Don Massimiliano Nastasi – IV domenica del Tempo Ordinario/ B

Dt 18, 15-20    Sal 94    1 Cor 7, 32-35    Mc 1, 21-28

La IV domenica del tempo ordinario, dopo la chiamata dei primi discepoli lungo il mare di Galilea, presenta il primo miracolo compiuto dal Maestro a Cafarnao. Un’annotazione non secondaria in quanto «l’indicazione del luogo è un elemento certo della storicità della tradizione, prezioso perché costituisce il riferimento sicuro all’azione missionaria di Gesù in Galilea» [1].

Cafarnao, Tal Hum [2], (Καϕαρναούμ, dall’ebr. Kephar, Nahum: ossia, villaggio di Nahum o “della consolazione”) era un piccolo borgo ma anche «sede della riscossione di tasse e di cambi monetari per coloro che provenivano da oriente ed entravano in Israele per la via del mare; la strada che passava per il confine settentrionale del mare di Galilea, toccava la costa mediterranea e procedeva verso l’Egitto» [3]. Dopo la partenza di Gesù da Nazaret, esso diventa il punto di riferimento della sua vita pubblica e propriamente la «sua città» (Mt 9, 1).

Entrato nel villaggio di sabato in compagnia di Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, il Maestro si reca nella sinagoga per istruire attraverso «un insegnamento nuovo, dato con autorità» (Mc 1, 27). Con questa espressione Marco non si riferisce a una qualità retorica di Gesù, «ma alla palese rivendicazione di essere all’altezza del Legislatore – all’altezza di Dio. […] Così facendo o profana la maestà di Dio, e sarebbe una cosa terribile, o invece – il che sembra praticamente inconcepibile – è davvero all’altezza di Dio» [4].

Questa sottolineatura è fondamentale in quanto, differentemente da Matteo e Luca, Marco parla molto meno della dottrina di Gesù associando invece molto più da vicino l’attività di insegnamento alla sua auto-rivelazione, specie nel suo potere taumaturgico. Il Maestro, infatti, insegna soltanto il mistero del regno di Dio, e in modo velato, attraverso parabole: «Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole» (Mc 4, 10). Evidentemente per Marco «l’insegnamento evangelico scaturisce essenzialmente dalla vicenda di Gesù, che perciò si impegna a raccontare con fedeltà. Tuttavia non mancano spunti sull’insegnamento esplicito di Gesù, del quale vengono riferiti tutta una serie di detti» [5].

Il suo insegnamento nella sinagoga segue una manifestazione della potenza di Dio e della sua signoria sul mondo [6]; di fronte ad un uomo posseduto da uno spirito impuro che rivela l’identità di Gesù – «Io so chi tu sei: il santo di Dio» (Mc 1, 24) –, egli ordina di uscire da lui. Specificatamente, questo «πνεύματι ἀκαθάρτῳ» (Mc 1, 23: “spirito non puro”), è così definito perché è uno spirito dei morti, e nella mentalità giudaica tutto ciò che è morto è impuro: «Così sarà per chi toccherà qualsiasi cosa impura a causa di un cadavere» (Lv 22, 4). I demoni, quindi, «sono una specie particolare di spiriti dei morti, cioè gli spiriti di quei giganti, che secondo Gen 6 erano nati dall’unione di figli degli uomini e di angeli. Il contrasto fra Spirito Santo e spirito impuro va molto chiamarmene detto “dualistico”» [7].

Oltre che comandare di uscire dall’uomo, Gesù impartisce allo spirito impuro anche di tacere. Infatti, «non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano» (Mc 1, 34). È il primo caso di quello che il teologo luterano William Wrede (1859-1906) definisce il “segreto messianico”[8], in ragione del quale il Maestro sembra nascondere la sua identità di Figlio di Dio, fino a quando questa diventerà evidente dopo la sua morte sulla croce. Infatti, «solo la passione e la resurrezione di Gesù riveleranno – in effetti – il tipo di messia nel quale occorre credere. In attesa di questi eventi pienamente rivelatori, occorre seguire le conseguenze del silenzio del maestro» [9].

Il primo miracolo dopo il battesimo al Giordano, perciò, è un esorcismo – «si nota per es. che ad ogni nuova espansione dell’attività di Gesù abbiamo, all’inizio, un racconto d’esorcismo» [10] – segno che alla presenza di Gesù il potere del demonio è ridotto all’impotenza. Ma anche la prima azione del regno di Dio in cui il Maestro «è effettivamente riconosciuto come il Messia, unto con lo Spirito di Dio e rivestito di potere sopra gli spiriti maligni. Io so chi tu sei: Conoscere il nome del proprio avversario significa avere un potere magico sopra di lui; il demonio chiama Gesù per nome due volte: “Gesù di Nazaret”, “il Santo di Dio”, cioè, un profeta carismatico come Eliseo (2 Re 4, 9)» [11].

Esso, poi, si presenta non come una semplice guarigione di un uomo, ma propriamente come inizio di una lotta tra il bene e il male. Infatti, è possibile intravedere nella successione degli episodi esorcistici (cfr. Mc 1, 26; 5, 13; 7, 29-30; 9, 26) [12] lo sviluppo graduale di un discorso, che arriverà a toccare il tema della fede umana. «Il primo episodio, quello della sinagoga di Cafarnao, delinea le premesse essenziali: è incentrato sullo scontro tra Gesù e il demonio, e unici protagonisti sono appunto il demonio e Gesù; gli uomini stanno sullo sfondo, come coro di spettatori; perfino la persona dell’ossesso rimane in secondo piano» [13].

La scienza contemporanea guarda gli ossessi del Nuovo Testamento come semplici malati mentali e i fenomeni esterni assomigliano a ciò che i medici constatano nelle cliniche; ma ciò che opera dietro l’apparenza constatabile resta ignoto. Difatto, la forza demoniaca non agisce in modo constatabile naturalmente e se Gesù si rivolge, nel malato, allo spirito impuro, egli si colloca in un luogo che trascende la pura fisicità. La dimensione soprannaturale come quella extranaturale nell’esistenza cristiana, infatti, «non si fanno valere nel senso che nell’andamento delle cose si produce una falla, una lacuna e vi si insinua quell’altra dimensione. […] Ma è proprio nelle connessioni di quanto è naturale che opera satana» [14].

Comunque sia una guarigione o un vero e proprio esorcismo, esso, è prova dell’avvicinarsi della signoria di Dio in Gesù [15], «atti di una nuova vita e così destano la nostra speranza per la fine dell’era di corruzione e l’inizio di ciò che noi tutti avvertiamo come scopo effettivo dell’umana esistenza: la felicità perfetta» [16].

«Gli spiriti immondi sapevano che doveva venire Gesù Cristo, lo avevano sentito dire dagli angeli e dai profeti, e attendevano la sua venuta. Se non l’avessero atteso, non avrebbero gridato: Che c’è tra noi e te? Sei venuto anzitempo a perderci? Sappiamo chi sei, il Santo di Dio (Mc 1, 24). Essi sapevano che doveva venire, ma ignoravano il tempo della sua venuta. Ora, che cosa avete sentito nel salmo a proposito di Gerusalemme? Le sue pietre sono care ai tuoi servi, che sentono pietà della sua polvere; tu sorgerai e avrai compassione di Sion, poiché il tempo d’averne pietà è venuto (Sal 101, 15 14). Quando venne il tempo della misericordia di Dio, venne l’Agnello. Che agnello è questo, che i lupi temono? Che agnello è questo che, ucciso, uccide il leone? È detto, infatti, che il diavolo è come un leone che gira attorno, ruggendo e cercando chi divorare (1 Pt 5, 8); e col sangue dell’Agnello il leone è stato vinto» [17].

[1] M. Mazzeo, «4a domenica ordinaria. L’identità di Gesù: rivelazione…», in Servizio alla Parola 524 (2021) 145.

[2] «Da quando nel 1838 l’esploratore americano E. Robinson visitò le rovine di Tal Hum e cominciò la ricerca moderna, gli scavi e la ricostruzione delle antichità di Cafarnao non hanno conosciuto sosta. A questo ha contribuito in modo determinante la Custodia francescana di Terra Santa che, merito di fra Giuseppe Baldi, nel 1894 acquistò le rovine di Tal Hum. Infatti in questi 120 anni si sono succeduti sondaggi, scavi, restauri, studi delle fonti storiche, fino all’evento culminante della consacrazione del Memoriale sulla Casa di Pietro nel giugno del 1990. Di Cafarnao si era persa ogni traccia. Per secoli il sito era stato praticamente abbandonato, tanto che era andato perduto sia il nome originario sia l’ubicazione»: P.A. Kaswalder, Galilea terra della luce. Descrizione geografica storica e archeologica di Galilea e Golan, Edizioni Terra Santa, Milano 2013,156.

[3] J.J. Kilgallen, «Cafarnao», in Guida alla Terra Santa seguendo il Nuovo Testamento, Editrice Pontificio Istituto Biblico, Roma 2000, 39.

[4] Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, 128-129.

[5] M. Làconi, «Prendono forma i vangeli», in Vangeli sinottici e Atti degli Apostoli, M. Làconi e Coll. (a cura di), Elledici, Leumann (Torino) 2002, 152. Ciò che Gesù insegna, Marco lo specifica meglio nella seconda parte del suo vangelo: la sua passione e risurrezione (8, 31; 9, 31); il matrimonio indissolubile (10, 1); figlio di Davide (12, 35); la via di Dio (12, 14); circospezione nei confronti degli scribi e farisei (12, 38).

[6] Sulla funzione simbolica e “programmatica” di questo esorcismo cfr. J.C. Iwe, Jesus in the Synagoge of Capernaum. The Pericope and Its programmatic Character for the Gospel of Mark (Tesi Gregoriana, Serie Teologica 57), Rome 1999.

[7] K. Berger, Commentario al Nuovo Testamento. I. Vangeli e Atti degli Apostoli, Queriniana, Brescia 2014, 171.

[8] Cfr. W. Wrede, Das Messiasgeheimnis in den Evangelien. Zugleich ein Beitrag zum Verständnis des Marcusevangeliums, Göttingen 1901; pubblicato anche in inglese: The Messianic Secret, James Clarke & Co. Ltd., Cambridge – London 1971. Wrede non considera plausibile un Gesù che nasconde il suo essere Messia (o Figlio di Dio) e che dice ai suoi discepoli di non rivelarlo agli altri, con la conseguenza che solo i demoni riconoscono la sua identità. Ritiene, invece, che il segreto messianico sia stato inventato (anche prima di Marco, ma da lui è stato reso centrale) per facilitare il passaggio di tradizioni primitive, che erano non-messianiche, in una proclamazione di Gesù come Messia. Ad ogni modo, oggi vi sono più obbiezioni a questa tesi, come quella di R.E. Brown, Introduzione alla cristologia del Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 1995, 73-80.

[9] J. Hervieux, Vangelo di Marco, San Paolo, Cinisello Balsamo 20033, 42.

[10] E. Manicardi, «I miracoli di Gesù», in Vangeli sinottici e Atti degli Apostoli, cit., 244.

[11] J.L. MacKenzie, «Il Vangelo secondo Matteo», in Grande commentario biblico, Queriniana, Brescia 1973, 851.

[12] «Sicuramente Marco è tra tutti gli evangelisti quello che dà più spazio e importanza all’attività esorcistica di Gesù, e questo lo si può dire, non solo in confronto a Giovanni, che non presenta nessun caso di esorcismo, ma anche agli altri due sinottici, che invece ne trattano. In particolare, si può notare che Matteo omette il racconto dell’esorcismo di Cafarnao, mentre Luca lo riporta, ma dopo il drammatico episodio della sinagoga di Nazaret, al quale viene da lui attribuito il valore di inizio emblematico dell’attività di Gesù»: C. Mazzucco, «Gesù nella sinagoga di Cafarnao», in R. Pellegrini (a cusa di), Il Vangelo di Marco, Messaggero di Sant’Antonio, Padova 2008, 41.

[13] Ivi, 42-43.

[14] R. Guardini, Il Signore. Riflessioni sulla persona e sulla vita di Gesù Cristo, Morcelliana, Brescia 2005, 69.

[15] Tale è la potenza di Dio in Gesù che anche l’ebreo convertitosi al paganesimo, lo storico Giuseppe Flavio, scrive di lui che «compì opere sorprendenti»: Antichità giudaiche, XVIII, 63, in L. Moraldi (a cura di), UTET, Torino 2018.

[16] J.J. Kilgallen, «Cafarnao», cit., 43. «I miracoli, tuttavia, sono solo brevi e momentanei interventi di Dio, che ha progettato la nostra felicità non eliminando la sofferenza per mezzo delle azioni pubbliche di Gesù, ma anzitutto chiedendoci di ritornare a lui per formare quell’alleanza, quell’amicizia che alla fine ci renderà perfetti»: ivi, 43-44.

[17] Agostino, In Io Ev. tr., 7, 6, in «Opera omnia di sant’Agostino», vol. XXIV/1 («Commento al Vangelo di Giovanni», tr. it. di A. Vita – E. Gandolfo – V. Tarulli), NBA – Città Nuova, Roma 19852.

 

 

Nato a Roma il 2 aprile 1976, sacerdote diocesano. Dottore in Teologia, dopo l’insegnamento IRC e gli studi a Milano e Roma, fino al 2015 è stato Vice Preside dell’Istituto Teologico Diocesano e Direttore dell’Ufficio Catechistico di Mondovì. Ha approfondito Archeologia e Geografia a Gerusalemme e attualmente è Docente di Cristologia presso Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense, Guida Biblica per l’Opera Romana Pellegrinaggi e Vicario Parrocchiale di Santa Caterina da Siena in Roma. Autore dei saggi “La cristologia adamitica nella concezione agostiniana. Alla scoperta di un’antropologia della redenzione” (Edizioni Sant’Antonio, Padova 2019) e “La questione del soprannaturale nella concezione agostiniana. Riflessione all’opera De natura et gratia di Agostino d’Ippona” (Edizioni Sant’Antonio, Padova, 2019)