Articoli / Blog | 02 Dicembre 2019

Blog – L’assassino di Nadia Orlando si è suicidato. Come riconoscere i primi segni di un possibile femminicida

A otto giorni dalla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si torna a parlare di femminicidio. Avviene perché Francesco Mazzega, condannato a 30 anni per la morte di Nadia Orlando, si è suicidato.
Venerdì scorso, in appello, gli era stata confermata la condanna e sabato sera, cioè ventiquattro ore dopo, si è suicidato impiccandosi nel giardino dell’abitazione dove era costretto dagli arresti domiciliari.
Il femmincidio non è semplicemente l’omicidio di una donna. Se un ladro svaligiando una banca spara e uccide una donna, quello non è femminicidio. Femminicidio è l’omicidio operato verso una donna per motivi di genere, cioè per ragioni che in quache modo si collegano alla dimensione sessuale.
Come nel caso di Nadia e Francesco, il femminicidio viene operato da un maschio che dice di avere un legame di amore verso la donna. Spesso il colpevole è il fidanzato, il compagno, il marito, il padre: insomma persone dalla quale la donna si aspetta non violenza ma protezione, custodia e cura. Per questo, a volte, si sforza di leggere come amorevoli gesti che sono pericolosi.
La violenza finale è spessissimo preceduta da tante piccole violenze non riconosciute come tali e mi sembra molto importante focalizzare questo aspetto.
Se una ragazza cammina per strada, viene inseguita e stuprata è un femminicidio rispetto al quale, per difendersi, bisogna mettere in atto le normali strategie che si adottano nei casi di violenza.
I femminicidi a cui sto pensando – come quello di Mazzega e Orlando – si possono evitare se si impara che certe forme di relazione sono violenza e non amore. Una statistica ISTAT diceva che ancora nel 2014 il 50% dei ragazzi pensava fosse giustificato punire la ragazza che “tradisce” oppure, 2 ragazze su 5 pensavano che prendere un ceffone dal proprio fidanzato potesse essere una forma di amore. Ecco è per situazioni come queste che sto scrivendo: quando una ragazza comprende che certe azioni sono potere e non amore è in grado di salvarsi, di allontanarsi, di rompere la relazione e quindi di mettersi in salvo.
Secondo un parente di Nadia, il padre della ragazza era molto preoccupato per il comportamento del fidanzato della figlia, che era molto possessivo e geloso. Era preoccupato ma, purtroppo, il fidanzamento andò avanti. E invece bisogna capire che se l’uomo dice frasi come “prima di uscire stasera con le tue amiche mandami una foto di come sei vestita”, “quando sei al compleanno di tua cugina fai un video perchè voglio vedere con chi sei”, quelli sono atteggiamenti violenti e prevaricatori dai quali fuggire perché, al limite, possono portare al femminicidio.
Io non mi meraviglio che Francesco Mazzega si sia suicidato. Non mi meraviglio perché il movente di femminicidi come quello sono espressi dalla frase: “la mia ragazza è tutta la mia vita”.
“Io non posso vivere senza di te” è una frase pericolosissima. Si può dire scherzando o per gioco ma se viene pronunciata con tutti i crismi della serietà, rivela una gravissima patologia. È una menzogna: nessun uomo, nessuna donna può vivere “senza” un’altra persona. Solo a Dio, se siamo credenti, possiamo rivolgere il pensiero del “non posso vivere senza di te”. Nessuna donna può essere felice di sentirselo dire. Nessuna donna può accettare di portare il peso di una simile maledizione. Per amare bisogna vivere autonomamente la propria vita. Bisogna avere spazi, respiri, che nutrano le singole esistenze. Bisogna essere se stessi e per questo essere capaci di donarsi.