
Blog – Il Leone della nostalgia
Ieri, dopo 25 anni, è tornato in Italia il più classico dei classici Disney in versione film di animazione computerizzata fotorealistica. Ma ieri al cinema a guardare Il Re Leone, frutto di animazione fotorealistica e senza alcun attore in carne ed ossa, c’erano molti bambini ma soprattutto chi era bambino 25 anni fa. Solitamente si va al cinema per vedere un film nuovo, invece è da qualche anno che si va al cinema per guardare film di cui ci si ricorda ancora le battute e per cantare canzoni che si conoscono a memoria. La multinazionale dei sogni cavalca la sindrome di Peter Pan di intere generazioni riproponendo Aladdin, Il libro della giungla, Dumbo, La Bella Addormentata e così via modernizzando i disegni ma lasciando tali e quali le storie, i personaggi, le ambientazioni, le battute e le colonne sonore.
I critici sono scettici, a loro pare che i personaggi di venticinque anni fa avessero più cuore, ma il botteghino dà ragione alla Disney. Negli Stati Uniti, dove è stato rilasciato il 19 luglio, il film ha incassato 497 milioni di dollari e, a livello mondiale il totale è di 1 miliardo e 438 milioni. Insomma, senza tener conto dell’inflazione, ha già superato il suo capostipite del 1994.
Se parli con chi è andato al cinema ieri perché venticinque anni fa era un bambino o una bambina, ti accorgi che il sentimento sul quale ha puntato una delle più grandi multinazionali del nostro mondo globalizzato è la nostalgia. Le platee del cinema tra i loro ospiti non hanno solo una nonna con bambina ma anche due amiche che vogliono, per mezzo pomeriggio o una serata, tornare ad essere bambine. Chi compra il biglietto non si aspetta di meravigliarsi per una cosa nuova ma vuole rivivere un evento del passato che se n’è andato e non tornerà più. C’è la tristezza per quella situazione che non c’è più ma c’è anche la felicità perché, per due ore, quel mondo torna. E torna come sanno farlo solo i grandissimi professionisti: innovando ma rimanendo se stessi, cambiando ma senza cristallizzarsi nel passato. Anzi, facendo capire che quanto è stato era buono e si può rifare. Ma migliorandolo ancora.
