
Blog – Giuseppe è padre perché accompagna “ciò che Dio opera”
Nel vangelo di oggi, IV domenica di avvento, viene presentata la passione di Giuseppe: egli deve decidere come comportarsi con quella donna che evidentemente è incinta ma non di lui. Si scopre dunque che Giuseppe è il più grande discepolo dell’amore tra Gesù e Maria. Spesso si pensa che quella di Giuseppe sia una sorta di paternità di serie B, una paternità “adottiva”. Invece è la vera paternità, perché non c’è paternità se non c’è scelta di essere padre, ovvero la vera paternità è quella spirituale non la biologica.
Ma cos’è questa paternità? È scegliere di accompagnare ciò che Dio opera.
Giuseppe avrebbe dovuto far lapidare la fidanzata, che era incinta ma non di lui. Giuseppe riconosce che il bimbo che è nel grembo di Maria non è frutto di peccato ma è opera di Dio. Egli si mette contro la Torah (“Mosé dice che dovremmo lapidare donne come questa”, cfr. Gv 8) e la salva.
Ad ascoltare la Legge, Giuseppe avrebbe dovuto rinchiudere la sposa nello schema e nella logica dell’adulterio e invece Giuseppe
è stato ad ascoltare – si è fidato – della bellezza innocente di Maria. Giuseppe scopre che amare significa credere all’evidenza della
bellezza della vita di chi si ama. Giuseppe è giusto perché ha corso il rischio di stare davanti a Jawhé con quel “mistero” che era sua moglie incinta. La giustizia non consiste nella semplice sottomissione a una regola: la rettitudine deve nascere dal di dentro, deve essere profonda, vitale, perché “il giusto vive della fede”.
Dopo aver scoperto la gravidanza di Maria avrebbe dovuto denunciare come adultera la moglie, che però sentiva nell’intimo essere vergine e innocente. Se avesse adempiuto la Legge, nessuno avrebbe potuto rimproverargli nulla; se invece avesse salvato la vita di Maria e del figlio infrangendo la Legge, legalmente sarebbe diventato un peccatore. Giuseppe sceglie la seconda possibilità e, per questo, fino a quando non gli appare l’angelo in sogno, decide di scomparire. L’istinto della fuga da sé, quando ci si sente peccatori, è fortissimo e tutti noi lo conosciamo. Cosa possa accadere poi nel proprio intimo quando si è vicino a qualcosa che non sappiamo come chiamare, ma che ha evidentemente l’impronta della santità, è facile da intuire.
Il vero padre è colui che guarda e contempla ciò che Dio opera nella persona che lui ama. Non come lui vorrebbe che Dio agisse: ma come Dio opera sul serio. Il padre vero è colui che accompagna l’opera di Dio nella persona.
