
Blog – Giovanni Falcone: ben venga il tempo che non ha bisogno di martiri
Per caso, trascorro il giorno anniversario dell’assassinio di Giovanni Falcone a pochi minuti da Capaci, il paese dove un altro Giovanni, Giovanni Brusca, mise la bomba che uccise lui, la moglie e tre agenti della scorta.
Giovanni Brusca è rinchiuso a Rebibbia, carcere dove da qualche mese mi reco a prestare servizio come cappellano volontario, e forse anche per questo mi sento ancora più addosso la strage di Capaci. La Sicilia mi innamora e per questo, chi mi segue su Instagram, può vedere le foto con la quale cerco di ritrarla in queste ore. Ma non ho mai pensato che la Sicilia fosse solo luce accecante: è anche la luce delle bombe.
Oggi Giovanni Falcone se fosse vivo avrebbe compiuto da pochi giorni ottant’anni e avrebbe spento le candeline della torta insieme ai parenti.
Ci sono due frasi di Giovanni Falcone che mi rimasero impresse quando le lessi la prima volta. La prima è “l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.” Ed ecco la seconda: “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”
Sono parole che dovrebbero riguardare tutti noi, evidentemente non con riferimento alla Mafia ma con riferimento agli ideali per cui viviamo. Vivere profondamente impegnati per realizzare ciò che crediamo porta inevitabilmente a dover fare i conti con le proprie paure: questo è il motivo per cui troppo pochi hanno veramente ideali e quindi, quei pochi, sono destinati ad essere martiri. Ho tradotto con parole mie le due frasi legandole insieme: se si fosse in tanti a proclamare la verità non bisognerebbe essere degli eroi; ma non è così e si è in pochi, ecco perché c’è stato bisogno del martirio di Giovanni Falcone.
Nella giornata di oggi, preparandomi a queste righe, ho scoperto che Giovanni Falcone era stato iscritto da Wojtyla, insieme a Borsellino, al “martirologio” del nostro tempo. Lo aveva reso noto il Cardinale Stanislao Dziwisz. Non è una canonizzazione da Messa ma mi stimola ancor di più a prenderlo come esempio: non il martirio di pochi in cose grandi ma l’eroismo quotidiano di molti in cose apparentemente da poco.
