo tu che non sai fare amicizia, ma è che gli altri non hanno saputo fare amicizia con te.
    Io sono per carattere abbastanza aperta (anche se ho tante difficoltà,per es. c’è un gruppo di amici in cui mi sento costantemente esclusa, ma è solo una mia impressione, passo le giornate a dirmi” ma dove sbaglio? perché non sono cool come loro? invce di prendere il courage a due mani e andare a dire, ehi care, andiamo al cinema domani? O mi accompagnate dal medico? che ne so…) ma ho tante buone amicizie no per essere una campionessa d’amicizia, ma perché ho incontrato le persone giuste. Poi un po’ ce lo metto di mio, ovvio.
    Il post nella sezione amicizia che ho scritto ieri fa vedere di come un gruppo (può, se vuole, riuscire a far aprire e rendere davvero parte integrante (senza A. il gruppo non c’è! Siamo cinque, non quattro + una!) una persona che obbiettivamente avava un po’ di difficoltà a fare amicizia. Ma senza le altre tre nostre amiche che mi aiutavano io A. l’avrei amndata a quel paese da mo’….altre volte, invece, ero io che aiutavo una esasperata da A….e certe volte A. ci aiuta lei! Non direi che sono campionessa d’amicizia :) Piuttosto, ho avuto taaaaaanta fortuna nelle persone che mi soono state accanto. Celibi, fidanzate, sposate, vedove.
    IO sono certa che tu ce la farai, dai!

  178. acida ha detto:

    Sai Lidia, non è una questione di voglia è questione che se arrivi tardi a intuire certe cose, Perchè durante tutta la tua vita sei stata una superficiale, una che si è portata dietro idoli che ti hanno succhiato la vita e poi soprattutto se per intuire certe cose sei dovuta passare dentro errori gravissimi e hai lasciato dietro di te dei cadaveri ai quali invece vuoi un bene enorme, allora ti accorgi di stare dentro quel buio di cui parlavo.Il mio buio in questo momento è nell’amicizia. Però io sono grande, non sono una adolescente o una giovane donna. E sono anche un po’ imbarazzata a parlarne con voi che siete giovani. Tempo fa una bella persona aveva scritto che è difficile imparare l’amicizia a 40 anni.Fa male sentirselo dire, ma è vero. Vuoi per una questione di tempo che con i figli scarseggia sempre, vuoi perchè dietro hai la tua storia e forse non ci credi più neanche tu che possa esserci per te una cosa così bella. Vuoi perchè c’è anche tanta paura a rimettersi in gioco. Paura di poter di nuovo far del male a qualcuno. Non è facile Lidia. C’è da rivisitare tutta una vita e di fatto io lo sto facendo, con strumenti nuovi. Ieri sera ho sentito un buon sapore e ho detto bello, mi piace, voglio essere così anche io così Il mio prete dice che noi cambiamo non perchè sbattiamo la capoccia con i nostri errori, non solo per quello. Il cambiamento vero viene dal gusto delle cose belle. Vediamo se è vero ! Ciao!

  179. Lidia ha detto:

    @acida: io ho (quasi, il 25 gennaio li farò) 28 anni, perciò è vero che sono ancora giovane, e quest’età, ma soprattutto in questa situazione (fidanzata ergo senza impegni coniugali/genitoriali) è molto più facile che a 40 anni. Se non altro perché hai meno ferite, almeno nel mio caso, e più tempo (il che non guasta). Rivisitare tutta la vita è difficile – lo so, io ho tante ferite in un altro campo (quello familiare) che sono anche difficili da curare, e a volte anche a me sembra impossibile che ce la farò, un giorno. Mi sembra che ognuno abbia ferite diverse – io spero tanto che le tue, se non si cureranno mai (una volta il fatto che le mie ferite siano incurabili – nel senso che le cicatrici rimarranno sempre – mi era parso così ingiusto e triste. Ma ho pensato che in Cielo anche Gesù ha le sue stimmate – e sono fonte di salvezza e maggior gloria. In Cielo – e in un certo modo anche qua -proprio da quelle ferite arriverà la gloria e la salvezza per me, e per te dalle tue)arrivino però a cicatrizzarsi bene,peroperadi un/a amico/a che sappia prendersi cura di loro.
    Intanto hai le mie (e suppongo di altri, se non altro di d.Mauro, caspita!! ) preghiere!

  180. fefral ha detto:

    MMCR grazie per la risposta. Adesso mi è più chiaro
    “non volevo “dare più tempo per loro”; cercando di dare risposta alle domande che mi sono sorte davanti a loro, ho cercato di cogliere il nesso ultimo che spingeva ad agire per loro”

    Acida, Lidia… questa è la discussione sul celibato, l’amicizia è passata di là, comunque Acida quella persona che ha detto che a 40 anni è difficile fare amicizia forse si è scordata di aggiungere che le cose difficili sono anche più belle. O forse aveva solo mangiato pesante.

    Evviva ho una faccia!!!!

  181. Lidia ha detto:

    e dai fefral…non mettertici anche tu con i quando e i dove è permesso scrivere cosa, per una piccola deviazione…
    In Corea del Nord sono più permessivi! (oddio, no,poveretti, non scherziamo..)
    (adesso che ci penso: chi è che ha iniziato a dire “in questa discussione non si parla più di celibato umano, perché?” con tono davvero acido? Io :))

  182. fefral ha detto:

    (e dai Lidia, che già don Mauro mi ha censurato le parolacce, voglio fargli vedere che mi comporto bene ;-) )

  183. Carmen ha detto:

    Anche se l’argomento del post è il celibato senza motivazioni religiose, vi propongo un filmato messo su fb da una mia amica. E’ la storia di una ragazza down che ha scelto una strada di consacrazione religiosa. Mi sembra molto bello e significativo (tra l’altro, pensando anche alle problematiche legate alla tutela della vita, laddove non sia valutata come “perfetta”)
    http://www.youtube.com/watch?v=0Or64m3Df-8&feature=share

  184. acida ha detto:

    Non si mettono più parolacce? Nooo!!!!…E io ora sto imparando a dirle proprio per bene, con metodo…
    Don Mauro faccene mettere una ogni ogni 5 post. tengo io il conto. Se sciagurata e fefrafufufrufru sgarrano li bacchetto…;-)
    Fidati… sono molto allenata:ho un figlio di 16 anni..;-)

  185. Mauro Leonardi ha detto:

    A proposito di celibato “umano”.
    L’altro giorno sono stato a pranzo con uno sceneggiatore giovane e molto bravo. E’ probabile che abbiate già visto cose sue ma, per quello che vi sto per raccontare, non vi faccio il nome. Sta scrivendo un film in cui (faccio una sintesi) un prete si innamora di una ragazza. Siccome al mio amico interessa non far diventare il film un nuovo “Uccello di rovo 15, la vendetta” (cosa che vorrebbe il produttore) è incappato in me, cioè nel nostro libro, e voleva degli approfondimenti sul celibato. Vi assicuro che questa è una persona eccezionale (ovviamente è un lettore del nostro blog). A un certo punto, quando gli parlavo del fatto che il celibato è una scelta e non una “non-scelta” – cioè non è un non matrimonio – è subito entrato in sintonia con il baco culturale del nostro tempo, quello per cui una persona separata, divorziata, che non si innamora di nessuno/a, un omosessuale, ecc. è costretto a sposarsi (o a a vere un compagno…), e mi ha parlato di un problema che nel suo ambiente è molto vivo, e che credo sia molto vivo anche da altre parti: il workaolic (spero che si scriva così). Cioè la malattia per cui sei vivo solo se lavori, se sei ubriaco di lavoro. Parla di sceneggiatori, registi, attori che, anche se sposati, vivono per il lavoro. (Oddio questa l’ho già sentita). Persone che forse non avrebbero dovuto sposarsi perché in realtà a loro il matrimonio non interessa. Ve lo lascio come spunto. Se il nostro amico tira fuori altre perle da Come Gesù ve lo faccio sapere. A meno che non lo faccia direttamente lui.
    Grazie.

  186. La sciagurata rispose ha detto:

    Oggi camminavo per strada e cantavo a voce alta storpiando una canzone.. E mentre ridevo tra me e me per l’assurdita della storpiatura ho pensato che tutto sommato avesse senso. Vi lascio uno stralcio del testo, poi se volete la cantiamo assieme a 4 voci.
    Il celibato non ha religione
    Non è cattolico non è mormone.. No!
    Non è vangelico ne protestante
    Celibato è (devo ancora storpiare il testo perché l’originale non va bene)

    Potrei incidere il ritornello e metterlo su questa parte di blog, per il gingle sull’amicizia ci devo ancora pensare.

  187. Mauro Leonardi ha detto:

    E’ proprio così.

    – Esiste un celibato solo umano? Si, la mia risposta è si.
    E come avrebbe fatto altrimenti Gesù a farsi uomo? Siamo troppo abituati a dividere gli uomini in credenti e non credenti, praticanti e no. Certo che la natura umana ha in sé il germe del celibato altrimenti Gesù come avrebbe potuto viverlo se Lui è l’uomo in pienezza? Vorrà dire qualcosa se la pienezza dell’umanità rivelata in Lui storicamente ha assunto la forma del celibato, o no? E se il punto di partenza dovesse essere ribaltato? Cioè se dovessimo domandarci seriamente chi è l’uomo? Quando Dio guardava Adamo ed Eva e passeggiava con loro, cioè era loro amico, cosa vedeva? Troppo seria come domanda?!

  188. Paola Baratta ha detto:

    Cosa vedeva Dio nelle sue passeggiate nell’Eden? Forse vedeva un uomo e una donna semplicemente felici di esserci. Grati. Per me una delle “rivelazioni” più belle della Fede è…La Cappella Sistina. In un film bellissimo su Michelangelo ( non ricordo il titolo), l’artista spiega a Giulio II il significato della creazione di Adamo e il perchè lui abbia scelto di dipingerlo nudoe senza ombra di vergogna (cosa che destò scalpore e scandalo ai tempi) e la spiegazione più o meno era la seguente: la bellezza del corpo di Adamo, quel dito umilmente piegato a ricevere la vita, quello sguardo verso Dio, unicamente verso Dio, “innamorato” e riconoscente che nulla, sembra, altro desiderare…Tutto parla di un’umanità che non doveva “fare” nulla. Un’umanità completa e appagata dal suo essere al mondo. E nella certezza di essere amata. Proprio perchè esisti. Proprio perchè tutto esiste (animali, piante, stelle…). L’uomo è l’unica creatura cosciente della propria esistenza e della propria fragilità (una canna pensante direbbe Pascal). In questo la sua Grandezza che però per rimanere veramente grande deve piegarsi. Deve piegarsi, come quel dito, per accogliere il mondo, gli altri e se ci credi…per accogliere anche Dio.

  189. Lidia ha detto:

    Cari tutti, vorrei codividere una cosa molto bella e triste.
    L’altroieri è morta la mia prozia, di 87 anni. In questi due gg ho scritto sul blog perché mi sembrava che parlare con voi non ropesse quell’idea di restare raccolti. E poi lei era ancora a casa.adesso dopo il funerale, si sente la mancanza di più Vabbè. cmq: lei era nubile, lo è sempre stata. IL sacerdote oggi – che la conosceva solo dai nostri racconti – ha fatto penso l’omelia più bella che abbia mai sentito. Ha detto che lei ha riempito la vita degli altri di amore, di noi parenti e dei suoi numerosi amici. Un suo caro amico, di 91 anni, con il quale pranzavano sempre assieme la domenica, ha pianto a calde lacrime oggi…IL prete ha detto: Si potrebbe dire che lei non aveva famiglia…E chi lo dice? NOn aveva una famiglia convenzionale, figli, marito. Ma era la zia di tutti, di nove nipoti e vari pronipoti. è una donna al cui funerale siete tutti commossi pensando al bene e all’allegria che avete vissuto assieme. Ha fatto tanti viaggi, scoperto nuove cose. Soprattutto diceva: Il Signore qua mi ha messo e lui penserà a me.
    è la storia di una donna realizzata.

    Ho pensato subito a voi tutti, e ho pregato anche per voi a Messa. Ecco, io credo che, senza tante parole, mia zia – nubile per scelta, senza “funzionalità” – sia l’esempio bello di una vita realizzata. Infatti ci manca tantissimo. IO a volte avevo pensato : Dio mio, ma sempre una vita da sola…senza figli…sì, però la famiglia ce l’aveva (ed ecco il bene delle famiglie grandi, non mononucleaeri, secondo me) e amici..

  190. acida ha detto:

    Bello Lidia! Grazie per questa condivisione!

  191. Acida ha detto:

    Oggi parlavo con un amico di questo libro e l’argomento è andato sul sesso.
    Vorrei fare una domanda. Come si concilia l’essere “Come Gesù” con le attrazioni sessuali che attraversano la vita di chi sceglie il celibato apostolico 8? Come si fa a sentirsi in questo “come Gesù”? Come la viveva Gesù questa cosa? Mi chiedo se ci sia un nesso tra come si vive l’amicizia nel celibato apostolico e riuscire a controllare questo altro aspetto della vita. Mi scuso se ho urtato la sensibilità dei lettori . Grazie

  192. Lidia ha detto:

    Grazie a te “acida” (scusa le virgolette, ma mi sembri tutto altro che acida) :) non credo che urti la sensibilità di nessuno, anzi, credo che queste siano domande che si fanno tutti.
    Io penso che le attrazioni sessuali si dominino con la testa, e con il cuore (del resto, anche gli sposati le vivono, credo, almeno stando ai film, voi ne sapete più di me ;)): con la testa, perché grazie a Dio ce l’abbiamo per ragionare e saper fuggire le occasioni, e il cuore, perché, di solito si ama qualcosa: Gesù, il proprio marito…Mia zia, per es., non so come abbia fatto, ma credo semplicemente abbia pensato che il sesso senza amore non vale la candela; l’amore lei lo avrebbe sicuramente vissuto nel matrimonio, ma visto che non l’ha fatto penso che abbia vissuto tanti tipi di amore, ma non quello coniugale (cioè esclusivo per una persona di sesso opposto, con o senza sesso, intendo).

  193. Lidia ha detto:

    (mia mamma è separata, ma vive come fosse ancora sposata, cioè senza cercarsi un altro compagno: anche nel suo caso, il sesso senza amore non vale la candela della libertà e della gioia di vivere obbedendo a Dio. Poi lei ama ancora mio papà, è vero…)

  194. Mauro Leonardi ha detto:

    Rispondo a Acida Jan 12, 2012 08:45 AM [chissà quando tornerà a posto l’orario….] ovviamente parlando solo della mia esperienza personale.

    Credo che per una persona he abbia scelto il celibato in maniera serena, convinta e matura, il rapporto con l’altro sesso sia sostanzialmente uguale a quello di una persona sposata. Il problema è che il celibe deve avere formato dentro di sé la presenza della donna (se è maschio) o dell’uomo (se è femmina) sessuati in maniera vera, placida, serena. E uno dei requisiti perché questo avvenga è che (parlo al maschile) abbia avuto prima delle scelte delle compagnie femminili che glielo hanno permesso: madre, sorelle, amiche, eventualmente una fidanzata. Lo diceva GP2 in una mitica lettera ai seminaristi in un giovedì santo. Avevo la schedina ma adesso non la trovo. Se mi capita tra le mani ve la copio.

  195. Paola Baratta ha detto:

    Cara Acida…Intanto ti dico che sono d’accordo nel ribadire che non hai urtato la sensibilità di alcuno, ma hai messo sul piatto un tema molto delicato e profondo. Che bisogna affrontare. Da sposati. Da celibi. Da Uomini. Era ciò che volevo dire quando – pur non condividendo in nulla la posizione di Tinto Brass – ho detto anche che quando uno decide la scelta del celibato e vuol mantenerla nella fedeltà…Deve fare i conti, assolutamente con la parte “biologica” di noi che presenta alcuni organi pensati per la sessualità e la procreazione. Il che vuol dire che l’istinto all’accoppiamento, l’attrazione, il “sesso”…Fanno parte della natura umana. Io credo che il celibe non debba”rinunciare” alla propria sessualità ( ovviamente essa sottennde significati molto più ampi che il mero rapporto fisico). Sarebbe come confermare che la vita da celibe è una vita a metà. Non deve nascondere di avere un “istinto sessuale” nè “reprimerlo nel senso castrante del termine. Deve affrontarlo. Giorno per giorno. Rinnovando ogni giorno quel “sì” che lo ha portato a voler scegliere di essere “come Gesù” ( se cristiano) o, se non credente, semplicemente di vivere l’amicizia come gratuità verso tutti. Così nel matrimonio. Qui sono più ferrata..Anche qui..Non si tratta, credo, di imporsi che dal momento del matrimonio non proverai più attrazione per nessun altro. Può anche capitare. Innamoramento e amore sono cose diverse. Di innamorarsi di un altro/a può capitare anche se sei sposato. L’innamoramento non è governabile dalla volontà (in come gesù, lo si dice chiaro) Dipende dalla volontà non andare oltre. Si tratta di affrontare con sincerità il nostro cuore. A volte fragile. E decidere che…”sì”, vuoi essere “fedele” , vuoi rinnovare il tuo patto eterno con tuo marito..Anche se perde sempre i calzini, anche se a volte si scorda l’anniversario, anche se proprio non riesce a capire perchè a volte sei triste e neanche tu sai perchè…Anche se rispetto a quel giorno…Anche tu sei cambiata. Fisicamente. Sei maturata. magari ci sono i figli…A volte, come nell’amicizia, ti rendi conto che devi dire “sì” proprio quando sembra che non ci si capisca. E riprovare. Ogni giorno. Giorno dopo giorno. finchè tra lacrime, gioie e sorrisi…Ti rendi conto che hai proprio costruito un grande Amore. O una grande Amicizia. Auguri “acida” e anche a te Lidia. E grazie per le vostre bellissime testimonianze.

  196. elisabetta galli ha detto:

    Acida grazie per la preghiera “per tutti” e quindi anche “per me” e per il racconto della tua prozia.

  197. acida ha detto:

    [email protected]: non ero io, era Lidia che ha pregato per tutti noi.
    Caro don Mauro, grazie per la risposta. mi sembra interessante quello che dici ma forse non ho capito bene Ok il celibe prima di scegliere il celibato deve essersi relazionato con la persona di sesso opposto. Però non capisco questo “Il problema è che il celibe deve avere formato dentro di sé la presenza della donna (se è maschio) o dell’uomo (se è femmina) sessuati in maniera vera, placida, serena. E uno dei requisiti perché questo avvenga è che (parlo al maschile) abbia avuto prima delle scelte delle compagnie femminili che glielo hanno permesso: madre, sorelle, amiche, eventualmente una fidanzata.” Cos’è tipo un complesso di Edipo che deve essere risolto prima di scegliere il celibato?

  198. elisabetta galli ha detto:

    Grazie acida! La fretta!

  199. Mauro Leonardi ha detto:

    Sul complesso di Edipo non ti so dire nulla perché non sono psichiatra. Le parole che ho scritto sono quelle che ricordo della mitica lettera di GP2 che dovrei trovare il tempo di cercare per farvela vedere. Fece molto clamore perché diceva quelle cose a dei seminaristi. Mi colpirono molto perché le trovai profondamente vere sia nella mia esperienza che in quella di altri.

  200. Mauro Leonardi ha detto:

    Vorrei riportare qui una perla di Anonima Jan 9, 2012 03:07 PM [chissà fino a quando andiamo avanti con il fuso orario sbagliato, ma per ora l’indicazione è questa…] che secondo me non è stata valorizzata a sufficienza.

    Il commento era: ” Eppure una cosa so per certa ed è che il mio modo di amare nell’amicizia è tanto importante per me, proprio perché ho fatto la scelta che ho fatto…. Motorbiker, questa frase mi sta tornando in mente da tutta la sera. Vedi, io sono sposata, eppure vivo l’amicizia come la racconti tu, anche nel sentirmi a volte svuotata completamente dopo aver raccolto confidenze molto intime di un amico, e anche in quello che descrivi quando parli dei vecchi sereni, anche a me a volte, spesso, in certe amicizie mi succede di sentirmi così, in pace e davvero felice dopo esserci stata completamente per l’altro. Sono sposata, è vero, e felice di esserlo. Ma tanti anni fa avevo iniziato una vita come la tua, scegliendo il celibato. Per vari motivi non ho continuato su quella strada, motivi che non racconto qui. Ma so, e non ti so spiegare neanche io come, che “il mio modo di amare nell’amicizia è tanto importante per me, proprio perché ho fatto la scelta che ho fatto” anche se quella scelta non è andata avanti. Allora forse non so se è del tutto vero quello che scrivi che “vivendo il celibato vivi l’amicizia molto di più”, perchè io il celibato non lo vivo più da anni eppure quel molto di più lo capisco bene. Però so che in qualche modo quella scelta di celibato che avevo fatto è strettamente legata allo spazio che ha l’amicizia nella mia vita. Chissà, forse è una certa “forma” del cuore che porta alcune persone più di altre a poter scegliere una vita in cui, rinunciando ad un amore esclusivo e in certe cose escludente, si può donare la parte più vera di sè, come scrive don Mauro, a tanti. E quella forma rimane, anche quando poi compare un amore esclusivo, con dei vincoli e dei doveri. Potrebbe essere che una scelta di celibato non è causa ma una possibile conseguenza dell’avere il cuore di quella forma?”

    Riporto qui di seguito le parole particolarmente preziose sulle quale secondo me dovremmo riflettere di più: “Sono sposata, è vero, e felice di esserlo. Ma tanti anni fa avevo iniziato una vita come la tua, scegliendo il celibato. Per vari motivi non ho continuato su quella strada, motivi che non racconto qui. Ma so, e non ti so spiegare neanche io come, che il mio modo di amare nell’amicizia è tanto importante per me, proprio perché avevo fatto la scelta di celibato, anche se quella scelta non è andata avanti.”

    Che ne dite?

  201. fefral ha detto:

    beh però l’esperienza di anonima non è poi così comune. Ho riletto il suo commento e anche quelli che ha scritto dopo.
    Non mi è chiaro se Anonima abbia imparato l’amicizia durante la sua esperienza di celibato oppure no. Ma mi ha colpito la domanda finale
    “Potrebbe essere che una scelta di celibato non è causa ma una possibile conseguenza dell’avere il cuore di quella forma?”
    Come dire quindi che se si è capaci di amicizia vera si è anche capaci di una vita senza un amore esclusivo? Mi piacerebbe capire di più

  202. fefral ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  203. fefral ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  204. Mauro Leonardi ha detto:

    Grazie a Acida (e a un amico) sono riuscito a ritrovare la lettera di GP2 di cui parlavo. L’ho appena pubblicata nella sezione 07 Materiali Dottrinali. E’ la Lettera ai sacerdoti del giovedì santo del 1995.
    Ecco qui di seguito il pezzo di lettera cui mi riferivo:

    n. 4 (…) Molti tra noi sacerdoti hanno in famiglia delle sorelle. In ogni caso, ciascun sacerdote sin da bambino ha avuto modo di incontrarsi con ragazze, se non nella propria famiglia, almeno nell’ambito del vicinato, nei giochi d’infanzia e a scuola. Un tipo di comunità mista possiede un’importanza enorme per la formazione della personalità dei ragazzi e delle ragazze. Tocchiamo qui il disegno originario del Creatore, il quale in principio creò l’uomo «maschio e femmina» (cfr. Gen 1,27). Tale divino atto creativo prosegue attraverso le generazioni. Il libro della Genesi ne parla nel contesto della vocazione al matrimonio: «Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie» (2,24). La vocazione al matrimonio ovviamente suppone ed esige che l’ambiente in cui si vive risulti composto di uomini e di donne. In tale contesto nascono però non soltanto le vocazioni al matrimonio, ma anche quelle al sacerdozio e alla vita consacrata. Esse non si formano nell’isolamento. Ogni candidato al sacerdozio, nel varcare la soglia del seminario, ha alle spalle l’esperienza della propria famiglia e della scuola, dove ha avuto modo di incontrare molti coetanei e coetanee. Per vivere nel celibato in modo maturo e sereno, sembra essere particolarmente importante che il sacerdote sviluppi profondamente in sé l’immagine della donna come sorella. In Cristo, uomini e donne sono fratelli e sorelle indipendentemente dai legami di parentela. Si tratta di un legame universale, grazie al quale il sacerdote può aprirsi ad ogni ambiente nuovo, perfino il più distante sotto l’aspetto etnico o culturale, con la consapevolezza di dover esercitare verso gli uomini e le donne a cui è inviato un ministero di autentica paternità spirituale, che gli procura «figli» e «figlie» nel Signore (cfr. 1Ts 2,11; Gal 4,19).

  205. Mauro Leonardi ha detto:

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  206. Mauro Leonardi ha detto:

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  207. Mauro Leonardi ha detto:

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  208. Mauro Leonardi ha detto:

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  209. Mauro Leonardi ha detto:

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  210. Mauro Leonardi ha detto:

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  211. Mauro Leonardi ha detto:

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  212. Mauro Leonardi ha detto:

    Scusate, come avrete capito blogger non mi caricava le parole di GP” per cui io le ristampavo. Poi alle fine sono venute fuori tutte e le ho eliminate.
    Ho scoperto che a volte bisogna cliccare su “Carica altro” che si trova in fondo alla pagina.

    Vabbé… è gratuito.

  213. Paola Baratta ha detto:

    Un mio vecchio amico buddhista, mi ha detto che anche nella loro religione esiste un celibato laico. Nel buddhismo, però, (se ho capito bene) il celibato essenzialmente è una scelta che aiuta l’uomo nella pratica del distacco dalle preoccupazioni terrene e favorisce l’ascesi e la meditazione. Infatti chi segue “la pace interiore” può venir disturbato dall’istinto sessuale – comunque accettato come cosa “naturale” dal pensiero buddhista – che può deviare dalle aspirazioni spirituali.

    Lo scrivo perchè mi sembra di aver capito che qui il “celibato laico” nasce da motivazioni quasi opposte a quelle esposte da Don Mauro nel suo libro. Infatti, mentre in “Come Gesù” , mi sembra, il celibato permette di dilatare al massimo le proprie capacità empatiche verso gli altri (Amicizia), qui la scelta del celibato è la strada preferenziale per il distacco…Che ne dite? Credo che il confronto con altre realtà possa aiutare a trovare il senso meramente umano del celibato e di intuirne almeno, come in questo caso, la complessità e le molteplici sfumature possibili.

  214. Monica ha detto:

    Mi stavo interrogando da qualche giorno proprio su queste parole che tu, don Mauro, hai voluto riprendere da Anonima (Jan 9 ecc.). Più in particolare, su due aspetti: la “forma del cuore” che lei cita (e che potrebbe portare a fare una certa scelta più di altre), e poi, appunto, le ultime parole che riporti tu.
    Ma io penso che siamo fatti tutti per donare la parte più vera di noi.
    Mi perdoni Anonima: credo che la “forma del cuore” cui allude abbia connotazione sicuramente positiva. Ma credo anche che una vocazione sia soprattutto una risposta di cuore a ciò che la vita ci mette davanti (cioè, da giocarsi più “storicamente” e per circostanze, che non solo per “predisposizione”). E credo anche che tutti siano fatti per capire e godere la bellezza di un amore di amicizia come quella di chi vive il celibato; e, viceversa, la paternità e la maternità siano ideali di tutti!
    Mi sembra bellissimo che Anonima abbia voluto citare la sua esperienza prima di sposarsi come significativa per lei: ma, per quel che vedo io nella mia esperienza, l’amicizia di cui parlano alcuni post scritti qui sopra (per esempio, Motorbiker) è desiderabile da tutti…

  215. Mauro Leonardi ha detto:

    Abbiamo deciso di iniziare un secondo capitolo di questa Discussione perché dopo 200 commenti Blogger chiede di cliccare “carica altro” e non tutti se ne accorgono, per cui si perdono commenti. La Discussione ha lo stesso titolo: Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa? (cap. 2). Ecco il link. Grazie a tutti!

    http://mauroleonardi.blogspot.com/2012/01/un-celibato-solo-umano-ha-senso-o-la_14.html#more

  216. Mauro Leonardi ha detto:

    Gli ultimi commenti di Anonima, Paola Baratta e Monica sono all’inizio della nuova DIscussione.

    http://mauroleonardi.blogspot.com/2012/01/un-celibato-solo-umano-ha-senso-o-la_14.html

  217. stefania perna ha detto:

    Credo sia molto vero che esiste una forma del cuore,c’è chi la chiama carattere,c’è chi la chiama vocazione…insomma è un insieme di caratteristiche che ci differenziano…Si può trovare più gioia in una chiacchierata…o piuttosto in una partita di pallone…nel portare la famiglia in gita…o nell’accompagnare una persona a confessarsi..nel leggere un libro….o nel preparare e mangiar con gli amici, un cibo laborioso…(Es stupidi,ma per capirsi).Sono cose non da distinguere secondo le categorie meglio-peggio,giusto o sbagliato…sono solo delle forme mentali e del cuore….. INNATE.
    Certo uno può lavorarre su quelli che ritiene i suoi punti deboli,migliorare un pò..ma quelle caratteristiche rimangono,non si insegnano,nè imparano, e fanno di ognuno un unicum.Poi i casi della vita sono tanti,c’è chi scopre in ritardo le sue caratteristiche,magari perchè bloccato da situazioni esterne ,familiari o altro,c’è chi intraprende una strada e si ritrova “deviato”…penso che ad un certo punto,la cosa migliore è costruire con quello che sono OGGI,al meglio..e in questo meglio,certamente confluiscono tutte le esperienze che uno ha vissuto!Penso sia la ricchezza dei cristiani poter ripartire sempre alla grande.
    A questo proposito,cito un esempio letterario tra i miei preferiti:Manzoni considera con pietà umana il caso della monaca di Monza,forzata dalla famiglia a scegliere una strada non sua,psicologicamente incapace di difendersi etc…ma commenta scrivendo”è una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana,il poter indirizzare e consolare chiunque,in qualsiasi congiuntura ricorre ad essa.
    Se al passato c’è rimedio,lo prescrive,e dà lume e vigore per metterlo in opera a qualunque costo…se non c’è ,essa dà il modo di fare ciò che dice il proverbio,di necessità virtù.Gertrude avrebbe potuto diventare una monaca santa e contenta,comunque lo fosse diventata…

  218. stefania perna ha detto:

    Credo che sia molto vero che esiste una forma del cuore…ma si tratta semplicemente delle caratteristiche di carattere che ci differenziano.
    C’è chi preferisce leggere un libro in poltrona….e chi giocare a calcio e sudare….chi svolgere una attività pratica….e chi sedersi a parlare…e sono cose da non valutare secondo le categorie giusto-sbagliato,o gente migliore e gente peggiore.
    Semplicemente DIVERSI e DALLA NASCITA:certamente uno può lavorare su se stesso e migliorare quelli che ritiene essere punti deboli del carattere,ma certe caratteristiche rimangono e sono la ricchezza di ognuno ,il suo essere unicum.
    Poi la vita è molto complessa,fatta di incontri,di tempi,di circostanze…e tutto ciò è tremendamente difficile,perchè si posson dare infinite combinazioni a volte anche infiniti errori…per cui uno scopre tardi le sue caratteristiche(magari erano rimaste in ombra o soffocate,per motivi contingenti o familiari o altro),un altro inizia una strada e si ritrova “deviato”…ma conservare l’amarezza del “sarebbe potuto andar diversamente”non serve,…E allora? la forma del proprio cuore andrà perduta per sempre?
    Credo sia la cosa più bella della nostra religione ,la possibilità di ripartire (risorgere)sempre al meglio,PER QUELLO CHE SONO OGGI,
    anche se in questo oggi confluiscono senz’altro le esperienze precedenti e posso conservare e usare,magari in modo diverso, la mia “forma”del cuore…..
    Credo che tale concetto sia meravigliosamente espresso da un esempio letterario che tutti conosciamo ed è tra i miei preferiti;
    nell’episodio della monaca di Monza,Manzoni ha una infinità pietà,per la poveretta,costretta dalla famiglia a percorrere una strada non sua,farsi monaca senza in realtà desiderarlo,ma solo perchè plagiata e non solo dalla famiglia,anche da alcune suore ed altri personaggi!!
    Eppure Manzoni scrive queste bellissime parole,in riferimento a quella situazione di vita
    “E’ una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana,il poter consolare e indirizzare chiunque,in qualunque congiuntura ricorra ad essa.
    Se al passato c’è rimedio,essa lo prescrive e dà lume e vigore per metterlo in opera;
    se non c’è, essa dà il modo di fare realmente ciò che dice il proverbio,di necessità virtù….
    Gertrude avrebbe potuto essere una monaca santa e contenta COMUNQUE lo fosse divenuta….”

  219. Tiziana Morso ha detto:

    Sto entrando da poco a consultare questo blog e veramente mi tocca dal profondamente soprattutto questo argomento. Spesso in ciò che dice padre Mauro, citando situazioni particolari che mi toccano la mia vita, la mia esperienza e la mia scelta… vorrei e avrei tanto da dire ma non saprei da dove cominciare! vedremo