
Blog – Punch e il coraggio di non nascondere ciò che manca
La storia tenera, marginale, del macaco Punch e del suo peluche a guardarla bene, è tutt’altro che piccola. Punch è un cucciolo respinto dalla madre. Essere rifiutati all’inizio della propria vita significa crescere senza un appoggio fondamentale. Il peluche, allora, non è un gioco. È un sostegno. È ciò che, in qualche modo, tiene insieme quello che altrimenti si sfalderebbe. E la sua reazione lo mostra chiaramente. Non c’è niente di “esagerato” in questo: e lo dice il fatto che tutti si sono messi a guardare il video di Punch e che l’orango di peluche è andato esaurito nei punti vendita Ikea del mondo intero
Questa storia mette a nudo qualcosa che spesso preferiamo non vedere: che ciascuno di noi ha assolutamente bisogno di legami e quando questi legami vengono meno, tutto vacilla. Solo che noi, a differenza di Punch, siamo bravissimi a mascherarlo. Razionalizziamo, minimizziamo, diciamo che “si va avanti”, che “ci si abitua”, che “in fondo non era così importante”. Ma non è vero. Ci sono assenze che continuano a lavorare dentro, anche quando facciamo finta di averle superate.
Punch è l’evidenza di tutto ciò. Non fa strategie, non si protegge, resta esposto. La sua sofferenza è evidente, assolutamente scomoda da guardare. Qui sta il punto decisivo: si vive davvero solo se si riconosce ciò che ci manca. Non per rimanerne schiacciati, ma per non perdere il contatto con ciò che conta. Perché tutti noi abbiamo il rischio pazzesco di abituarci alla mancanza. Di costruire una vita che sembra funzionare anche senza ciò che un tempo era essenziale. Apparentemente si sta in piedi, ma dentro siamo spenti, morti. E le immagini di Punch vanno in direzione opposta. Dicono che il desiderio non è un difetto da correggere, ma una forza da ascoltare.
Blog – Il Bambino vestito: la verità dell’Incarnazione
Blog – Il pericoloso mito del “regime exchange”
Blog – Il riposo che offre Gesù
Blog – La democrazia è cristiana