Blog | 13 Gennaio 2020

Juan Vicente Boo – I miei dubbi sul libro di Papa Benedetto e del Cardinal Sarah, contro l’ordinazione sacerdotale di persone sposate

Sta facendo molto clamore il libro firmato da Benedetto XVI e dal cardinale Sarah che si oppone alla ordinazione sacerdotale delle persone sposate. Come abbiamo fatto in altre occasioni su questo blog, diamo una nostra traduzione italiana all’articolo di Juan Vicente Boo, che è uscito su ABC con il titolo Un libro firmado por Benedicto XVI y el cardenal Sarah se opone a la ordenación sacerdotal de personas casadas. Il giornalista spagnolo muove dalla considerazione che secondo le sue fonti, da mesi, il papa Emerito non è in condizioni di scrivere e riesce a parlare con fatica. Elisabetta Piqué (La Nación) conferma la tesi

Un breve libro firmato da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah lancia un attacco frontale alla proposta di ordinare sacerdoti i diaconi sposati, esclusivamente per quanto riguarda il territorio amazzonico, rivolta a Papa Francesco dal Sinodo dell’Amazzonia dello scorso mese di ottobre.
Il libretto sarà in vendita prossimamente in Francia, ma alcune frasi sono state anticipate da “Le Figaro” domenica notte scorsa a quaranta vaticanisti, in una manovra che ricorda il lancio mondiale del manifesto prodotto da Carlo Maria Viganò (l’ex-Nunzio negli Stati Uniti) l’agosto 2019 nel quale, su basi assolutamente false, si chiedevano le dimissioni di Papa Francesco.
Il libro di 175 pagine dal titolo “Dal profondo dei nostri cuori” non solo ha colto di sorpresa il Vaticano ma è anche in qualche modo sconcertante visto che già da più di sei mesi Papa Benedetto XVI non è più in condizioni di scrivere e riesce a parlare a fatica, come hanno potuto constatare alcune persone che gli hanno fatto visita. Sebbene sia possibile che egli mantenga la straordinaria lucidità mentale che lo ha caratterizzato per tutta la vita, le sue conversazioni, frammentarie, non paiono durare più di dieci minuti.
Il testo, che viene dato come scritto a due mani dal Papa Emerito e dal cardinale guineano Robert Sarah Prefetto per il Culto e uno dei principali oppositori di Francesco, mescola i suoi attacchi al “sinodo riportato dai media” e al sinodo reale, poiché la proposta firmata è stata votata da più dei due terzi dei vescovi che partecipavano alla riunione di ottobre.
Il testo diffuso e attribuito a Benedetto XVI afferma che “dalla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, che implica uno stato permanente di servizio a Dio, nasce spontaneamente l’impossibilità di un legame matrimoniale”. Il cardinale Sarah, poi, parlerebbe persino di “sacerdoti di seconda classe”.
Ma la realtà storica è che ci sono sempre stati sacerdoti sposati, così come continuano ad esserci nelle chiese ortodosse e anche nelle 23 chiese cattoliche di rito orientale, nelle quali solo al vescovo è richiesto il celibato. Nell’antica chiesa cattolica c’erano alcuni vescovi e papi sposati, così come nell’attuale chiesa anglicana, il cui primate, Justin Welby, è anche padre di famiglia.
L’introduzione dei sacerdoti sposati nella Chiesa latina avvenne proprio grazie a Papa Benedetto nel 2009 con la costituzione apostolica che creava gli ordinariati per sacerdoti e fedeli anglicani che desideravano unirsi alla Chiesa cattolica mantenendo il loro riti e le loro tradizioni. Quella disposizione non volle dire l’abolizione del celibato dei sacerdoti – che è una chiamata di Dio, come quella del religioso, e quindi impossibile da abolire – ma solo un’eccezione dai confini molto precisi analoga a quella proposta dal Sinodo di cui si parla e che varrebbe esclusivamente per l’Amazzonia limitata come sarebbe solo all’ordinazione di uomini sposati indigeni che siano già diaconi permanenti.

Oltretutto Papa Francesco si è già tante volte opposto all’abolizione del celibato

In diverse occasioni, Papa Francesco ha ribadito la sua ferma opposizione all’abolizione del celibato, sebbene riconosca la possibilità di alcune eccezioni come d’altra parte aveva già fatto Papa Benedetto XVI.
Si moltiplicano nei media vaticani le domande sul ruolo svolto in questa vicenda dal segretario personale di Benedetto XVI e prefetto della casa pontificia, Georg Gaenswein, che non nasconde le sue simpatie per i settori conservatori a volte ostili a Papa Francesco.
Ma soprattutto si ritiene che un intervento di tale portata da parte del Papa emerito e di un prefetto del Vaticano sia una mancanza di rispetto verso le chiese orientali, verso il Sinodo dei vescovi, che ha deliberato in profondità sull’argomento, e verso Papa Francesco, a cui corrisponde la decisione finale in coscienza e libero dalle pressioni mediatiche che gli autori del libro denunciano ma che contemporaneamente, con questa pubblicazione, mettono pesantemente in atto.
I vaticanisti francesi hanno subito fatto notare come il 13 gennaio, cioè il giorno in cui la notizia è esplosa, sia la festa di Sant’Ilario di Poitiers (315-367), vescovo di quella città e dottore della Chiesa. Ilario era un nobile locale, studioso di filosofia, che si convertì al cristianesimo quando era già sposato e aveva una figlia. Godeva di tale prestigio che la gente lo acclamò vescovo poco dopo il suo battesimo. Fu un eroico difensore della fede attraverso numerosi libri, subì l’esilio dall’imperatore Costanzo II e protesse san Martino di Tours, un altro grande santo delle Gallie.
Nei media vaticani si ritiene che un manifesto di questa portata non solo metta in difficoltà Francesco, ma possa gettare un’ombra sull’ultimo periodo della vita di Papa Benedetto XVI, che parrebbe non solo aver infranto la sua promessa di non intervenire negli affari del suo successore, ma anche le indicazioni generali più esplicite in merito ai comportamenti che devono tenere i vescovi emeriti.
In ogni caso, la prima reazione pubblica del Vaticano, quella a firma del direttore editoriale del Dipartimento di Comunicazione, Andrea Tornielli, è stata quella di minimizzare la portata del gesto, sottolineando che entrambi gli autori si dichiarano vescovi “in obbedienza filiale a Francesco” e ribadiscono che il Papa si è espresso in maniera inequivocabile a favore del celibato.
A seguire, il direttore della Sala stampa, Matteo Bruni, ha ricordato che a gennaio 2019, al ritorno da Panama, il Santo Padre aveva affermato: «mi viene in mente una frase di San Paolo VI: “Preferisco dare la mia vita prima di cambiare la legge del celibato “» e «penso che il celibato sia un dono per la Chiesa. Non sono d’accordo con il consentire il celibato sacerdtoale opzionale, no. Esiste solo qualche possibilità nelle località più remote – penso alle isole del Pacifico – (…) quando ci sia un bisogno pastorale, perché il pastore deve pensare ai fedeli».
Matteo Bruni ricordava anche che nella sessione finale del Sinodo dell’Amazzonia, il 26 ottobre, il Papa aveva dichiarato: «Mi ha fatto molto piacere che non siamo caduti prigionieri di quei gruppi che vogliono selezionare del Sinodo solo ciò che è stato deciso su questo o su quell’altro punto della vita della Chiesa, e negano ‘il corpo’ del Sinodo che sono le diagnosi che abbiamo fatto nelle quattro dimensioni (pastorale, culturale, sociale ed ecologica)».