
Le Lettere di Roberto Campopiano – La Figlia del Fuoco
Dammi che Ti riconosca, dammi di essere l’Amor
Ci sarà ancora la Fede sulla Terra?
Credo che sia questa la sfida a cui noi cristiani siamo chiamati nel tempo di oggi, saper rispondere a questa domanda, saper dire sì, voler essere l’ultima fiamma di quel dono di grazia che è la Chiesa, la depositaria della Fede.
Mi fanno sorridere le omelie di certi sacerdoti che devono sempre chiudere l’ultimo verso con un riferimento per caso a Maria, la Madre, quasi come se le fosse dovuto, quasi Lei passasse lì per caso.
Ed io affido a Lei le mie parole che possano fare breccia nel cuore di molti, possano servire ad accendere la fiamma della Fede e dell’Amore.
Mi chiedono e mi tormentano, dov’è il tuo Dio? Ma io spero in Te sei tu la mia Salvezza.
E’ quella strana sensazione, quella che ti pervade, che senti ogni giorno quando ti svegli, di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
E lo sguardo verso il cielo, il sentirsi chiamati da un’altra parte, verso un altro giorno.
E’ quell’inquietudine che muove le nostre giornate, la Carezza di Dio che ti sorregge, verso terre lontane, verso lo ieri, il domani e soprattutto l’oggi.
Il Vangelo è chiarissimo: non siamo chiamati a questa terra, non siamo fatti per vivere ed accontentarci di questa vita, per quanto brutta o bella che possa essere.
Eppure amiamo molte cose di essa, siamo attaccati a questa vita senza nessuna voglia di perderla, senza nessuna voglia di rinnegare noi stessi, prendere la croce e seguire Gesù.
A te che leggi queste parole, lo dico subito, perché lo dico a me stesso ogni giorno.
La bellezza non è per molti, la strada della purezza del cuore è un traguardo lontano, che richiede pazienza, Grazia e bellezza, perché questo dovrebbe essere il nostro primo desiderio, vedere Dio.
Da Dio veniamo e a Dio torneremo, di questo ne sono certo e mi dico che c’è una risposta sempre, a tutte le domande di senso, a quelle che prima o poi bisogna affrontare e darsi una risposta.
Da dove vengo, chi sono e persino cosa voglio nella vita.
E a te lo dico subito, il sentiero che porta verso la gioia del Padre è duro, si scontra con la mondanità, con la fatica di ogni giorno con tutte le parole dette e non dette che sentiamo spesso.
Il tuo volto, il tuo volto Signore quando vedrò?
E sono le lacrime, i segni del dolore, quelle che Dio sembra non ascoltare, nel buio di una Chiesa vuota, sono le lacrime che possono tenerti in vita e non farti perdere la Speranza.
La mia e la tua, quella di vedere Dio un giorno, e di sentirsi finalmente felici.
Dio nessuno l’ha mai visto eppure è poco il tempo che ci separa dai piani dell’Altissimo se lo paragoniamo all’eternità.
Il tempo è la chiave di tutto, la qualità del tempo che dedichiamo alle cose belle della vita, quelle che dovrebbero essere per noi sacre, la famiglia, il lavoro, il buon vivere.
E’ l’essere misericordiosi, come solo il Padre, e dedicare generosamente quello che ci appartiene solo per riflesso: il nostro cuore, le nostre giornate, i nostri averi, il Cristo è venuto nella storia per gli ultimi e noi per gli ultimi dovremmo essere e non lo siamo.
E’ quel desiderio di eterno che può cambiare le nostre vite, la mia e la tua, quell’aura di salvezza che, se intravista, può farci essere donne e uomini migliori nella storia delle nostre settimane.
Un angolo di cielo, uno spiraglio di eterno che si può respirare nel tesoro delle Antiche Scritture, nei Salmi come nel silenzio di certe chiese vuote, dove dimora l’eternità.
Lì nelle nostre preghiere a un cielo che non sembra ascoltare gli affanni del dolore, e non capire la libertà dei figli, le scelte del Padre, e permettere a cose terrene persino poco umane, di separarci da una promessa di amore.
Quanto vorrei sapere dire, resta con me sino all’ultimo giorno, quanto vorrei sapermi dire senza macchia come la Madre, eppure le ferite delle nostre azioni, l’oscurità dei pensieri, le ombre sul cuore tormentano i pensieri e ci fanno sentire così poco divini.
Crea in me un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo
Ed è Maria che ci mostra la strada, il volto della madre è la freccia dirompente che si fa strada negli antri del nostro cuore e dire che siamo del Dio di Isacco di Giacobbe e di Abramo, siamo per Lui e che Lui è in ogni cosa.
Così umana, di una bellezza disarmante, è una storia dolcissima che sa di eterno, un riconoscere il proprio destino quello di essere culla del mistero, di un Dio che sceglie di farsi uomo, di essere Figlio dell’uomo, di un bambino dolcissimo che non rifiuta la durezza del cuore di un tempo che lo rifiuta, di un mondo che lo mette in croce.
Spesso si contrappone il bene e il male, ma è un sì che vince e risorge quello di Maria di non avere paura e accogliere tra le sue braccia il Figlio di Dio e così vorrei fosse la mia Chiesa, eredità e promessa di custodire fino alla fine dei tempi la Tradizione, il Corpo stesso del Cristo.
Non c’è nessuno spazio per una risposta negativa a quella domanda del mio Signore e mio Dio, nessun dubbio per me che la fede non ci sarà un giorno.
Perché l’han detto i profeti, l’ha rivelato lo Spirito che l’onda del Verbo non passerà, le Sue parole non passeranno, si scrivono nel segreto delle nostre stanze, in ogni spada che trafigge i nostri cuori, nel buio delle nostre preghiere.
E questo credo che faccia il rito, la Messa, memoria di chi siamo, risposta a molte di quelle domande che sembrano non avere senso nelle nostre vite.
Perché c’è il male, perché le cose che ci stanno a cuore spesso vanno via, gli amori finiscono, le gioie passano, le foglie appassiscono, la morte arriva e tutto finisce.
Pare non vada più di moda la Speranza pare non sia di questi tempi dichiararsi appassionati di testi sacri o di musiche semplici.
Ma io vedo ogni giorno, un Dio che combatte col suo sorriso e con l’attesa e la pazienza la nostra tiepidezza, che perdona il buio dei nostri giorni, e concede grazia e carezze per chi torna alla Casa del Padre.
Ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri
E io lo sento nel profondo, quel grido di speranza che chiede il mio di sì, di unirmi alla sequela del Maestro.
Molti credono che sia poco importante eppure è il tutto non accontentarsi.
Di una fede che non c’è, di un cuore sterile che non sa amare.
E’ la sfida dell’umanità, accendere la Forgia della Carità nelle nostre vite essere fedeli a quella promessa dell’Alleanza, di un Dio che non tradisce, che ha forgiato nelle orme dei Dodici la Chiesa, figlia dello Spirito, il Fuoco dei nostri tempi.
Ed è a questo che siamo chiamati far parte di quella Chiesa che è depositaria e custode della Fede, motore di Amore, chiederci come possiamo essere Chiesa come possiamo esserlo oggi.
Nella ricchezza spirituale e nelle ferite delle nostre parrocchie, che sembrano aver fatica e non risplendere di quella luce ereditata dai primi cristiani, da quelle comunità, figlie dei discepoli del Risorto che con ardore hanno diffuso l’annuncio fino agli estremi confini del mondo.
Un tempo che sembra aver dimenticato Dio e stare a guardare il mondo che va avanti.
Una fede che si accontenta di vecchie preghiere recitate a memoria, di ferite, di banchi vuoti delle sei di sera, di campane che suonano di indifferenza, di tiepidi sorrisi e cuori stanchi, una fede così forse non può convincere nessuno.
E’ il tempo della prova.
E brucia ancora, Figlia del Fuoco, l’Ultima Fiamma.

