Articoli / Blog | 01 Dicembre 2019

Blog – Nell’attentato di Londra, la storia di due ex galeotti

Per chi frequenta il carcere di Rebibbia da prete, il recente attentato di Londra con l’ennesimo, crudele, duplice assassinio, ha un risvolto particolarissimo: Usman Khan, l’assalitore che ha fatto due morti e otto feriti prima di essere a propria volta ucciso, era uscito di prigione un anno fa ed era in libertà vigilata; James Ford, uno degli eroi che ha bloccato Khan, era stato in carcere per 15 anni per aver a propria volta ucciso quindici anni fa.
Da ieri, a chi mi chiederà se in carcere le persone cambiano, potrò rispondere che quel che conta è la libertà personale. La stessa risposta che do a chi mi dice che non vuole regalare panettoni per Natale a chi è finito in carcere “perché ci doveva pensare prima”. Era accaduto a fine ottobre: “Ha visto don Mauro – mi dice una signora mentre cammino per strada – aveva violentato una dodicenne e dopo essere stato un po’ di anni in carcere è uscito, l’ha cercata, e l’ha violentata di nuovo”.
Si riferiva al 36enne napoletano che, appena libero, aveva di nuovo compiuto una violenza sessuale.
Da ieri, a chi vorrebbe teoremi perfetti per spiegare i comportamenti umani, potrò ricordare che nell’ultimo atto terroristico di Londra sia l’assassino che l’eroe venivano dal carcere.
La libertà è un mistero, anzi, l’uomo è un mistero, e per scoprirlo non dovremmo aver bisogno di atti come quello di Londra. Basterebbe leggere san Paolo che dice di sentire il desiderio del bene ma poi, a volte, di fare il male che non vuole (cf Rm 7, 18-25); basterebbe essere sinceri cinque minuti con se stessi per scoprire che anche noi facciamo il male che non vogliamo pur avendo nel cuore la chiara percezione di ciò che è bene e di ciò che è male.
Piacerebbe a tutti mettere regole e leggi tali da consentirci di dire che il carcere peggiora sempre le persone o che sempre le migliora, ma non è così. Non è così. E, se siamo sinceri, scopriamo che quelli leggi di certezza, di determinazione che auspichiamo tanto, le vogliamo per gli altri. Non per noi stessi. Perché noi, io, amiamo senza misura il dono misterioso, bruciante, terribile e meraviglioso, della libertà che Dio ha fatto all’uomo. Il dono più grande.