Articoli / Blog / Il Vangelo degli amici | 29 Aprile 2026

Il Vangelo della Domenica – La casa che ci aspetta

V domenica di Pasqua (anno A) Gv 14, 1-12 – 3 maggio 2026

Il passo del Vangelo secondo Giovanni che abbiamo appena letto (Gv 14,1-12) acquista una luce particolarissima se lo leggiamo tenendo sullo sfondo la parabola del padre misericordioso e del figlio che torna a casa (Lc 15).
Quando Gesù dice: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore», non sta parlando degli appartamenti di un aldilà lontano, sta parlando della casa del Padre: quella casa in cui il figlio perduto può tornare senza bussare da estraneo, quella casa in cui si può entrare non perché si è servi ma perché si è figli e dove si prepara una festa perché chi era perduto viene ritrovato.
La casa del Padre della parabola non è semplicemente un luogo: è un cuore aperto. È uno spazio già pronto da sempre. Il figlio minore pensa di dover negoziare il suo ritorno — «trattami come uno dei tuoi salariati» — ma il padre non lo lascia finire: corre, abbraccia, bacia, riveste, mette l’anello al dito, ordina il banchetto. Quella è la dimora preparata. Non una ricompensa guadagnata, ma un’appartenenza ritrovata.

Allora acquistano un significato ancora più tenero le parole di Gesù: «Vado a prepararvi un posto». Gesù non va a costruire una casa che manca: va a spalancare la porta di una casa che il peccato aveva reso per noi inaccessibile. Quando aggiunge: «Verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi», sembra quasi di vedere il padre della parabola che corre incontro al figlio quando è ancora lontano. È sempre Dio a fare il primo passo. Noi pensiamo di dover tornare da soli; invece scopriamo che c’è Qualcuno che ci viene incontro sulla strada. Persino la parola di Tommaso — «Come possiamo conoscere la via?» — trova qui una risposta nuova. La via verso la casa del Padre non è un itinerario morale complicato: la via è lasciarsi trovare da Cristo, lasciarsi caricare sulle sue spalle come la pecora perduta, lasciarsi rivestire della dignità filiale. Gesù è la via perché in Lui vediamo come il Padre guarda ciascuno di noi: non come un fallimento, ma come un figlio atteso.

E quando Filippo chiede: «Mostraci il Padre e ci basta», Gesù risponde: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». Cioè: avete visto come accarezzo i piccoli, come perdono i peccatori, come piango con chi soffre, come dono me stesso fino alla croce? Ecco, così è il Padre. È il Padre della parabola: uno che guarda la strada ogni giorno, sperando nel ritorno del figlio. Le molte dimore allora non sono tante stanze impersonali ma i tanti modi in cui l’unica casa del Padre sa accogliere ogni figlio che torna. C’è posto per chi rientra ferito, per chi torna tardi, per chi torna vergognandosi, perfino per il figlio maggiore che è rimasto fuori dalla festa col cuore indurito. Nella casa del Padre c’è posto per tutti, perché il Padre non smette di uscire incontro né a chi è lontano né a chi, pur essendo vicino, non ha ancora capito di essere figlio. Questo annuncia Gesù in Giovanni 14: la nostra vera casa esiste, la porta è aperta, il posto è preparato: è il Padre che ci aspetta.

I commenti sono chiusi.